[1990-12] Predator 2 su “Starlog” n. 161

Traduco questo ricco speciale della rivista specialistica “Starlog” (n. 161, dicembre 1990) dedicato all’uscita in patria del film Predator 2, con interviste a regista e sceneggiatori.

Da notare la bravura con cui i fratelli Jim e John Thomas spacciano per proprie idee rubate notoriamente al fumetto Predator: Heat, in seguito Predator: Concrete Jungle (1989) di Mark Verheiden, ma in fondo spacciano per realizzati dei loro progetti puramente ipotetici, che infatti non sono mai giunti a termine.

Infine è da notare come il regista abbia cercato di mettere a tacere le voci sul finale del film, in cui sarebbero apparsi parecchi Predator insieme – come appunto succede nel fumetto, ricopiato scena per scena dal film – e giura e spergiura che nel film c’è un solo Predator, come nel precedente del 1987.


Predator Season

di Marc Shapiro

da “Starlog”
n. 161 (dicembre 1990)

Era stata una brutta mattinata agli studi della 20th Century Fox, si era appena svolta una di quelle periodiche epurazioni di dirigenti che creano titoli così eleganti sulle riviste di Hollywood, e in tutto il lotto della Fox stavano riordinando scrivanie e documenti per l’ultima volta. Un dirigente, mentre buttava via le cose decidendo cosa portare via con sé, si è imbattuto in una sceneggiatura abbandonata. La prese e la tenne sospesa in aria, decidendo se gettarla nel cestino o lasciarla sulla scrivania del suo sostituto, che avrebbe preso servizio il giorno dopo. Esitò un momento e poi lanciò la sceneggiatura…

«Sulla scrivania», dice lo scrittore John Thomas. «Quando è entrato il sostituto di questo dirigente, Michael Levy, ha preso servizio, ha trovato l’ufficio completamente vuoto tranne che per il nostro copione posato sulla scrivania. Lo ha raccolto, lo ha letto e tanto è bastato».

Be’, non proprio. Levy ha dovuto convincere il produttore Joel Silver che la sceneggiatura di Predator, allora intitolato Hunter, sarebbe stata il successo al botteghino che alla fine sarebbe stato. Missione compiuta. Jim e John Thomas sono diventati gli ultimi di una lunga serie di scrittori a passare dall’oscurità totale al successo. Pensando a cosa sia Hollywood non dovrebbe sorprendere. Quando il tanto atteso seguito di Predator ha finalmente ricevuto il via libera, ai fratelli Thomas è stato chiesto di scrivere la seconda sceneggiatura. E i fratelli erano già pronti per questa seconda possibilità.

«Avevamo cinque o sei idee già pronte per il seguito», spiega Jim Thomas, l’altra metà dei fratelli del Predator. «Una di queste realizzava una mia fantasia di portare la creatura in una giungla urbana. E, come si è scoperto, quella era l’idea che piaceva alla Fox».

Jim e John Thomas mi stanno ricordando le origini del loro seguito durante una conversazione sul lotto della Fox in cui Predator 2 è arrivato agli ultimi giorni di riprese. I Thomas, da bravi fratelli, si passano la parola l’un l’altro con regolarità, il loro aspetto proletario è integrato da un’intelligenza smaliziata e vispa. E sono pronti a sottolineare che non stanno imbastendo una carriera sullo sfruttamento continuo del loro mostro. [Come invece avverrà puntualmente! Nota etrusca]

Tra un’uscita e l’altra dei Predator i fratelli Thomas hanno dato il via alla serie TV di breve durata “Hard Time on Planet Earth” e hanno curato la sceneggiatura dell’ultimo romanzo/film di Sidney Sheldon The Doomsday Conspiracy, un thriller alieno originale chiamato The Attack e ancora un altro thriller, stavolta sul terrorismo, chiamato Executive Action. [A parte la serie TV, non esiste traccia di alcuno di questi progetti: capisco che i fratelli si fingessero impegnati, ma mi stupisce che Shapiro non abbia controllato. Nota etrusca] Ma il Predator non è mai lontano dai loro pensieri, né lo sono le idee (serie o sciocche) per ulteriori seguiti.

«Ci sono sicuramente possibilità per un franchise, qui», dice John Thomas. «Il Predator potrebbe presentarsi in un periodo storico diverso come il vecchio West. Potrebbe finire su altri pianeti. Le possibilità sono piuttosto illimitate».

«Penso che Predator vs Alien sia una buona idea che probabilmente non accadrà mai [nel film, anche se già esiste nei fumetti della Dark Horse l’acclamata miniserie Aliens vs Predator. Nota del giornalista], ridacchia Jim Thomas. «Il mio sogno sarebbe che il Predator battesse le Tartarughe Ninja».


È caccia all’uomo!

Be’, Predator 2 non ha Tartarughe Ninja (e c’è solo un cameo di uno xenomorfo). Quello che invece ha è un regista di prim’ordine come Stephen Nightmare 5 Hopkins, un cast che comprende Danny Glover, Gary Busey, Ruben Blades, Bill Paxton. Kevin Peter Hall e Kent McCord, e la speciale magia degli effetti speciali di Stan Winston.

Predator 2 si svolge in quella discarica che è la Los Angeles del 1997, dove i signori della droga stanno conducendo una guerra per il controllo delle strade. Il detective della polizia Danny Glover tenta di impedire che la legge e l’ordine crollino, e intanto cerca di scoprire chi ci sia dietro una serie di macabri omicidi con mutilazione. In questa brutta situazione entra il Predator, con tanta voglia di andare a caccia.

La prima bozza di Predator 2, dopo gli incontri con il regista Hopkins e il produttore Silver, è uscita dai computer della squadra di sceneggiatori in tre settimane. «Scrivere il seguito è stato molto più facile del primo Predator», dichiara Jim Thomas. «Avevamo la storia già impostata e conoscevamo tutti gli elementi. Questa sceneggiatura è stata scritta con un’idea reale di quali sarebbero stati i requisiti tecnici, mentre con il primo film eravamo più interessati a creare l’iconografia e i personaggi. Quegli elementi sono anche in questa sceneggiatura, ma il nostro occhio si è spinto decisamente avanti».

John Thomas afferma che, come il primo Predator, il seguito presenterà la creatura come personaggio centrale. Sottolinea, tuttavia, il fatto che questo Predator è molto più giovane, e di conseguenza più sconsiderato, e che le sue armi sono state ampliate per includere un’ampia varietà di reti, lance e pistole. Ma è la storia stessa che ha davvero eccitato i fratelli. «Avevamo sviluppato così tante idee per il Predator che però, per un motivo o per l’altro, non siamo stati in grado di infilare nel primo film», dice John Thomas. «Con il seguito siamo stati in grado di raccontare tutto il retroscena e sostanzialmente recuperare quello che era andato perso».

«Ad esempio, scopriamo che i Predator sono una razza di cacciatori e sportivi che visitano questo pianeta da 700 anni. Siamo in grado di mostrare per la prima volta l’interno della navicella spaziale e fondamentalmente scendiamo nei particolari di ciò che fa. Spieghiamo al pubblico senza mezzi termini che la creatura non è un mostro psicopatico e che le sue motivazioni e il suo programma sono puri».

Jim Thomas aggiunge: «Ovviamente non è anche la stessa creatura. Questa è più ambiziosa, motivo per cui sceglie un ambiente urbano per la sua caccia. Sappiamo già che aspetto ha il Predator e cosa farà, quindi questi elementi della storia non sorprenderanno il pubblico. Il trucco per noi è stato quello di restituire al pubblico ciò che si aspettava ma in modi nuovi e innovativi. Vi abbiamo preparato cose che già sapete accadranno, ma non stupitevi se accadranno da un’angolazione leggermente diversa».

Jim Thomas afferma che Predator 2 stabilirà la base da cui scaturiranno tutte le future uscite. «Questa è la Bibbia. Colleghiamo tutti i pezzi. C’erano cose tagliate dal primo film che lasciavano le persone perplesse su cosa vertesse davvero la storia: Predator 2 chiarirà tutte le domande».


È caccia all’alieno!

Predator è nato originariamente come un’idea di Jim Thomas per una sceneggiatura specifica.

«La storia inizialmente era un’idea approssimativa su una confraternita di cacciatori di alieni che vengono sulla Terra e poi si separano», racconta Jim Thomas. «Ma ci siamo presto resi conto che molti Predator rendevano la storia troppo complicata. Quindi l’abbiamo cambiata con l’idea di un alieno che veniva su questo pianeta per partecipare al gioco più pericoloso possibile. E a causa del coinvolgimento dell’America in America Centrale in quel momento, abbiamo scelto quella zona come sfondo della storia».

Aggiunge John Thomas: «La prima bozza della sceneggiatura era davvero l’essenza di una storia di caccia, anche se gran parte di questo non si trova davvero nel primo film».

I fratelli hanno trascorso i mesi successivi vivendo il tipico incubo di Hollywood: vedere che tutti in città rifiutano la loro offerta. «È stato davvero un incubo», ricorda Jim Thomas. «Gli agenti neanche leggevano il nostro copione, perché non eravamo rappresentati da nessuno».

Predator ha finalmente trovato casa con una società di produzione a basso budget intenzionata a girare il film nelle Filippine. I fratelli erano pronti a firmare sulla linea tratteggiata quando il citato miracolo alla Fox li ha incastrati li ha catapultati in serie A. Ciò si è tradotto in una serie di incontri, soprattutto quando Arnold Schwarzenegger ha dato brillantezza alla sceneggiatura [took a shining to the script].

«Ad Arnold è piaciuta immediatamente la sceneggiatura», ricorda Jim Thomas. «Era molto interessato al suo personaggio, e questo ci ha spaventato un po’ perché sapevamo che Arnold aveva una certa visione dei ruoli d’azione che non coincidevano necessariamente con quello che avevamo in mente noi. Quando ci ha chiesto cosa avremmo pensato per il suo ruolo, gli abbiamo detto che lo pensavamo come un uomo qualunque.»

«Gli abbiamo detto che se avesse interpretato quest’uomo in modo diretto, come una persona reale che ha davvero paura e si preoccupa per il benessere dei propri uomini, il pubblico avrebbe creduto davvero che fosse in grande pericolo. E che quando emerge dal fango, la gente lo avrebbe percepito davvero come un eroe reale. Arnold ha interpretato il suo ruolo esattamente in questo modo, e credo che sia merito suo se il film ha funzionato così bene».

Gli autori ricordano che ci sono state numerose discussioni incentrate sul fatto che Schwarzenegger avrebbe vinto o meno la sfida contro l’alieno e, addirittura, se sarebbe sopravvissuto. «Se Arnold e/o il Predator sarebbero morti o meno nel film era un argomento importante durante le revisioni della sceneggiatura», rivela John Thomas. «Anche se il tema di base era quello di un uomo che veniva spinto al limite e alla fine sopravviveva, abbiamo giocato con l’idea del Predator che sconfiggeva Arnold ma lo lasciava andare, e viceversa. Ma è stato deciso che qualcuno doveva vincere, e che non si poteva avere un finale soddisfacente ad Hollywood a meno che il mostro non morisse alla fine».

Archiviati ormai i loro sforzi per Predator, John Thomas valuta i meriti delle due storie. «Penso che la prima sceneggiatura fosse molto più pulita e molto più pura. La seconda sceneggiatura è decisamente più complessa e multistrato. La seconda spiega molto di più e contiene sicuramente molta più azione».

La conversazione si sposta sull’altra avventura dei fratelli Thomas, la serie della CBS “Hard Time on Planet Earth“, che segue le avventure di un guerriero alieno in esilio di nome Jesse (Martin Kove) e del suo agente per la libertà vigilata, che sono stati banditi sulla Terra per crimini antisociali. Jim Thomas afferma che tutte le loro buone intenzioni per la serie sono state silurate dallo sciopero degli sceneggiatori di quella stagione.

«L’episodio pilota è stato accolto abbastanza bene e stavamo solo aspettando che la Rete decidesse cosa sarebbe successo. Ma quando lo sciopero degli sceneggiatori ha colpito e ha nell’ambiente televisivo tutto si è fermato, io e John siamo andati avanti e abbiamo fatto un accordo con la Paramount per scrivere un thriller d’azione chiamato Executive Action [attualmente alla Warner Bros. Nota del giornalista. Progetto mai giunto a conclusione. Nota etrusca]. Eravamo proprio nel bel mezzo del lavoro quando abbiamo ricevuto una telefonata da quelli di “Hard Time” che diceva: “Congratulazioni, avete tredici episodi”. Bene, siamo andati avanti, ma abbiamo scoperto che non potevamo farlo con il tipo di passione necessaria per fare uno programma di successo».

«Ma», ridacchia John Thomas, «abbiamo scoperto che è la serie più popolare nelle Filippine».


È caccia al pianeta!

Jim e John Thomas sono nati a Needles, in California, e hanno vissuto quella che Jim Thomas descrive come «un’esperienza da American Graffiti crescendo a Bakersfield». È stata anche un’esperienza, afferma John Thomas, che li ha visti bombardati dall’ispirazione per la narrazione. «Siamo gallesi-irlandesi, entrambe culture immerse nella tradizione narrativa. Siamo cresciuti circondati da libri (soprattutto di fantascienza), radio, televisione e dalle storie che abbiamo sentito raccontate dalla nostra famiglia».

I fratelli hanno intrapreso un percorso piuttosto tortuoso verso la celebrità della scrittura. Hanno lavorato come bagnini, insegnanti, operai e falegnami. Jim, che per un periodo ha studiato giurisprudenza, ha unito le sue abilità fotografiche e un po’ di tempo come collaboratore di un ranch in un libro intitolato Early to Rise [di cui non ho trovato tracce, tanto per cambiare. Nota etrusca]. John ha scritto racconti e ha abbozzato un romanzo. Jim ha anche lavorato come tecnico del suono e microfonista in alcune produzioni a basso budget.

Alla fine si sono connessi nella scrittura. «Jim aveva scritto una sceneggiatura», dice John Thomas, «ma aveva dei problemi, quindi è venuto da me. Le cose sono andate così bene che abbiamo deciso di lavorare insieme per entrare nel mondo dello spettacolo con un’altra sceneggiatura. Abbiamo pensato che per farlo avremmo dovuto avere l’idea più sfrenata a cui potessimo pensare: fu allora che Jim si avvicinò a Predator».

I fratelli Thomas raramente discutono e affrontano le loro faccende di scrittura con un’enfasi sui dettagli. «Scriviamo fisicamente insieme e lavoriamo come una squadra», dice John Thomas. «Iniziamo facendo uno schema dettagliato. Quando abbiamo fissato la storia, iniziamo ad espandere lo schema. Quindi blocchiamo le scene. Di solito rivediamo e modifichiamo una sceneggiatura circa tre volte prima di consegnare qualsiasi cosa».

Hanno revisionato una serie di progetti non-Predator. Executive Action è un thriller alla “Giorno dello Sciacallo” in cui dei terroristi prendono il controllo di un 747 e una squadra di commando deve salire a bordo in volo. «Sembra assurdo, ma è assolutamente credibile». Osserva Jim Thomas. «Abbiamo anche appena terminato una sceneggiatura chiamata The Attack che ha elementi di Rosemary’s Baby, L’Esorcista e la serie televisiva “Gli invasori”», continua. «La storia si svolge durante la Perestrojka, quando siamo amici dei russi e scopriamo che gli alieni vivono tra noi».

John Thomas aggiunge che la coppia adatterà anche l’attuale progetto in lavorazione di Sidney Sheldon The Doomsday Conspiracy. «Il romanzo presenta una cospirazione internazionale e un insabbiamento che coinvolge gli extraterrestri e le forze militari terrestri. È abbastanza diverso dagli argomenti che Sidney tratta normalmente, e questo è l’unico motivo per cui abbiamo deciso di farlo».

Ma è il Predator e il posto della creatura nel mondo fantastico che rimane al primo posto per Jim Thomas. «Il Predator è fondamentale per ciò che accade in questi film: tutti gli altri ruotano attorno alle sue azioni. Il Predator è una creatura del mito, come il Ciclope e il Minotauro. Abbiamo sempre avuto queste creature fantastiche e gli eroi che devono superare enormi difficoltà per sconfiggerli. Il Predator non è una novità: è nella letteratura da sempre».

E se il botteghino darà ragione alle previsioni su Predator 2 [il che non sarà. Nota etrusca], possiamo stare sicuri che questa creatura leggendaria rimarrà in giro per parecchio. «Lascia che te lo dica in questo modo», ridacchia John Thomas. «C’è un finale a sorpresa per Predator 2 che rappresenta un grande cambiamento, e questo pone le basi per la possibilità di un terzo film».

Fino a che punto i fratelli Thomas sarebbero coinvolti in quel progetto è ancora in sospeso. «Abbiamo sicuramente altre idee», dice John Thomas. «A me e Jim è stata offerta l’opportunità di dirigere un terzo Predator e sembrava fantastico, finché non ho scoperto che avevano fatto quell’offerta anche ad altre dieci persone».


Chiacchierata venale

La creatura di Predator e ora di Predator 2 è stata chiamata in molti modi. Ma onorevole? Mai! Almeno non fino ad ora. «Invece è piuttosto onorevole», insiste il regista di Predator 2 Stephen Hopkins. «È una creatura misteriosa e omicida, ma è anche una creatura che vive secondo le regole e le tradizioni di caccia secolari della sua razza. Con questo film, vedremo di più quel suo lato».

L’atteggiamento positivo di Hopkins, insieme alle buone notizie su Nightmare 5 (1989) e un thriller di serie B intitolato Giochi pericolosi (1988), sono stati determinanti nel convincere quelli di Predator, principalmente il produttore Joel Silver, che Hopkins era quello giusto per gestire il seguito del successo del 1987. E Hopkins ha premiato la fiducia concessagli con quello che gli addetti ai lavori definiscono un ottimo lavoro nel trasportare il Predator in un altro tipo di giungla.

Hopkins, che nella sua vita precedente era un boy-scout, si è preparato per il suo compito creando lo storyboard dell’intero film ed avendo parte attiva nelle revisioni della sceneggiatura. Ma ciò non significava che non siano nate sfide una volta partite le riprese. «Era certo una sfida dirigere una creatura che non parla. Dal momento che non può parlare e spiegarsi, abbiamo dovuto fare affidamento sulla storia per spiegare le cose, il che è bello perché ovviamente abbiamo a che fare con qualcosa di più serio rispetto, diciamo, ai film della saga di Nightmare. La cosa affascinante di dirigere qualcosa del genere è che attraversa così tanti generi: Predator 2 è una storia puramente horror, ma è anche fantascienza e una storia di mistero».

Hopkins afferma che il suo stile di regia, una combinazione di angoli di ripresa nitidi e messa a fuoco estrema, non è stato compromesso dalla logistica e dalla natura di Predator 2. «Ci sono stati dei compromessi», ammette. «In un film come questo ci sono sempre. Ma non credo di aver dovuto cambiare il mio approccio di base alla regia che, in questo film, è dipingere il Predator come questa presenza gotica con intenzioni ben definite che imperversa tra i futuristici grattacieli di Los Angeles».

Stephen Hopkins, nato in Giamaica e cresciuto in Inghilterra, è passato dall’illustrazione a fumetti allo storyboard per videoclip di musica rock, che poi è arrivato a dirigere per artisti del calibro di Mick Jagger, Tina Turner, Billy Idol ed Elton John [di cui non ho trovato traccia. Nota etrusca]. Hopkins è passato alla scenografia e alla regia della seconda unità quando un amico dei suoi giorni rock, Russell Mulcahy, ha ottenuto la possibilità di dirigere Highlander: dopo questa esperienza si è sentito pronto per dirigere il suo primo film, e ha trovato quello che all’inizio sembrava un progetto improbabile, Giochi pericolosi, che si concentra su un gruppo di punk braccati da un poliziotto impazzito in un grande magazzino. «La storia era stupida», ammette, «e la sceneggiatura era nella migliore delle ipotesi mediocre, ma ho sentito che c’era un bel thriller in stile gotico da qualche parte, e che se ci avessi lavorato un po’ avrei potuto tirarlo fuori».

Hopkins l’ha fatto e il risultato gli è valso Nightmare 5. Era un film in cui aveva grandi speranze di entrare ma, con il senno di poi, vede più come una «gigantesca delusione». «Era un progetto sbrigativo, senza un budget ragionevole e, dopo che l’ho finito, la [casa produttrice] New Line e la [commissione di censura] MPAA sono arrivate e ci hanno tagliato le palle. Quello che era iniziato come un buon film, con alcune parti buone, si è trasformato in un totale imbarazzo per me. Non riesco nemmeno più a guardarlo».

Hopkins afferma che Predator 2 sarà qualcosa che non avrà problemi a riguardare. Cita le interpretazioni di Danny Glover e Gary Busey come «eccellenti» e «la natura precisa del progetto» come uno dei maggiori vantaggi in questo seguito. Commenta anche la voce persistente che questo Predator abbia portato con sé alcuni amici, che appaiono alla fine. «Abbiamo già girato il finale», dice Stephen Hopkins, «e c’è solo un Predator. Quindi, se qualcun altro si presenta, nessuno sarà più sorpreso di me».


L.

– Ultime riviste:

4 pensieri su “[1990-12] Predator 2 su “Starlog” n. 161

  1. Ah, be’, certo, ma lo avevano già girato il finale. Quindi immagino quale sia stata la sorpresa di Hopkins nel vedere un finale pieno di Predator, evidentemente girato di nascosto da suo cuggino e inserito a tradimento nel montaggio definitivo (del resto, queste interviste in genere pullulano di certezze granitiche e dati verificabili come qui il libro di Jim Thomas, che sarà sicuramente stato pubblicato ma SOLO nel ranch dove aveva lavorato) 😛
    La serie con Martin Kove però mi piacerebbe rivederla, un giorno o l’altro…

    Piace a 1 persona

    • La serie con Kove è l’unico vero prodotto citato, gli altri sono solo progetti immaginari con cui farsi belli coi giornalisti, ed è curioso che un ambiente così superstizioso non avesse capito che non si dice gatto finché non ce l’hai nel sacco 😀
      Di solito quando si rivela a un giornalista un progetto futuro quello non vedrà mai la luce: è una regola scritta ^_^

      Johnny Hopkins, cuggino di Stephen, gli ha girato di nascosto il vero finale, e da allora in famiglia non si parlano più 😀

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.