Alien 3 (1992-2022) – 2. Pianeta-fattoria


Noi non parliamo di Ripley

L’uscita al cinema di Aliens (1986) porta a galla un grave problema: le cuciture delle tasche dei dirigenti Fox sono troppo strette, e guarda caso la pioggia di dollari dai botteghini del film si ferma alla casa e non riesce proprio a raggiungere gli aventi diritto.
I produttori Walter Hill, David Giler e Gordon Carroll (cioè i proprietari del marchio Alien), Gale Anne Hurd (co-produttrice del film), James Cameron (regista) e Sigourney Weaver (attrice protagonista) si uniscono in class action e fanno causa alla 20th Century Fox perché non sta pagando loro quanto deve: visto che già Hill e i suoi colleghi avevano fatto causa nel 1983 per lo stesso motivo, diciamo che ormai è una simpatica consuetudine. In fondo è proprio perché la Fox non aveva pagato a Hill e i suoi il dovuto per Alien (1979) che a mo’ di risarcimento aveva dato luce verde ad Aliens (1986).

La causa legale finisce come quasi tutte le cause legali contro una grande major: ci si mette d’accordo, bei soldi passano da una mano all’altra e amici come prima. Su, che c’è da firmare il contratto per Alien 3. L’attrice però non ci pensa nemmeno.

Sigourney Weaver oggi è nota esclusivamente per la saga aliena, ma parliamo di un’altra epoca, quando era un’attrice richiesta e con grandi possibilità di carriera (tutte disattese in favore di ruoli da comprimaria o “tappezzeria”, ma lei nel 1987 ancora non lo sapeva) e come ciliegina sulla torta Aliens l’ha completamente sputtanata con i suoi amici della Hand Gun Control in America (nome citato dall’attrice stessa a “Starburst” nel 1992): un’attivista del controllo delle armi… che interpreta Rambo! (Nome che sbucava in tante recensioni dell’epoca e faceva infuriare l’attrice.)

Tipica posa da attivista del disarmo!

Il risultato è che nel 1986 Sigourney dichiara guerra ad Aliens. Non fa campagna stampa (la povera rivista nostrana “CIAK” le dedica una copertina aliena, la va ad intervistare e lei parla di tutt’altro), le riviste dell’epoca ottengono dichiarazioni anche dal barista di produzione ma parole di Siggy non esistono, e addirittura non permette che venga usata la sua immagine al di fuori delle foto di scena.

Quando nel 1987 la Dark Horse Comics riesce a comprare i diritti a fumetti del marchio “Aliens”, riceve solo tre regole dalla 20th Century Fox: la storia dovrà essere ambientata sulla Terra (perché tanto la casa non sfrutterà mai quell’idea, troppo costosa), non deve mostrare in alcun modo Ripley e quindi dovrà avere per protagonisti Hicks e Newt. Il povero Mark Verheiden si ritrova a creare una storia originale a fumetti di un marchio cinematografico… e non può usare l’amata protagonista!

Tutto ciò che William Gibson ha il permesso di mostrare di Ripley

Nel 1989 la Leading Edge Games ottiene la licenza dalla Fox per utilizzare il marchio “Aliens” in un gioco di ruolo da tavola in cui i giocatori possono ricreare e rigiocare tutte le principali scene del film di Cameron, usando carte e pedine con le foto di TUTTI i personaggi del film… tranne la protagonista assoluta! Quando Siggy dichiara guerra, è guerra sul serio.

Scheda di Ripley da Aliens: RPG (Leading Edge Games 1989)

La Fox non sa ancora se e quando riuscirà a mettersi d’accordo con Sigourney Weaver, che la tirerà per le lunghe fino ad accettare un compenso tale da essere l’attrice più pagata dell’epoca. Mentre vanno avanti le trattative, però… che nessuno parli di Ripley!


Dalla Finlandia con furore

Tutti gli italiani adorano Nightmare 3 (1987), temo perché quando esisteva una TV era fra i pochi della serie ad aver avuto una vera vita televisiva. Avendo io purtroppo visto per intero la pessima saga, il mio cuore va indiscutibilmente al quarto titolo, perché dimostra una verità che l’interessato forse non conosce: il finlandese Renny Harlin è un grandioso regista, che però sceglie troppo spesso progetti sbagliati.

Brian J. Robb nel suo saggio Screams & Nightmares (1998) afferma che Harlin è stato scelto per Nightmare 4 (1988) grazie al suo horror Prison (1987), pessimo filmaccio ma ovviamente con un bravo regista. Patrick Hobby di “Cinefantastique” (giugno 1992) afferma che è stato il quarto Freddy Krueger a far guadagnare al regista finlandese l’ingaggio della vita: gestire Alien 3 per la Fox.

Secondo Hobby il regista sarebbe entrato in scena subito dopo l’uscita di Nightmare 4 (agosto 1988), e Sheldon Teitelbaum sulla stessa rivista ci racconta che come prima azione da regista Harlin invita Walter Hill, David Giler e William Gibson al ristorante cinese: che avrei dato per essere presente a quella cena di lavoro!

Gibson racconta a Teitelbaum che Hill e Giler volevano che lui aggiustasse la sua sceneggiatura lavorando con Renny Harlin, ma a quel punto il romanziere non è più un giovane talento emergente: è una star. Ogni giorno ha produttori che gli bussano alla porta e gli chiedono se gli vada di trasformare in sceneggiatura i suoi romanzi campioni di vendite, qualcosa che Gibson trova decisamente più appagante che sputar sangue su uno xenomorfo, seguendo cioè soggetti e idee di altri.

Davanti al “gran rifiuto” di Gibson – romanziere che in seguito scoprirà come le promesse dei produttori valgano meno dell’aria usata per pronunciarle, e solamente una minuscola percentuale dei progetti legati ai suoi romanzi arriverà su grande schermo – i due produttori decidono che è meglio rivolgersi a qualcuno meno famoso ma più affidabile, come per esempio Eric Red. L’autore si è imposto nel cinema scrivendo il capolavoro The Hitcher. La lunga strada della paura (1986) e ha collaborato con Kathryn Bigelow per scrivere Il buio si avvicina (1987), interpretato da tre attori del cast di Aliens (1986) quindi diciamo che era già “in famiglia”. Come regista Eric Red aveva appena firmato un mio culto personale, Le strade della paura (1988), quindi per me aveva molti più crediti di Gibson per gestire lo xenomorfo al meglio.

John H. Richardson di “Première” (maggio 1992) specifica che Eric Red è stato ingaggiato nel tardo 1988 per un totale di cinque settimane, alla fine delle quali (gennaio 1989, viene specificato) è pronta la prima sceneggiatura ufficiale di Alien 3.


Eric il Rosso

La vicenda si apre a bordo della Sulaco ma nulla lascia intendere che sia la stessa nave che chiude il secondo film: sappiamo solo che i cinque Berretti Verdi che dormono in ipersonno – fra cui uno di nome Cassidy! – vengono aggrediti da uno xenomorfo. Uno solo si salva, Sam, che si ritrova con un braccio artificiale senza avere memoria dell’aggressione, risvegliandosi a casa sua sulla Terra.

Eric Red

Siamo nella solita sonnacchiosa cittadina della provincia rurale, là dove nasce l’horror americano, e il soldato in convalescenza Sam scopre che suo padre, il generale John Smith (che fantasia di nome!), è un pezzo grosso della base segreta costruita sotto terra.
Non sarà una sorpresa per nessuno scoprire che nella base segreta fanno esperimenti genetici illegali con gli xenomorfi.

«Vicino al soldato un chestburster fuoriesce dal torace di un maiale in mezzo a spruzzi di sangue e intestini. L’alieno-maiale ha un torace ampio, una testa piccola e piccole gambe.

[…] Un cane è in agonia a terra, quando il suo torace esplode facendo uscire un alieno-cane, il quale punta subito contro Sam, costringendolo a saltare su un’altra gabbia.»

Al giornalista Richardson di “Première” Eric Red si vanta di essere stato lui a tirare in ballo la tematica genetica. «Nel terzo film avevamo bisogno di un alieno nuovo, così suggerii di fare esperimenti genetici sulla sua specie».

«L’organismo a livello cellulare è un puro e totale predatore: non si è mai incontrato un organismo con queste caratteristiche… o il suo potenziale. Per sopravvivere questa cellula attacca ed assimila qualsiasi altra cellula che incontri: così facendo prende la forma di quello che uccide. Ma quello che è più interessante, signori, è che questa cellula non assimila solo materiale organico, ma anche quello inorganico.»

Sfuggendo di vista il fatto che a vendere il film è anche la forma fisica dello xenomorfo, Red va oltre e rende ogni cellula dell’alieno un predatore fenomenale, cominciando a creare nella base segreta innesti che farebbero impallidire il Dottor Moreau. Ma non si ferma mica agli animali…

«La struttura del DNA non sembra rovinata. Signori, capite cosa abbiamo qui? Comprendete il potenziale che abbiamo a disposizione? Immaginate un jet alieno… vivo! O un carro armato organico…»

Eric Red concepisce lo xenomorfo che si fonde con oggetti fisici creando xeno-carri armati, e tenendo fede al “Rosso” del suo cognome ci mette pure una strizzata d’occhio che sicuramente piacerà al produttore Walter “Danko” Hill.

«Quest’essere è una macchina di morte quasi indistruttibile e totalmente predatoria. Non vorrei essere nei vostri panni se voi foste russi e noi lasciassimo una cosa del genere nei sotterranei del Cremlino!»

Ehi, è il gennaio 1989, il Muro di Berlino è ancora in piedi: ha senso dire queste cose. (Come purtroppo sono tornate ad avere senso dal 2022.)

Com’è facile da intuire, le misure di sicurezza della base lasciano a desiderare e proprio una volta invitati alti papaveri militari per mostrar loro i progressi dell’arma definitiva ecco che succede il massacro, con le “cavie” aliene in libertà.

«L’alieno siede in un angolo, morendo lentamente. La stanza è piena di bozzoli. Alcune sue vittime sono vive, altre morte, ma tutti i corpi sono mutilati e a vari stati della riproduzione aliena. I volti sono contorti dall’agonia della trasformazione, mentre il pavimento è un lago di sangue.»

Con descrizioni truculente e sangue a palate Eric Red ci racconta del soldato Sam Smith dal braccio bionico che deve guidare i sopravvissuti fuori da una base piena di xenomorfi geneticamente modificati, senza dimenticare qualche “frase maschia” d’occasione:

«Un attimo dopo l’alieno con un balzo si affaccia alla grata, rimanendo però incastrato. I suoi denti colpiscono nel vuoto, essendosi gli uomini messi a distanza di sicurezza. Sam prende una granata dalla cintura e la fa scattare.

SAM: La colazione dei campioni!

Infila la granata nella bocca dell’alieno che la inghiotte… Una fortissima esplosione e la sua testa è vaporizzata.»

A proposito, ho mentito: non è una cittadina americana, sebbene lo sembri. È un planetoide artificiale nello spazio costruito come fosse la tipica campagna americana. Un’idea che passerà agli sceneggiatori successivi.


Addio, Renny

Stando a Richardson di “Première”, il progetto non è partito nel migliore dei modi, e forse l’abbandono di William Gibson potrebbe avere altre cause. «Non avevano alcun tipo di piano per gestire il film», racconta Eric Red a Richardson parlando dei produttori Hill e Giler, che definisce «disorganizzati ed irresponsabili», che sia questo il motivo per cui Gibson ha mollato? Ma forse l’affermazione nasce dell’astio per essere stato scartato: stando al giornalista, infatti, quando Renny Harlin ha letto la bozza finale di Red ha mollato la produzione.

È una visione un po’ estrema dei fatti, visto che parlando con Hobby di “Cinefantastique” il regista finlandese spiega bene la situazione:

«Ho lavorato con due sceneggiatori [plausibilmente Gibson e Red. nota etrusca] perché mi hanno ingaggiato per sviluppare un’ambiziosa visione futura dell’umanità e dell’intelligenza che sta alla base dell’evoluzione degli alieni. Ma tutto ciò che i due scrittori hanno saputo tirar fuori è stato un rimaneggiamento [rehash] dei due film precedenti.
La bozza finale era così demoralizzante [dismal] che ho chiesto a Walter Hill e alla 20th Century Fox di liberarmi dal contratto: a quel punto avevo perso ogni entusiasmo per il progetto e sarebbe stato imbarazzante continuare la grande epica di Scott e Cameron con una fiacca copia carbone delle loro storie.»

Onestamente è ingiusto accusare i lavori di Gibson e Red di essere «carbon copy» dei primi due film alieni, forse semplicemente non erano le storie da applauso che Harlin cercava. Comunque, visto che il giovane talento è sotto contratto, la Fox – temo per punirlo – gli affibbia due film in contemporanea: fino al settembre 1989 per Joel Silver gira Le avventure di Ford Fairlane, l’imbarazzante storia di un “rock’n’roll detective” nato su riviste musicali del ’79, che al botteghino incassa solo pernacchie, e poi via, che per Silver e Lawrence Gordon dal novembre 1989 all’aprile 1990 si va a girare Die Hard 2, decisamente più fortunato.

Anche Eric Red finisce bene, visto che lo ritroviamo alla sceneggiatura di ottimi film come Blue Steel (1990) di nuovo della Bigelow, No Control (1991) e il western L’ultimo fuorilegge (1993): l’ultimo suo avvistamento è il non disprezzabile Perimetro di paura (2008).

Siamo nel gennaio del 1989, l’uscita di Alien 3 è annunciata per l’anno successivo… e già si sono persi per strada un regista e due sceneggiatori.

(continua)

L.

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