The Predator: e alla fine arriva Ripley!

E alla fine… arriva Ripley!

Un mio vecchio collega mi insegnò un prezioso precetto: certi lavori sono cacca, provare a sistemarli significa solo peggiorare la situazione. Shane Black evidentemente non ha avuto lo stesso consiglio e così per il suo film The Predator (2018) – parecchio assimilabile alla sostanza di cui sopra – come se non bastassero i tanti, troppi, invadenti ed invasivi interventi della Fox/Disney ha pure previsto – e a quanto pare addirittura girato – un finale alternativo, rivelato in questi giorni nel mondo dei social.

Grazie ad Evit (che imperversa anche su twitter) scopro questo articolo del sito BloodyDisgusting.com che, il 29 dicembre 2018, ci informa di un retroscena a dir poco terrificante: uno dei finali alternativi girati e mai inseriti nel film… prevedeva l’apparizione di Ripley!

Ci sarà mai pace per questo personaggio disgraziato?

La rivelazione arriva da Yuri Everson, noto artista di effetti speciali di grandi film che però non sembra legato al titolo di Black: Everson risulta dipendente della Amalgamated Dynamics (la casa degli effetti alieni) fino al 2012, e infatti ha partecipato ad AVP (2004) ed AVP2 (2008) – in quest’ultimo è uno dei burattinai delle creature – ma, di nuovo, non risulta attivo in The Predator. Comunque Everson ha postato su Instagram la notizia che sono stati tre i finali alternativi effettivamente girati per il film, e uno di questi prevedeva che invece dell’armatura “Predator Killer” dalla misteriosa vasca emergesse Ripley con una maschera ad ossigeno a forma di facehugger, la stessa pensata per Dutch, il ruolo che Schwarzenegger ha però rifiutato già dal 2016.

Ecco il testo di Everson, che traduco di seguito:

«Abbiamo girato tre finali differenti per The Predator, tutte varianti della “Predator Killer”. Questo finale non utilizzato prevedeva Ripley con indosso la maschera respiratoria che avevamo creato per il film. Puoi vedere l’etichetta del suo nome là, su sul costume. La stuntwoman Breanna Wakins ha interpretato Ripley sotto la maschera al posto di Sigourney Weaver.
Mi spiace per John K. Miller che ha organizzato la costruzione della maschera per noi, Studio Adi con Sara VillarrealBrian Clawson, Zac Teller e Lord Garth, ma mi hanno spinto a farlo [they made me do it]! Michael Diner e il suo meraviglioso team di Vancouver ha creato il pod, tutto in tempi ristrettissimi.»

L’etichetta “rivelatrice”

Potete giurarci che è roba Weyland-Yutani!

E buon giorno pure a voi!

Ovviamente la trovata è di grana grossa nel disperato tentativo di stuzzicare i fan, sebbene la storia del film si svolga all’incirca un secolo prima che nasca il personaggio! Visto che la Weaver ha da tempo superato l’età dignitosa per interpretare una Ripley plausibile, nel caso cos’avrebbe fatto la Fox/Disney? Avrebbe ingaggiato un’attrice nuova per raccontarci le avventure della giovane Ripley? Visto il “grandissimo successo” (leggi “vergognoso flop”) delle varie Sarah Connor che si sono alternate al cinema e in TV, mi sento di dire che non c’era la minima speranza avrebbe funzionato.

Certo che però poteva andare peggio, potevano risuscitare Newt… e l’hanno fatto, come vedremo domani!

L.

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Regali di Natale 2018

Regali di Natale 2018

Natale magro, quest’anno: ho aumentato il mio grado di socialità e ho fatto più regali del solito agli altri, e questo disequilibrio nella mia naturale asocialità ha portato uno scompenso, così mi sono molto limitato nei regali a me stesso.

Bando alle ciance ed ecco i nuovi arrivi per il passato Natale 2018.

Da in alto a sinistra:

Alien Resurrection (1997), finalmente in italiano la novelization con cui Jim Vance elabora la sceneggiatura di Joss Whedon e la affida agli ottimi disegni dell’argentino Eduardo Risso, al suo esordio in terra americana. Avrò modo di presentare con cura l’edizione saldaPress del dicembre 2018.

Splendida copertina “doppia” alternativa del primo numero (aprile 2017) del mensile “Aliens” della saldaPress: per fortuna in Italia il fenomeno delle variant cover è ancora a livelli minimi, se no qui vado fallito!

Splendida copertina alternativa del primo numero (settembre 2018) del mensile “Predator” della saldaPress, con testata “sbrilluccicante”.

Jonesy. Nine Lives on the Nostromo (2018) di Rory Lucey, altra titanica primizia della Titan Books decisamente superiore al già geniale Alien Next Door (novembre 2015): non una raccolta di vignette, come credevo, ma la vera e propria storia completa (senza parole) del film Alien (1979) vista unicamente dagli occhi dell’indifferente gatto Jonesy. Assolutamente imperdibile!

Seguiranno poi, con i miei tempi, le schede delle varie uscite.

L.

[2018-12] Predator saldaPress 4

Quarto numero (21 dicembre 2018) della testata “Predator“, che va ad affiancarsi alla regolare “Aliens”.

Si conclude Predator: Nemesis (1997) di Gordon Rennie e i disegni del britannico Colin MacNeil, e viene presentata per intero la storia singola Predator: Captive (1998), sempre di Rennie ma stavolta con i disegni di Dean Ormston, già incontrato per Predator: Hell Come a Walkin’ (1998).
La traduzione è sempre di Andrea Toscani, che trasforma la seconda storia in Predator: Prigioniero.

L.

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[2018-12] Aliens saldaPress 21

Cover di Gabriel Hardman

Ventunesimo numero (21 dicembre 2018) della collana mensile della saldaPress. con le prime due parti della saga (ancora incompleta!) Aliens: Dust to Dust (2018), sempre con traduzione di Andrea Toscani.
Invidio i lettori italiani che potranno leggere in una botta sola i primi due numeri della deludente saga: io ho dovuto aspettare tre mesi!

Farà in tempo questa storiellina a finire prima del numero di gennaio, che promette le successive due parti? Lo vedremo.

L.

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Predator Christmas Special (2018)

Perché la FOX non produce film con la stessa qualità con cui produce gli spot che pubblicizzano l’uscita in DVD dei suddetti? Negli ultimi trent’anni niente che abbia il marchio FOX assomiglia lontanamente al capolavoro assoluto del Predator Christmas Special, cortometraggio di due minuti circa prodotto per ricordare l’uscita in home video del pessimo The Predator (2018), film che non può allacciare neanche le scarpe a questo filmato d’animazione: e infatti fra le mille citazioni presenti in esso… neanche una è legata al filmaccio di Black!

Buon… Natale…. amico…

Gustatevi fino in fondo questo maledetto capolavoro – annunciatomi da Moreno e poi segnalatomi da Cassidy, che ringrazio per essere dei fenomenali segugi alieni! – e auguro a tutti i lettori Buon Natale Alieno!

L.

[1979-05] Veronica Cartwright su “Starlog”

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Starlog” numero 22 (maggio 1979) in cui si traccia un profilo, con intervista, dell’attrice Veronica Cartwright nel momento dell’uscita di Alien.


Gli incontri alieni
di Veronica Cartwright

di Barbara Lewis

da “Starlog Magazine”
numero 22 (maggio 1979)

Come attrice bambina ha partecipato a molti show innocui.
Oggi Veronica Cartwright è meglio nota per ruoli horror
in “Terrore dallo spazio profondo” e nell’imminente “Alien”

Veronica Cartwright sembra avere la capacità di ritrovarsi coinvolta con creature da altri pianeti. Fresca dei suoi incontri con i baccelloni del recente Terrore dallo spazio profondo, Cartwright è di nuovo alle prese con un’orribile entità extraterrestre nell’imminente Alien della 20th Century Fox.

Sebbene la 20th Century Fox si sia impegnata molto nel non far trapelare alcun dettaglio della loro prima offerta fantascientifica dopo Guerre Stellari, Cartwright rivela parte della misteriosa trama del film, soprattutto quando ha a che vedere con l’alieno stesso.

Lei interpreta la navigatrice di un’astronave commerciale. «Si svolge circa cento anni nel futuro. Siamo dei camionisti nello spazio che viaggiano per il sistema solare su questa nave malmessa, facendo consegne tra pianeti.»

La “nave malmessa” a cui si riferisce è la Nostromo. Il suo equipaggio di sette astronauti – cinque uomini e due donne – viaggia di pianeta in pianeta, estraendo olio e minerali preziosi da ognuno, raffinandoli e stoccandoli nei magazzini della nave.

«Siamo di ritorno sulla Terra quando riceviamo una trasmissione che ci manda fuori rotta. Ancora non lo sappiamo, ma la trasmissione ci sta portando su uno strano pianeta, mentre noi crediamo di viaggiare verso la Terra.»

«Sono la navigatrice e devo cercar di capire dove siamo. Sono convinta di aver fatto casino e cerco di correre ai ripari. Alla fine riesco a capire dove siamo… e cioè in un sistema solare completamente diverso.»

La Nostromo atterra e l’equipaggio sbarca per investigare sul segnale. «Raggiungiamo la fonte del segnale e questo strano organismo in qualche modo si attacca all’ufficiale della nave, interpretato da John Hurt. Lo riportiamo indietro, a bordo, e questo organismo diventa l’alieno.»

L’alieno rimane attaccato ad Hurt. È un parassita, e dopo aver rinunciato al proprio corpo la creatura usa Hurt come ospite umano in cui crescere.

«Quando ho letto la storia la prima volta, ho pensato fosse bizzarra, assurda. Ne ho parlato con il regista Ridley Scott per tre o quattro ore. Lui ne era affascinato. Ha fatto ogni tipo di ricerca sul tipo di creatura che poteva essere. Alla fine pensai: “Ah-ah, come no”, e poi però mi ha terrorizzata, perché mi ha fatto pensare che quella creatura potesse essere possibile.»

Cartwright è particolarmente impressionata per gli effetti speciali utilizzati nel ritrarre l’alieno. «Gli effetti speciali sono la cosa più sorprendente che abbia mai visto. Hanno i tizi di Guerre Stellari che ci lavorano. Il mostro respira e muove le braccia e la testa. È la cosa più orrenda che abbia mai visto. È grottesco.»

«Durante le riprese è stato tutto molto strano. L’idea di Ridley dell’alieno è che fosse un essere squisito. Tutto era splendidamente coreografato e lui si muoveva in modo splendido. È difficile da spiegare: è bellissimo ma allo stesso tempo può ucciderti in un attimo, se vuole.»

All’età di dieci anni, l’ultima cosa che Veronica Cartwright avrebbe mai immaginato è che un giorno avrebbe recitato in due thriller di fantascienza uno dietro l’altro. Perché a quell’età lei interpretava Violet Rutherford nella serie “Il carissimo Billy”, dando quello che era il primo bacio del personaggio protagonista di Beaver Cleaver.

Cartwright ha lavorato regolarmente fino ai 18 anni, quando ha iniziato a ricevere sempre meno offerte di lavoro: un caso tipico per gli attori bambini. Sebbene si aspettasse quella situazione, è stato lo stesso dura accettarla quando si è presentata. «Quante attrici bambine si sono poi trasformate in attrici adulte?», riflette.

È un periodo molto difficile per la giovane attrice che aveva vinto un Emmy all’età di 14 anni per il suo ruolo in Tell Me Not in Mournful Numbers (1964), nel quale interpreta una ragazza che “parla” mediante i numeri, cioè sostituendo le parole con i numeri. Cartwright inoltre è apparsa in molti film, come Gli uccelli (1963) e Quelle due (1961); in seguito è stata una presenza fissa della serie televisiva “Daniel Boone”.

Una volta che il lavoro si è ridotto, Cartwright ha scelto un approccio diverso. «Ho messo le mie cose in valigia, ho venduto la mia macchina e me ne sono andata in Inghilterra». Il che non è stata una cattiva mossa, considerando che è originaria di quel Paese: sebbene sia cresciuta in California, ha mantenuto la sua cittadinanza britannica. Lo status, insieme al suo accento americano, le ha fornito alcuni ruoli nel teatro inglese.

Una grande occasione – o qualcosa di simile – è arrivata nel 1975, quando le viene chiesto di spogliarsi davanti a Richard Dreyfuss nel controverso Il pornografo (1975). Poco dopo Cartwright si ritrovò al sole della California, a recitare a fianco di Jack Nicholson in Verso il sud (1978), una commedia western. E poi Veronica Cartwright fece un salto oltre i confini della realtà e si ritrovò nei film di fantascienza.

In Terrore dallo spazio profondo (1978) interpreta Nancy Bellicec che, insieme al marito Jack, è la prima a scoprire i baccelloni. Da quel punto in poi, sono loro contro noi in una corsa mozzafiato per non essere catturati dagli invasori spaziali.

Cartwright fa risalire la segretezza riguardo al film al regista Philip Kaufman. Il segreto meglio custodito è stata la scena finale con Donald Sutherland e Cartwright.

«Il copione non prevedeva quella scena finale. Non sapevamo nulla fino all’ultima settimana di riprese. Solamente alcuni momenti prima di girare Phil mi disse una cosa e a Donald disse un’altra. Il risultato fu proprio come Phil aveva pianificato. Don sembra confuso quando io non mi mostro sorpresa: ha recitato come se si aspettasse che io lo fossi. Solo lui era sorpreso.» Il risultato è ora storia del cinema.

Nonostante i suoi sentimenti per Terrore dallo spazio profondo ed Alien, l’attrice dice che ha chiuso con la fantascienza: due è sufficiente, spiegando che teme di fossilizzarsi nel genere. Sono così forti queste convinzioni che ha rifiutato un ruolo in una commedia di fantascienza che le era stato offerto mentre ancora stava girando Alien.

Cartwright dichiara nettamente che rifiuterà un eventuale seguito di Terrore dallo spazio profondo, semmai dovesse nascere il progetto. «C’erano voci che ne volevano fare uno», ammette, «ma non credo nei seguiti: non sono mai buoni come l’originale.»

Tuttavia Veronica ama la fantascienza ed è più che contenta di entrambi i suoi ruoli, e specifica che non è che voglia allontanarsi dal genere, è solo che preferisce provarne di diversi. Apparentemente la commedia brillante è al primo posto della sua classifica.

Intanto, che le piaccia o meno, Cartwright è entrata nella storia del cinema di fantascienza per il suo ruolo in Terrore dallo spazio profondo, il che rende l’orribile terrore che incontra in Alien più meritevole di attesa.


L.

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Enciclopedia delle Astronavi

Elenco delle astronavi e stazioni orbitanti citate nell’universo alieno espanso. Ovviamente in continuo aggiornamento.

Conto di arricchire man mano queste informazioni con più materiale possibile, come per esempio gli artisti che hanno concepito le navi principali.

Per segnalazioni e correzioni non esitate a scrivermi.


Anchorpoint

Stazione spaziale dove si svolgono gli eventi della sceneggiatura di William Gibson per il film Alien III, rigettata subito: nel 2018 la storia viene trasformata in fumetto da Johnnie Christmas, quindi Anchorpoint entra nell’universo alieno.

Stazione spaziale Anchorpoint nei disegni di Johnnie Christmas


Anesidora

Nave che rintraccia la scatola nera della USCSS Nostromo (→ vedi) e la porta sulla stazione spaziale Sevastopol (→ vedi): Amanda Ripley la cercherà per indagare sul destino di sua madre Ellen.
Eventi del videogioco Alien: Isolation (ottobre 2014) di Dan Abnett.


Anteater

Piccolo lander della serie Mark Nine Planetary Surface che il capitano Alexandra “Koz” Kozlowski e i suoi Colonial Marines utilizzano per sbarcare dalla U.S.S. Razzia (→ vedi) su G-435, “Hiveword”.
Evento citato nel fumetto Aliens: Genocide (novembre 1991) di Mike Richardson e John Arcudi e relativa novelization (dicembre 1993) di David Bischoff.


Archimedes

Nave passeggeri diretta ad Alpha Centauri: colpita da uno sciame di piccole comete che provoca la morte di tutti i settecento passeggeri.
Episodio raccontato di sfuggita nel romanzo Alien: Out of Shadows (gennaio 2014) di Tim Lebbon.


Ariel

Nave da cui partono il maggiore Akoko Halley e i suoi Colonial Marines: dovranno capire perché la colonia umana Weller’s World d’un tratto si è fatta silenziosa.
Trama del racconto Spite di Tim Lebbon, raccolto nell’antologia Aliens: Bug Hunt (aprile 2017). Akoko Halley tornerà in un altro racconto dell’autore, ma stavolta a bordo della Doyle (→ vedi).


Athenian

Nave ai comandi del capitano Ken Riley che porta Dorian Sudler, cacciatore di teste della Weyland-Yutani, a bordo di RB-232 (→ vedi) all’inizio del romanzo Alien: The Cold Forge (aprile 2018) di Alex White.


Auriga

Grande stazione orbitante gestita dal generale Perez, dove vengono condotti esperimenti segreti con gli xenomorfi decisamente al di là di qualsiasi etica: un incidente ne metterà a rischio la stabilità e la spingerà a recarsi in automatico verso il pianeta Terra.
Protagonista del film Alien Resurrection (ottobre 1997) di Jean-Pierre Jeunet, il suo destino finale non è ben specificato ma nella sua ricca novelization l’autrice A.C. Crispin racconta:

«Quella zona dell’entroterra australiano era completamente sgombra, non c’erano città, non c’erano persone, solo terra scura e desolata per miglia e miglia. Il cratere scavato dall’Auriga sarebbe diventato il luogo più interessante del paesaggio negli anni futuri»
(Traduzione di Sergio Mancini, RCS 1998)

Forse i calcoli non sono esatti, perché Michael Jan Friedman fa iniziare il suo romanzo Aliens: Original Sin (ottobre 2005) con Ripley 8, Call e gli altri superstiti che si trovano in Nuova Zelanda. Invece nel romanzo Alien: Sea of Sorrows (luglio 2014) l’autore James A. Moore racconta questo aneddoto:

«Un vascello di ricerca, l’Auriga, fu presa dai terroristi e poi è crollata sulla Francia, un Paese che prima di quel momento era stato una parte importante del continente europeo. Era una nave molto grande e fece molti danni: l’ingente devastazione riportò il pianeta letteralmente sull’orlo di una nuova èra glaciale.»

Da notare che nell’audio-commento del 2003 ad Alien Resurrection viene specificamente suggerito (ridendo) che l’Auriga crolla su Parigi…


Carlyle

Nave di collegamento tra la Terra e la colonia di LV-178, chiamata New Galveston.
Viene citata nel romanzo Alien: Sea of Sorrows (luglio 2014) di James A. Moore.


Carver

Nave che rappresenta l’unica speranza di poter abbandonare LV-871, la cui colonia umana Trono è stata spazzata via dagli xenomorfi.
Raccontato nel fumetto Aliens: Dust to Dust (aprile 2018) di Gabriel Hardman.


Delilah

Scialuppa della stazione mineraria Marion (→ vedi) nell’orbita di LV-178: serve da navetta per portare i minatori nelle cave di tremonite del pianeta roccioso. Finché non torna indietro in silenzio radio… e piena di alieni: in rotta libera, impatta nei dock della Marion creando danni.
Episodio raccontato nel romanzo Alien: Out of Shadows (gennaio 2014) di Tim Lebbon.


Domes

Cover di Stephen Youll

Dalla Terra sono partite sei “serre spaziali”, chiamate Domes, per spargere nell’universo colture e campioni di piante terrestri. L’unica pianta aliena in esse contenuta è la sinjaba, trovata su un mondo molto simile alla Terra e battezzato Kali dalla mitologia indù. In una di queste serre – che sembrano strizzare più di un occhio al film 2002: la seconda odissea (Silent Running, 1972) – è arrivato il solito xenomorfo e inizia la solita solfa già vista nei film, senza un minimo di tensione o anche solo di curiosità per come andrà a finire.

Spunto di Aliens: Original Sin (ottobre 2005) di Michael Jan Friedman.


Doyle

Cacciatorpediniere (destroyer) di Classe Sleek agli ordini della capitana Akoko Halley – già alla guida della Ariel (→ vedi) in un altro racconto dell’autore – ingaggiato dalla Compagnia per una missione di indagine, e nel caso recupero, nella stazione di ricerca Trechman Two. Partita da Charon Station, il principale quartier generale dei Colonial Marines all’interno del Sistema Solare, la nave trasporta la Sezione Sette: un gruppo di ex marine ai diretti comandi dei tredici soci della Compagnia.
Come se non bastasse, sulla Doyle viaggiano anche dei soldati del 39° Spaceborne, noti come Devil Dogs: marine superaddestrati che, seguendo i dettami del genere, saranno i primi a morire. A morire male.

Premessa del racconto Devil Dogs di Tim Lebbon, raccolto nell’antologia Predator: If It Bleeds… (ottobre 2017).


Erebus

Shuttle della Weyland-Yutani in cui nel 2115 la giovane ufficiale Ellen Ripley gestisce con successo una situazione con ostaggi: 49 vite salvate e 8 terroristi catturati.
Informazione inventata dal misterioso ed anonimo compilatore dell’easter egg (contenuto speciale nascosto) del DVD del 1999 del film Alien: informazioni scritte da Charles de Lauzirika, come lui stesso ha rivelato su Twitter nel Capodanno del 2018.


Gagarin

Nave Titan usata per gestire Outer Rim, il confine estremo dello spazio umano: è guidata dal capitano Nathan MacBrain, come raccontato nel romanzo Alien: Invasion (aprile 2016) di Tim Lebbon.


Geryon

Navetta usata dai superstiti Galgo e Francis per fuggire da LV-223, intercettata poi da Elden, mutato dall’essere entrato in contatto con la black goo, l’accelerante creato dagli Ingegneri. Quando la nave viene raggiunta da alcuni Predator, la battaglia tra le specie diventa furiosa.
Trama del fumetto Alien vs Predator: Fire and Stone (ottobre 2004) di Christopher Sebela.


Harrison

Nave con cui il capitano Hankerson, per conto della Weyland-Yutani, porta Ripley – svegliata dal criosonno a soli tre giorni dagli eventi del film Aliens (19869 – di nuovo su Acheron. L’esplosione atomica non ha ucciso tutti gli alieni, ma questi massacreranno i nuovi Colonial Marines.
La vicenda è narrata dal fumetto Aliens: Book III, Earth War (giugno 1990) di Mark Verheiden. Curiosamente quando Steve e Stephani Perry scrivono il romanzo Aliens: The Female War (agosto 1993), novelization di questo fumetto, omettono completamente questa parte.


Hasdrubal

Nave da combattimento che porta i Colonial Marines della capitana Paget nell’orbita del pianeta LV-797, detto Tartarus, con mandato della Weyland-Yutani di indagare sul funzionamento degli impianti.
Spunto del fumetto Predator: Life and Death (marzo 2016) di Dan Abnett.

Combat Ship Hasdrubal


Helios

Nave madre agli ordini del capitano Angela Foster, con un manipolo di Colonial Marines diretti su LV-223 per recuperare un relitto. Scoprono i resti della Onager (→ vedi) e si chiedono cosa sia successo in quei quarant’anni ai superstiti di Hadley’s Hope. Scopriranno una natura ostile e la missione sarà un massacro.
Trama del fumetto Prometheus: Fire and Stone (settembre 2014) di Paul Tobin.

L’astronave Helios si avvicina a LV-223, con i disegni di Juan Ferreyra


Hornblower

Astronave targata UNIC (United Nations Interplanetary Corps) agli ordini del capitano Daryl Corgan. L’equipaggio è composto da quindici astronauti non molto contenti di essere finiti lì, e con la netta sensazione che la Compagnia (Weyland-Yutani) li abbia mandati a fare da cavia.

La nave la troviamo nei pressi di Iapetus, 17ª luna esterna di Saturno, dove la situazione si fa “calda” quando viene avvistata una nave dei comunisti CANC (The Chinese/Asian-Nation Cooperative): ma ancora ci sono i comunisti nei romanzi di fantascienza? La storia si svolge nel 2058, sono proprio coriacei questi comunisti… Comunque la Hornblower intercetta un’astronave ovoidale: l’equipaggio sale a bordo per investigare e vive le stesse identiche vicende viste nel film Alien (1979).

Eventi narrati nel romanzo Aliens: Steel Egg (ottobre 2007) di John Shirley.


Kiangya

Nave da trasporto della Weyland-Yutani per portare un manipolo di mercenari ex marine su LV-178.
Citata nel romanzo Alien: Sea of Sorrows (luglio 2014) di James A. Moore.


Kurtz

Vascello commerciale al comando del capitano Archbold in cui, nel 2117, presta servizio la giovane apprendista ufficiale Ellen Ripley.
Informazione inventata dal misterioso ed anonimo compilatore dell’easter egg (contenuto speciale nascosto) del DVD del 1999 del film Alien: informazioni scritte da Charles de Lauzirika, come lui stesso ha rivelato su Twitter nel Capodanno del 2018.


Marion

Stazione mineraria (registration HGY-64678) nell’orbita di LV-178, comandata dal capitano Lucy Jordan: usa le scialuppe Samson (→ vedi) e Dalilah  (→ vedi) per inviare sulla superficie i minatori per estrarre la preziosa tremonite dalle cave del pianeta roccioso. Quando le due scialuppe tornano indietro piene di alieni, sulla Marion inizia la lotta per la sopravvivenza.

Episodio raccontato nel romanzo Alien: Out of Shadows  (gennaio 2014) di Tim Lebbon.


Narcissus

Navetta (shuttle) di salvataggio con cui Ripley abbandona la USCSS Nostromo (→ vedi) prima dall’autodistruzione.
Come le altre navi dei primi due film, il suo nome deriva dall’opera di Joseph Conrad, in particolare dal romanzo Il negro del Narcissus (The Niger of the “Narcissus”, 1897): Conrad stesso nel 1883 viaggiò a Bombay su una nave chiamata Narcissus.
Appare alla fine del film Alien (1979) e all’inizio del film Aliens (1986); è protagonista del romanzo Alien: Out of Shadows (gennaio 2014) di Tim Lebbon, ambientato tra i primi due film.


Navarro

Una delle più veloci astronavi del corpo dei Colonial Marines, classe Arrow come la Ochse (→ vedi), utilizzata dagli Excursionists nei loro pattugliamenti della zona di confine Outer Rim, come raccontato nel romanzo Alien: Invasion (aprile 2016) di Tim Lebbon.


Nemesis

Incrociatore (cruiser) della Weyland-Yutani su cui si sposta la squadra di “disinfestatori di alieni” protagonisti del fumetto Aliens: Berserker (gennaio 1995) di John Wagner e relativa novelization (1998) di S.D. Perry.
Il vascello alla deriva nello spazio dopo quella missione diventa protagonista del fumetto Aliens vs Predator: War (maggio 1995) di Randy Stradley e relativa novelization (dicembre 1999) di S.D. Perry.

La Hunter/Killer Nemesis disegnata da Paul Mendoza


Nephilim

Stazione di ricerca nell’orbita di Ganimede che, a causa di un malfunzionamento del sistema stabilizzante, crolla sulla superficie: fino all’ultimo secondo gli scienziati a bordo hanno proseguito le loro ricerche ed hanno inviato alla Terra i loro dati. Tutti i suoi trecento passeggeri sono morti nell’impatto.
Episodio raccontato di sfuggita nel romanzo Alien: Out of Shadows (gennaio 2014) di Tim Lebbon.


Nine Four Niner

Stazione spaziale dove i “disinfestatori alieni” sbarcano per un lavoro che sembra di routine, e invece è un massacro.
Spunto del fumetto Aliens: Berserker (gennaio 1995) di John Wagner e relativa novelization (1998) di S.D. Perry.

La D.S. Nine Four Niner disegnata da Paul Mendoza


Nostromo

Veicolo commerciale da traino (commercial towing vehicle), come viene definito nel primo film, specificando che il numero di registrazione è 180924609 (anche se nel doppiaggio italiano l’ultimo “9” non si sente!).
Basata sui disegni dell’ignaro Ron Cobb, la nave è protagonista degli eventi del film Alien (1979) di Ridley Scott e di tutto ciò ad esso collegato, come il relativo romanzo di Alan Dean Foster e la novelization a fumetti.

La Nostromo, basata sui disegni di Ron Cobb


Ochse

Una delle più veloci astronavi del corpo dei Colonial Marines, utilizzata dagli Excursionists nei loro pattugliamenti della zona di confine Outer Rim, come raccontato nel romanzo Predator: Incursion (ottobre 2015) di Tim Lebbon.


Onager

Navetta di carico su cui Derrick Russell salva 23 superstiti di Hadley’s Hope e li porta via da Acheron, alla volta di LV-223, come raccontato nel fumetto Aliens: Fire and Stone (settembre 2014) di Chris Roberson e Patric Reynolds.


Oxenham

Grande incrociatore che galleggia inerte nello spazio: perché una nave senza alcun apparente malfunzionamento se ne sta andando lentamente alla deriva? Perché una grande nave intatta non dà segni di vita? L’equipaggio di “spazzini spaziali” della Psychopomp (→ vedi) sale a bordo e scopre la mortale verità: c’è un “fantasma” che sta uccidendo tutti.

Trama del racconto Last Report From KSS Psychopomp di Jennifer Brozek, raccolto nell’antologia Predator: If It Bleeds… (ottobre 2017).


Paradox

Nave che deve svolgere un’indagine di routine su un pianetino roccioso, ma qualcosa va male: una forma di vita aliena ignota li attacca e viene immortalata nell’ultimo videomessaggio inviato da una soldatessa a suo marito. L’ultimo messaggio di Rachel Miller-Hicks a suo marito, Dwayne Hicks.
Premessa del racconto Reclamation di Yvonne Navarro, raccolto nell’antologia Aliens: Bug Hunt (aprile 2017).


Psychopomp

Piccolo vascello agli ordini del capitano Ahmed, specializzato nell’abbordare relitti spaziali e spolparli: dare soccorso ad eventuali superstiti è un obbligo, quindi non c’è ricompensa, ma tutto il resto è puro guadagno. Non sfugga il fatto che questo “spolpatore di cadaveri” prende il nome da una parola che esiste anche in italiano, sebbene ormai dimenticata – psicopompo significa “traghettatore (pompo) di anime (psyke)” – e qualche decennio fa da noi si usava al posto di becchino (o “cassamortaro”, a Roma).

Stavolta però l’equipaggio della Psychopomp si ritrova ad attraccare al grande incrociatore Oxenham (→ vedi), un titano che galleggia inerte nello spazio: perché una nave senza alcun apparente malfunzionamento se ne sta andando lentamente alla deriva? Perché una grande nave intatta non dà segni di vita?

Trama del racconto Last Report From KSS Psychopomp di Jennifer Brozek, raccolto nell’antologia Predator: If It Bleeds… (ottobre 2017).


Razzia

Astronave di proprietà del ricco imprenditore David Grant, che la mette al servizio del 69° plotone AOE: Alien Occupation Eradication, i soldati più cazzuti in circolazione, al comando del capitano Alexandra “Koz” Kozlowski: si parte tutti per Hiveworld alla ricerca di pappa reale per sintetizzare la droga Xeno-Zip.
Trama del fumetto Aliens: Genocide (novembre 1991) di Mike Richardson e John Arcudi e relativa novelization (dicembre 1993) di David Bischoff.


RB-232

Stazione di ricerca a dieci parsec dalla Terra, nota come Cold Forge, interamente dedicata alla creazione di nuove armi, anche biologiche, e allo sviluppo di intelligenza artificiale. («Ha presente le vecchie fucine, dove fabbricavano spade? Ecco, solo che noi non facciamo né navi né missili né fucili. Noi vinciamo guerre.») Diretta dal comandante Daniel Cardozo e da Anne Wexler, responsabile della sicurezza, essendo però la ricerca l’unico motivo di esistere della base, sulle questioni importanti – cioè scientifiche – comanda Blue Marsalis: tutti protagonisti del romanzo Alien: The Cold Forge (aprile 2018) di Alex White.


Rodina

Stazione spaziale della U.P.P. (Union of Progressive Peoples) – i “comunisti spaziali” – dove si svolgono alcuni eventi della sceneggiatura di William Gibson per il film Alien III, rigettata subito: nel 2018 la storia viene trasformata in fumetto da Johnnie Christmas, quindi Rodina entra nell’universo alieno.


Samson

Scialuppa della stazione mineraria Marion (→ vedi) nell’orbita di LV-178: serve da navetta per portare i minatori nelle cave di tremonite del pianeta roccioso. Finché non torna indietro in silenzio radio… e piena di alieni: attraccata alla Marion viene tenuta chiusa… me è solo questione di tempo prima che inizi lo scontro alieno.
Episodio raccontato nel romanzo Alien: Out of Shadows (gennaio 2014) di Tim Lebbon.


Sephora

Nave militare al comando del capitano Cruz che raggiunge LV-426 con una seconda squadra di Colonial Marines, per indagare sui “problemi” della colonia Hadley’s Hope. Evento che apre il videogioco Aliens: Colonial Marines (Sega 2013), che si svolge dichiaratamente 17 settimane dopo gli eventi del film Aliens (1986), quindi all’incirca a novembre del 2179 (27 luglio + 17 settimane).
Poi la USS Sephora raggiunge la USS Sulaco (→ vedi) – da cui ormai Ripley, Hicks e Newt non ci sono più – e procede all’esplorazione di quella nave. L’evento apre il videogioco Aliens: Infestation (settembre 2011), che si svolge dichiaratamente 18 settimane dopo gli eventi del film Aliens (1986), quindi all’incirca a dicembre del 2179 (27 luglio + 18 settimane).


Sephoria

Vascello al comando del capitano Eliot in cui presta servizio la giovane ufficiale Ellen Ripley.
Informazione inventata dal misterioso ed anonimo compilatore dell’easter egg (contenuto speciale nascosto) del DVD del 1999 del film Alien: informazioni scritte da Charles de Lauzirika, come lui stesso ha rivelato su Twitter nel Capodanno del 2018.


Sevastopol

Stazione spaziale della Seegson situata nella regione Zeta Reticuli, facendo da snodo commerciale per tutta la zona: il suo motto è «La tua casa lontano da casa». Qui viene portata la scatola nera della USCSS Nostromo (→ vedi) e dove sbarca Amanda Ripley per indagare sul destino di sua madre Ellen.
È protagonista del videogioco Alien: Isolation (ottobre 2014) di Dan Abnett e relativo fumetto, in cui sono raccontate quattro storie ambientate nella stazione, la cui popolazione – ci viene specificato – ammonta a cinquemila persone.


Sphacteria 284255

Stazione spaziale Weyland-Yutani di rifornimento, orbitante intorno al gigante gassoso Pylos, al comando del capitano Hassan e con sei persone di equipaggio. Quando passa di lì una navetta misteriosa, e senza nome, l’abbordano e inizia la storia presa para para dal film Alien (1979).
Trama del fumetto Aliens: Dead Orbit (aprile 2017) di James Stokoe.

Stazione Weyland-Yutani Sphacteria 284255 (Illustrazione di James Stokoe)


Sotillo

Cargo al comando del capitano Rosendo in cui presta servizio l’ufficiale di carico Ellen Ripley.
Informazione inventata dal misterioso ed anonimo compilatore dell’easter egg (contenuto speciale nascosto) del DVD del 1999 del film Alien: informazioni scritte da Charles de Lauzirika, come lui stesso ha rivelato su Twitter nel Capodanno del 2018.


Sulaco

Nave che trasporta i Colonial Marines, con la consulenza di Ellen Ripley, su LV-426 per indagare su cosa sia successo alla colonia umana Hadley’s Hope, che non dà più segni di vita: spunto del film Aliens: scontro finale (1986) di James Cameron.
Ecco come la descrive Alan Dean Foster nella sua novelization:

Era una nave schifosa. Scassata, usatissima, con rappezzi al posto di sostituzioni, ma troppo robusta e preziosa per metterla fuori servizio. Per i suoi armatori era più semplice migliorarla e modificarla che costruirne una nuova. Aveva una linea sgraziata e motori smisurati. Una montagna di metallo, materiali compositi e prodotti ceramici, un relitto fluttuante, un monumento volante alla guerra, che si apriva brutalmente la strada attraverso la regione misteriosa chiamata iperspazio. Come il suo carico umano, era puramente funzionale. Il suo nome era Sulaco.
(Traduzione di Roberto C. Sonaglia, Sonzogno 1986)

Malgrado Foster la trovi “sgraziata” (awkward), è la nave-simbolo dell’universo alieno, la più rappresentativa e la più citata.
Ideata graficamente da Syd Mead per il secondo film, la  USS Sulaco appare ovviamente anche nelle storie che si legano alla pellicola di Cameron, come il fumetto Aliens: Newt’s Tale (giugno 1992) di Mike Richardson e il romanzo Alien: River of Pain (novembre 2014) di Christopher Golden, che approfondiscono aspetti della sceneggiatura originale. Viene poi abbordata dalla USS Sephora (→ vedi) nel videogioco Aliens: Infestation (settembre 2011), che si svolge dichiaratamente 18 settimane dopo gli eventi del secondo film.
La nave si vede nei primi istanti del film Alien 3 (1992) e relativi videogiochi, così come viene abbordata nelle prime pagine di William Gibson’s Alien 3 (novembre 2018), trasposizione a fumetti della celebre sceneggiatura scartata del romanziere per il terzo film.

La mitica Sulaco disegnata da Johnnie Christmas


Torrens

Nave ai comandi del capitano Diane Verlaine che porta Amanda Ripley sulla stazione spaziale Sevastopol (→ vedi) per indagare sul destino di sua madre Ellen.
Eventi del videogioco Alien: Isolation (ottobre 2014) di Dan Abnett.


Typhoon

Stazione spaziale militare dove è in corso un progetto segreto di bioingegneria, guidato dal dottor Trollenberg, che cerca di costruire un super soldato ibrido che possegga il DNA alieno: il risultato è un letale e gigantesco guerriero metà robot metà alieno.
Spunto del fumetto Aliens vs Predator vs The Terminator (aprile 2000) di Mark Schultz.


Umiak

Nave che trasporta il gruppo di cadetti d’élite che dovranno risolvere il “problema alieni” a bordo della Virginia (→ vedi), nel romanzo Aliens: Cauldron (giugno 2007) di Diane Carey.


Verloc

Nave in orbita intorno a LV-1201 da cui inizia la missione del marine nel videogioco Aliens vs Predator 2 (Sierra 2001).


Vidar

Nave che raggiunge il pianeta Chione alla ricerca di notizie dei lavoratori delle Honito Enterprises, nella saga a fumetti Aliens: More Than Human (maggio 2009) di John Arcudi.

La Vidar nei pressi del pianeta Chione, disegnata da Zach Howard


Vinza

Astronave che porta i Colonial Marines agli ordini del colonnello MacCormac sul pianeta Rosamond 6 per “bonificarlo” dagli xenomorfi: per qusto ha la stiva piena di centinaia di “soldati meccanici”, rozzi robot con l’unico compito di sparare fiumi di proiettili avvelenati per sterminare alieni, come raccontato nel romanzo Aliens: DNA War (maggio 2006) di Diane Carey.


Viper

Navetta che porta su LV-426 due cacciatori di taglie: Mad e Jex. Sono arrivati fin là inseguendo due fuggiaschi, che hanno avuto la bella idea di scegliere Acheron perché fra la comunità dei coloni di Hadley’s Hope c’è un loro amico. I due criminali, così come i due cacciatori di taglie, non sanno che la comunità è sotto attacco e che è successo “qualcosa”: ognuno seguirà la sua strada, finché questa non sarà interrotta da uno xenormofo.

Trama del racconto No Good Deed di Ray Garton, raccolto nell’antologia Aliens: Bug Hunt (aprile 2017).


Virginia

Nave al cui interno un cargo pieno di xenomorfi congelati comincia, per vari motivi, a “risvegliarsi”. Spunto iniziale del romanzo Aliens: Cauldron (giugno 2007) di Diane Carey.


L.