[2020-03] Guy Pearce su “Prometheus”

Guy Pearce racconta il suo Peter Weyland a “GQ”

Sul suo canale YouTube, la rivista “GQ” porta avanti una splendida iniziativa: lascia che attori noti raccontino aneddoti e ricordi relativi ai loro ruoli più famosi. Infatti l’iniziativa si chiama “x Breaks Down His Most Iconic Characters“, dove x sta per l’attore di turno.

Il 19 marzo 2020 è stato il turno dell’attore britannico Guy Pearce, che raccontando i suoi ruoli più famosi è ovviamente finito a parlare del suo Peter Weyland in Prometheus (2012) di Ridley Scott: curiosamente non ha speso una sola parola per Alien: Covenant (2017), dove riprende il personaggio nel prologo.

Traduco di seguito il suo intervento riguardo al film Prometheus.

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[Armi aliene] Engineer Rifle

Difficile stabilire chi abbia inventato quell’arma che ho amato chiamare Engineer Gun, in quel 2014 in cui iniziai a recensire fumetti alieni su un blog, ma che in effetti sarebbe più giusto chiamare Engineer Rifle: in effetti è difficile addirittura datarne la prima apparizione.

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Svelato il mistero delle tute degli Ingegneri!

Cover di Mark A. Nelson

«Dovevo muovermi con grande attenzione nel fare ipotesi su alcuni aspetti su cui poggia la mitologia del film Alien. Per esempio sulla vera identità dello “space jockey”. Ho analizzato sia il film che gli scatti del set, ma non avrei mai immaginato che la “faccia” elefantiaca della creatura fosse, come si vede nel film Prometheus del 2012, una maschera d’ossigeno per un pilota umanoide.» (traduzione di Giorgio Saccani, 2017)

Queste parole di Mark Verheiden scritte nel 2016, come introduzione al volumone del 30° anniversario del suo geniale fumetto, testimoniano di come lo sceneggiatore nel 1988 si sia trovato a dover interpretare qualcosa che nel film di Ridley Scott volutamente era lasciato senza spiegazione: l’identità del Pilota, quell’essere il cui petto squarciato anticipa il ciclo vitale alieno agli improvvidi esploratori della Nostromo. Al momento di scrivere il primo fumetto alieno, lo splendido Aliens: dieci anni dopo, Verheiden ricostruisce a proprio gusto un esemplare vivo del Pilota.

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Stargate Alien: Palle volanti! (2009)

A circa mezz’ora dall’inizio di Prometheus (2012) di Ridley Scott finalmente entriamo nella piramide aliena, nata dalla passione esoterica di O’Bannon del 1976 e disegnata riciclando il Castello degli Arkonnen di H.R. Giger, nato per l’abortito Dune del 1975. Insomma, vecchiume riciclato e pitturato da novità.

È ora di tirare fuori le palle!

Poi una novità, o supposta tale. (E quando una verità è supposta, si sa già dove andrà a finire.) Invece di andare in giro a casaccio per una struttura aliena, si prende la saggia decisione di inviare prima una sonda a mapparla: quel simpaticone di Fifield (Sean Harris), che già ad inizio film non vediamo l’ora che muoia male per quanto è gradevole come personaggio, tira fuori dalla sua borsa delle sfere… e le libra in aria.

In effetti ogni volta che Fifield è in scena, le palle girano!

Le due sfere cominciano a volare – non si sa come – e percorrendo i vari corridoi li scansionano ed inviano i dati alla Prometheus, così che il computer di bordo li elabori e sul tavolo di lavoro crei man mano l’ologramma della piramide. Gran bella idea, chi l’ha avuta? Che domande…

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Star Trek Alien: Datalore (1988)

Per citare là, dove è giusto citare

Gli scienziati del futuro dovranno studiare quale componente del COVID-19 ha risvegliato così tanto interesse per Star Trek, comunque dopo aver spinto il sottoscritto, storico odiatore di qualsiasi cosa non avesse Kirk protagonista, ad iniziare a recuperare tutte “le piste delle stelle” (come traduceva la Mondadori degli anni Settanta), e poi ad andare a riempire di commenti Sam Simon con il suo viaggio in “The Original Series” e “Voyager“, ora anche Evit del blog Doppiaggi italioti ha iniziato il suo recupero, partendo da “Star Trek: The Next Generation“.

Io ho completato il mese scorso il mio viaggio in TNG (dopo quello in DS9), quindi mi mangio le mani per non aver colto la deliziosa piccola citazione aliena nell’episodio Datalore (1×13, 18 gennaio 1988, in Italia dal 3 agosto 1992), diretto da Rob Bowman e sceneggiato da Robert Lewin e Gene Roddenberry.

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No Lovecraft in Alien (2020)

Oggi, 130 anni fa, nasceva Howard Phillips Lovecraft: ecco il blogtour per festeggiarlo:

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[2012-04] Jon Spaihts su “Screem” 24

Traduco questa intervista a Jon Spaihts, creatore originale di Prometheus (2012) prima di dover lasciare il suo posto a Damon Lindelof, apparsa sul numero 24 della rivista “Screem”.

Purtroppo è stata condotta quando ancora non si sapeva nulla del film, di là da uscire, quindi sono spesso domande a casaccio sparate alla cieca, a cui Sapihts non può rispondere, ma le prime ci regalano una bella parentesi sulla nascita del film.

Da sottolineare come all’incirca nello stesso periodo Spaihts stesse registrando l’audio-commento di Prometheus, che sarà poi presente nell’edizione Blu-ray, e la genesi del film la racconta praticamente uguale.


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[2020-03] Prometheus su Rai4

Stasera, alle 21.10 su Rai4, torna Prometheus (2012): la prova che è stato un bene che nel 1979 Ridley Scott non avesse soldi da buttar via!

E a tal proposito, a seguire Alien: Director’s Cut (2004).

Fra le due trasmissioni c’è una puntata di “Wonderland” dedicata alla saga di Alien, probabilmente quella già trasmessa in precedenza.

L.

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[2012-06] Noomi Rapace su “Fangoria” 314

Traduco questa intervista a Noomi Rapace apparsa sulla rivista specialistica “Fangoria” numero 314 (giugno 2012), in merito all’imminente uscita del film Prometheus.


Prometheus Rising

di John Nicol

da “Fangoria”
numero 314 (giugno 2012)

Noomi Rapace rinuncia al tatuaggio del drago in favore di una tuta spaziale
nell’atteso film di fantascienza epica di Ridley Scott

Nel 1979 i fan della fantascienza e del fantastico si stavano ancora riprendendo da Star Wars che già la 20th Century Fox cercava il suo nuovo grande successo di genere: sarebbe stato Alien, un orrore spaziale che era senza dubbio l’antitesi di George Lucas? Andò proprio così. La frase di lancio «Nello spazio nessuno può sentirti urlare» divenne una delle citazioni più note della storia di Hollywood, e il film stesso – elegante, sanguinolento, d’atmosfera e terribilmente spaventoso – cambiò per sempre l’orizzonte del genere fanta-horror.

Il grande successo di Alien era ampiamente attribuibile alla visionarietà della regia di Ridley Scott, con la sua tensione hitchcockiana, e agli scrittori Dan O’Bannon e Ronald Shusett. Aggiungete con gli iconici disegni di H.R. Giger dello xenomorfo e la musica tesa di Jerry Goldsmith ed avrete uno del migliori film di genere misto mai fatti. Lo spazio non era più una landa misteriosa da conquistare, una terra promessa galattica, bensì un posto terrificante dove combattere per la sopravvivenza.

Dopo aver spaventato a morte gli ignari spettatori, Alien ha conosciuto tre seguiti, numerosi libri, dozzine di videogiochi e miscugli vari (compresi due mediocri film di Alien vs Predator) oltre ad innumerevoli imitatori. Nella nostra epoca di riproposizioni e rilanci senza fine, voci di corridoio hanno iniziato a speculare sulle intenzioni della Fox riguardo Alien. Molti hanno avuto reazioni ambivalenti: potrebbe essere una brillante rivisitazione o un disastro terribile. Poi l’anno scorso è uscita la notizia che Scott non solo sarebbe tornato alla fantascienza, ma addirittura alle sue radici, dirigendo ciò che si supponeva essere un prequel di Alien.

Quel film è Prometheus, e mentre sto scrivendo è ancora pesantemente avvolto dal mistero: la 20th Century Fox rivelerà tutti i suoi segreti all’uscita del film, il prossimo 8 giugno. Ciò che sappiamo è che il cast comprende talenti come Michael Fassbender, Charlize Theron, Guy Pearce e, forse ancora più interessante, la bellissima Noomi Rapace, della trilogia The Girl with the Dragon Tattoo [titolo inglese del romanzo Uomini che odiano le donne (2005) di Stieg Larsson. Nota etrusca) che è già apparsa ad Hollywood nel flim Sherlock Holmes. Gioco di ombre (2011). “Fangoria” ha l’opportunità di sedersi con Rapace, che interpreta l’archeologa Elizabeth Shaw. Diplomaticamente l’attrice ci fornisce sufficienti indizi intriganti senza rivelarci alcun dettaglio, mantenendo la severa segretezza fino alla fine.

Fangoria: Prima la trilogia di Stieg Larsson poi il film con Sherlock Holmes ed ora Prometheus: hai intenzione di fare un viaggio dritta verso le stelle?

Noomi Rapace: Non riesco a vedermi dall’esterno. Non penso alle stelle o a diventare famosa: non la vedo in quella prospettiva. Sto facendo lo stesso lavoro e cercando di focalizzarmi su quello, senza pensare molto al resto.

Sembra che ti concentri su ruoli di donne forti, come Lisbeth Salander prima ed Elizabeth Shaw ora. Lo fai coscientemente?

È sempre più interessante e affascinante entrare in un personaggio che lotta per qualcosa, qualcuno che abbia obiettivi e sogni, ma anche difficoltà. Sono attratta da personaggi che abbiamo un piede nella zona oscura e uno in quella chiara, che facciano avanti e indietro fra due modi diversi di vivere.

Come ti senti ad essere diventata un’icona tosta e un modello per altre donne? E quali sono le reazioni dei tuoi fan maschi?

Non trovo alcuna differenza fra i miei fan uomini e donne. Credo che i personaggi che ho interpretato siano molto umani: non si tratta di essere donna pronta a reagire. Ho sempre cercato di vedere l’intera persone, non fossilizzarmi nella prospettiva femminile.

Ti sei ispirata ad altre eroine del cinema?

È strano, perché sono cresciuta guardando film e vivendo attraverso di essi, ed ho sempre considerato eroi i personaggi maschili, e mi sono sempre rivista in loro. Naturalmente ho avuto alcune eroine femminili, come Sigourney Weaver nell’Alien originale o quando ho visto Terminator con Linda Hamilton. Per ciò non vedo alcuna differenza fra i miei fan uomini e donne: credo che tutti loro vedano in me più un’attrice, che una donna.

Sebbene questo non sia un film di Alien, non si possono ignorare le somiglianze, specialmente fra il tuo ruolo e quello di Ripley. In cosa sono simili i personaggi, e in cosa sono diversi?

Vedo le somiglianze, puoi vedere aspetti di Ripley in Elizabeth. Credo che Elizabeth sia più femminile, più donna: dovrete conoscerla meglio ed avvicinarvi di più a lei per sapere come durante il film la sua vita verrà trasformata. Ha una relazione e saprete di più sulla sua infanzia. All’inizio è una credente che combatte per i propri sogni, cercando di persuadere la gente ad intraprendere questo viaggio e a credere. A metà film si trasforma in una sopravvissuta e in una combattente.

Puoi parlarci della tua esperienza nel collaborare con una leggenda come Ridley Scott?

Ho adorato lavorare con Ridley, è stato assolutamente fantastico. È un eroe e un’icona, e ha fatto così tanti film grandiosi e lavorato così a lungo e ha avuto una vita così incredibile. Ma la cosa strana è che non ho mai sentito che fosse più grande di me: non mi è mai passato per la mente! Sento che abbiamo creato qualcosa insieme, e che parliamo la stessa lingua.

Puoi spiegare meglio?

Ho capito ciò che stava cercando, ciò che voleva che io facessi, e ho sentito che riuscivamo a comunicare molto bene in una sorta di connessione silenziosa che va al di là del genere e dell’età, dal fatto che io sono una donna e lui un uomo. È stato fantastico lavorare con lui, e sentivo che era accanto a me e al mio personaggio in ogni scena.

Questo film e la sua produzione sono avvolti dalla segretezza: quant’è stato difficile mantenerla tutto il tempo?

Quando giro entro in una specie di bolla, è come se salutassi il mondo che mi circonda ed entrassi in un altro, popolato dalle persone con cui sto lavorando. Con loro puoi condividere ciò che stai facendo e i problemi della situazione, senza preoccuparti di cosa puoi o non puoi dire. È più difficile ora, che non sto più girando ma sto facendo interviste. Mi sono state date tantissime note su ciò che posso o non posso dire e in un certo modo è divertente: mi piace avere dei segreti! Mi diverte cercare di spiegare senza in realtà dire niente.

Ti è permesso dire cosa sia “Prometheus”?

È molto di più di un semplice film di fantascienza. In alcuni giorni, quando arrivavo sul set e vedevo cosa stavano costruendo – le strutture, i mostri, ecc. – era spettacolare e mi toglieva il fiato. Era qualcosa che non avevo mai visto prima. Credo che il film sarà un successo. Parla di così tante cose sulla vita e sull’essere umano, ed esplora lo scopo stesso della vita, ciò che siamo e da dove veniamo. E quale sarà il passo successivo.

Se il film sarà un successo come previsto, Scott ha lasciato spazio per eventuali seguiti?

Naturalmente sarebbe un sogno per me lavorare ancora con lui.

[Povera Noomi… Nota etrusca.]


L.

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[2012-12] Prometheus (DVD) + Scene tagliate

Davvero una gran bella idea far uscire a dicembre un film che si svolge a dicembre! Così malgrado il copyright riporti 2013 Amazon attesta al dicembre 2012 l’uscita del DVD di Prometheus di Ridley Scott.

Questa edizione è particolarmente povera, nella tradizione di far uscire prima il prodotto nudo e crudo e poi fare diecimila edizioni sempre più complete. Temo però che vista l’enorme pernacchia del film quelle edizioni se le siano sbattute tutte in faccia: io un po’ ne ho comprate, ma mica posso fare tutto da solo!

Visto che l’unico contenuto di questo DVD miserello è costituito dalle scene tagliate, ne approfitto per lasciarne una schedatura.

I virgolettati che presento sono la trascrizione dei sottotitoli italiani curati da Emanuela Mancuso.


1. T’is the Season

Mentre Meredith Vickers (Charlize Theron) deambula nei locali della Prometheus con i suoi due metri di manico di scopa infilati su per il deretano, vede il capitano Janek (Idris Elba) che addobba l’albero di Natale. La sua spiegazione è frutto di un lavoro di sceneggiatura davvero accurato:

Janek: È Natale. Abbiamo bisogno delle feste per ricordarci che il tempo non si è fermato.

Vickers: Da quanto mi risulta, il tempo non si ferma.

Janke: Primo viaggio nel profondo, eh?

La scena è in parte presente anche nel film, ma viene sbrigativamente interrotta: qui invece arriva fino al punto che Janek piazza l’albero al centro di un tavolo.

Ora sì che l’inutile personaggio del capitano acquista spessore…


2. Skin

I due mentecatti decerebrati che rimangono incastrati nella montagna – Fifield e Millburn, i due nomi della vergogna che ogni sceneggiatore dovrebbe appuntarsi come il massimo dell’abominio – mentre vagano come due coglioni a toccare roba aliena trovano una pelle abbandonata, che in realtà sembra più un paio di mutande lise. E cosa fa quel genio di Millburn? Annusa la pelle. Maniaco…

Guarda, le mutande di uno xenomorfo!

Cosa ci fa una pelle abbandonata in un luogo morto da duemila anni?


3. We’re not Alone Anymore

Prima dell’inspiegabile e misteriosa scena in cui analizzano una testa di Ingegnere morta da duemila anni, che non si capisce bene perché esploda, la dottoressa Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) tiene una sorta di comizio con l’equipaggio, tutta contenta di aver dimostrato che è esistita un’altra razza nell’universo.

«Una donna in Africa mi ha raccontato una storia su come sia nato il mondo. Mi ha detto… Prima c’era il sole, ma non aveva nessuno su cui brillare. Così il sole creò l’uomo, e l’uomo guardò il sole e gli chiese: “Perché mi hai creato?”. E il sole disse: “Perché ero solo”. Per tutta la mia vita ho cercato quello che abbiamo scoperto oggi. Non siamo più soli. Salute.»

Giustamente il suo compagno Holloway (Logan Marshall-Green) gli fa notare che essendo tutti morti gli Ingegneri, tecnicamente sono ancora soli, ma passa per cinico…

Ah, ritorna l’alberello di Natale…


4. Strange Bedfellows

Prima di riappacificarsi con il compagno (nel frattempo “infettato” da David), la Shaw mentre mangia con le bacchette (ma perché?) si riguarda il video-log attivato nella montagna, che mostra l’ingegnere che duemila anni prima è morto decapitato in una porta. (La trovata del video-log, lo ricordo, ha sospette somiglianze con una trovata praticamente identica del romanzo Aliens: Steel Egg.)

Nel futuro mangeremo tutti con le bacchette?

È incredibile che la scena sia stata tagliata di netto dal film, perché in essa la Shaw spiega la sua teoria secondo cui l’Ingegnere morto non stesse correndo perché inseguito ma perché avesse un’infezione in corso, rimasta sopita poi per duemila anni e riattivata quando hanno portato la sua testa in laboratorio. Questo spiegherebbe l’esplosione: perché non dirlo nel film?

Holloway ne approfitta per continuare nel suo ruolo da cinico, sottolineando come quegli Ingegneri non siano palesemente degli dèi, quindi tutto il misticismo che pervade la Shaw non ha motivo d’essere, e infine se ne esce con la frase-chiave del film:

«Noi siamo solo uno stupido esperimento, e la Terra non era altro che una dannata provetta. Tutto qua».

Ne segue un attacco intimo di Holloway, che chiede alla Shaw perché abbia viaggiato così lontano: cosa vuole chiedere agli Ingegneri? Il perdono per i propri peccati? O il perché della morte dei propri cari?

Domande mistiche, poste in pigiama

Questa scena di tre minuti rappresenta il miglior dialogo del film: perché tagliarla di netto? Non era meglio togliere tre minuti di stupidaggini altrove? C’è solo l’imbarazzo della scelta…


5. David’s Objective

Una scena di pochi secondi in cui David (Michael Fassbender) ripristina il collegamento con la Vickers dopo averlo volutamente staccato.


6. A King Has His Reign

La Vickers rimane sola con il padre Peter Weyland (Guy Pearce) – o almeno lo chiama “padre” – e i due parlano in modo molto duro, finché lei gli dice:

«Guardati… Io ti rispettavo, ti ammiravo… Non sei nient’altro che un vecchio spaventato, e sono stanca di aspettare che quell’ultimo pietoso respiro esca dalla tua dannata bocca.»

Un altro grande personaggio inutile e sprecato del film

Malgrado la scena tagliata duri più di tre minuti, in realtà è solo questa frase che è stata realmente tagliata dal film (o almeno mi pare). E purtroppo non aggiunge nulla al rapporto tra Vickers e papà Weyland: Scott vuole che ognuno si faccia il proprio film, perché lui non dice niente né spiega una mazza…


L.

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