Storia dei fumetti alieni 9. Fuoco e pietra, Vita e morte

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte nona)

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Alien: Isolation (2014) La storia

Il 30 luglio 2019 finalmente la Titan Books ha rilasciato il romanzo Alien: Isolation, che è subito apparso nel mio lettore Kindle, avendolo prenotato con largo anticipo.
Mentre lo sto leggendo, mi preme separare la trama del videogioco da quella del romanzo-novelization, quindi mi decido a pubblicare questo post, il cui testo in realtà ho scritto mesi fa.

Grazie agli youtuber, ho trovato in Rete gameplay completi di Isolation, una decina di ore di video nelle quali ho potuto seguire la trama per intero, compresa la lettura di documenti lasciati in giro come arricchimento della storia: essendo totalmente inabile ai videogiochi, da solo non avrei mai potuto completare il gioco, così invece mi è bastato seguire i video creati da chi l’ha fatto.
Curiosamente solo dopo questa mia visione è uscito Alien: Isolation – The Web Series, cioè esattamente la stessa storia raccontata tramite gli intermezzi cinematici del gioco.

Dunque il testo che segue è la trama del videogioco scritto da Dan Abnett, nei cui crediti finali però sono citati anche i nomi di Dion Lay e Will Porter, che è dunque giusto menzionare.
Vedremo più avanti come verrà arricchita dal romanzo-novelization.


Alien: Isolation

Un certo Samuels della Compagnia informa Amanda Ripley che un vascello commerciale, la Anesidora del capitano H. Marlow, a Zeta Reticuli ha recuperato una scatola nera che proviene probabilmente dalla Nostromo, e l’ha portata alla Stazione Sevastopol, un deposito forniture della zona e un porto franco. Il vascello commerciale Torrens sta per partire alla volta della Stazione: a bordo ci saranno Samuels e la legale della Weyland-Yutani Nina Taylor (in seguito definita “amministratore esecutivo”)… e c’è un posto libero per Amanda Ripley.

Wallpaper di Alien: Isolation da WallpapersCraft

11 dicembre 2137. Sulla Svastopol (che si pronuncia Sevàst’pol) l’ufficiale coloniale [Colonial Marshal] Waits cerca di avvertire via radio la Torrens di gravi problemi riscontrati ma il messaggio è rovinato e Samuels, Taylor e Ripley provano lo stesso a salire a bordo: un’esplosione li disperde e solo Amanda riesce ad entrare nella Stazione, ignara del destino degli altri due.

La Stazione è gestita dalla Seegson Corporation, una compagnia “giovane” ma di basso profilo che ha risparmiato molto sui materiali. Il sistema di intelligenza artificiale chiamato Apollo gestisce tutti gli androidi Zeta che si trovano a bordo, malgrado la mancanza di gestione appropriata renda tutto fatiscente. La stazione è allo sbando per motivi ignoti, l’equipaggio è terrorizzato ed isterico: guidata dal rude Axel, Amanda dovrà attraversare gli ambienti della Stazione per raggiungere l’area comunicazione. Il viaggio è lungo e pericoloso, con i membri dell’equipaggio che si fanno violenti, ma quando Axel viene massacrato da una creatura misteriosa è chiaro quale sia il pericolo maggiore.

Stazione Sevastopol

Durante il viaggio Amanda trova un messaggio audio lasciato da un certo Porter per l’ufficiale coloniale Waits, in cui lo informa che la scatola nera della Nostromo è vuota:

«Questi cosi sono fatti per durare, quindi o qualcuno sulla Nostromo ha chiesto al computer di bordo Mother di svuotarla o i dati sono stati danneggiati prima che arrivasse qui.»

All’apparenza disinteressata a questa informazione vitale – che rende quindi del tutto inutile la “missione” – Amanda prosegue ed ha un brutto incontro con uno xenomorfo, da cui esce illesa per un pelo.

Scoperto che Samuels e Taylor ce l’hanno fatta e sono entrati in un punto lontano della Stazione, si reca verso di loro. La donna è ferita ed Amanda dovrà trovare l’infermeria risolvendo vari problemi, non ultimo l’alieno che sbuca fuori ogni tanto, ma ad un certo punto uno dei terminali riporta un’informazione ancora più grave della precedente, lasciata dall’ufficiale medico superiore Lingard all’attenzione di un certo Frank:

«Ho un corpo qui, fa parte delle ricerche dell’ufficiale: femmina, sui trent’anni, ferita al torace. Non so per quanto tempo l’ufficiale Waits voglia tenerlo qui, ma la situazione è molto delicata».

La dottoressa Lingard lascia anche un audio-messaggio in cui denuncia come Ransome, il capo operativo della Seegson, abbia fatto pressioni su di lei per impedirle di aiutare il “paziente zero”, una donna in fin di vita che sicuramente portava in sé un parassita.

Chi è questa donna la cui descrizione potrebbe far pensare a Ripley? In realtà da un successivo rapporto scopriamo che è stata eseguita un’autopsia su Catherine Foster, membro della Anesidora di 39 anni (nata il 20 gennaio 2098): probabilemnte è a lei che si riferiva la dottoressa Lingard.

Continuando le ricerche, Amanda viene a sapere che Marlow, il capitano della Anesidora, è stato fermato l’11 novembre 2137 e messo in arresto due giorni dopo per via del parassita che ha portato sulla Sevastopol: decide di parlargli in cella per convincerlo a dare ai sopravvissuti la possibilità di fuggire con la sua nave.
Parlando, e saputo che Amanda sta cercando la madre scomparsa con la Nostromo, Marlow racconta di quando hanno seguito un segnale fino su un pianeta, atterrati sul quale hanno scoperto uno strano relitto all’interno del quale c’era un argano lasciato dall’equipaggio di una nave, la Nostromo. Spento il messaggio alieno di soccorso (o supposto tale), esplorando la zona Foster viene a contatto con le uova aliene, da qui l’inizio dell’infezione che decimerà Sevastopol.

Il dirigente della Seegson, veniamo a sapere, capisce subito le potenzialità dell’alieno e vorrebbe consegnarlo al consiglio d’amministrazione della propria compagnia perché lo sfruttino, ma si ritrova abbandonato e soprattutto l’intelligenza artificiale Apollo prende il controllo di Sevastopol senza che si riesca ad impedirglielo. Come Amanda scoprirà, Apollo sta attuando l’ordine 939 della Weyland-Yutani emesso il 21 novembre 2137, che impone la protezione della creatura, lo stato di quarantena per la stazione e il blocco delle comunicazioni con l’esterno. Tutto il resto è secondario.

Dall’11 novembre, appena capito ciò che aveva portato a bordo Marlow, Waits ha iniziato a comunicare con la Weyland-Yutani – concorrente della Seegson – fino al 23 novembre successivo, quando ormai Ransome parla apertamente di acquisizione da parte della Weyland-Yutani.

Finalmente Amanda a bordo della Anesidora trova un regalo insperato: un messaggio diretto a lei lasciato dalla madre.

«Ciao Amanda, questo messaggio è per te, tesoro mio. Spero che riceverai questo messaggio un giorno. Sono nei guai. La mia nave… C’è stato un incidente, amore. Abbiamo trovato… una creatura aliena. Era molto pericolosa. L’unico modo per fermarla era distruggere la nave. Sto bene, sono in una scialuppa, molto lontana. Dovevamo distruggere la nave. Dovevamo distruggere la Nostromo. Non potevamo rischiare di portare quella bestia con noi. Dovevo proteggerti. Non preoccuparti… Non preoccuparti per me. Ci vediamo molto presto. Ti voglio bene, bambina mia.»

Visto che l’unica alternativa di fuga è la Torrens, Amanda torna sulla Sevastopol e fa di tutto per rendere possibile l’attracco della navetta: riesce a salirci un attimo prima che il sistema di autodistruzione della stazione spaziale faccia esplodere tutto, e la Sevastopol crolli sul pianeta intorno a cui orbitava. Ma non è finita, perché sulla Torrens Amanda trova un alieno ad aspettarla, e per sfuggirgli si ritrova nello spazio.
Da sola.

Chi arriverà a salvarla? Non si sa…

P.S.
Ricordo che dopo questi avvenimenti ritroviamo Amanda a fare cose senza senso con la sua amica Zula Hendricks nel fumetto Alien: Resistance (gennaio 2019).


La storia della Seegson

di Sebastian Sieg

Testo riportato da un computer
all’interno del videogioco

e trascritto dalla traduzione italiana del medesimo

Il 2034 fu l’anno della svolta. L’avvento della velocità superluminale portò la Seegson (allora nota come “Sieg and Son”) sulla strada del successo. La corsa nello spazio ebbe davvero inizio e, sotto la solida guida del nostro fondatore Josiah Sieg, la nostra compagnia era pronta per gli anni a venire.
La Sieg and Son costruì i componenti che permisero alle navi di estendersi nello spazio coloniale oltre la Terra. Secondo la storia, la Weyland Corporation non volle condividere la sua tecnologia FTL con le altre compagnie. Fortunatamente, Josiah Sieg era pronto a speculare, innovare e produrre.
Senza la Sieg and Son, il cielo avrebbe di certo avuto un altro aspetto.

La Sieg and Son si rivelò la colonna portante dell’espansione coloniale FTL, distribuendo componenti affidabili in grado di portare l’uomo nello spazio. In questo modo crebbe, e nel 2066 gestiva grandi impianti manifatturieri a Londra, Buenos Aires, Nagasaki e alla frontiera lunare Schickard-Wargentin.

Nel 2071, l’anno in cui la famiglia Sieg vendé le sue quote alla compagnia, la sua espansione continuò ad essere esponenziale. I tenaci avversari guardavano alla Sieg and Son con invidia, mentre questa diventava leader nella produzione di veicoli, prodotti chimici, attrezzature didattiche e materiali da costruzione.
Verso la fine del secolo scorso, ci fu un avvenimento che avrebbe forgiato il nostro futuro. La Sieg and Son divenne la Seegson. Abbiamo preso il nome con cui i nostri clienti ci hanno conosciuto per decenni, e l’abbiamo cambiato per affrontare il domani insieme, tra le stelle.

~

Dopo che la Weyland Industries aprì la strada ai viaggi a velocità superluminale, la Seegson trovò il successo nella produzione di massa dei componenti di volo, vitali durante la successiva corsa all’oro coloniale. La sua conseguente sovraespansione e la reputazione di produttrice di “alternative a basso costo” contro i prodotti di marchio WY sono ben note al pubblico.

La Seegson odierna sta tentando di cambiare la sorte degli avamposti coloniali in difficoltà. Stazioni come Sevastopol ricevono investimenti e le compagnie affiliate alla Seegson avviano gli affari. Tuttavia, gli schemi economici che un tempo funzionavano sulla Terra, non hanno avuto lo stesso riscontro nello spazio.

A Sevastopol gli androidi senza fronzoli prodotti in massa sono ancora nelle loro scatole, i macchinari nelle strutture di ricerca sono ancora coperti dalla plastica con cui sono stati consegnati, i moli commerciali sono usati solo per il fiorente mercato nero su cui i residenti della stazione fanno ormai affidamento.


Sevastopol:
avamposto del progresso?

di Julia Jones

Articolo riportato da un computer
all’interno del videogioco

e trascritto dalla traduzione italiana del medesimo

Nel bene e nel male, il diritto di essere in possesso di armi ci ha seguiti nello spazio coloniale. Sono soli, vulnerabili e lontani anni luce dalla legge. Chi potrebbe mai negare ai nostri viaggiatori la possibilità di difendere se stessi, le navi e le loro famiglie? L’altro lato della medaglia è Sevastopol, dove i crimini da arma da fuoco dilagano.

Tutti girano in tondo senza meta, in un angolo nascosto dello spazio. Sono depressi e afflitti. Chi ha potuto permettersi di andarsene l’ha fatto anni fa, abbandonando amici e vicini tra negozi vuoti, strutture scricchiolanti e i sogni dimenticati del boom economico nello spazio.

La gente di Sevastopol si sente ingannata… È stata invogliata da compagnie che hanno rifiutato di ammettere che la bolla dello spazio stava per scoppiare, è arrabbiata, disperata e sempre più divisa. I recenti giri di vite degli ufficiali coloniali sul mercato nero hanno aumentato il risentimento. Ogni giorno, sembra che la stazione si avvicini sempre più alla caduta libera.


L.

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Intervista a Dan Abnett (Bounding 2016)

Traduco l’intervista che Daniel Mills ha condotto per il sito Bouding into Comics allo scrittore Dan Abnett. (Ecco l’originale.)


Dan Abnett è uno dei più eclettici scrittori attivi oggi. Dall’oscuro mondo di Warhammer al recente Titans Hunt, l’autore si muove fra i generi come nessun altro. In questo periodo sta portando la sua versatilità ed esperienza nella serie Dark Horse Prometheus: Life and Death.

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[2018-09] Aliens Universe 6 Predator Life and Death

Cover di David Palumbo

La saldaPress continua la sua collana da libreria/fumetteria “Aliens Universe“, un’etichetta con cui traduce in italiano – grazie al bravo Stefano Menchetti – i cicli Fire and Stone e Life and Death dell’universo alieno della Dark Horse Comics, oltre ad altre saghe sparse ripescate dallo storico passato.

Il 13 settembre 2018 è il turno dell’inizio di un nuovo ciclo: Predator: Life and Death (disponibile su Amazon), risalente al 2016.

Ecco la trama ufficiale italiana:

Circa un anno dopo gli eventi narrati in “Fire and stone”, un manipolo di marine coloniali atterra sul planetoide LV-797, luna “sorella” delle tristemente note LV-426 e LV-223. Sembrerebbe una missione di routine ma, quando i militari scoprono il relitto di una misteriosa nave a forma di ferro di cavallo, vengono immediatamente attaccati da un gruppo di yautja interessati a essa. E l’incubo ha di nuovo inizio.
Predator, scritto da Dan Abnett e disegnato da Brian Albert Thies, è il primo capitolo di “Life and death”, sequel di “Fire and stone” che getta nella mischia ancora una volta xenomorfi, yautja, ingegneri ed esseri umani, collegando gli universi narrativi di Aliens, Predator, Alien vs Predator e Prometheus.

Ricordo la pagina dedicata alla Cronologia aliena – libera da ogni “canone” – e sebbene sia un bell’impegno per il portafogli lo stesso invito a seguire questa grande saga, e la sua continuazione: un universo che la Dark Horse ha impiegato circa quattro anni a creare e che deve averla lasciata “spompata”, visto che poi ha fatto ben poco altro…

L.

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[2017-04] Prometheus: Life and Death – Final Conflict

Cover di David Palumbo

I quattro grandi cicli che compongono “Life and Death” sono giunti a termine, ma c’erano dei fili ancora da tirare, dei discorsi ancora da completare, così il 26 aprile 2017 la Dark Horse Comics a presentato il 18° numero conclusivo del lungo viaggio: l’emozionante Prometheus: Life and Death – Final Conflict.

Dan Abnett (il nuovo grande “papà” dell’universo alieno) chiude il suo discorso lasciato aperto su due fronti.
Uno è quello di LV-223 dove i Colonial Marines devono vedersela con un Ingegnere sopravvissuto e particolarmente violento – il cui agire è nebuloso e incomprensibile esattamente come l’ha voluto Ridley Scott per il suo Prometheus (2012).
L’altro fronte è quello di Angela Foster e altri due superstiti, fra cui un sintetico, rimasti intrappolati a bordo di una nave degli Ingegneri in volo spaziale. La direzione? Il pianeta Terra…

Su LV-223 scopriamo un bassorilievo (che Brian Thies disegna in modo “gigeresco”) che mostra come gli Ingegneri creino nuove forme di vita mediante il black goo – che ben conosciamo dalla saga “Fire and Stone” – e cominciano a nascere domande. LV-223 è in pratica solo un deposito di anfore di black goo? La piramide è in fondo solo un magazzino? E – come suggerito dal film Prometheus (2012) – l’umanità è solo una delle tante creazioni di questo accelerante evolutivo che gli Ingegneri cercano di gestire?
Belle domande a cui però la Dark Horse non può dare risposta: purtroppo tutto risiede unicamente nella confusa e folle mente di Ridley Scott, quindi finché non spara la prossima cacchiata in un film dobbiamo rimanere in sospeso…

Scoperto che la nave degli Ingegneri sta facendo rotta verso la Terra, dove plausibilmente ha intenzione di distruggere quella brutta razza “venuta male”, Angela Foster e gli altri prendono l’unica decisione possibile: dirottarla. E qui scatta il domandone: se, come delle tracce fanno supporre, le navi degli Ingegneri si spostano non solo nello spazio ma anche nel tempo… ora che questa è dirottata, dove sono finiti i protagonisti?

L’ultima vignetta dell’ultimo albo ci lascia con qualcosa che non vi rivelo… ma che sembra un dannato geniale aggancio con Alien: Covenant
Solo Dan Abnett poteva essere così geniale, solo la Dark Horse così coraggiosa!

Spero che quando tornerà l’inverno… tornerà anche un nuovo grande ciclo alieno.

Chiudo con la consueta cover gallery:

L.

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[2016-12] Aliens vs Predator: Life and Death

Cover di David Palumbo

La data è il 28 dicembre 2016, ma in realtà è con il 2017 che l’universo “Life and Death” dà vita ad un altro grande scontro: Aliens vs Predator: Life and Death 1.
È sempre Dan Abnett (autore anche del videogioco Alien: Isolation) a guidare la saga, mentre ai disegni c’è l’ottimo Brian Thies, già incontrato in Predator: Life and Death (2016).

Mentre i Colonial Marines della capitana Paget combattono su LV-223 – come visto nei numeri precedenti – a bordo della Hasdrubal in orbita c’è un problema serio: la nave è stata abbordata da un manipolo di Predator.

I Predator hanno massacrato tutto l’equipaggio così nessuno può rispondere alla richiesta di soccorso di Paget: i superstiti si ritrovano abbandonati su un pianeta ostile, senza un luogo sicuro dove ripararsi. L’unica opzione è quella più rischiosa: ripararsi nelle strutture costruite dagli Ingegneri.

Mettendo in sicurezza il perimetro è subito chiaro che lì c’è tutto tranne la sicurezza. Attaccati da alieni dalla forma strana, i nostri sono salvati dal più improbabile degli amici: un Predator.

Non è però un Predator qualsiasi: è Ahab, l'”amico” di Galgo che come lui proviene dalla saga “Fire and Stone“. Lui, con tanto di mantello, è dalla “nostra parte” ma non lo sono gli altri suoi simili, provenienti dal LV-797 e  scesi su LV-223 per la stagione della caccia.
La situazione, insomma, sta per infiammarsi di brutto.

Davanti ad un manipolo di Predator grandi e grossi, che già si è avuto di modo di constatare quanto siano letali, i Colonial Marines possono solo cercare di morire con onore, ma per fortuna a parlare con loro va Ahab.

Non è che fra Predator ci si metta sempre d’accordo, ma di sicuro se c’è da sopravvivere ad una lotta tribale per decidere le sorti degli umani è più facile che ci riesca Ahab che chiunque altro.
Però il sospiro di sollievo per l’accordo raggiunto dura poco… perché un oceano di xenomorfi si sta per riversare su tutto e tutti!

Quella che ne scaturisce è una lotta furiosa, uno scontro infernale che solo i Predator posso arginare… ma non è che siano invincibili…

La situazione peggiore in pochi secondi, perché più xenomorfi ammazzano più ne arrivano, e non basta più un manipolo di cacciatori esperti ad arginarli: in men che non si dica l’invasione sta per raggiungere i Colonial Marines.

Dopo essere riusciti a comunicare in remoto con la Hasdrubal e ad aver lanciato un cheyenne in guida automatica, gli umani non possono fare altro che vendere cara la pelle. Forse l’unica speranza, l’ultima, arriva da Chris… e dalla Regina che porta in grembo…

Sarà proprio Chris, nelle ultime vignette, a dare il senso del nome della saga: arrivati ad un certo momento, quando tutto è perduto, quando la razza aliena è morente e ha fede solo nella nuova Regina, quando i Predator ormai hanno la peggio e gli umani non hanno più alcuna speranza… la vita le morte non hanno più alcun significato.

All Hail the New Queen…

Non svelo altro ma mi limito ad applaudire Dan Abnett, che ha saputo gestire la storia fino a questo punto, di sicuro con qualche “allungamento di brodo” ma tenendo sempre alto il divertimento alieno.
Giusto una parola per Ahab, che dopo tutti questi anni dice addio a Galgo per unirsi al suo nuovo clan di propri simili. Non sarà facile per i due “alieni” – il Predator e l’umano – dirsi addio dopo averne vissute insieme così tante…

Comunque manca ancora un numero conclusivo, un’ultima uscita che chiuda i fili rimasti in sospeso: Prometheus: Life and Death. Final Conflict.

Chiudo con la cover gallery:

L.

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[2016-09] Aliens: Life and Death

Cover di David Palumbo

Cover di David Palumbo

Conclusa la parte dedicata a Prometheus si passa subito alla terza parte della lunga saga della Dark Horse Comics scritta da Dan Abnett: nel settembre 2016 è la volta di “Aliens: Life and Death” con i disegni di Moritat (pseudonimo del californiano Justin Norman, autore di scherzetti del tipo di The Spirit e All Star Western).

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Non è facile la situazione in cui sono rimasti i Colonial Marines, e infatti la saga comincia con uno scempio: gli alieni sono tanti e non ci sono armi che tengano.

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alienslifedeath1cNon se la passa meglio Galgo, che crede di avere le spalle coperte dal suo amico Ahab il Predator… invece si ritrova d’un tratto solo in mezzo ad un branco di alieni. Il suo fucile degli Ingegneri non gli basterà per tutti quegli xenomorfi.

Quando il momento si fa più critico, quando la situazione è più nera, arriva una luce… anzi due! È un APC guidato dalla capitana Paget che viene a salvare i suoi Colonial Marines, ben felici di scoprirla ancora viva.
Intanto un Ingegnere continua a camminare per le foreste del pianeta: dove va? E cosa ne sarà di Galgo? E sono davvero morti gli umani rapiti dagli alieni?
Tutte domande le cui risposte è ancora presto per dare…

Tornati tutti sulla Hasdrubal, i Colonial Marines si contano e molti purtroppo mancano all’appello, ma Chris – una delle donne superstiti del ciclo Fire and Stone – dà ancora segnali di vita: è stata solo catturata dagli xenomorfi e non uccisa. È chiaro che vogliono imbozzolarla ma questo pone un grave interrogativo: andarsene… o rischiare la vita di molti Colonial Marines ritornando sulla superficie di LV-223.
aliensld2aQui scatta l’ovvio momento patriottico e tutti fanno a botte per andare a morire in nome di una tipa che neanche conoscono…

Più intrigante è l’accordo che Jil, la moglie della tipa – non so se “moglie” a livello giuridico o nel senso di compagna – stringe con Lorimer, l’uomo della Compagnia. Quand’anche riuscissero a riportare a casa Chris, quasi sicuramente la donna sarebbe imbozzolata e nessuno saprebbe liberarla del chestbuster se non i chirurghi della Weyland-Yutani. L’accordo è semplice: la Compagnia si impegna ad operare Chris salvandole la vita, e può tenersi tutto ciò che le trova in pancia.
L’accordo è stretto, perché dopo tanto tempo la Weyland-Yutani non ha ancora un campione alieno in mano, ma c’è da fidarsi poco degli accordi stetti con la Compagnia…

Scesi sul pianeta, i Colonial Marines guidati da Paget iniziano la loro missione quasi suicida, mentre Chris attende il suo destino nel covo alieno… con la Regina che la guarda!

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Un albo di preparazione in cui è bello ritrovare le splendide atmosfere del secondo film, ormai appannaggio di fumetti e al massimo di qualche videogioco.

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I Colonial Marines guidati dalla capitana Paget tornano su LV-223 (il pianeta che il sempre pessimo Ridley Scott ha cancellato dalla sua nuova continuity perché invidioso del successo di questi fumetti!) e ormai sono vicini al loro obiettivo: salvare Chris, la superstite catturata dagli xenomorfi ma non ancora imbozzolata.

aliensld3bNel nido, Chris nota qualcosa che solo apparentemente è un vantaggio: gli alieni e la Regina la lasciano in pace. Il che purtroppo vuol dire che… la donna probabilmente è già stata inseminata.
Chris prova a tenere lontani i soldati, che ormai non c’è più niente da fare, ma la sua donna Lynn non molla certo, e la informa del suo accordo con Lorimer della Weyland-Yutani di salvataggio in extremis.
Mentre i marines si avvicinano, Chris assiste alla nascita di un chestburster, ma c’è un problema: l’essere nasce deforme e morto. C’è una malattia che sta falcidiando gli xenomorfi, e c’è il serio rischio che Chris porti in grembo l’ultima Regina fertile della nidiata: gli alieni faranno di tutto per impedire ai marines di portare via la ragazza…

L’attacco degli xenomorfi è selvaggio e i marines non hanno scampo: l’unica che può salvarli è paradossalmente Chris, che loro sono tornati a salvare.
Portare in grembo l’ultima speranza per la razza aliena dà alla donna un grande potere: basta minacciare di farsi esplodere perché la Regina richiami subito i propri servi. Ma quanto durerà questo risultato?
Anche perché un altro nemico sta arrivando: un ingegnere che sta facendo esplodere tutto ciò di umano che trova lungo il suo percorso.

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Per sconfiggere un nemico eccezionale serve un’arma eccezionale, e cosa c’è di più eccezionale… di una Regina Aliena?

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Nel nido Chris è riuscita a far capire alla Regina che l’Ingegnere è un pericolo per tutti, umani e alieni: compreso il chestburster che la donna porta nel ventre. E visto che la specie sta morendo, la Regina rischia tutto per salvare l’unica speranza di sopravvivenza.

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Lo scontro fra le due creature è di quelli epici: è l’Alien Queen scaturita dal genio di James Cameron contro l’Engineer fuoriuscito dal delirio senile di Ridley Scott: se permettete, l’esito è quasi scontato…

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Però non possiamo trarre alcuna conclusione dalla fine di questa testata, perché la storia continua questo stesso dicembre su “Aliens vs Predator: Life and Death“: mi sto divertendo ma non nego che questo stile “marvelloso” – storie frammentate su più testate e che non hanno mai una vera conclusione – sta un po’ snaturando lo stile che ha reso grande la Dark Horse. Spero non abusino di questi stile.
Non rimane che attendere il prossimo episodio e gustarci il meraviglioso e variopinto universo alieno.

L.

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[2016-06] Prometheus: Life and Death

Cover di David Palumbo

Cover di David Palumbo

Conclusa la saga “Predator: Life and Death“, l’8 giugno 2016 si parte subito con l’attesa “Prometheus: Life and Death“. La mitica Dark Horse Comics affida al solo Dan Abnett il compito di curare questo ciclo inter-testata, invece che incastrare più team creativi come nel 2014: vi invito all’intervista del 3 giugno scorso.

Ai disegni troviamo l’ottimo Andrea Mutti, che per la DHC ha curato diverse saghe di Star Wars e Conan, e la miniserie western Rebels (arrivato in Italia nel novembre 2015 per Mondadori).

Il mitico relitto alieno disegnato da Andrea Mutti

Il mitico relitto alieno disegnato da Andrea Mutti

Data astrale 2220. Per dare una collocazione temporale, ricordo che le vicende del film Prometheus si svolgono nel 2093, quelle di Alien nel 2122 e infine quelle di Aliens nel 2179.
La missione di ricognizione su LV-797 (Tartarus) è finita male e i Colonial Marines sono stati decimati dai Predator. Mentre il capitano Paget e alcuni superstiti riesce a tornare all’astronave Hasdrubal, il sergente Roth e un secondo gruppo di sopravvissuti si rifugia nel relitto alieno trovato sul pianeta – la celebre astronave a ferro di cavallo conosciuta nel film Alien (1979) – e riescono a partire anche loro dal pianeta.
Però lo scontro a fuoco con un Predator fa sì che si disattivi una cabina di sonno criogenico… e che l’Ingegnere al suo interno cominci a svegliarsi.

Prometheus1bCome abbiamo visto dal film del 2012 di Ridley Scott e dal ciclo Fire and Stone, gli Ingegneri sono tutt’altro che pacifici e reagiscono male quando vengono svegliati dagli umani. I marines si ritrovano dunque bloccati su un’astronave aliena con il pilota poco disposto al dialogo, che d’improvviso prende possesso del veicolo e cambia rotta: dove li starà portando? Lo scopriremo nei prossimi numeri.

Gli Ingegneri non sono buoni padroni di casa...

Gli Ingegneri non sono buoni padroni di casa…

È una grande emozione ritrovare tutti gli elementi dell’universo alieno ricreati alla perfetto dagli ottimi disegni di Mutti e rispettati dalla DHC, che da sempre cura con particolare attenzione i suoi alieni.
Questa nuova saga conferma l’alta qualità di questo grande ciclo.

Prometheus2aL’astronave a ferro di cavallo – il celebre Relict conosciuto nel film Alien – sta trasportando gli ignari Colonial Marines su un pianeta sconosciuto: a guidare c’è un Ingegnere che non è certo interessato a dare spiegazioni.
Atterrano finalmente su un pianeta e l’Ingegnere se ne va per affari suoi, disinteressandosi degli umani che ne approfittano per allontanarsi il più possibile dalla nave.

Ingegnere con il "respiratore"

Ingegnere con il “respiratore”

Tutti loro non sanno che occhi umani li stanno spiano: occhi di superstiti che sono riusciti a rimanere vivi su un pianeta così ostile. Gli occhi del capitano Foster e di Galgo, che abbiamo imparato a conoscere nella precedente grande saga.

Tornano in scena Foster e Galgo

Tornano in scena Foster e Galgo

Durante una rapida esplorazione i nostri protagonisti scoprono grandi pozze di black goo e giungono rapidamente alle conclusioni che noi già conosciamo grazie al ciclo Fire and Stone: quel liquido è l’accelerante evolutivo usato dagli Ingegneri per colonizzare nuovi mondi e creare nuove forme di vita.
L’incontro con le forme di vita del pianeta è particolarmente traumatico e i Colonial Marines avrebbero la peggio se non arrivassero in loro soccorso Foster e Galgo con l’aiuto del loro “amico particolare”… Un Predator!

PrometheusLD3_CL’Ingegnere si muove sicuro e fa cose per ora incomprensibili: di sicuro risveglia un compagno e ritroviamo il “respiratore a proboscite”, cioè il modo malato in cui Ridley Scott ha massacrato la razza dei Piloti da lui stesso creata… (In realtà creata dai fumettisti: Scott ha mostrato in Alien un pilota “elefantiaco” defunto e negli anni i fumetti alieni hanno creato la sua razza. Tutto spazzato via dall’arrivo del film Prometheus.)

PrometheusLD3_DSul pianeta gli umani e Ahab il Predator si sono ben sistemati, con tanto di casa fortificata sull’albero, però è abbastanza chiaro che se non fosse per il Predator sarebbero già tutti morti da tempo, per via degli alieni che infestano il pianeta.
I superstiti riuniscono le forze e fanno il punto della situazione: l’unico modo per andarsene dal pianeta è utilizzare il Relict, l’astronave con cui è arrivato l’Ingegnere… il che è facile a dirsi ma un po’ meno a farsi…

PrometheusLD3_EIn attesa del tentativo di espugnare l’astronave, i superstiti avanzano un’ipotesi intrigante: e se gli Ingegneri fossero dei “protettori”? Se il loro compito fosse di impedire ad esseri “giovani” come gli umani di utilizzare il black goo, l’acceleratore evolutivo? In fondo sappiamo tutti che con quello strumento noi umani faremmo sfaceli… Che dunque gli Ingegneri siano più “buoni” di quanto appaiono?

prometheus4bLa situazione è ormai insostenibile e bisogna andarsene in fretta dal pianeta: l’Ingegnere sta per diventare letale ma per fortuna Ahab il Predator inizia una lotta durissima con lui, per dare tempo agli umani di salire a bordo dell’astronave.

prometheus4aMa le cose non vanno come previsto e non tutti rispettano la parola data… e partono lasciando i Colonial Marines sul pianeta. Pronti a vivere l’avventura che leggeremo nell’imminente Aliens: Life and Death.

La saga è stata molto buona ma siamo solo al secondo step: ce n’è di carne di xenomorfo da mettere al fuoco…

Chiudo con la cover gallery:

L.

– Altri numeri del ciclo:

– Ultimi fumetti alieni:

 

Prometheus: intervista a Dan Abnett (Preview’s World 2016)

Cover di David Palumbo

Cover di David Palumbo

Questo 8 giugno 2016 la Dark Horse Comics lancia la seconda parte del nuovo grande ciclo alieno a fumetti inter-testata: dopo gli eventi di Predator: Life and Death, arriva “Prometheus: Life and Death“.
Il 3 giugno scorso Vince Brusio di “Preview’s World” ha intervistato lo sceneggiatore Dan Abnett per avere qualche anticipazione sulla saga.
L’intervista originale la trovate qui. Il testo tra parentesi quadre è mio, giusto qualche nota per completezza.

Vince Brusio: Ci puoi raccontare la premessa di questa nuova serie di Prometheus?

Dan Abnett: i nostri eroi – o per lo meno quelli sopravvissuti [a Predator: Life and Death] – si ritrovano in un’astronave degli Ingegneri e devono cercare il modo di rimanere vivi… risolvendo i misteri che troveranno una volta giunti a destinazione. Il che combacerà a pennello con la continuity del film Prometheus.

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[2016-03] Predator: Life and Death

Cover di David Palumbo

Come anticipato a gennaio, nel marzo 2016 è iniziata una nuova ghiotta saga di Predator, targata ovviamente Dark Horse Comics.
Ecco dunque l’avventura Predator: Life and Death, parte di una nuova grande saga a fumetti tra più testate, come quella spettacolare del 2014 intitolata “Fire and Stone“.

Ai testi troviamo il britannico Dan Abnett dalla produzione sterminata (per la Dark Horse ha scritto quel gioiellino di Dark Ages) mentre i disegni sono curati da Brian Thies (per la Dark Horse ha curato Star Wars: Legacy).

Combat Ship Hasdrubal

Nella precedente grande saga, eravamo rimasti alla “data astrale” 9 aprile 2219 sul planetoide LV-223, le cui condizioni stanno mutando velocemente per colpa del black goo: l’acceleratore evoluzionistico degli Ingegneri. (Se non sapete di che sto parlando, vi consiglio di vedervi Prometheus di Ridley Scott e poi di leggervi i miei post del ciclo Fire and Stone!)
In Predator: Life and Death siamo un anno dopo quegli eventi, cioè nel 2220. Per dare una collocazione temporale, ricordo che le vicende del film Prometheus si svolgono nel 2093, quelle di Alien nel 2122 e infine quelle di Aliens nel 2179. (Ricordo che tutte le date dell’universo alieno le trovate nella Cronologia aliena.)

I nomi delle astronavi sono ormai agli sgoccioli, così siamo a bordo della… Hasdrubal, nell’orbita di LV-797: l’equipaggio consta di 33 Colonial Marines.
La capitana Paget ha avuto incarico dalla Weyland-Yutani di investigare sugli avamposti umani del pianeta – che è chiamato colloquialmente Tartarus – per assicurarsi che gli impianti funzionino a pieno regime e non ci siano “infiltrazioni” esterne. In pratica, per la prima volta la Weyland-Yutani ha una compagnia rivale, la Seegson, e teme che questa stia reclutando lavoratori specializzati nei lontani avamposti della galassia, quella specie di frontiera dove la legge terrestre stenta ad arrivare.
La missione di Paget ha ovviamente un osservatore della Compagnia: il signor Lorimer. In pratica, il Burke di turno!

Già è pronto il comitato di benvenuto…

Atterrati su Tartarus, scatta una citazione a sorpresa:

– Fa caldo.
– Sì, ma è un caldo secco.

La Dark Horse vuole bene ai fan e in questa saga usa tutte le strutture militari viste nell’Aliens di Cameron – il film che ha dato vita allo sterminato universo degli Alien Comics – e quindi in ogni pagina il vostro cuore xenomorfo esulterà.
Comunque Lorimer scopre che si è avverato il peggior incubo della Compagnia: tutte le strutture presenti negli avamposti umani di Tartarus portano la marca Seegson! La povera Weyland-Yutani non è più l’unica regina della galassia…

Il problema ovviamente passa in secondo piano quando i nostri marine scoprono il ben noto relitto alieno forma di ferro di cavallo, ricoperto da vegetazione a riprova che è lì da tempo.
Cosa è successo su Tartarus? Perché l’unico umano trovato nell’impianto Weyland-Yutani dice ai soldati che hanno sbagliato ad atterrare sul pianeta? Ci sarà tempo per cercare una risposta: ora è tempo che i Predator giochino alla caccia con i Colonial Marines….

La stagione della caccia è aperta

Il superstite che i marine trovano su Tartarus vaneggia di esseri invisibili che hanno ucciso tutti gli umani della colonia, e sebbene sia chiaramente sotto shock lo stesso risulta chiaro che l’ambiente è ostile, e Paget vuole sbrigarsi a portar via i propri uomini dal pianeta.
La faccenda si complica perché Lorimer, l’osservatore della Weyland-Yutani, pretende che si comunichi alla Compagnia la scoperta del relitto alieno: tutto ciò che si trova su LV-797 appartiene alla Weyland-Yutani, quindi quel bene va tutelato e bisogna aspettare in loco l’arrivo di una squadra di recupero della Compagnia… che potrebbe impiegare mesi a compiere il viaggio. Ovviamente Paget non ha intenzione di rimanere così a lungo in una zona ad alto rischio.
La situazione è tesa per ragioni burocratiche… ma ben presto lo sarà per ragioni di mera sopravvivenza!

Brutti incontri su LV-797

Il “primo contatto” è arrivato, e i Predator hanno studiato abbastanza i nuovi arrivati: è il momento di iniziare a raccogliere nuovi trofei per la loro collezione.
Lo scontro è durissimo e i marine che rimangono a terra sono tanti, finché Rucker – che ricorda il Drake di Aliens – fa parlare la sua mitragliatrice e riesce ad uccidere un Predator: è solo l’inizio di una guerra nella giungla…

La stagione della caccia è aperta…

Al contrario di ciò che abbiamo visto al cinema e in alcune storie classiche, i Predator non sono indifferenti alle pallottole: soprattutto quelle sparate dai mitici pulse rifle dei Colonial Marines, il cui motto scopro essere «Kicking your ass since 2101».
Finito lo scontro, dove incredibilmente i soldati costringono gli alienoni cacciatori alla ritirata, lasciandone due morti a terra, è il momento delle domande: chi diavolo sono quegli esseri?

Incredibile: i Predator costretti alla ritirata!

A rispondere sono Humble e Melville, gli unici due superstiti dell’avamposto umano di Tartarus: li hanno battezzati hunters, ed erano già sul pianeta all’arrivo degli uomini della Compagnia, probabilmente per prendere possesso del relitto alieno naufragato sulla superficie. Relitto che per legge appartiene alla Weyland-Yutani e quindi vengono in contrasto due potenti forze dell’universo: la voglia di caccia dei Predator… e la spregiudicata avidità commerciale della Compagnia.
Avidità rappresentata da Lorimer, uomo della Weyland-Yutani che sin dall’inizio della missione contrasta con il capitano Paget, la cui priorità è riportare i propri uomini a casa, indipendentemente da ciò che preme alla Compagnia.

Il capitano Paget alla testa degli USCM

Inizia uno spiegamento di forze per prendere possesso del relitto alieno scacciando indietro gli attacchi dei Predator. La situazione però si mette molto male per gli umani.

Da notare lo smart gun proveniente da Aliens (1986)

La battaglia su Tartarus è ben presto persa, i Predator falcidiano i Colonial Marines malgrado questi fossero convinti della propria superiorità di fuoco, e l’unica via d’uscita che sembra possibile è riattivare l’astronave aliena che i Predator stanno difendendo e volare via dal pianeta.
Sembra facile, visto che il sistema di bordo è perfettamente funzionante, ma mentre i nostri eroi si avviano nello spazio, rimangono due domande pressanti: perché i Predator hanno difeso strenuamente quell’astronave massacrando chiunque le si avvicinasse? E cosa contengono quegli strani sarcofagi nella plancia di comando?
Ad entrambe le domande darà risposta la nuova saga in arrivo: Prometheus Life and Death

Ma che razza di arma ha, al braccio, il Predator?

Questa prima parte del nuovo grande ciclo alieno della Dark Horse fa davvero ben sperare in un prodotto di altissima qualità, che spero rimanga così alta anche nelle prossime uscite, che troverete recensite sia qui che in “Fumetti Etruschi”.

Una curiosità. Nel “backstage” in appendice al terzo albo viene raccontato come il disegnatore Brian Thies si sia basato sul film Aliens per ricreare le divise dei Colonial Marines, ma anche come lo sceneggiatore Dan Abnett abbia richiesto delle postazioni mobili con mitragliatrice: ha chiesto cioè di ripescare gli hoverbikes disegnati da Phil Norwood per Aliens vs Predator (1990). Thies però non era soddisfatto del risultato così non se ne è fatto nulla… ma sarebbe stato davvero gagliarda come contaminazione aliena!

Chiudo con la cover gallery:

L.

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