[1992-10] Aliens: Horror Show

Cover di David Roach

Nei primissimi anni Novanta la Dark Horse Comics di Mike Richardson sta sfondando alla grande. L’acquisizione del marchio Aliens nell’88, Predator nell’89, Terminator nel ’90, Indiana Jones nel ’91 e Robocop nel ’92 ha garantito un afflusso massiccio di fan cinematografici, e visto che dal 1986 la casa distribuisce nelle fumetterie una pubblicazione gratuita che presenta alcune tavole dei propri fumetti – chiamata Dark Horse Presents – il 1992 è l’anno in cui fare un passo in avanti. Un grande passo in avanti: presentare una testata con fumetti inediti per stuzzicare i lettori.
Dark Horse Comics” è un gioiellino, uno snello fascicolo con storie brevi a puntate con protagonisti tutti i personaggi cinematografici citati, con in più altri eroi della casa  – come il Timecop di Mark Verheiden che diventerà un film con Van Damme – presentati con una “capoccetta” in alto a sinistra in pieno Marvel Style.
Io ho avuto l’onore e il piacere di conoscere sin dall’inizio questa testata e di seguirla assiduamente e voracemente per qualche anno. Il numero 3, ottobre 1992, presenta “Aliens: Horror Show”: una storia aliena inedita che nell’aprile 2018 è arrivata in Italia nel numero 13 del mensile “Aliens” della saldaPress.

Una guerriera del sogno

Luna City è un avamposto umano che ospita i superstiti dell’invasione aliena della Terra, che abbiamo incontrato in Aliens. Book One (1988) di Verheiden. Qui si sta studiando un sistema tecnologicamente sofisticato per registrare gli incubi di alcuni soggetti… tempestati ovviamente da creature xenomorfe.
Sarah Byam scrive una storia in tre parti troppo onirica per risultare soddisfacente, ma comunque gustosa, con una protagonista che – quasi come nel film Dreamscape (1984) – usa i sogni per colpire l’alveare alieno e allo stesso tempo fermare gli spietati scienziati umani.

La storia – disegnata da David Roach – viene ristampata nel 2013 all’interno della titanica serie Aliens Omnibus.

L.

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[1994-09] Aliens vs Predator: Blood Time

Cover di Paul Mendoza

Dopo l’esperienza di “Insider” (1992-1993), Randy Stradley si è talmente divertito a raccontare una battuta di caccia di Predator che ripete l’operazione sul numero 25 della rivista “Dark Horse Comics” (settembre 1994), storia che si cala all’interno dell’universo condiviso dell’epoca.

Nuovo giorno, nuova caccia

In questa storia brevissima, infatti, vediamo il giovane Two-Stripes cimentarsi in un valoroso rito di passaggio, guidato insieme ad altri dal capo Top-Knot.
Mentre il suo compagno Light-Stepper perde una mano per colpa del sangue acido alieno, Two-Stripes si ricopre d’onore: non sa però che l’onore ha un prezzo altissimo. Sarà lui a rimanere sul pianeta e a fare da incubatrice di alieni, in vista della prossima caccia.

Light-Stepper nell’azione che gli moncherà la mano

Mentre il monco Light-Stepper si prepara a riapparire in Aliens vs Predator: Duel (marzo 1995) ed Aliens vs Predator: War (maggio 1995), il capo Top-Knot  finisce citato nel romanzo Aliens vs Predator: Hunter’s Planet (dicembre 1994) di David Bischoff e nel fumetto War, con relativa novelization (dicembre 1999) di S.D. Perry: in entrambe queste ultime citazioni Top-Knot viene presentato come capo dell’azione raccontata in Aliens vs Predator 2 (1992) di Randy Stradley.

Two-Stripes nel suo fugace attimo di gloria

Al povero Two-Stripes non rimane neanche la soddisfazione del “modellino”. Il disegnatore Phill Norwood infatti lo ritrane con una testa aliena impilata sulla lancia, cioè la stessa posa che nella Alien and Predator Figure Collection viene attribuita a Scar
La sua è stata davvero una vittoria inutile.

L.

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[1994-04] Predator: Blood on Two-Witch Mesa

Cover di Brom

La Dark Horse Comics è lanciatissima nel presentare brevi storie inedite nel suo mensile a fumetti dallo stesso titolo, “Dark Horse Comcis”, e nell’aprile 1994 (n. 20) appare la prim parte della saga in due puntate Predator: Blood on Two-Witch Mesa di Terry LaBan.
I disegni sono di Howard Cobb.

Non avevo mai letto prima questa storia, e con gran sorpresa ritrovo protagonista Enoch Nakai, l’eroe di Predator: Big Game (1991).

Enoch ripensa alla sua avventura in Predator: Big Game (1991)

Le sue ferite fisiche stanno guarendo ma quelle psicologiche sono tutt’altro problema, e ogni notte si sveglia urlando dopo aver sognato il Predator. L’esercito l’ha mandato via: chiuderà un occhio sui casini che ha fatto solo perché ha fatto fuori la creatura. Enoch però non se la caverà così facilmente con la propria donna.

 

Vedendolo depresso e angustiato, il nonno prende Enoch da parte e decide di rivelargli un segreto: quella creatura non era scesa nella zona per la prima volta. L’aveva già fatto anni prima, quando il padre del nonno di Enoch lavorava per l’uomo bianco a Two-Witch Mesa.
Irrispettosi della zona sacra, i lavoratori e i padroni bianchi si erano trovati ad affrontare un Predator che ha fatto fuori tutti.

La storia è molto snella e veloce, ma si chiude con Enoch che decide di aiutare il Governo a gestire i Predator nelle loro future stagioni di caccia: ci vorranno più di vent’anni, ma sono già pronte le basi per Predator: Hunters (2017).

L.

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[1993-11] Aliens: Cargo

 

Cover di George Pratt

Nei numeri 15 e 16 (novembre-dicembre 1993) del mensile a fumetti “Dark Horse Comics”, splendida testata diretta da Randy Stradley, appare la storia breve Aliens: Cargo.

Gerald Cole è un trafficante di Xeno-Zip, la droga sintetizzata dalla pappa reale aliena, che però ha deciso di cambiar vita: troppi pericoli, troppi rischi, un’ultima consegna e poi basta.
Attraccato al cargo del suo boss Vasco e consegnata la merce, Gerald si rende conto che la grande nave è completamente vuota: come mai? Un messaggio video del suo capo risolve l’arcano: c’è un alieno a bordo che salverà al trafficante il compenso finale!
Riuscirà Gerald a sopravvivere e a vendicarsi?

Dan Jolley ai testi e John Nadeau ai disegni confezionano una deliziosa piccola storia da leggersi in un soffio: ad avercene!

L.

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[1993-12] Predator: The Hunted City

Cover di George Pratt

Torniamo al mitico mensile a fumetti “Dark Horse Comics“, splendida testata diretta da Randy Stradley, per una storia in tre parti dal titolo Predator: The Hunted City, apparsa dal numero 16 (dicembre 1993) al numero 18 (febbraio 1994).

Charles Moore ai testi e D. Alexander Gregory ai disegni ci portano nella Manhattan del 1947: una vera giungla.
Gli scagnozzi del gangster Bernie Jinks stanno dando la caccia ad un uomo che si rivela un avversario troppo forte, e quando questi  – fatti fuori gli sgherri – si ritrova davanti un Predator, ciò che dice è puro mito.

«Fammi indovinare, non sei di queste parti. Quindi magari non hai sentito… che nessuno cazzeggia con Tony Vincenzo!»

Quando la polizia arriverà sul posto, troverà un massacro che non sa spiegare: non sembra il solito regolamento di conti criminale, ma un vero e proprio mattatoio.

Le vicende dei gangster in guerra si arricchisce della figura del Predator che però stavolta è protagonista di un effetto molto curioso: nessuno ha paura di lui! Lo scambiano per uno dei tanti scagnozzi dei boss rivali e quindi viene aggredito da chiunque: mi sa che ha scelto un periodo e un luogo sbagliato per la sua caccia.

A nulla potrà la forza del Predator contro il crimine newyorkese: questa stagione di caccia è andata decisamente male.

L.

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[1993-05] Predator: The Pride at Nghasa

Cover di Derek Thompson

Bella annata, il 1993, quando un maestro come Chuck Dixon scriveva una storia in tre puntate per la rivista mensile “Dark Horse Comics” di Mike Richardson (già capo della casa omonima), dove portava un Predator nell’Africa degli anni Trenta con i disegni del grande bonaerense Enrique “Quique” Alcatena.
Dal n. 10 (maggio 1993) al n. 12 (agosto 1993) esce Predator: The Pride at Nghasa, raccolta poi nel marzo 1995 all’interno dell’antologia Predator: Jungle Tales.

Serengeti, Africa, 19 agosto 1936. Le leggende dei locali parlano di un corpo celeste chiamato “la stella cacciatrice” (hunting star), che arriva una volta ogni vita – due volte, se si ha la fortuna di vivere a lungo – e sempre in una stagione di caldo eccezionale. Quando la terra brucia e l’aria è intrisa dell’odore del sangue.

I britannici accampati nella zona ridono di questi racconti da selvaggi: ridono di meno, mentre un Predator li polverizza…

Puoi non credere al Predator… ma lui crede in te!

Quando la notizia arriva ai guardiacaccia della Kildeer Station – John Copeland (l’io narrante), Reginald Barrows e Waji – ovviamente non credono ai locali, che parlano di “diavolo della foresta”, e lasciano che dell’incidente di Nghasa si occupi l’emissario della Corona appena arrivato: Sir James Neville Ramsay.
Mentre i nobili si fanno salamelecchi britannici, nella notte un’ombra attende di tornare a caccia…

Il riposo del cacciatore

Non serve molto perché i guardiacaccia arrivino a Nghasa e si ritrovino davanti il Predator in piena stagione di caccia. Malgrado la supponenza britannica, le loro armi sono ridicole di fronte a quelle del cacciatore alieno, e in breve tempo rimane in vita solo Copeland.
Può fuggire perché disarmato, ma la sua vera fortuna è che in Africa c’è un predatore in grado di avere la meglio anche sul Predator: il coccodrillo.

Scontro di titani!

Ferito gravemente, il Predator non molla la preda e sarà dura per Copeland sfuggire e nascondersi, e ciò che lo salva è il fatto che sentendosi ormai vicino alla morte, il cacciatore si lascia sprofondare in un fiume. Che fosse un dio o un demone, è stato sicuramente un grande cacciatore.

Storia veloce e ghiottissima, disegnata da un maestro e scritta da un altro: bei tempi quando in fumetteria potevi trovare riviste con queste storie…

Chiudo con la cover gallery:

L.

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[1992-11] Predator: Blood Feud

Cover di Leo Durañona

Nel 1992 il Predator è uno dei personaggi di punta della Dark Horse Comics di Mike Richardson, tanto da potersi permettere un trattamento “di favore”: per una piccola storia viene chiamato un grande autore.
Nel novembre del 1992 infatti su “Dark Horse Comics” appare la breve storia Blood Feud scritta da Neal Barrett jr. (1929-2014), storico autore di fantascienza.
I disegni sono affidati all’argentino Leo Durañona.

Echi da un passato lontano

La storia è divisa in quattro parti – dal numero 4 (novembre 1992) al 7 (febbraio 1993) della testata – e racconta del giapponese Juta meno noto come l’assassino cieco.
Juta è cieco e cerca un impianto tecnologico per riacquistare la vista, ma d’un tratto comincia ad avere flashback dal passato, da un Giappone medievale in cui i suoi antenati samurai dovevano affrontare una strana e terribile creatura.
La stessa creatura che ora appare a Juta, e succede una cosa strana: lui la vede!

Samurai moderno contro samurai alieno!

Al di là del fascino dell’idea di un cieco che capti le onde emesse dai Predator, la forza della storia sta tutto nello scontro fra il samurai moderno e il samurai alieno. Un one shot delizioso splendidamente illustrato.

L.

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[1992-08] Predator: Rite of Passage

Cover di Dave Dorman

A sei anni di distanza dalla rivista “Dark Horse Presents”, dedicata alla anteprime e alla storie brevi inedite, la Dark Horse Comics vara una nuova snella rivista mensile dove presentare one shot per stuzzicare la curiosità dei lettori sui propri personaggi.
Il titolo non sarà originalissimo – “Dark Horse Comics“, come la casa editrice – ma per il primo numero si è puntato in alto: una copertina “a soffietto”.

Io ho avuto il piacere e l’onore di aver comprato il primo numero in quell’agosto 1992, in una fumetteria di importazione a Roma, ed è proprio dal mio archivio che presento la copertina completa, come non se ne trova più in giro: la splendida illustrazione di Dave Dorman dove appaiono i protagonisti dei quattro racconti inediti presenti nell’albo. I quattro eroi freschi freschi della casa.
Da sinistra: Renegade, Robocop, Predator e lo sfortunato Timecop, morto con il film che invece doveva lanciarlo.

Renegade, Robocop, Predator e Timecop secondo Dave Dorman

Ian Edginton ai testi e Rick Leonardi ai disegni ci portano in un’Africa senza tempo e soprattutto senza dialoghi: la storia Predator: Rite of Passage infatti è muta!

Un Predator atterra e inizia la sua stagione di caccia colpendo un villaggio di cacciatori. Quando il protagonista umano torna dalla sua, di caccia, e scopre il massacro inizia la lotta. Un colpo fortunato ferisce il Predator ma servirà ben altro per neutralizzarlo.

Delizioso one shot senza parole che apre il primo albo di questa lunga testata.

A molti anni di distanza dalla mia prima lettura, scopro con sorpresa che questa storia è apparsa in Italia: si trova come appendice del volume Predator vs Judge Dredd (che recensirò quanto prima), MagicPress, maggio 2000.

L.

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[1994-06] Aliens: Mondo Pest

Cover di Ronnie Del Carmen

Cover di Ronnie Del Carmen

Dopo alcune storie brevi – come Aliens: Cargo e Alien – il mensile a fumetti “Dark Horse Comics” (della casa omonima) presenta una più corposa saga aliena divisa in quattro puntate.
Scritta da Henry Gilroy e disegnata da Ronnie Del Carmen, ecco “Aliens: Mondo Pest“, apparsa dal numero 22 (giugno 1994) al n. 24 (agosto 1994) della rivista diretta da Randy Stradley, ristampato poi in un unico volume nell’aprile del 1995.

Mai voltare le spalle agli xenomorfi

Mai voltare le spalle agli xenomorfi

Simon Plowright, direttore della Colonia Oryza, ha chiamato un “disinfestatore” per problemi di alieni: si presenta il rude Mondo Pest. Per errore gli sparano addosso danneggiandogli la navicella, e il disinfestatore scopre ben presto che la colonia in cui è rimasto incastrato finché non ripara la propria nave… è poverissima e non può pagargli la parcella.
Insomma, davvero una gran brutta giornata!
Poi ci si mette subito un bello scontro con il branco di alieni che infesta la miniera locale, e il piatto è completo quando durante lo scontro Mondo Pest perde una mano, strappata a morsi da un Alien.

Ora si gioca coi grandi

Ora si gioca coi grandi

Come al solito ogni tentativo di arginare l’invasione aliena risulta inefficace, ma il succo della storia è vedere un eroe caciarone come Mondo Pest in azione. Quando rapiscono il bambino con cui aveva fatto amicizia, scatta l’effetto Ripley di Aliens e si torna in miniera a salvarlo e a saldare il conto con gli xenomorfi. Un conto salatissimo.

Storia veloce ma più ricca e divertente delle altre su rivista: un gioiellino!

L.

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[1994-01] Aliens: Alien

Cover di Paul Mendoza

Cover di Paul Mendoza

Storia breve ma intensa, apparsa sulla rivista a fumetti “Dark Horse Comics“, che Randy Stradley curava nei primi anni Novanta per la omonima casa editrice di Mike Richardson.
Nei numeri 17, 18 e 19 (gennaio, febbraio e marzo 1994) appare a puntate la storia dal semplice titolo Alien, dove i disegni di Paul Mendoza accompagnano un’altra grande sceneggiatura di John Arcudi.

I nostri amati xenomorfi, si sa, sono dei giramondo (anzi, girauniverso) e li si ritrova un po’ dappertutto nella galassia. Così non ci stupiamo nel trovarli in un pianeta sperduto abitato da strane creature, umaniformi e organizzate come le antiche società tribali terrestri.
Il villaggio alieno è in subbuglio perché la creatura xenomorfa nottetempo si fionda nelle capanne e si pappa l’abitatore: servirebbe un nobile e valoroso guerriero che vada a stanarla di giorno e la uccida. A trovarne, però, di valorosi guerrieri…

Messa insieme, bene o male, una squadra di guerrieri o aspiranti tali, si parte per il deserto e non c’è da aspettare molto prima che lo xenomorfo si faccia vedere. Lo scontro è tremendo e solo un guerriero rimane in vita, rifugiandosi in una grotta: guardandosi in giro scopre che non è una grotta… bensì l’interno di un’astronave naufragata, da cui il mostro è provenuto.
Mentre decide il da farsi, il guerriero pavido scopre che un’altra creatura è sopravvissuta al naufragio… una creatura che l’alieno non sa che si chiama “essere umano”.

Storia veloce e deliziosa, con Arcudi non si sbaglia mai: ad avercene mille altre di storie aliene similari!

L.

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