Alien 3 (1992-2022) – 3. Pianeta-prigione


Pitch Black

Sia al giornalista John H. Richardson di “Première” (maggio 1992) che a Sheldon Teitelbaum di “Cinefantastique” (giugno 1992) lo sceneggiatore Eric Red ripete il problema che secondo lui era alla base della lavorazione di Alien 3 sin dall’inizio: «Non sapevano quel che volevano e per questo hanno sprecato del talento. […] Semplicemente non erano coinvolti». Sta parlando di Walter Hill e David Giler, i produttori che stavano cercando di dare forma al progetto ma forse non nel migliore dei modi.

Non dobbiamo dimenticare che Wlater Hill non ha mai nascosto la sua scarsa simpatia per la fantascienza, ma soprattutto all’epoca era un cineasta impegnato su parecchi fronti. Mentre si alternavano Gibson e Red alla sceneggiatura di Alien 3, intanto Walter dirigeva il film Johnny il Bello (1989) con Mickey Rourke, che secondo me vale come “legittimo impedimento” per non stare sempre lì a tenere la manina agli sceneggiatori alieni.
Con l’inizio del 1989 poi Walter Hill ha davvero da fare. A giugno esce in TV il suo episodio (scritto e diretto) che dà il via alla celebre serie “Tales from the Crypt“, poi a settembre esce Johnny il Bello da promuovere e con l’inverno via, si va tutti a girare Ancora 48 ore (1990). Non gliene farei una colpa se non aveva costantemente lo xenomorfo in mente.

Intanto David Giler è a bordo del proprio personale ascensore per l’inferno con Felice e vincente (1989), terribile commedia con Richard Dreyfuss costata venti milioni di dollari che alla sua uscita, nell’agosto 1989 per la Paramount, incassa tre schiaffi e due fischi – di lì a poco avrei visto il film in VHS e al risultato finale aggiungerò diverse pernacchie – quindi di nuovo, i due produttori non sembra nella condizione migliore per occuparsi delle lamentele degli autori: forse stanno semplicemente aspettando la storia giusta, che sicuramente riconoscerebbero anche se distratti. E quella di Red non lo è.

«Era un disastro» racconta il sempre schietto Giler a Teitelbaum di “Cinefantastique”. «Assolutamente terribile».

A questo punto, ci spiega il giornalista, Hill e Giler decidono di ripescare il copione di William Gibson e affidarlo a qualcuno che lo sappia adattare alle esigenze: cioè, leggendo tra le righe, togliere tutte le parti costose (cioè tutte!) lasciando l’idea di fondo della Guerra Fredda nello spazio. Chi sarà il disgraziato sceneggiatore che avrà l’ingrato compito di gestire una storia nata morta e peggiorata nel frattempo? Chi dovrà orientarsi nel “buio pesto”? Proprio lui, David Twohy.

Per me Twohy nasce con il suo capolavoro Pitch Black (2000), mio culto personale assoluto (pare abbiano girato due seguiti con il protagonista Riddick ma non è vero, non esistono!), ma in realtà già all’epoca  è attivo nel cinema, essendo uno sceneggiatore esordiente: nell’aprile del 1988 è uscito Critters 2 e di lì a poco, maggio 1989, verrà presentato a Cannes Warlock: Il signore delle tenebre. Fra queste due uscite, lo sceneggiatore rampante Twohy viene ingaggiato da Hill e Giler per rimaneggiare il copione di Gibson per Alien 3.


Pianeta-prigione

Non so se davvero Hill e Giler abbiano passato il copione di Gibson a Twohy, ma è chiaro come il risultato finale non c’entri nulla con quella storia. Non si tratta di “modifiche ai personaggi”, come le definisce Giler nelle interviste, è proprio un’altra storia, anche molto più bella a livello di atmosfera e di “compatibilità” con l’universo alieno.

La vicenda segue un gruppo di pendagli da forca, criminali condannati a pene molto pesanti che vengono trasportati su un pianeta-prigione dove la sicurezza interna ha maglie larghe: tanto non esiste alcuna via di fuga.

«DOMINGO: Ci sono dei fottutissimi topi qui, vero?

BELLHOP: Oh no: non avrete certo problemi di topi!»

È vero, la prigione è infestata ma non da topi. Una particolarità non ufficiale del luogo infatti è che può capitare che qualche detenuto scompaia, vittima del “qualcosa” su cui stanno facendo esperimenti illegali nei piani bassi del pianeta.

David Twohy

In uno dei suoi impianti minerari spaziali la Weyland-Yutani ha trovato un embrione alieno imprigionato nell’ambra – un anno prima che Michael Crichton iniziasse a far girare il suo manoscritto inedito che sfruttava lo stesso spunto, ma per i dinosauri – e da quello ha tirato fuori il solito xenomorfo da laboratorio che cercano di rendere “gestibile” come arma biologica: non sarà una sorpresa per nessuno scoprire che, come al solito, la creatura non sarà affatto gestibile.

Personalmente il copione di Twohy (che trovate qui, interamente tradotto da me) lo considero il migliore fra i non-ripleyani, perché è un “film carcerario” duro e puro, con criminali prettamente cinematografici (dalla battuta sempre pronta e sempre disposti alle imprese più inverosimili) quindi sarebbe stato un ottimo Alien 3, meno costoso ma più divertente. Il problema, per dirla come il Pomata, sta a monte: un monte chiamato Sigourney Weaver.


Quando “no” divenne “ni”

Sbrigata la dolorosa pratica di Aliens, che esce nel luglio del 1986, la Weaver può finalmente scrollarsi di dosso fuciloni e xenomorfi e dedicarsi alla propria carriera in rapida ascesa: quando il successivo settembre esce in America il britannico Mistery, una spy story “di classe” (cioè noiosa) dove recita al fianco di Michael Caine, immagino che i suoi piani comincino a vacillare: con quanto incassa il film di Bob Swaim non ci avrebbero pagato manco i poster di Aliens appesi nei cinema.

Gorilla nella nebbia (ottobre 1988) è un film splendido, stimato e ha donato giusta visibilità all’opera di Dian Fossey, che diceva cose per noi oggi ovvie ma che all’epoca le costarono la vita, parlando però dal mero punto di vista degli incassi… be’, siamo lontanucci dagli standard hollywoodiani. Tutt’altro discorso per Una donna in carriera (dicembre 1988), esplosivo successo sia di pubblico che di botteghino e secchiata di premi… ma la Weaver è solo la “strega cattiva” sullo sfondo, un ruolo minore che le vale sì una nomination all’Oscar ma di nuovo dimostra come l’attrice sia parecchio lontana dall’essere una “stella”.

Tecnicamente Ghostbusters II (giugno 1989) è un successo di botteghino, certo trainato dal primo episodio che era già diventato un culto, ma è chiaro come qualcosa non stia funzionando nella carriera dell’attrice: se il suo ruolo nel primo film era “tipa da conquistare”, qui è “mamma del ragazzino”. Sarebbe questa la grandiosa carriera che la stava aspettando al suo ritorno da Acheron? In realtà a questa data è chiaro che l’obiettivo della Weaver sia il “malloppo”.

Da eroina salva-eroi e spezza-schemi a damigella in pericolo…

Il numero del 2 novembre 1988 del “Los Angeles Herald-Examiner” ci informa che l’attrice non voleva partecipare al secondo Acchiappafantasmi a meno che il suo compenso non fosse stato equiparato a quello di Bill Murray e Dan Aykroyd. Se da una parte questo testimonia una giusta lotta per la parità salariale (anche se l’attrice non aveva neanche la metà della carriera e dell’esperienza dei suoi due colleghi, il cui nome era quello che vendeva il film, non certo quello della donna) dall’altra sembra chiaro che l’attrice non valuti più i film dal loro “valore artistico”, come ai tempi di Un anno vissuto pericolosamente (1982) di Peter Weir, ma dal vil denaro.

Non stupisce dunque il fatto che il produttore David Giler, parlando con Teitelbaum di “Cinefantastique”, si lasci scappare che a Sigourney non era piaciuta la sceneggiatura di Eric Red: cosa ne poteva sapere l’attrice? Non era coinvolta in alcun modo nel progetto anzi aveva affermato con forza che non avrebbe partecipato ad Alien 3, perché mai ne ha letto una delle sceneggiature in corso?

Copia autografata di
“Première” (maggio 1992)

L’idea, chiara sin da subito a tutti, è che l’attrice tornerà sicuramente nella saga aliena, bisogna solo capire quanti soldi vorrà per farlo, e quanto la Fox sarà disposta a tirarne fuori. Attrice e major si metteranno sicuramente d’accordo, ma intanto tocca tenere aperte certe variabili, e Giler sottolinea come il copione di Twohy prevedesse in qualsiasi momento l’inserimento di Ripley.

«Il personaggio di Ripley può essere scritto sia come uomo che come donna. In effetti nasce originariamente come uomo, e all’epoca cambiarlo per Sigourney non è stato così difficile.»

Come ricorda giustamente Giler, nel copione originale di Dan O’Bannon era specificato che i personaggi potevano cambiare sesso alla bisogna, e pare addirittura che Twohy – stando al citato giornalista – abbia scritto due copioni paralleli: uno con Ripley, uno senza. Invece Richardson su “Première” scrive che «Twohy si rifiutò di inserire il suo personaggio nel proprio testo»: il giornalista intervista lo scrittore in persona, quindi sembra essere una fonte più attendibile rispetto alle dichiarazioni di Giler sul suo operato.

Quale che sia la verità, di sicuro il copione di Twohy così com’è non va bene, soprattutto all’avvicinarsi del ritorno di Ripley in carreggiata, visto che quel 1989 il “no” secco di Sigourney Weaver è diventato un “ni” incerto.


Addio, Twohy

Al giornalista Richardson di “Première” (maggio 1992) Twohy racconta che un giorno…

«stavo scrivendo come un matto, e due settimane prima di finire ricevo una telefonata da un giornalista del “Los Angeles Times”. Mi dice: “Cos’è questa storia della gara a scrivere Alien 3?” Dico che si sta sbagliando, ma lui: “No, ho sentito che il regista si è portato il proprio sceneggiatore”. Chiamo lo studio e mi dicono: “No, no, hai capito male. Non sta scrivendo Alien 3 ma Alien 4“. A quel punto misi insieme il mio copione come veniva e lo consegnai: è stata l’ultima volta che ho avuto loro notizie. È vero quello che si dice: Hollywood paga bene i suoi scrittori ma li tratta di merda per compensare.»

L’anno dopo questa intervista Twohy riceve un’altra telefonata fatidica: gli andrebbe di partecipare alla scrittura di un kolossal dal titolo Waterworld, diretto da Kevin Costner? Ma questa è un’altra storia e un altro ascensore per l’inferno.

Intanto quel 1989, chiuso il progetto Alien 3, Twohy se ne va a scrivere il proprio debutto registico, Timescape (1991) ma forse ha lasciato una buona impressione in Hill. Nel 1992 infatti le riviste di cinema attribuiscono a Walter Hill la regia del nascente progetto che diventerà il film Il fuggitivo (1994), quando c’era ancora Alec Baldwin nel ruolo che sarà di Harrison Ford, e guarda caso sceneggiatore della pellicola è David Twohy. Mi sa che Hill è uno che si ricorda delle persone con cui lavora bene.

(continua)

L.

– Ultime indagini:

5 pensieri su “Alien 3 (1992-2022) – 3. Pianeta-prigione

  1. Twohy almeno qualcosa c’ha tirato fuori da questo lavoro su Alien 3, lavorare con Hill regista lo considero un bel traguardo!

    La Weaver, per quanto le voglia bene, pare che proprio simpatica non sia. Tra queste sue iniziali voglie di cinema “di qualità” (o spocchia, che dir si voglia) e questo suo amore per il vil denaro non ne esce un ritratto da diva poco piacevole. Ho anche una conferma “diretta” della sua antipatia da mia suocera (torna la suocera!) che lavorava in un hotel 5 stelle dove alloggiò Sigourney qualche anno fa. Pare che si comportò malissimo con tutti, con l’aria di “lei non sa chi sono io” e con un’altezzosità notevole. :–/

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    • Forse aveva visto giusto Veronica Cartwright nel ’79, a considerare Siggy una “figlia di papà”: Veronica veniva da anni di gavetta mentre Siggy era protagonista già alla prima botta, entrando negli anni Ottanta da grande attrice. Ma il problema è che neanche i soldi di papà possono far arrivare i ruoli giusti, per ciò al di fuori di Ripley non ha mai avuto ruoli da protagonista che sbancassero i botteghini, ritrovandosi solamente una comprimaria famosa. Forse per questo è altezzosa: sente di meritare molto di più di quanto poi davvero ha ottenuto 😛

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