[2022-04] Alien: Colony War

L’Alien Day di quest’anno (26 aprile 2022) si apre nel migliore dei modi, visto che appare sul mio Kindle il romanzo Alien: Colony War di David Barnett, acquistato in prevendita su Amazon mesi fa: quest’anno la Titan Books ci sta regalando emozioni ravvicinate, con i suoi libri in uscita a pochi mesi di distanza.


Indice:


Continua a leggere

Storia dei fumetti alieni 11. Una pessima annata

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte decima)

Continua a leggere

[2019] Alien: Blackout (App)

Non ho neanche provato ad installare questo gioco, e non è (solo) per i 99 centesimi di costo bensì perché parla di strategia e non c’è niente da fare: non sono tagliato per questi giochi, mi fanno solo perdere un mare di tempo per non arrivare a niente.
Preferisco guardarmi i video di gameplay e gustarmi ambientazioni ed eventuali citazioni.

Questo Alien: Blackout (D3 Go!), app scaricabile da GooglePlayStore se viaggiate con Android, a quanto mi sembra di capire è molto ispirato a grafica ed atmosfere da Alien Isolation (2014) e non mi stupisce, visto che è uno dei pochi prodotti di successo di questo sfortunato universo.

Continua a leggere

[2019-07] Alien: Isolation (novelization)

Il 30 luglio 2019 la Titan Books ha presentato l’atteso Alien: Isolation, la versione romanzata del fortunato videogioco omonimo del 2014. Avendo prenotato il libro, quel giorno è magicamente apparso nel mio Kindle e l’ho divorato con grande piacere.

Il prolifico Keith R.A. DeCandido, esperto di universi narrativi di genere, spesso legati a serie TV e videogiochi, riesce alla perfezione in un compito per nulla facile, e soprattutto non invidiabile: dover gestire una storia già scritta, con personaggi sviluppati da altri e all’interno di un universo narrativo al quarantesimo anno, con tutte le stratificazioni immaginabili.
L’autore ha fatto la cosa migliore: ha preso atto dei “paletti”, delle informazioni pseudo-ufficiali e della cronologia di base – tutto materiale a sua detta fornitogli da Steve Tzirlin della 20th Century Fox, che doveva poi approvare la validità del testo – e si è limitato a riempire gli spazi. Dannatamente bene, aggiungo.

Continua a leggere

[2019-07] Aliens: Rescue

Cover di Roberto De LaTorre

Il fatale 24 luglio 2019 è giunto e scopriremo se il crollo totale dell’universo a fumetti di Alien sta rallentando o se non c’è più alcuna speranza: riuscirà il pessimo Brian Wood, l’uomo che ha ucciso trent’anni di fumetti alieni, a riparare alla sua grave colpa?
Tutto viene rivelato a partire da questo “Aliens: Rescue” n. 1, disponibile anche su Amazon a circa 3 euro.
Ai disegni c’è Kieran McKeown, che ha esordito con la Dark Horse quest’anno curando Halo: Lone Wolf.

Come sempre, ogni mese racconterò i singoli episodi sul mio blog Fumetti Etruschi, mentre qui il post dedicato alla saga sarà uno solo, aggiornato ogni mese.

Variant Cover di Mack Chater

Piccolo riassunto. Dopo aver vissuto avventure “in solitaria”, Amanda Ripley – creata già nel 1983 (come racconto qui) e diventata celebre nel mondo grazie al successo del videogioco Alien: Isolation (2014) – e Zula Hendricks – creata da Brian Wood (non potendo utilizzare Amanda) per il fumetto Aliens: Defiance (2016) – si ritrovano insieme senza una sola parola di spiegazione sulla loro amicizia, a vivere quella stupidata immonda di Aliens: Resistance (2019).

In questa storia Wood – probabilmente ubriaco – butta roba a casaccio sulla pagina senza seguire alcuna logica: quattro numeri totalmente sconclusionati in cui ci viene velocemente presentato (male) tale Alec Brand, che viene salvato dalle due donne: il giovane era stato rapito dalla Weyland-Yutani per diventare “ospite” di xenomorfi. La Compagnia pare abbia riservato un intero pianeta alla ripopolazione aliena – ripeto “pare” perché nulla viene spiegato – sul quale, nel tentativo di liberarne gli umani, Amanda e Zula muoiono… Mi pare ovvio che si tratti del peggior cliffhanger di sempre, visto che si sapeva da tempo che i due personaggi sarebbero stati protagonisti di altre storie.

Si parte sulla Luna

Aliens: Rescue si apre sulla Luna, quasi a festeggiare anch’essa il cinquantenario dello sbarco. United Americas Allied Command, al soldato Brand – cresciuto nel corpo dei marine – viene chiesto di riconoscere le foto di due donne. Sono Amanda e Zula, che Brand non vede plausibilmente da anni, ma che non esita a definire «eroine».

«Le conosco come eroine»

Parte il flashback sull’infanzia ed adolescenza di Brand, passate nella poverissima El Hoyo a sognare di entrare nel programma spaziale, rappresentato dalla compagnia mineraria Gaspar, lì operante. Una volta riuscito ad essere assunto e ad entrare nel sonno criogenico alla volta di una nuova vita… si risveglia cavia per alieni, prima di essere salvato da Amanda e Zula.
Perché queste cose ci vengono raccontate ora? Nella precedente saga abbiamo assistito al risveglio e rapimento di Brand e al suo salvataggio, sempre chiedendoci… ma chi è ’sto Brand? Perché frammentare così la storia?

Comunque al giovane viene proposto di entrare nei Colonial Marines e lui accetta, a patto però di conoscere il nome del pianeta su cui era stato tenuto prigioniero e dove le due eroine sono morte per salvarlo. Questa, purtroppo, è un’informazione segreta.

Puntatina pure su Marte…

Marte. «Una generazione fa questo era un pianeta senza vita, o così pensavamo. Un paio di dozzine di bombe nucleari dopo Marte è stato terraformato ed è perfetto per l’addestramento militare». Quando si dice «costruire mondi migliori»…

Questa sottilissima gestione ecologica ha risvegliato dal sottosuolo una razza di insettoni che servono giusto a ricreare atmosfere da Starship Troopers (1997) – ma in fondo l’opera originale del 1959 di Heinlein è stata palesemente presa come spunto da Cameron per Aliens (1986) – e per lo più si riproducono come conigli. «Cosa sono i conigli?» chiede uno dei militari: quindi siamo così avanti nel futuro che la gente ha dimenticato il nome degli animali più noti? Questo crollo di gusto è simile al romanzo Alien: Covenant (2017), in cui un folle Alan Dean Foster si inventa che nel futuro si sia persa la nozione del formaggio…

Che strani, i conigli di Marte…

È dura per Brand combattere gli insettoni con nella mente il periodo in cui doveva scappare dagli xenomorfi, ma alla fine è rincuorato da un sergente duro:

«Welcome to the goddamn Colonial Marines. Oorah!»

Tre mesi dopo, Brand viene accolto nella squadra USCM di ricognizione dello spazio profondo, «l’élite dell’élite»: «Bort to kill bugs». Altre frasi ad effetto per riempire il vuoto? No, grazie.
Solo in questo momento Bowden, la superiora che ha “assunto” Brand, gli rivela il colpone di scena: Amanda e Zula sono vive e hanno fatto proprio il suo nome per entrare nella loro squadra. Che cliffhanger, eh?

Mio Dio, che crollo di stile immenso…

Alec Brand inizia il suo viaggio in sonno criogenico a bordo della Borneo, mentre a bordo della base operativa dei Colonial Marines finalmente troviamo Amanda e Zula. Sempre trasformate da donne a ragazzine.

Due donne parecchio appannate

Noi ed Alec finalmente avremo la spiegazione che aspettavamo: come mai le due donne non sono morte nell’esplosione atomica che ha chiuso la storia precedente? Cos’hanno fatto nei dodici anni successivi, mentre Alec diventa un soldato? Belle domande, a cui Wood non ha alcuna intenzione di rispondere: bla bla bla, qualcosa ha assorbito le radiazioni, poi voliamo tutti sul pianeta che l’atomica sta rigenerando, manco fossimo in Star Trek 2 (1982), e assistiamo ad una migrazione di xenomorfi manco fossimo sul National Geographic TV.

La migrazione degli gnu… cioè, degli xenomorfi

Ma cos’è ’sta roba? Lo so, non dovrei più stupirmi, da più di un anno le testate aliene regalano solo spazzatura, però ogni volta rimango allibito dall’abisso in cui siamo cascati…

Personaggi vuoti che si aggirano nel nulla

Altre chiacchiere totalmente inconsistenti, altra allungatura di brodo per far passare le pagine senza dire una mazza di niente. Però ora Zula se la tira da Colonial Marine di lunga esperienza, quando nel 2016 l’abbiamo vista fallire alla sua prima missione, quindi tecnicamente non è mai stata un marine se non in addestramento! Invece parla come Nick Nolte in Tropic Thunder (2008)… Appunto, una gran sòla!

Il gruppo di ribelli senza storia – ma chi è ’sta gente? Da dove viene? Cosa sta facendo? Non si sa – continua a spostarsi non si sa dove sul pianeta usato per gli esperimenti della Wey-Yu: così noi gggiovani chiamiamo la Weyland-Yutani. Intanto riceviamo in elemosina degli sprazzi dal passato, perché è il caso di ricordare che quel genio di Wood ancora deve spiegarci che cazzo è successo in Aliens: Resistance, dove ogni singola vignetta era così priva di logica da fare male agli occhi. Come hanno fatto Zula ed Amanda a sopravvivere all’esplosione di una bomba atomica? Semplice: avevano dei giacchetti belli pesanti… Sarebbe bello se fosse una battuta, invece viene detto espressamente!

Perché gli alieni non attaccano Brand? Boh…

Intanto Brand, quest’altro inutile buco vuoto nell’universo alieno, va in giro, fa cose, dice stupidate: un personaggio in libertà. Ringrazio l’Universo che finalmente la Dark Horse abbia cacciato a  pedate nel sedere Brian Wood, anche se per i motivi sbagliati.

Una curiosità. Ad un certo punto Davis1 pronuncia il termine xenomorph e Zula cade dalle nuvole. «È il termine greco per “strana forma”: sembra calzante, no?» Quindi entra solo ora il termine in questo farlocco universo-prequel, puro delirio inconsistente grondante dalle meningi confuse di Brian Wood.

Pose inutili di personaggi inutili

Nell’ultimo puzzolente numero la tenente comandante Lena Bowden dei Colonial Marines rilascia una dichiarazione giurata in cui afferma che i suoi soldati, insieme a Zula ed Amanda, non hanno trovato niente, mentre invece li vediamo entrare in un alveare e cominciare a sparare agli alieni. Dove hanno trovato un alveare? Ma l’ultimo numero non si chiudeva con Brand che scopriva come gli alieni lo ignoravano? Niente, quel pazzo di Wood non ce la fa a scrivere due vignette consecutive con un fottuto senso logico…

I soldati sparano non si sa perché, tutti dicono cose senza alcun senso compiuto, ed escono fuori pure i Pretoriani, che Brand affronta come fossero dei pupazzoni per nulla pericolosi…

Xenocuccioloni…

Brand mette le bombe, tutto fa boom, Brand si alza… solo… e chiama aiuto per uscire dall’alveare. E Zula e Amanda? Andiamo, sono sopravvissute ad un’esplosione nucleare limitandosi ad indossare un giacchetto: cosa sarà mai il crollo di un intero alveare alieno su di loro?

La merda totale di questo fumetto è ributtante, Brian Wood andrebbe indagato per crimini contro la sceneggiatura, e forse davanti al Tribunale dell’Aja otterremo la risposta alla più terribile domanda di questi mesi: che cazzo è quella maschera che appare nelle locandine???

Il mio commento finale è: vaffanculo Brian Wood, vaffanculo Dark Horse Comics. Smettete di fare fumetti alieni, se è solo questa merda che sapete tirar fuori…

Chiudo con la cover gallery, in continuo aggiornamento:

L.

– Ultimi post simili:

[2018-07] Eaglemoss: WY Commando e Amanda Ripley

Sul numero 353 (febbraio 2018) del mensile per fumettari “Previews” viene pubblicizzata la nuova uscita della collana The Alien and Predator Figurine Collection della Eaglemoss, un viaggio nell’universo degli alieni Fox con miniature dai vari film.

A luglio 2018 escono un Weyland-Yutani commando dal film Alien 3 (1992) e niente meno che Amanda Ripley dal videogioco Alien: Isolation (2014). Vi ricordo il mio speciale per sapere tutto sulla figlia di Ripley.

L.

– Ultimi post simili:

Amanda Ripley: questa sconosciuta

alien-isolation

Davvero curioso il destino di Amanda Ripley, che pur essendo un personaggio “inesistente” è il più longevo della saga di Alien, ovviamente dopo sua madre.
È sopravvissuta a personaggi molto più concreti come Newt ed Hicks, ha visto Bishop finire nella polvere, ha più apparizioni al suo attivo di nomi storici come Vasquez ed è più nota al grande pubblico rispetto a personaggi più “attivi” come Angela Foster e Galgo. Cerchiamo di capire chi è questa donna.

Quella che segue non è la sua biografia fittizia, che trovate anche in giro: è la storia di come è nato un personaggio che, malgrado la sua “inesistenza”, ha attraversato più di trent’anni di universo alieno fino ad una “promozione” negata a chiunque altro, ad esclusione di Ellen Ripley.

Continua a leggere

Alien Isolation (2014) Recensione

Alien Isolation xbox-360

Uno dei visitatori più assidui dei miei blog, Denis, ha appena completato il videogioco alieno della Xbox ed è stato così gentile da raccontarcelo: gli cedo subito la parola, ringraziandolo per la disponibilità.

Alien Isolation
versione per Xbox 360

Versione testata: PAL UK Nostromo Edition (tranquilli è multilingua, doppiato in italiano).

Alien Isolation 0

Una figlia in cerca della madre

Trama: 15 anni dopo il disastro della Nostromo, la giovane Amanda Ripley viene mandata sulla stazione spaziale di Sevastapol da cui non arrivano più notizie.

Tipologia gioco: il gioco è un survival horror in prima persona, in cui bisogna centellinare armi e munizioni. L’Alien è praticamente invincibile e si può solo cercare di evitarlo, nascondendosi negli armadietti o nelle zone buie, o allontanarlo con il fuoco (bombe molotov o lanciafiamme).

Alien Isolation 1
Considerazioni personali: il gioco presenta un’ottima ricostruzione retro futuristica proprio come il film del 1979, visto che i creatori della Creative Assembly hanno potuto supervisionare il materiale originale, ricreando fedelmente gli ambienti asettici, ed usare rumori di scena e alcuni brani della colonna sonora originale di Jerry Goldsmith.
Presenta un ritmo di gioco lento e ragionato, in cui dovrete perlustrare l’ambiente in cerca di oggetti da assemblare (medikit, vari tipi di bombe, munizioni), audio nastri da ascoltare (come Bioshock),
monitor da guardare per i numeri di password e per aprire portelli chiusi. Stando al contempo sempre attenti agli umani impazziti e ai sintetici.
Bisogna tenere sempre sotto controllo il motion tracker (tracciatore di movimento) per evitare lo xenomorfo, che passa dai condotti: se siete in un armadietto e non tenete il grilletto sinistro per il respiro, lo apre e vi uccide all’istante.

Alien Isolation 2

La morte dietro ogni angolo

Il gioco è costruito su una tensione costante e non su jump scare (salti sulla sedia), presenta un marcato backtracking (tornare sui propri passi), la trama è un ottimo fan service: le uova da cui escono i facehugger, i corpi sventrati, un flashback
sul pianeta dove veniva infettato il povero John Hurt, la scatola nera della Nostromo con il messaggio che Ellen Ripley recitava alla fine del film.
I difetti sono alcuni bug: alcune volte il framerate (immagini al secondo) cala muovendosi a scatti, qualche volta dopo che avete ricaricato un salvataggio. Alcuni punti di salvataggio sono troppo lontani, se fosse durato meno, il ritmo di gioco ne guadagnava.
Comunque al netto di alcuni difetti si tratta di un vero must per i fan di Alien, dotati di molta pazienza perché si muore spesso e rifare lunghi corridoi non è sempre piacevole, ma rimane uno dei migliori giochi tratti da film per Xbox 360, assieme a Ghostbusters e Riddick.
Giger approva.

Alien Isolation 3

Xenomorfo

Il modello poligonale dell’Alien è ottimo, e l’intelligenza artificiale lo fa sembrare un assassino da slasher che gioca al gatto con il topo con la final girl di turno, insomma un archetipo da fiaba horror con forti connotazioni sessuali, già presenti nelle opere di Hans Rudi Giger.

Buon Facehugger a tutti!

Denis

– Ultimi post simili:

[2014-10] Alien Isolation

Alien Isolation [2014]Anno 2137: qualcosa di strano accade sulla Stazione Sevastopol…
Il 7 ottobre 2014 esce il videogioco “Alien Isolation” – ecco il sito ufficiale – e per pubblicizzarlo la Sega e la Dark Horse Comics si uniscono per creare un fascicolo omonimo che contiene alcune storie brevissime: un affresco del futuro che fa da vero e proprio prequel alla storia che sarà protagonista del videogioco.

Alien_Isolation1
Quattro storie brevi, brevissime, di autori ignoti (o almeno non sono riuscito a trovare info) che ci portano 15 anni dopo l’incidente della USCSS Nostromo: mentre la povera Ellen Ripley vaga nello spazio nel profondo sonno criogenico, alcuni dipendenti della Compagnia – non informati del pericolo alieno – si ritrovano sotto attacco e rivivono in pratica alcune situazioni del primo film.
Ovviamente questa raccolta cerca di fondere temi classici con quelli più moderni. Sevastopol è palesemente costruita sull’immagine della Nostromo e anche il videogioco è un tuffo nella grafica del film Alien (1979), ma poi l’androide Chuck è vistosamente creato sul David del film Prometheus (2012) e l’azione in genere è molto più moderna rispetto al modello classico a cui vuole rifarsi.
Sono storie velocissime e semplicissime, insoddisfacenti a stare da sole ma simpatiche per essere un comic pubblicitario: infatti mette l’acquolina per il videogioco…

Vi lascio con questa spettacolare immagine pubblicitaria della Stazione Sevastopol, disegnata in chiave retrò… anche se del 2137!

Alien_Isolation2

L.

– Ultimi post simili:

[2016-04] Aliens: Defiance (1-6)

Cover di Massimo Carnevale

Cover di Massimo Carnevale

A sorpresa la mitica Dark Horse Comics di Mike Richardson colpisce dritto al cuore di tutti noi “alienofili” (o “xenomorfofili”?) tirando fuori lo scorso 27 aprile 2016 una nuova saga aliena, dopo il grande ciclo Fire and Stone (2014).
Niente più meet up, si torna a cupe storie aliene fatte di relitti misteriosi e di Colonial Marines allo sbaraglio: ecco dunque Aliens: Defiance 1.
Dei testi si occupa il prolifico Brian Wood (Valkyrie, The Massive, Star Wars, Conan the Barbarian, giusto per citare qualche testata curata per la DHC), mentre ai disegni troviamo Tristan Jones (nuova leva della casa).

Due ore e puoi tornare a casa.
Questo si ripete la soldatessa di prima classe Zula Hendricks dei Colonial Marines, per darsi il coraggio di affrontare la missione affidatale dalla Weyland-Yutani: prendere possesso di un relitto.
Zula ha riportato gravi ferite alla spina dorsale e si trovava all’avamposto ospedaliero Tranquility Base, sulla Luna, per sottoporsi a vari interventi dolorosi, da cui non si è ancora totalmente ripresa. Non stupisce che la Compagnia preferisca usare i droni umani, decisamente meno problematici e “fragili” delle persone.
La legge dello spazio dice che chi trova un relitto può vantarne il possesso, ma solo se un umano sale a bordo: ai droni della Weyland-Yutani serve dunque una “badante umana” per mere esigenze burocratiche. Un lavoro non certo prestigioso, ma perfetto per una soldatessa in convalescenza.
Zula deve accompagnare i droni a prendere possesso di un relitto e poi potrà tornarsene alla propria riabilitazione sul Mare della Tranquillità… in compagnia di Amanda Ripley…

Qui arriva il colpaccio della Dark Horse, che da sempre sa giocare bene le proprie carte.
Ricordo che Amanda Ripley, figlia della titanica Ellen, è un personaggio creato appositamente per videogioco Alien: Isolation (Sega), ambientato nel 2137: quando cioè la ragazza cerca di scoprire cosa sia successo alla madre, imbarcata sulla Nostromo. Ovviamente Amanda non sa che Ellen Ripley sta viaggiando in ipersonno nello spazio, e verrà risvegliata solo dopo la morte della figlia, nel 2177.
In occasione del gioco, il 7 ottobre 2014 la DHC – in collaborazione con la Sega – ha presentato anche il fumetto omonimo con varie storie ambientate sulla Sevastopol Station, base spaziale dove viene depositata la scatola nera della Nostromo e dove scatta la solita invasione aliena: Amanda Ripley sarà l’unica sopravvissuta di ciò che viene chiamato Sevastopol Incident.

Aliens: Defiance si svolge nel dicembre del 2137, quindi subito dopo gli eventi del videogioco Alien: Isolation e automaticamente quindici anni dopo gli eventi del film Alien (1979).

Zula mette dunque piede sul relitto dell’Europa di cui deve rivendicare il possesso per conto della Weyland-Yutani, scoprendo che appartiene alla “concorrente” della Compagnia.
Come abbiamo appreso dalla saga Predator: Life and Death (marzo 2016), la Weyland-Yutani non è più la regina incontrastata del commercio spaziale, ma ora ha una valente avversaria: la Seegson.
Com’è facile immaginare, il relitto è pieno di alieni e ben presto Zula soccombe all’attacco degli xenomorfi, insieme ai droidi… ed è qui che inizia lo “strano”.

Zula non sembra avere scampo: se non bastassero gli alieni che le si fanno sempre più vicini, una caduta le fora il casco: sarà morta per asfissia in pochi minuti… Ma i droidi la infilano in una delle cuccette per il sonno criogenico e la mettono a dormire.
Ventisette giorni dopo la soldatessa viene risvegliata da Davis, uno dei sette droni sopravvissuti: questi ha preso una decisione indipendente dagli ordini ricevuti, dimostrando molta più umanità degli umani. Perché la Weyland-Yutani ha ordinato di riportare sulla Terra le strane creature presenti sul relitto Europa, mentre Davis – capita la pericolosità di quegli esseri – ha deciso di portare via la nave dalle rotte della Compagnia. Precisamente su LV-44-40: cioè da dove proviene la Europa e dove probabilmente è stata “contaminata” dagli xenomorfi.
La missione che Davis propone a Zula è tanto chiara quanto assurda: andare alla ricerca di altri alieni e distruggerli… prima che la Weyland-Yutani li trovi e li usi come arma.

Primo numero spettacolare di una saga che promette benissimo. I disegni sono da applauso ad ogni vignetta, rispettando alla perfezione – quasi a livello maniacale, ma in senso buono! – le grafiche e le atmosfere del film del 1979 di Ridley Scott, dopo i cui eventi si pone questa vicenda.

Zula è una donna nera di un metro e cinquanta, seriamente ferita alla spina dorsale durante uno scontro e in piena riabilitazione mediante farmaci… che non sta più prendendo. Dire che è sacrificabile è poco, e nessuno della Compagnia si chiederà che fine abbia fatto.
Gli androidi non dovrebbero essere razzisti e sessisti come i militari, ma nulla toglie dalla mente di Zula che Davis 1 l’ha scelta perché è merce avariata, perfetta per missioni pericolose. Ma proprio come la discriminazione umana ha spinto Zula a combattere più duramente, così gli sguardi ambigui dei sintetici la spingono a dare il meglio anche a bordo della LV-44-40, più simile a una tomba che a una stazione spaziale.

Bisogna aspettare fino ad agosto 2016 per il terzo numero del nuovo ciclo alieno della Dark Horse Comics di Mike Richardson: dopo il grande ciclo Fire and Stone si torna a cupe storie aliene fatte di relitti misteriosi e di Colonial Marines allo sbaraglio: ecco dunque Aliens: Defiance 3.

A bordo dell’Europa la situazione è esplosiva. La minaccia aliena è stata soppressa ma c’è qualcosa di molto più pericoloso da affrontare: la lunga mano della Weyland-Yutani.
L’androide Davis 1 si è hackerato in modo da aver tagliato ogni collegamento con il sistema informatico della Compagnia e vorrebbe che anche gli altri androidi Davis – costruiti a sua immagine – facessero lo stesso: considera il loro rifiuto un ammutinamento ed inizia uno scontro mortale con versamento di sangue sintetico.

Zula si ritrova dunque nel bel mezzo di una faida sintetica e non può che aiutare Davis 1 nella sua crociata: impedire cioè alla Weyland-Yutani di mettere le mani su uno degli xenomorfi così da studiarlo, cosa che l’universo degli Alien Comics ci ha dimostrato essere una gran brutta idea.

Questa crociata si basa però su un atto di fede: Zula deve fidarsi di Davis 1, in mancanza di qualsiasi altra informazione. E gli androidi della Compagnia non hanno una grande reputazione…

Numero di transizione che fa sperare in nuove ghiotte atmosfere cupe dal mondo alieno.

È il momento dei ricordi, per il soldato Zula. È il momento di ricordare chi è stata e perché la sua missione con l’androide Davis 1 si fa sempre più difficoltosa.
Il corpo di Zula è a pezzi perché durante la sua prima missione un ordigno le è esploso a pochi metri di distanza. Tutto quell’addestramento militare, tutta quella fatica, tutto quell’impegno… e basta un passo falso per mandare tutto all’aria.

Il soldato Zula è la vergogna dei Colonial Marines, è un ex soldato che in realtà non lo è mai stato se non nei centri di addestramento. Ed ora non è più neanche questo: intercetta un messaggio in cui è dichiarata ufficialmente AWOL. Per tutti, ha disertato.

Anche Davis 1 ha il corpo maciullato, ma lui è un sintetico e non ci bada. Però è come se questo lo rendesse in grado di capire la donna soldato: sono due persone finite che però non hanno rinunciato ai propri obiettivi. Come per esempio impedire alla Compagnia di mettere le mani sugli xenomorfi, da cui creerebbero armi micidiali… sempre che prima la razza umana non si estingua per colpa degli alieni feroci.
Davis vuole distruggere ogni prova dell’esistenza aliena… però è più forte di lui e conserva un artiglio. È sintetico ma ha il peggiore dei difetti umani… La curiosità.

Poca azione ma tanto studio dei personaggi in questo nuovo intenso numero, che mi consente di correggere la Data astrale.

Tra i messaggi che Zula ascolta c’è quello di Amanda Ripley che la informa della sua partenza per la stazione Sevastopol, per andare cioè a vivere l’avventura del videogioco Alien Isolantion. Questo ci dà la conferma che siamo nel  2137.

Arrivati al gigantesco deposito di carburante Wright-Aberra, Zula e Davis 1 capiscono subito che è una ghost ship: gli alieni devono aver fatto scempio dell’equipaggio, ma dei rumori lasciano capire che dovrebbe esserci ancora un sopravvissuto.
Non è stato facile per la dottoressa Hollis sopravvivere all’invasione aliena, causata da una nave infestata di passaggio, ma è l’unica superstite ed aiuta Zula e Davis nella decisione più difficile da prendere: liberare gli alieni… perché uccidano i Colonial Marines che stanno attraccando.

Zula ha ceduto e, come abbiamo visto nel numero precedente, ha contattato la propria dottoressa per i dolori alla schiena: evidentemente il medico è venuta meno al vincolo di segretezza e ha denunciato la posizione di Zula, quindi i Colonial Marines sono lì per due motivi: il minore è acciuffare una disertrice di cui in realtà importa poco alla Compagnia, il maggiore è l’eterno motore che spinge la Compagnia… catturare un alieno vivo…

Prosegue questa splendida saga mantenendo altissimo il livello tecnico-artistico, riuscendo perfettamente a ricreare l’ansia, la tensione e il sottile terrore del mondo xenomorfo.
I corridoi bui mettono davvero paura così come le navi abbandonate: è come ritrovarsi nel film Alien ma soprattutto nella paurosa atmosfera dei migliori videogiochi tratti dall’universo alieno.

Zula, Davis 1 e la sopravvissuta Hollis devono cercare di abbandonare la stazione Europa, dove Colonial Marines e xenomorfi si stanno massacrando per il motivo di sempre: la Weyland-Yutani vuole un campione alieno su cui lavorare. Visto come ha affinato le tecniche di clonazione, non serve neanche un corpo intero: basta semplicemente un pezzo di xenomorfo perché la Compagnia faccia un enorme passo avanti nel campo delle innovazioni tecniche in campo bellico.
Muoversi in una struttura grondante alieni non è certo una passeggiata, e non sarà facile per i tre sopravvivere alla razza più letale dell’universo.

Il rischio è troppo alto, non si possono lasciar andar via i soldati con un campione alieno in tasca, Zula e Davis non possono permettere che la Terra sia messa a rischio infestazione per le insane politiche della Compagnia.
La decisione, Zula lo sa, è una sola… anche se il prezzo è la vita di suoi ex commilitoni…

Intanto Hollis ha un dubbio… e si sottopone ad una visita medica in gran segreto…

La serie procede lentamente ma inesorabilmente, insieme ai dolori alla schiena di Zula: quanto durerà ancora la donna malata che rappresenta l’unica speranza per la Terra?

La serie prosegue ma intanto questi primi sei numeri sono raccolti in volume unico nel gennaio 2017.

L.

– Ultimi post simili: