[1996-01] James Cameron su “Starlog” 222

Oggi, 16 agosto 2022, compie 68 primavere James Cameron, uno dei grandi maestri del cinema finché purtroppo non si è perso, ad inseguire relitti e omini blu.

Come ho fatto per Wes Craven, anche in questo caso volevo tradurre un’intervista di Cameron ma non è stato affatto facile: ho dovuto navigare fra la bava giornalistica versata in occasione di Titanic fino ad arrivare in periodi in cui Cameron non era Dio ma un semplice genio del cinema fantastico: l’ultimo suo vero lavoro in questo campo è stato Strange Days (1995), quindi traduco un’intervista intrigante relativa a quel film, che Jim ha creato interamente per poi affidarlo alla fenomenale ex moglie.


Strange Genesis

di Ian Spelling

da “Starlog”
n. 222 (gennaio 1996)

James Cameron e Jay Cocks caricano i loro clip
per ricordare la creazione di un futuro da incubo

A volte il passo più grande per realizzare un film con uno studio importante può essere semplice come chiamare la tua ex moglie. Almeno, se sei James (Terminator) Cameron, hai un piccolo soggetto intitolato Strange Days che ti gira per la testa da quasi un decennio e la tua ex è la regista Kathryn (Near Dark) Bigelow. Chiamatela una “vera bugia” [true lie], ma è praticamente così che è avvenuta la collaborazione Bigelow/Cameron per il grintoso thriller (quasi) futuristico. «Circa due o tre anni fa avevo un sacco di cose per la mani», ricorda Cameron. «Dovevo fare True Lies (1994) e poi avrei fatto Spider-Man. Quindi, ho chiamato Kathryn e le ho detto: “Ehi, ho un’idea per questa storia: se ti piace, dovremmo svilupparla per te”».

Bigelow ha molto apprezzato l’idea e il progetto è proseguito da lì, con Cameron che ha offerto alla sua ex moglie il suo soggetto su Lenny Nero (Ralph Fiennes) che, nella Los Angeles del 30 dicembre 1999, si occupa della più illecita droga mentale: un CD e un dispositivo auricolare che consente all’utente di provare le sensazioni di un altro essere umano. In altre parole, Lenny, un ex poliziotto dalla buona parlantina ma con la vita a pezzi, può aiutare un uomo senza gambe a sentirsi come se stesse correndo. La stessa tecnologia però può essere utilizzata anche per registrare e spacciare esperienze decisamente orribili.

In Strange Days quelle esperienze includono una rivolta razziale che potrebbe scatenarsi se fosse divulgata la verità dietro la morte di Jeriko One (Glenn Plummer), un attivista rapper molto popolare, e l’omicidio di una prostituta, Iris (Brigette Bako), che si può vedere attraverso gli occhi del suo assassino, e provare attraverso il punto di vista della vittima indifesa. Peggio ancora, l’uso delle clip, come vengono chiamate le registrazioni, può creare dipendenza, una situazione affrontata da Lenny, che si rivolge a vecchie clip della sua ex ragazza, la cantante rock Faith Justin (Juliette Lewis), per motivi fisici, sessuali e di stimolazione emotiva. Solo l’amica di Lenny, Lonette “Mace” Mason (Angela Bassett), un’autista/guardia del corpo dura e moralmente retta, può aiutare Lenny ad impedire che la morte del rapper riduca Los Angeles a un mucchio di macerie fumanti.

Cameron ha essenzialmente creato l’intero film nella sua testa e poi ne ha scritto una bozza. Ma con la produzione di True Lies che stava per iniziare non poteva rimanere a capo del progetto. Così è entrato in ballo Jay Cocks, un ex critico cinematografico per la rivista “Time” la cui sceneggiatura per L’età dell’innocenza (scritta insieme al regista Martin Scorsese) è stata nominata all’Oscar. «Sono stato coinvolto al telefono. Kathryn mi ha chiamato e ha detto: “Sto facendo questa cosa di cui Jim ha scritto una “bozza”. Le bozze di Jim non sono semplici bozze, ma copioni quasi completi», osserva Cocks. «Era di circa 140 pagine, ma aveva un inizio, una parte centrale e una fine. Jim era stato coinvolto in True Lies e non era disponibile a fare quel tipo di lavoro di rifinitura che serviva, quindi Kathryn mi ha fatto una chiamata. Avevamo lavorato insieme in precedenza su [un progetto di Giovanna d’Arco chiamato] Company of Angels. Non sfugga che la storia è ambientata a Los Angeles, nel 1999. Jim mi conosceva un po’ perché ci aveva aiutato in Company of Angels: immagino di essere stato considerato accettabile da entrambe le parti».

Cameron ha dunque consegnato la sua bozza a Bigelow e Cocks, e Cocks ha iniziato a lavorare per trasformarla in una prima sceneggiatura. Lui e Cameron chiacchieravano ogni tanto al telefono, e la sceneggiatura in lavorazione veniva spedita avanti e indietro fra i tre autori. Questo è andato avanti, bozza dopo bozza, in quella che Cocks definisce «una collaborazione molto facile». Cameron va un po’ oltre nel suo ricordo. «È stato un processo piuttosto collaborativo. Il compito di Jay era più quello di snellire il copione, togliere delle cose, ristrutturarlo e renderlo più agile. Aveva un problema unico come scrittore: serviva un’incredibile dose di talento per mantenere il cuore della storia pur ristrutturandone continuamente la narrazione, ma lui c’è riuscito.»


Strani modi

È interessante notare che per quanto il processo creativo possa essere stato scorrevole nel mettere su carta la storia e i dialoghi di Strange Days, Bigelow e Cocks la vedevano in modo diverso da Cameron su un punto importante. Cameron considerava il progetto come una storia di fantascienza, mentre Bigelow e Cocks no: era una provocazione. Strange Days si svolge nel 1999, il futuro è certo, ma a poco più di quattro anni di distanza, e solo sei anni nel futuro quando Cameron ha messo per la prima volta su carta i suoi pensieri. I costumi visti sullo schermo non sono esattamente futuristici, né lo sono i veicoli. Anche l’apparecchio per riprodurre i mini-dischi non sembra così futuristico, e così la tecnologia di registrazione, chiamata SQUID – Superconducting Quantum Interference Device – è stata contemplata nei reali ambienti scientifici per decenni.

Cameron rimane saldo nella sua opinione. «Lo vedo come narrativa psicologica, al contrario di robot e astronavi e quel tipo di fantascienza tecnica. Jay e Kathryn invece non volevano vederlo in termini di fantascienza, il che penso sia un modo salutare per loro di approcciarsi al materiale. Ma per me resta fantascienza: fa quello che fa la fantascienza, cioè tenere uno specchio davanti alla realtà odierna e spostarlo di una tacca, o cinquanta tacche, nel futuro e mostrarlo da una prospettiva diversa».

Cocks sostiene che il film parla di voyeurismo, del vivere a distanza, del vivere la propria vita attraverso una fantasia ricreata o un incubo vissuto da qualcun altro. «Voglio che le persone pensino due volte a ciò che vogliono e se volere qualcosa significa automaticamente che dovresti ottenerlo. Per me», afferma, «ho davvero pensato che fosse un film meritevole di essere visto. Questo è quello che ho pensato subito dopo aver letto la bozza di Jim. È in pratica un film sui film. Ha altri livelli, ma questa è stata la prima e più forte cosa che mi ha colpito».

Portando il pensiero di Cocks ad un ulteriore passo in avanti, Cameron riflette se avrebbe mai voluto vivere i ricordi di un’altra persona. Dopo aver affermato la sua convinzione che l’introduzione di un vero dispositivo SQUID potrebbe essere distante solo cinque anni circa, suggerisce che ogni scrittore, incluso lui stesso, è affascinato dall’idea di ritrovarsi nei panni di qualcun altro. «Gli sceneggiatori sono molto vampirici riguardo ad altre persone e personalità, e vogliono assorbire il più possibile da chi cattura la loro attenzione, in modo da poter creare personaggi. Questo è ciò di cui tratta davvero questo film», dice, facendo eco ai commenti di Cocks. «Penso anche che sia questo il significato dell’esperienza visiva di un film. Parte della magia è che entri in un cinema e trascorri un paio d’ore con persone che non esistono nemmeno, ma a cui ci permettiamo di credere. Confrontiamo il nostro comportamento con il loro e riaffermiamo i nostri valori».

Per molti aspetti, riconosce Cameron, il pubblico che guarda Lenny guarda in realtà Cameron in persona. Lenny è lui. Mace è lui. Il film porta il suo marchio unico, anche se è stato diretto da qualcun altro. «Lenny sono io. Per certi aspetti un regista dev’essere un venditore, deve essere in grado di vendere un film. Quell’aspetto di Lenny è stato per me facile da scrivere. L’idea di un ragazzo romantico, emotivo, con il cuore in mano, quella ho dovuto inventarla», sottolinea. «Non so se Lenny sia necessariamente me nella quotidianità, ma alcune tracce sono state trasposte, così che il ragazzo è la figura romantica e Mace è il salvatore coraggioso: il personaggio d’azione. Penso che funzioni. C’è una validità e una realtà per Lenny e Mace».


Strane manie

Come sembra sempre accadere in un film di Cameron, Strange Days è stato criticato per la sua violenza esplicita. Questa volta viene accusato per la sequenza particolarmente cruda in cui una donna viene ammanettata, legata, violentata e strangolata da un misterioso aggressore. La scena – definita nel film una «blackjack clip» – equivale alla rappresentazione di uno snuff movie, in cui una persona viene effettivamente uccisa davanti a una telecamera. Cameron difende la scena e confuta con forza l’idea che gli spettatori potrebbero rimanerne turbati. «È assolutamente il contrario: invece di glorificare la violenza ti mette al posto di guida dell’assassino, questo la sminuisce», afferma. «È orribile. Penso che la reazione di Lenny alla violenza mostri la sensibilità del film e dei registi. Il ragazzo si sporge dall’auto [di Mace] e vomita. Le persone sono scioccate e raggelate dalla scena, e penso che questa sia la risposta che avevamo in mente».

«Non facciamo film per tutti. Odio i film che fin dall’inizio sono costruiti con attenzione per accontentare tutti. Questo film non appartiene a quella categoria. Kathryn e io sapevamo che se avessimo fatto tutto alla perfezione, se avessimo raggiunto il 100 per cento dei nostri obiettivi artistici, probabilmente avremmo avuto un film che sarebbe piaciuto al 60 o al 70 percento degli spettatori, e che non sarebbe piaciuto gran che al 30 o 40 percento. È così che abbiamo lavorato. Le persone o amano con forza Strange Days o lo odiano con forza. E questo va bene».

Si è detto così spesso che è diventato un cliché, ma esistono solo una manciata di storie completamente originali, e tutto il resto è in qualche modo basato su quelle. Perciò, anche quegli spettatori che amano davvero Strange Days non possono fare a meno di notare in esso elementi da altri film. Alcuni ci vedono Johnny Mnemonic (1995), mentre altri indicano Brainstorm. Generazione elettronica (1983). La menzione di Brainstorm coglie di sorpresa Cocks. «È passato così tanto tempo dall’ultima volta che l’ho visto: fino a quando non l’hai menzionato, non ci avevo pensato. Immagino che potrebbe davvero essere un antecedente per Strange Days. In realtà ho pensato di più a L’occhio che uccide (Peeping Tom, 1960) quando l’ho scritto. È un grande film sui film, sul guardare», dice, riferendosi al film di Michael Powell, che racconta di Mark Lewis (Karl Boehm), un fotografo pazzo che scatta foto proprio mentre uccide le sue vittime. «Non leggo fantascienza. Ho sentito molte persone menzionare William Gibson in relazione a Strange Days. Non ho mai letto nulla di Gibson fino a quando non ho finito la prima bozza della sceneggiatura di Strange Days. Ho letto Johnny Mnemonic (1981), che assolutamente non ho capito. E ho letto La notte che bruciammo Chrome (1982), che aveva un’atmosfera straordinaria, ma non sono sicuro di aver capito neanche questo. Semplicemente non sono un patito della fantascienza e ho visto Strange Days sotto un’altra ottica».

Tuttavia, non c’è dubbio che l’unica cosa che Strange Days abbia in comune con altre interpretazioni cinematografiche del mondo a venire è che il mondo si rivela essere un paesaggio oscuro e minaccioso, in cui i raggi di speranza, sia letterali che figurativi, sono l’eccezione piuttosto che la regola. Sarebbe praticamente impossibile, sostiene Cocks, fare un avvincente film di fantascienza ambientato in un’utopia. «I film sul futuro devono confrontarsi con te, farti domande, metterti alla prova, tutto per indirizzarti verso una sorta di scoperta di stesso. Penso che quell’aspetto della nostra visione del futuro sia stato particolarmente intenso», afferma lo sceneggiatore, il cui prossimo film sarà molto probabilmente il già citato Company of Angels con Bigelow. [Non andrà così: Cocks tornerà al cinema solo con Gangs of New York (2002). Nota etrusca.] «Il mondo di Lenny è la nostra strada verso il futuro, è la nostra guida in quel mondo. Suppongo che Jim abbia posto così tante affascinanti alternative al futuro che ci sarebbero state molte altre storie da raccontare nell’universo di Strange Days che ha creato».

Cameron, che ha recentemente completato l’attrazione di Terminator 2 per il parco a tema degli Universal Studios, e che affronterà il prossimo progetto epico intitolato Titanic, affronta lo stesso problema di base, ma da una prospettiva diversa, quando risponde alla domanda se un regista di gli anni ’40 avrebbero trovato il mondo di oggi una visione fantascientifica da incubo. «Non lo so. È una domanda interessante. Ho la sensazione che i film siano solo più onesti, oggi. Negli anni ’40, la quantità di morte e distruzione che [in realtà] è avvenuta rispetto a ciò che è successo nei film di quel tempo è incredibile. C’è stata la Seconda guerra mondiale, con centinaia di migliaia di uomini nel Pacifico meridionale che morivano di morti orribili, e pochissime di queste informazioni ci tornavano in mente in modo grafico e viscerale. I film dell’epoca erano belli, una sorta di propaganda. I film sono molto più onesti ora su ciò che sta succedendo nel mondo. Se questo significa che sono più violenti, va bene, significa che è quello che sta succedendo ora».

Mentre la conversazione volge al termine. Cameron si ritrova a guardare avanti e indietro nel tempo. Sa che Fuga da Los Angeles è in pre-produzione e questo lo rende un po’ nostalgico, dato che lui è stato coinvolto nella supervisione degli effetti speciali durante la produzione di Fuga da New York (1981) di John Carpenter. «Ho parlato con la [produttrice della Escape film] Debra Hill della possibilità che la mia compagnia [Digital Domain] si occupi degli effetti speciali», dice. «Li abbiamo fatti praticamente per niente, all’epoca del primo film, ma ho detto a Debra che questa volta costeranno molto di più». Quanto al futuro, Cameron ha già un’idea di cosa farà quando la vigilia del millennio arriverà davvero. «Be’, non sarò nel centro di Los Angeles», rivela James Cameron, ridendo. «Probabilmente girerò un film da qualche parte.. e mi dimenticherò di guardare l’orologio».


Strani progetti

Il thriller di fantascienza ad alto budget Strange Days ha vissuto dei giorni davvero strani al botteghino, al momento della sua uscita questo autunno [10 ottobre 1995]. Ma James Cameron, che ha co-sceneggiato il film con Jay Cocks per la regista Kathryn Bigelow, è impegnato come sempre.

Attualmente, lo sceneggiatore / produttore / regista è al lavoro sui suoi prossimi progetti, in particolare Titanic, che era stato chiamato in codice Planet Ice durante la fase segreta di pre-produzione. «Si tratta di una storia d’amore epica e immaginaria che si svolge sul Titanic. La maggior parte della vicenda è ambientata sulla nave nel 1912 e una piccola parte si svolge ai giorni nostri, presso il relitto. Sono appena tornato dal luogo del relitto, dove abbiamo trascorso diversi giorni a girare scene. Siamo stati fortunati con il tempo e abbiamo ottenuto delle riprese che saranno assolutamente incredibili», afferma entusiasta il regista, che, ovviamente, è meglio conosciuto come l’uomo dietro le telecamere di Terminator, Aliens, The Abyss, T2 e True Lies. «Non è ancora stato selezionato il cast, ma l’ho scritto e lo dirigerò. Ci stiamo organizzando per una data di uscita a Natale del 1996». [Invece uscirà a Natale del 1997. Nota etrusca.]

Per quanto riguarda il film di Spider-Man, a lungo ritardato e a cui il nome di Cameron è legato da diversi anni, il progetto è molto chiaro e formato nella sua mente. Tuttavia, dovrà rimanere in attesa fino al completamento di Titanic. «Le cause legali riguardo al progetto sono ancora un nido di vespe. I diritti sono un pasticcio, ma ho una sceneggiatura che mi piace molto e che sono pronto a realizzare se riusciamo a sistemare tutto il resto, dopo che tutti gli avvocati abbiano finito di massacrarsi a vicenda, con gran dispendio di soldi», dice Cameron, chiaramente frustrato dalla situazione. «La storia è fondamentalmente quella delle origini, così come l’ho letta e la ricordo dalla mia giovinezza. Non ho ancora in mente nessuno per interpretare Spider-Man, perché dipende da quando farò il film. L’attore dovrà avere 17 anni: se realizzerò il film fra tre anni, quell’attore avrà solo 14 anni in questo momento e non so ancora chi sia. Quindi, probabilmente sarà un’incognita».

Ovviamente, molti fan del genere stanno pregando perché Cameron alla fine metta mano ad una terza avventura di Terminator: Cameron di certo non ne esclude la possibilità. «Se ci sarà un T3, vorrei dirigerlo. [Non andrà così! Nota etrusca.] Sto già parlando con Gale Anne Hurd, che possiede il 50 per cento dei diritti di Terminator. Arnold Schwarzenegger è interessato. Stiamo tutti parlando, ma non è ancora saltato fuori nulla», dice. «Ho girato l’attrazione per gli Universal Studios e ci ho coinvolto Arnold, Robert Patrick ed Eddie Furlong. Siamo andati nel deserto per un paio di settimane e abbiamo girato in 3-D da 70 millimetri. È stato davvero piacevole, il girato quotidiano è quasi allucinante, così reale. È un’attrazione a tema che si svolge in un teatro da settecento posti in cui c’è una esecuzione dal vivo integrata con un filmato in 3-D su tre schermi, ci sono personaggi e moto che saltano dentro e fuori dallo schermo. Scompone il classico proscenio, in modo che tu non sappia cosa stai vedendo e vieni risucchiato nella realtà di un film. È una nuova trama che utilizza la stessa base di T2».


L.

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