[2009] Screamers 2


Dubito che qualcuno abbia mai chiesto un seguito di Screamers (1995), malgrado addirittura Philip K. Dick in persona l’avesse scritto nel 1954, ma poi con il 2005 il cinema è morto e la fantascienza è tornata di moda: sembra un controsenso, visto che da quel momento il cinema “di cassetta” ha perso ogni singolo strumento per narrare storie fantastiche, ma forse il grande successo delle fanta-serie TV dei primi anni Duemila ha spinto i produttori a usare lo stesso “stile povero” anche per quei film pensati per le ultime videoteche rimaste in vita all’epoca.

A pensarci già il primo film era parecchio a risparmio, quindi magari la Columbia (Sony Pictures) ha pensato che sarebbe stata una buona idea mandare di nuovo un gruppo di tizi in una fabbrica abbandonata: prezzo basso, marchio già noto, successo garantito. Mi immagino così la nascita di Screamers: The Hunting.
Il film esce in patria il 17 febbraio 2009 direttamente in video, e la Sony Pictures si sbriga a portarlo anche nelle nostre videoteche in DVD, dall’aprile dello stesso anno, con il titolo Screamers 2. L’evoluzione.

Sarà stata la casa a commissionarlo a Miguel Tejada-Flores, sceneggiatore già del primo film, o magari era lui stesso ad avere questo copione in un cassetto? Classe 1951, la carriera di Miguel è difficile da capire: quando esordisci al cinema firmando la sceneggiatura de La rivincita dei nerds (1984) è chiaro che da te tutti si aspetteranno solo cavolate che però funzionino fra il pubblico più di bocca buona.
Con l’eccezione dell’ottimo thriller The Unsaid (2001), le opere di Miguel del Duemila sembrano confermare un gusto non certo sopraffino: basti citare l’incredibile “catastrofico da camera” Solar Attack (2006) e il ritorno delle “bonazze bionde dallo spazio” Decoys 2 (2007), entrambi film che dubito Miguel dica in giro di aver firmato.

Sembra trattarsi di uno sceneggiatore “ruspante”, capace di scrivere storie di bassa lega ma che alla fin fine piacciono al suo pubblico, fatto da chi – come me – non cerca un capolavoro ma un semplice intrattenimento. Se penso che Miguel ha firmato quel capolavoro rozzo che è Frankenstein’s Army (2013), è chiaro che conosca molto bene il pubblico a cui si rivolge.

Se Miguel è una vecchia volpe, di primo pelo è invece il regista Sheldon Wilson, fresco del quasi esordiente Kaw (2007).

Ci viene detto che sono passati ben tredici anni anni dall’ultima scena del precedente titolo, il che è onesto, visto che questo nuovo film è stato girato nel 2008, proprio a tredici anni dall’uscita del primo.
Per tutti questi anni non si sono più avute notizie dal pianeta Sirius 6B, ma ora la ricezione di una richiesta di soccorso mette in allarme l’Alleanza, che infila nel criosonno della nave Medusa una propria squadra e la manda a vedere cosa stia succedendo sul pianeta: hanno però solo sei giorni di tempo, prima che arrivi una terrificante e potenzialmente distruttiva pioggia di comete. È obbligatorio che le missioni fantascientifiche abbiano sempre le ore contate.

Mai una volta che i soldati spaziali abbiano più tempo a disposizione

I soldati dell’Alleanza si portano dietro l’affarino per risultare “morti” agli occhi degli screamer, ma poi ci viene detto che i mostriciattoli avevano una batteria di soli due anni d’autonomia, quindi ormai devono essere tutti spenti. Ma come, nel precedente film gli umani su Sirius 6B erano vent’anni che portavano avanti una guerra contro le macchine, e ora esce fuori la storia della batteria?
L’unica trovata buona di sceneggiatura è il fatto che l’Alleanza è rimasta a notizie vecchie, non conosce gli sviluppi che noi abbiamo visto nel primo film, quindi la questione della batteria viene data per certa solo se le macchine non si fossero evolute. E noi già sappiamo che l’hanno fatto.

Ma ricreare gli ambienti del primo film era troppo difficile?

Sbarcati su un pianeta che sì, è sempre ricostruito in Canada ma in luoghi totalmente diversi dal precedente, tanto da spezzare ogni convinzione che possa essere davvero Sirius 6B, i nostri baldi soldati spaziali iniziano la fase “Hadley’s Hope”: si va in formazione militare in uno stabile abbandonato, con i nervi tesi perché un nemico sconosciuto potrebbe annidarsi dietro ogni angolo.
I nostri eroi entrano in una fabbrica automatica di screamer auto-replicanti, quindi tecnicamente un posto dove nessun essere umano è mai giunto prima.

«Le prime varietà sono attribuite ad un ingegnere, Orsow o Barlow, non mi ricordo.»

Questo veloce accenno storico del tenente Victoria Bronte (Gina Holden, fresca dal ruolo di Carrie in Aliens vs. Predator 2, film di cui in pratica non ricordo un solo attore!) ci introduce il nome dell’autore degli artigli, e ci rivela una poca voglia di attenersi alle fonti: ne Il mondo di Jon (1954) Philip K. Dick stesso ci racconta che è stato il dottor Schonerman a gettare le basi per la rivoluzione delle macchine: cosa sarebbe costato qui riutilizzare quel nome, e mandare in visibilio gli appassionati di Dick?
Lo so, la risposta è ovvia: nessuno legge Dick, si limitano a riempirsene la bocca quando c’è da dire che Blade Runner è un capolavoro cyberpunk

Comunque la scena ispirata ad Aliens (1986) l’ho molto gradita.

«Stay frosty, marines»

Malgrado non abbia informazioni su ciò che è successo su Sirius 6B, o forse proprio per questo, l’Alleanza ha imposto la regola per cui niente di quel pianeta debba raggiungere la Terra, perché saggiamente teme che la deriva assassina delle macchine possa infettare anche il nostro pianeta, ma il comandante Sexton (Greg Bryk) è più furbo di tutti: sicuramente i macchinari presenti in enorme quantità nelle fabbriche sotterranee del pianeta gli frutterebbero un sacco di soldi, al mercato nero.
Si vede che Sexton è uno sveglio, cioè il classico beota che nei film horror dà il via agli eventi quando nessun altro personaggio è così stupido da farlo. Però mica tutti sono così intelligenti da riprogrammare gli screamer: si vede proprio che Sexton è un drittone.

Fermo lì, che te lo riprogrammo il lo screamer

Riattivare screamer che sembravano dormienti serviva solo a creare il Momento Ferro: così come la Colonial Marine Ferro rimane a bordo della navetta ed è aggredita dagli xenomorfi, lasciando a piedi i suoi compagni, così qui abbiamo la stessa identica trovata, ma con gli screamer al posto dei «granchiaccci».
E se non vi bastano i parallelismi, facciamo che addentrandosi in una fabbrica i nostri soldati spaziali trovano una donna “imbozzolata”: quanto vi fidate a liberarla?

«Uccidimi…» Sì, credo si debba farlo

Lo sceneggiatore Miguel si perde un po’ per strada, perché guarda caso i soldati non sanno nulla di ciò che è avvenuto su Sirius 6B ma non battono ciglio alla scoperta che gli screamer sono evoluti e ora creano macchine perfettamente umane: nel precedente film era motivo di un pizzico di stupore, qui niente, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. E quale sistema usano per capire se un umano è vero umano? Lo stesso identico sistema che nel film precedente ha dimostrato non essere valido!

«Ti ammazzo la testa!» (cit. Maccio)

È chiaro che qui l’unico sforzo creativo è stato prendere il film Aliens (1986) e rifarne le scene più salienti in salsa “urlatrice”. Persino con effettacci splatter che non mi aspettavo, in un film di serie Z del nuovo millennio.

Una testa spaccata in due fa sempre piacere, in un film fanta-horror

Mentre gli screamer «vengono fuori dalle fottute pareti» e i nostri eroi corrono attraverso corridoi angusti e bui, a questo punto per proseguire il “rifacimento” ci vorrebbe che Newt li portasse nel proprio rifugio: fermi lì, che abbiamo anche Newt! Solo che la persona sopravvissuta anni in mezzo ai mostri, nascondendosi negli angoli bui di una stagione, è Eugene Orsow, l’inventore dei mostriciattoli robotici.
Cosa c’è di meglio di una scopiazzata aliena con comparsata di Lance Henriksen?

Lance trova sempre un modo di sbucare nel vasto universo alieno

Lance “Bishop” Henriksen che interpreta la Newt della situazione: il film per me acquista punti a pioggia, e un posto d’onore nel mio Scaffale degli Scopiazzi Alieni non glielo leva nessuno.
Mi chiedo come mai io non abbia notato tutto questo una decina d’anni fa, quando l’ho visto per la prima e unica volta.

Due attori alieni (Gina e Lance) nel rifugio di Newt: pura gioia!

Ormai ogni maschera è caduta e i protagonisti seguono i Colonial Marines di Hadley’s Hope, con tanto di Burke l’infame: non vuole riportare xenomorfi sulla terra bensì mostriciattoli robotici, ma il concetto è lo stesso.

«Loro non li vedi fregarsi l’uno con l’altro per una sporca percentuale!» (cit.)

Pure gli screamer umani mutano forma e acquisiscono le doppie mascelle apribili, un po’ Alien e un po’ Predator, con tanto di xeno-grida. Insomma, pura gioia per noi che abbiamo sangue acido nelle vene.

Quando agli screamer scatta la viuleeeeenza aliena

La tenente Bronte, che ci viene rivelato essere la figlia dell’Hendriksson del primo film, si mette pure in posa per qualche siparietto alla Ripley, ma non mi spingerei così tanto nel parallelismo. Di sicuro il citazionismo selvaggio la porta ad uscirsene con un «Sta arrivando la tempesta» (the storm’s coming), la frase finale di Terminator (1984): vènghino, siòri, abbiano le citazioni un tanto al chilo!

Un po’ Ripley, un po’ Sarah, un po’ protagonista

Lo sfruttamento del canone creato da James Cameron ovviamente ai miei occhi fa brillare il film di luce riflessa, ma anche togliendo di mezzo gli “scopiazzi alieni” l’ho trovato un prodotto di serie Z onesto e mi azzarderei addirittura a definirlo ben fatto.
Basti pensare alle fanta-mostruosità che quegli anni case come la Asylum, UFO, BUFO, CineTelFilms e via dicendo sfornavano a getto continuo, tutti filmacci scritti malissimo e con effetti speciali fatti al PC di casa: almeno Screamers 2 ha un solido impianto effettistico, carne al sangue e scontri convincenti. Sempre di serie Z, sia ben chiaro, ma lo definirei “la serie A della serie Z”, soprattutto rispetto al ciarpame inguardabile con cui le altre case riempivano canali televisivi differenziati come Syfy.

Mi basta pensare che questo film è uscito nel periodo di Dark Storm (2006), The Terminators (2009), Storm Cell (2008) o Arctic Predator (2010) per giudicarlo meritevole di un Premio Oscar. Sicuramente negli anni Novanta sarebbe stato giudicato impresentabile, ma nel cimitero del cinema dei Duemila è un film di tutto rispetto.

Ce li vogliamo mettere pure dei ghiotti fanta-fucili?

Come nel primo film, anche qui c’è il colpaccio di scena finale che però è decisamente scontato, e sicuramente ogni legame con Dick è puramente ipotetico, ma lo stesso alla fin fine mi ha divertito, e non succede spesso con questo genere di film.

L.

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