[Short Film] Banana Joe vs Predator (2021)

È con profonda commozione che presento questo capolavoro di arte tedesca: Banana Joe vs Predator, caricato il 25 aprile 2021 sul canale YouTube Short Animation Department.

Perché il cortometraggio animato non è stato insignito di un Premio Nobel?

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[Short Film] Predatus (2010)


SigourneyRules Kinema mi segnala un cortometraggio prodotto da Greenroom Studio e Baradacomix, ambientato nell’antica Roma e con una vicenda che in pratica ripropone Predator (1987) ma in versione “romana”.

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[Short Film] Hamster vs Alien (2020)

Pericolo per tutti i criceti!

Il Moro del blog Storie da birreria mi segnala un video capolavoro del canale YouTube DIY Hamster Maze. Nei vari giri per labirinti del povero criceto protagonista, perché non mandarlo anche in un seminterrato infestato da un alieno?
Il risultato è 🐹👽Alien Hamster Maze with Traps, pubblicato il 1° agosto 2020.

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[Short Film] Aliens: Last Stand (2020)

La forza della passione aliena

Un gruppo di appassionati tedeschi di Aliens (1986), guidati da Felix Berner e Dieter Joppich, hanno indossato le loro divise da Colonial Marines e si sono lanciati in una missione davanti all’obiettivo: il risultato è il cortometraggio Aliens: Last Stand.

La particolarità è l’essere riusciti a coinvolgere nell’operazione ben tre attori del cast originale:

  • Ricco Ross, il mitico Frost;
  • Carrie Henn, l’indimenticata Rebecca detta “Newt”;
  • Daniel Kash, che ci ho messo un po’ a ricordare nel ruolo di Spunkmeyer.

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[Short Film] ZVP: Zatôichi vs Predator (2017)

Zatôichi vs Predator

Grazie a Cassidy de “La Bara Volante” scopro questo delizioso finto trailer di un film che non esiste, creato da Junya Okabe come omaggio a vari generi cinematografici: ZVP: Zatôichi vs Predator.

Il massaggiatore cieco nel suo eterno peregrinare

C’è infatti il massaggiatore cieco e spadaccino Zatôichi, della storica tradizione narrativa del dopoguerra giapponese (di cui ho parlato nel Zinefilo), ci sono cattivi variopinti il cui gusto affonda le radici nel cinema di Hong Kong fuso con il J-Horror degli anni Duemila, infine c’è il cacciatore spaziale, caduto nel Giappone medievale giusto in tempo per aprire la stagione di caccia.

Un po’ bassino, come Predator, ma efficace

Ad affrontarlo c’è solo lo spadaccino cieco… con una spada laser!

La Forza è potente, in Zatôichi

Un cortometraggio in cui purtroppo il grande assente è proprio il Predator, visto che arriva solo alla fine senza fare niente: l’interesse dell’autore è tutto per i pittoreschi nemici folli, veri protagonista del cortometraggio. Rimane comunque una grande chicca.

L.

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[Short Film] 40° Anniversary 6 – Alone (2019)

Ultima puntata della mia visione dei tanto lodati cortometraggi nati per festeggiare il 40° anniversario di Alien (1979): una parata di ottimi compitini tecnici del tutto poveri di passione, simbolo purtroppo di un universo molto più citato che amato.
Il 26 aprile 2019 l’iniziativa si chiude con Alien: Alone.

A presentare i vari filmati ci pensa IGN, ma poi è nato il canale YouTube Alien Anthology, da cui prendo le schermate di questo post.

Stavolta la durata è maggiore e si parla di 12 minuti di storia. La prima metà è abbastanza deludente: Hope (Taylor Lyons), l’unica passeggera di una navetta, muore di curiosità davanti ad una porta chiusa. Può andare ovunque e fare quello che vuole, ma c’è una porta che la sua qualifica le impedisce di aprire, e questo la fa impazzire.
Se il cortometraggio si chiamasse Alone, saremmo curiosi anche noi di sapere cosa si nasconde dietro quella porta chiusa, ma chiamandosi Alien: Alone, la risposta è così ovvia che metà corto se ne va via in pernacchia.

Un calo di energia fa aprire la porta – ammazza che sistemi di sicurezza! – Hope entra e finalmente scopre cosa mai doveva rimanere chiuso: com’era facilissimo intuire, si tratta di un facehugger. Occhio, che finalmente inizia la storia…

Con grande delusione del mostriciattolo, Hope è una sintetica, quindi non c’è modo di inseminarla. Il lungo viaggio nel freddo spazio dà tempo alle due entità di fare… amicizia!
Proprio come fosse un gattino, il facehugger si abitua alla presenza della sintetica, la quale si prende a cuore la sopravvivenza dell’esserino, sempre più a rischio. Lo studia e addirittura lo disegna, in una scena che temo voglia citare il “laboratorio di David”, il che mi deprime: qualsiasi cosa citi Alien: Covenant (2017) è degna di biasimo.

Quando finalmente la navetta giunge a destinazione, Hope ha preso la sua decisione: darà al facehugger la possibilità di… seguire la propria natura.

Inseminato una guardia salita a bordo, ora Hope non ha che da aspettare… prima di incontrare il suo nuovo grande amico chitinoso.

Proprio all’ultimo corto ci si solleva un po’ dalla totale nullità che ha contraddistinto l’iniziativa e si riscopre uno degli aspetti più intriganti dell’universo alieno: l’esplorazione della disumanità. Le storie di Alien dovrebbero andare là dove la bioetica e la morale non hanno il coraggio di metter piede, ma solo le migliori ci arrivano. Non so decidere se Alone sia una storia da annoverare fra le migliori, ma di sicuro ci prova e già questo va lodato. Al contrario degli altri corti, scritti da gente che forse una volta ha visto Alien in TV e da allora si crede fan.

Ecco il filmato da IGN, senza sottotitoli:

Ecco il filmato da Alien Anthology, senza sottotitoli:

L.

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[Short Film] 40° Anniversary 5 – Harvest (2019)

Continuo la visione dei tanto lodati cortometraggi nati per festeggiare il 40° anniversario di Alien (1979): visto che i film Fox sono ormai inguardabili, consoliamoci con la cocente passione aliena che batte nei cuori dei fan.
Il 26 aprile 2019 è la volta di con Alien: Harvest.

A presentare i vari filmati ci pensa IGN, ma poi è nato il canale YouTube Alien Anthology, da cui prendo le schermate di questo post.

Non ho capito perché la navetta protagonista sta inseguendo la cometa X/3019, né cosa sia un comet plasma harvester (raccoglitore di plasma di comete?) ma tanto non c’è nulla che si comprenda in questi 9 minuti di ulteriore nulla.

Sappiamo che ci sono quattro superstiti in una navetta grande cinque centimetri: come fanno a perdersi nei corridoi? È ovviamente tutta una triste cialtronata per isolare il genio del gruppo che dice “Vado per conto mio, che so’ il più furbo di tutti” e viene ucciso al volo.

I tre superstiti raggiungono la scialuppa di salvataggio che però può portare solo due passeggeri: tranquilli, che Mari (la spigolosa polacca Agnes Albright) si sacrifica per gli altri due. Peccato che sia solo una sintetica che forse lavora per la Compagnia, visto che insieme ai due superstiti lascia pure due facehugger, prima di essere distrutta da un alieno.

La regia di Benjamin Howdeshell è impeccabile, la scenografia e la fotografie splendide e tutto l’apparato tecnico di altissima qualità: come sempre, il punto debole è la sceneggiatura, stavolta firmata da Craig Dewey.
Non escluderei che quanto ho scritto non sia corretto, perché dopo otto minuti di noia succede tutto nell’ultimo minuto e la fretta non è mai buona consigliera.

Ecco il filmato da IGN, senza sottotitoli:

Ecco il filmato da Alien Anthology, senza sottotitoli:

L.

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[Short Film] 40° Anniversary 4 – Ore (2019)

Continuo la visione dei tanto lodati cortometraggi nati per festeggiare il 40° anniversario di Alien (1979): visto che i film Fox sono ormai inguardabili, consoliamoci con la cocente passione aliena che batte nei cuori dei fan.
Il 19 aprile 2019 è la volta di con Alien: Ore.

A presentare i vari filmati ci pensa IGN, ma poi è nato il canale YouTube Alien Anthology, da cui prendo le schermate di questo post.

Siamo sulla colonia mineraria “Bowen’s Landing”, che estrae principalmente platino.

C’è anche un cartello che strizza l’occhio ad “Hadley’s Hope” e ci informa che la comunità è composta da 312 membri.

I minatori si stanno dando il cambio del turno quando viene ritrovato un uovo schiuso, e l’alieno adulto non perde tempo a mostrarsi.

Il controllore Hanks (Tara Pratt) riceve dalla Compagnia l’ordine di salvaguardare lo xenomorfo, e come al solito tutto il resto è sacrificabile.

Invece di risalire in superficie, Hawkes (Mikela Jay) convince gli altri a non consentire a quel mostro di seguirli nella colonia, dove vivono le loro famiglie: bisogna armarsi con quel poco che hanno i minatori ed affrontarlo.
Ovviamente, non sapremo mai come svilupperà la vicenda, visto che il corto finisce qui.

Le Spear Sisters (Kailey e Sam Spear) fanno un eccellente lavoro professionale ed è impressionante leggere gli infiniti nomi riportati dai titoli di coda: un esercito di professionisti che ha lavorato splendidamente. L’unica figura che manca, come al solito, è lo sceneggiatore. Un’altra storiellina inconcludente che non si sa a cosa serva: questo non è un lavoro da fan appassionato, è solo un freddo compitino scolastico per dimostrare di essere bravi a fare cinema. Sicuramente da promozione, ma non capisco davvero il senso di questi “corti alieni”.
Deliziosa, per finire, la citazione per cui uno dei minatori si chiama Rapley.

Ecco il filmato da IGN, senza sottotitoli:

Ecco il filmato da Alien Anthology, senza sottotitoli:

L.

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[Short Film] 40° Anniversary 3 – Night Shift (2019)

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Il 12 aprile 2019 è la volta di con Alien: Night Shift.

A presentare i vari filmati ci pensa IGN, ma poi è nato il canale YouTube Alien Anthology, da cui prendo le schermate di questo post.

Scritto e diretto da Aidan Brezonick, il cortometraggio di circa 9 minuti ci porta in una colonia mineraria di LV-422: il corpo senza vita di un facehugger ci fa capire che la situazione sta per scaldarsi.

Si parlotta, non succede niente finché non esce fuori un chestburster a cui andrebbe cambiato nome, visto che invece del “petto” (chest) preferisce usare la pancia per uscire (bellyburster?). Qualche lenta scena scontata e all’ultimo secondo Rolly (Amber Gaston) ammazza la creaturina con una mazza da baseball: era così facile? Ad averci pensato prima…

Altro cortometraggio fatto di nulla, dove la perizia tecnica e le splendide scenografie strapiene di loghi della Wayland-Yutani fanno da contraltare al vuoto di sceneggiatura che sta devastando questo universo.

Ecco il filmato da IGN, senza sottotitoli:

Ecco il filmato da Alien Anthology, senza sottotitoli:

L.

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[Short Film] 40° Anniversary 2 – Alien: Specimen (2019)

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Il 5 aprile 2019 è la volta di con Alien: Specimen.

A presentare i vari filmati ci pensa IGN, ma poi è nato il canale YouTube Alien Anthology, da cui prendo le schermate di questo post.

Purtroppo stavolta IGN non ha ritenuto il caso di usare dei sottotitoli, quindi dovrò andare a senso per capire cosa succeda.
Di sicuro siamo su LV-492, “Greenhouse” 211, dove la cagnolona Maggie è particolarmente irrequieta: nella serra curata da Julie (Jolene Anderson) è arrivato uno strano bidone. Il cui contenuto d’un tratto esce da solo.

Scattato l’allarme-contaminazione che isola tutto e toglie l’energia, Julie si ritrova al buio con qualsiasi cosa sia uscita dal bidone. Imbracciata la solita torcia da un miliardo di watt che hanno tutti nei film, gira e gira finché non trova il “problema”: un facehugger. Almeno in questo video si intravede qualcosa di alieno…

Come fa un cane a resistere dall’afferrare un esserino del genere? È quindi Maggie a risolvere la situazione, prima che il sangue del facehugger le sciolga la testa… Tranquilli, il sangue bianco ci fa capire trattarsi di un cane sintetico.

La giovane Kelsey Taylor è molto attiva in ogni campo del cinema, e stavolta lascia la sceneggiatura a qualcun altro: Federico Fracchia, il cui nome credo tradisca un’origine italiana.
Per puro campanilismo do una sufficienza al cortometraggio, di sicuro migliore rispetto al precedente. Però certo siamo parecchio lontani dal prodotto di fan: questi filmati sono di altissima qualità, creati da veri professionisti del cinema in attesa di occasioni migliori, che però con Alien non c’entrano gran che. Ma forse sbaglio io a preferire un prodotto rozzo ma fatto con tanta bava aliena nel cuore…

Ecco il filmato da IGN, senza sottotitoli:

Ecco il filmato da Alien Anthology, senza sottotitoli:

L.

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