[2022-08] Prey – Predator vs Metaphor

Il 5 maggio 2022 è arrivato e sulla piattaforma Disney+ il Predator è atterrato, per la caccia pronto e concentrato.

Un piatto predatorio completo, su Disney+

Quando nel gennaio 2020 ho scoperto 10 Cloverfield Lane (2016) è stata una bella sorpresa, un piccolo film da camera che riusciva ad essere durissimo e spietato grazie a una squadra di ben quattro sceneggiatori: fra di loro, non c’era il regista, Dan Trachtenberg, che invece oggi viene citato come se fosse qualcuno, invece che un buon esordiente. Prey è il suo secondo lungometraggio: un’altra prova di buona regia, malgrado la discutibilissima sceneggiatura di Patrick Aison.

Nel 2019 la Fox ha concesso il marchio “Alien” a una scrittrice di romanzi rosa per ragazze: che diamine c’entra lo xenomorfo con i turbamenti di una giovane omosessuale che non si trova a proprio agio con i compagni di scuola? Eppure l’incredibile romanzo Alien: Echo di Mira Grant è uscito davvero: ora è successa la stessa identica cosa, ma con il marchio Predator. Che si sono troppo vergognati per usarlo nel titolo.

Si sono troppo vergognati a inserire il termine “Predator” nel titolo

Naru (Amber Midthunder, appena completata la serie TV “Roswell, New Mexico”) in quanto donna è relegata a raccogliere i tuberi dalla terra, iniziando subito il film il “METAFORONE” (© Cassidy) col pennarello grosso, perché è giusto giudicare culture di tempi e luoghi lontani con il nostro metro di giudizio di oggi. Ma almeno sin dal primo fotogramma siamo informati: lo scontro con Metaphor sarà di quelli cruenti!

Attenzione: si riscontra la comparsa continua di “METAFORONE” (© Cassidy)

Ovviamente Naru non è soddisfatta di raccogliere tuberi e radici: il suo grande sogno è fare… il ballerina! Però le possibilità di ingaggio nel territorio pellerossa del Settecento sono un po’ poche, quindi ci ripensa: meglio fare il cacciatrice.

Da grande voglio fare il cacciatrice!

Suo fratello Taabe (Dakota Beavers) avendo un pene può realizzare quel sogno, sempre continuando con il “METAFORONE” (© Cassidy), e così quando è stato il momento giusto ha partecipato al rito del kühtaamia, la “grande caccia” (big hunt). All’epoca la sorella era piccola e quindi la madre l’ha mandata a raccogliere tuberi e radici, le specifica il fratello, perché come tutti i maschi è paternalista e prevaricatore.

Io c’ho un pene e tu noooo, gna gna gna

Ora sono passati anni, la giovane Naru si è allenata duramente e con un’ascia riesce a beccare un albero in una foresta – ammazza che cacciatrice! – quindi anela alla kühtaamia che, pur piccina che sia, è pur sempre una kühtaamia. Appena lo dice al fratello, Taabe – che in quanto portatore di genitali esterni è bastardo a livello cromosomico – ecco come la prende in giro:

«Sul serio ti credi pronta? Vuoi cacciare qualcosa che dà la caccia a te?»

Ah, vai con la strizzatona d’occhio: si vede che la sceneggiatura è roba fina.
Taabe comunque non cede al paternalismo, lei sente che il suo corpo è pronto e sa di aver visto un segno: ha visto l’Uccello del Tuono (Thunderbird)! Oh, sarà un “METAFORONE” (© Cassidy) pure questo?

Occhio, che ci vuole un attimo a farsi sfuggire di mano i metaforoni

Continua la presentazione della super-eroina super-perfetta, che sa pescare, sa curare, e tutti aiuterà: ma chi è, Fantamaaaaaan? Capisco l’esigenza moderna di creare eroine perfette in tutto, ma così si creano solo personaggi con cui è impossibile empatizzare: antica regola dei supereroi vuole che abbiano sempre una debolezza, un’incapacità, altrimenti le loro storie non avrebbero mordente.
Invece Naru è perfetta in tutto quello che fa, sa fare tutto e tutto le riesce all’istante senza alcun addestramento né esercizio, e a chi le chiede perché voglia diventare il cacciatrice risponde «Perché tutti credete che io non possa». “METAFORONE” (© Cassidy) senza esitazione!

Metaphor è atterrato ed è pronto a dare la caccia al buon gusto

Intanto è dalla mattina che la nave del Predator si aggira nella zona: ma cosa sta facendo, cerca parcheggio? Non riesce a fare manovra? Non si sa, sappiamo solo che appena sceso a terra il cacciatore spaziale è già invisibile di rabbia.
La nostra eroina è mandata dalla madre a raccogliere totsiyaa d’arancio, che fanno tanto bene al ginocchio del capo del villaggio: e vai, tripletta! Medicina alternativa, patriarcato e paternalismo: appena trovo i relativi numeri della Smorfia me li gioco al lotto. Poi lascio la mancia agli sceneggiatori.

«Totsiyaa d’arancio intorno all’altare / aspettavo il mio Predator con devozione.» (semi-cit)

Una scritta ci informa che siamo nelle Grandi Pianure del Nord America (Northern Great Plains) e ci fornisce pure una data precisa: settembre 1719: perché questa precisione? Be’, se avete un minimo di conoscenza dell’universo alieno avete già capito dove andrà a parare tutto questo carrozzone: la pistola del 1715 che Harrigan riceve dal vecchio cacciatore nel film Predator 2 (1990).

Trofeo da Predator 2 (1990)

Il problema è che quella pistola l’Elder Predator l’ha ricevuta da un capo dei pirati nella Guinea del 1718, come raccontato nel fumetto Predator: 1718 (1996) di Henry Gilroy: questo film andrà contro il presunto e sedicente Canone? Che poi Canone non è, visto che dei fumetti alieni non frega niente a nessuno. (E infatti il film se ne sbatte la uàllera, impegnato com’è coi metaforoni.)

Inutili date citazioniste anti-Canone

Siamo in una comunità Comanche dove non esistono ragazze: la tribù che ci viene mostrata è composta interamente di giovani maschi la cui unica attività giornaliera è trattare male Naru, e prenderla in giro perché lei è femmina. Direi che è una rappresentazione storicamente accurata del nobile popolo dei Comanche, no?

Nabu ovviamente non vuole sottostare alle regole che impone la sua cultura e il suo tempo e vuole fare come le donne americane di trecento anni dopo: non quattrocento, non duecento, no, proprio trecento. Anzi, ha in mente una data precisa, il 1995, quando lo spadaccino monco del regista Tsui Hark lega una corda alla sua lama nel film The Blade (Dao, 1995): la ragazza dunque costruisce una corda, la lega all’ascia e con un durissimo allenamento di 12 secondi è la più perfetta guerriera mai apparsa su Disney+. Però! È proprio facile essere ragazza: beate loro che imparano tutto senza fatica!!!

E lo spadaccino monco Wenzhuo Zhao… muto!

Ormai è chiaro che questa è una commediola per ragazzine, infatti il Predator è sceso per il suo sacro rituale di caccia dove ricoprirsi d’onore… e se la prende con animali più piccoli di lui di venti volte: la scena dove si prende la testa del lupo come trofeo la considero un trucchetto per far vedere quant’è cattivo, perché i Predator seri quel tipo di trofeo, da una preda così infima, non lo guardano nemmeno.

Ammazza che “guerriero d’onore”: poteva usare un bazooka!

Se questo fosse un vero film, con veri autori, potrei ipotizzare una citazione dal fumetto Predator: Primal (1997), dove il celebre romanziere di fantascienza Kevin J. Anderson (che aveva appena creato tutto ciò che noi oggi sappiamo sui cacciatori di taglie di Star Wars) entra nell’universo alieno e, poco pratico del “codice predatorio”, ci mostra un cacciatore vincere facile contro un animale decisamente non al suo livello.

Un Predator vigliacchetto con i disegni di Scott Kolins

Ma anche il Predator di Anderson non è così ridicolo da affrontare un orso grande più di lui a mani nude.

Questo sì che è uno scontro equo

Invece il Predator di Dan Trachtenberg affronta il piccolo lupo con le lame e il grande orso a mani nude. È proprio un grande guerriero!

Rendersi invisibile con animali che usano l’olfatto: Predator geniale!

Ma in fondo è un Predator strano, un mischione di novità e strizzate d’occhio, ha la rete metallica vista in Predator 2 (1990)…

Il grande ritorno della rete affetta-tutto

… ma anche la frusta che tutti i fan adorano e gli autori cercano di inserire nei film dal 2007 di AVP2 ma che finora era rimasta prerogativa di fumetti come Thicker Than Blood (2019).

Non sembra, ma è tipo un frustino taglia-tutto

Ha una lancia “classica”, quella del secondo film, ma qui si separa in due così da combattere due nemici allo stesso tempo. C’ha pure il ventaglio che diventa scudo: che sia una citazione di Lady Snowblood (1973)?

Mi diverte troppo l’idea della citazione!

O chissà, magari l’usare frusta e scudo in rapida sequenza cita Wonder Woman (2017)!

In fondo sempre di Girl Power si tratta, no?

Come potrà la piccola indiana ribelle affrontare un mostrone che massacra ogni essere vivente senza fatica? Semplice: le basterà seguire gli ovvi e scontati indizi lasciati dallo scaltro sceneggiatore lungo le quindici ore di durata della vicenda, ricopiando elementi dai primi due film di Predator e aggiungendoci la “frase femmina”:

«Tu non pensi che sia un cacciatore come te, non mi credi una minaccia: questo mi rende pericolosa.»

Mi sembra chiaro che continua la tecnica già incontrata nell’orripilante antologia AVP Ultimate Prey (2021), cioè lasciare sullo sfondo alieni e predatori (infatti questo film NON ha “Predator” nel titolo) e occuparsi solo di questioni femminili di moda sui social. Ah, questioni di ragazze, ovviamente, mica di donne: dei problemi delle donne mature curiosamente non si occupa nessuno.

Per il potere del girl power!

Prey è chiaramente pensato per un pubblico non solo giovane ma anche a prevalenza femminile: è Miss Marvel solo vestita in modo diverso. In fondo è giusto, se The Predator (2018) ha dimostrato qualcosa è che a nessuno frega niente dei Predator, soprattutto a quei babbei che ne fanno il verso con la bocca e che riempiono i siti di indovinelli del tipo “Ma in uno scontro fra un Predator e un Transformer chi vincerebbe?” Tutti quelli che parlano di Predator nei social non vedono film, non comprano nulla e quindi non fanno mercato. A quanto pare invece le ragazze sono il nuovo mercato, il nuovo bacino d’utenza, quindi tutto va virato al girl power. Scritto male, ovvio, perché se si scrive bene poi esula da qualsiasi categoria di mercato e diventa un prodotto “scritto bene”, non sia mai!

Questo Predator è completamente diverso da qualsiasi altro Predator, temo perché lo sceneggiatore pensi che nel Settecento i cacciatori spaziali ancora non avevano la tecnologia vista nel 1987, o qualche baggianata simile; usa armi diverse anche se simili e fa cose diverse, anche se assomigliano a quanto già visto.
Dato che la creatura ha un fisico totalmente umano, ad eccezione delle mascelle, e visto che va in giro mascherata ad ammazzare la gente senza motivo… diciamo che più che Predator è Jason!

Ogni tanto si ricordano dei vecchi fan e se li allisciano alla buona, così anche i Comanche giungono ad un’importante conclusione sulla creatura: «Se sanguina, possiamo ucciderla» (If it bleeds, we can kill it).

Frasi mitiche ripetute a casaccio

Malgrado duri 100 minuti è un film mostruosamente lungo, perché mostruosamente banale, ovvio e scontato in ogni singolo fotogramma, schiavo com’è del girl power da social media, del citazionismo paraculo e in generale della pessima sceneggiatura, che non ha sesso né età.
Di sicuro la regia è buona, i paesaggi splendidi, la musica di Sarah Schachner imperdibile (speriamo tirino fuori la colonna sonora) e alla fin fine è una stupidata con qualche scena caruccia. Che conferma la caduta verticale del povero Predator.

L.

P.S.
E ora tutti a leggere la recensione di Cassidy, il Moro, Arcangelo e Babol.

– Ultimi post sul Predator:

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  • Citazioni aliene. “Robot Chicken” 6×19 (2013) - Nuova citazione predatoria in stop motion, che stavolta ci spiega l'importanza di rimanere concentrati quando si usa il computer da polso.
  • Citazioni aliene. “Robot Chicken” 6×04 (2012) - L'episodio 6x04 della serie parodistica in stop motion "Robot Chicken" affronta un tema spinoso: quando un Predator si macchia di fango... diventa invisibile anche alla sua compagna?

3 pensieri su “[2022-08] Prey – Predator vs Metaphor

  1. Pingback: Predator (Marvel) 1 (2022) – Fumetti Etruschi

  2. Pingback: [2022-08] Predator: Day of the Hunter | 30 anni di ALIENS

  3. Pingback: [2022-08] Prey su “SFX” 355 | 30 anni di ALIENS

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