[1980-07] Contamination

Nuova puntata del ciclo dedicato alla storia, raccontata per la prima volta con dovizia di particolari, dei due italiani che girarono il loro seguito di Alien (1979).


Contamination – Distribuzione

Il 26 maggio 1980 il film di Luigi Cozzi finisce sul tavolo della commissione di censura italiana, presieduta da Bernardo D’Arezzo, la quale solo il successivo 5 giugno rilascia il nulla osta di proiezione in sala con un divieto ai minori di 14 anni, «la cui particolare sensibilità può essere turbata dalle numerose scene raccapriccianti», ci informa ItaliaTaglia.it. La scheda del film vistata dalla commissione riporta il titolo Contamination (Contaminazione), prodotto dalla Alex Cinematografica e diretto da «Lewis Coates (Luigi Cozzi)». La lunghezza dichiarata della pellicola è di 2.650 metri ma ne sono accertati solamente 2.586.

da “Stampa Sera” (5 luglio 1980)

Il 5 luglio 1980 il film partecipa al 18° Festival del Cinema di Fantascienza di Trieste, e guarda caso “Stampa Sera” di quel giorno a corredo dell’iniziativa riporta una grande illustrazione della piramide di O’Bannon, cioè lo schizzo che Chris Foss aveva preparato per la prima stesura di Alien (1979). Scrive il giornalista Piero Zanotto, in merito ai film presentati al festival:

«La nostra produzione, ormai scarsa di agganci col “fantastico” e con l’utopia, presenta Contamination di Luigi Cozzi, un cultore del genere non alla prima prova, che qui si firma Lewis Coates secondo un vezzo che credevamo ormai superato. […] Il curiso è che il film sarà preceduto dal cortometraggio di Maurizio Checcoli e Luciano Galluzzi al titolo Appunti sul Fantacinema: la nascita di “Contamination”, in cui si spiega come è nato il film di Cozzi mostrando anche il regista al lavoro. Un tempo queste operazioni erano appannaggio di un altro cinema. Ad esempio quello di Fellini..»

Da notare la stoccata finale del giornalista, a rimarcare quando ancora nel 1980 fosse profondo il divario fra il “vero cinema” e la “fantascemenza”. Sarebbe poi molto interessante ritrovare quel documentario sulla lavorazione del film.

Due giorni dopo sempre “Stampa Sera” ci informa che l’accoglienza di pubblico è stata buona. «Singolari le dichiarazioni del regista, che con Contamination è al suo secondo film di fantascienza»: purtroppo non ci vengono rivelate queste “dichiarazioni singolari”.

«Al momento attuale i produttori non vogliono sentir parlare di fantascienza (l’ultima moda, ad esempio, sono i film con scene di cannibalismo), e Cozzi, per girare il film, ha dovuto fingere che fosse una storia di spionaggio.»

da “l’Unità” (31 luglio 1981)

Ha dovuto fingere con chi? Sempre puntuale il grande giornalismo italiano.
All’arrivo del film nella Capitale un anno dopo (31 luglio 1981) il quotidiano “l’Unità” così esordisce:

«La contaminazione va forte al cinema. Dopo gli zombie assetati di sangue di Umberto Lenzi ecco arrivare i meloni strappabudella del non meglio identificato Lewis Coates.»

Davvero il giornalista, che si firma “mi. an.”, non sapeva chi fosse quel misterioso regista?

«Filmetto rattoppato da tutte le parti e servito da una recitazione da originale televisivo, Contamination ha l’unico pregio di non lanciare oscuri messaggi alla moda del tipo filosofico-tecnologico: la carneficina (offerta al rallentatore e “ricca” di particolari) è a lungo andare ripetitiva ma rimane indubbiamente il “pezzo forte” del film. Il resto, dai dialoghi alla incredibile love-story negli scantinati del cattivo, è merce di scarto, destinata inevitabilmente più a far sorridere che a gonfiare la suspense.»

da “La Stampa” (4 agosto 1980)

Il 4 agosto 1980 il critico Piero Perona su “La Stampa” era stato più giocoso, infatti intitola la recensione «Polpetta aliena».

«In Contamination [Cozzi] non dà prova di originalità se prende le mosse da Alien, descrivendo le deflagrazioni che alcuni frutti extraterrestri producono nel fisico degli umani al minimo contatto. Anzi l’operazione si presta a degenerazioni varie, con scoppi di frattaglie e fontane di sangue.»

A parte qualche sparuta apparizione nei cinema piemontesi dell’agosto 1980 e romani dell’agosto 1981 – e un fugace ritorno nel luglio 1985 – non ho trovato alcuna altra notizia di distribuzione nostrana del film, che temo sia stato immediatamente dimenticato, riscoperto solo grazie alla pirateria che ha potuto sfruttare la distribuzione americana, di segno decisamente opposto. Su “Rue Morgue” n. 34 (luglio 2003) Chris Alexander ci parla di un film sì di serie Z ma considerato di culto fra gli spettatori anglofoni, non solo ben noto ma anche ben distribuito. Infatti nel 2015 esce il Blu-ray in edizione di lusso (quando in Italia non ho trovato tracce manco di una pezzente VHS!) e il film è conosciuto dai tanti che lo recensiscono su rivista.

Quello che Cozzi non sottolinea nei suoi saggi è che all’uscita del suo film c’era un abisso fra le distribuzioni ai due lati dell’Oceano Atlantico: in America lo splatter era appena esploso al cinema con Venerdì 13 (maggio 1980) e in edicola con “Fangoria”, la storica rivista non solo di cinema horror ma anche di indagine e studio sugli effetti speciali splatterosi, quindi c’era una richiesta abnorme di film horror di qualsiasi genere, non importa la qualità: basta che volino budella.
Discorso leggermente diverso In Italia, dove c’era Fellini e Sergio Leone da una parte e il resto era tutta merda. Indovinate dove venivano inseriti l’horror, lo splatter, la fantascienza, il cinema marziale, tutta la serie B fino alla Z e qualsiasi altro tipo di film non gradito ai giornalisti?

Gordiano Lupi, in un saggio di cui parlerò più sotto, afferma che Contamination è andato male nei nostri cinema per colpa del fallimento della casa di distribuzione: non cita alcuna fonte di questa informazione né nomina la casa in questione. Nel saggio Gli anni di Alien (2017) Cozzi afferma che il film è stato distribuito dalla PAC, che l’ANICA (Archivio del Cinema Italiano) dà attiva fino almeno al 1995, ma magari era un’omonimia.

Una curiosità finale. La rivista “Starlog” n. 45, aprile 1981, ci avverte che finalmente la Cannon ha acquisito i diritti distributivi del film noto come Aliens Arrive on Earth o Contamination, e lo doppierà con il titolo Alien Contamination. Girano voci che Cozzi abbia filmato scene di grande azione con tanto di quel sangue da piacere ai lettori di “Starlog” e “Fangoria”.


Contamination – Il film

«Arras si chinò, per esaminare più da vicino due degli oggetti ovoidali che erano rotolati fuori dalla cassa caduta. “Sembrano quasi… uova!”, mormorò.»
~
dal romanzo breve I figli di Cthulhu di Luigi Cozzi

Al porto di New York arriva la Caribbean Lady, una nave che ha tutto l’aspetto di essere stata abbandonata (occhiolino occhiolino). Indossate le tute protettive (occhiolino occhiolino) e saliti a bordo, alcuni poliziotti analizzano la nave fantasma, nella cui sala mensa c’è un grande dipinto alla parete (occhiolino occhiolino), e poi trovano un cadavere il cui petto sembra esploso dall’interno (occhiolino occhiolino). Scendono poi nella stiva e la trovano piena di uova (occhiolino occhiolino): maneggiandola, una delle uova si apre e “contagia” i poliziotti (occhiolino occhiolino). Il film è iniziato da un quarto d’ora e ho un occhio gonfio e dolorante, a forza di strizzarlo.

Guardate, è pieno di strizzate d’occhio!

Del caso se ne occupa subito il colonnello della sicurezza nazionale Stella Holmes (Louise Marleau), donna grintosa e arguta che «discendeva da Sherlock Holmes ed era in tutto degna del suo illustre antenato», specifica Cozzi nel suo romanzo.

Per cinque secondi Stella finge di avere un collega, che però rimarrà sempre sullo sfondo, muto

Raccolta la testimonianza dell’unico sopravvissuto al massacro della Caribbean Lady, il tenente di polizia newyorkese Tony Aris (Marino Masé), Stella Holmes che è arguta come Sherlock si ricorda che un altro superstite aveva raccontato una storia di uova, senza che nessuno ci avesse creduto: al ritorno dalla spedizione su Marte, il comandante Hubbard (Ian McCulloch) ha riferito di aver trova cose incredibili – tipo una grotta chiaramente ispirata alla stanza delle uova di Alien – invece negate dal suo compagno di viaggio, e il Governo americano ha preferito credere a quest’ultimo.

Giusto qualche vaghissima eco gigeriana…

«Le uova! Tante uova… Le uova. Tante, come quelle che ho disegnato. Una distesa, una piantagione intera di quelle dannate uova. Erano disseminate sul pavimento della grotta, come zucche piantata in un campo.»
~
dal romanzo breve I figli di Cthulhu di Luigi Cozzi

Stando alle dichiarazioni di Cozzi nei propri saggi, quelle inquadrate sono olive verdi

Visto che le uova trovate a New York erano nascoste fra le casse del Caffè Moxon, Stella Holmes – che è proprio scherlocka a livello genetico – ha una fenomenale intuizione: che quella ditta sia coinvolta? Andiamo a sentire i responsabili, che guarda caso si trovano a «Port-au-Prince, la capitale di Haiti» (specifica Cozzi nel romanzo): finalmente è il momento di sfruttare le vacanze pagate nel ’79.

Ottimo uovo, grandiosa strizzata d’occhio

Dopo una scena con Stella chiusa nel bagno con l’uovo, chiaramente una strizzata d’occhio (un’altra!) al finale di Alien – sebbene l’uovo qui sia immobile, con l’attrice che si limita a gridare da sola – si va tutti nella piantagione che risulta gestita da Hamilton (Siegfried Rauch): ma guarda a volte quant’è piccolo il mondo, è proprio l’astronauta collega di Hubbard che l’ha sbugiardato al ritorno da Marte. Che poi è ovvio, dopo aver viaggiato sul Pianeta Rosso che fai, al ritorno sulla Terra? Ti apri una bella industria di caffè ad Haiti, e magari giochi a calcio sulla spiaggia.

Il mostrone succhione!

Ovviamente è tutto un piano machiavellico del «Ciclope che genera le uova» (disegnato da Claudio Mazzoli e costruito da Giorgio Ferrari, specificano i titoli di testa), un essere che Hamilton si è portato da Marte (e che fai, non te lo porti via un ricordino del Pianeta Rosso?) e che si è installato ad Haiti dove il caldo aiuta a generare uova.

L’unica attività nota del mostrone è succhiare

In questa “sala proibita” il mostrone si ciuccia la gente, che detta così ha molto più senso di quello che si vede nel film: cioè un mostrone immobile la cui bocca prensile si mangia la gente, immagino per esigenze alimentari ma non viene minimamente spiegato.

Bozzetto di Claudio Mazzoli per la scena della “succhiata”
dalla rivista “Famous Monsters of Filmland” n. 169 (novembre 1980)

Sappiamo solo che ’sto mostro spinge la gente a fare cose, ma prima che la Terra cada sotto i colpi dello spingitore marziano l’eroico Hubbard tira due colpi di pistola e il film è finito.


Contamination – Il romanzo

Per capire l’abisso di vuotezza vuota e inconcludente di questo film, che non parla di niente e di niente parla, è perfetto godersi il romanzo che anni dopo Cozzi stesso, firmandosi con il proprio nome, ha creato per la celebre serie di antologie horror “I miti di Cthulhu”, una fortunata iniziativa con cui la Fanucci intercettava un enorme interesse per l’occulto da parte del pubblico italiano anni Ottanta.

Il volume 31 della collana diretta da Gianni Pilo, “La progenie di Cthulhu” (novembre 1988), presenta racconti di Edmond Hamilton, Ray Bradbury, Jean Ray e poi il romanzo breve I figli di Cthulhu di Cozzi, cento pagine scarse che ripropongono la sceneggiatura del film, scevra da qualsiasi tentativo romanzesco, con in più però diversi “inserimenti”. Sia per giustificare la sua presenza in una collana dedicata a Cthulhu sia per rimpolpare una storia che praticamente non esiste. Vengono trovate delle uova fra le scatole di caffè, si va all’industria di caffè e lì c’è un mostrone: gli si spara e fine della storia. No, decisamente è troppo poco per gli esigenti lettori di antologie horror, serve andare già di Cthulhu!

«Attraverso me vi parla un essere superiore, capace di annullarvi con la forza della sua mente… il grande Cthulhu.»

Facciamo allora che il mostrone ciuccione sia il Messaggero di Cthulhu, anche se io fossi stato in Cozzi ci sarei andato piano: non è un dio che è saggio prendere in giro in quel modo, accostandolo cioè a un succhione paralitico. Facciamo poi che l’invasione aliena protagonista della vicenda sia un secondo tentativo: indovinate quando è avvenuto il primo?

«Il primo tentativo di invasione risale all’incirca al novembre del 1927, più o meno… ne riferisce ampiamente un cronista americano, H.P. Lovecraft, in un’opera chiamata Colui che sussurrava nel buio… in apparenza un racconto, poiché l’autore credeva che l’avrebbero preso per matto se avesse cercato di convincere la gente che quanto riferiva era vero… ma i riscontri che ho trovato sono inequivocabili e il collegamento con il caso che ci riguarda è più che chiaro…»

Facciamo che questi mostroni provengano da un «mondo che essi chiamano Yuggoth e che noi identifichiamo invece in Plutone». Per i lettori ormai Marte è troppo banale, facciamo quindi che la missione in cui è avvenuto il contatto ha raggiunto Plutone. Poi, una volta tornati da Marte… No, ho detto che sono andati su Plutone… sì, però poi tornano da Marte. Ehm, ho come l’impressione che al momento di modificare il racconto per mandarlo alla Fanucci non tutte le citazioni di “Marte” siano state cambiate in “Plutone”. Ecco quando Stella incontra Hubbard e gli mostra una foto di un uovo alieno.

«Ma…», balbettò. «È una foto!»
Stella annuì. Hubbard continuò a fissare l’immagine, stordito, abbagliato.
«Allora,» proseguì, abbassando la voce, «li ha visti qualcun altro, su Marte.»
Stella scosse il capo.
«No. Non su Plutone. È stato qui, in America. Ed erano migliaia.»

Insomma, Hubbard è stato su Marte e Plutone in contemporanea: questo è il grande potere di Cthulhu!

Sei mai stata su Marte e Plutone in contemporanea?

Alla fine però pure Cthulhu appiccicato a casaccio non basta, bisogna inventarsi qualcosa per condire ancora di più la storia. Facciamo allora… che arrivano pure gli zombi!

«Ingana…», mormorò, con un filo di voce convulsa. «Zombie… bianchi…»

Tranquilli, è giusto una nota di colore, per spiegare come gli abitanti locali un po’ sempliciotti credano che gli uomini in tuta protettiva bianca siano zombi: ah, questi haitiani così sciocchini…

Tranquilla, non siamo zombi bianchi: ci avevi creduto, eh?

I figli di Cthulhu è una mera novelization del film Contagion con inserimenti lovecraftiani poco ispirati e una scrittura decisamente al di sotto della media dei racconti presentati dalla Fanucci, tanto che Cozzi stesso… non sembra averne molta memoria.

Nel 2009 la casa editrice Profondo Rosso, sempre attenta al cinema horror anche nostrano, presenta il saggio Cozzi Stellari. Il cinema di Lewis Coates di Gordiano Lupi. Non so se l’autore l’abbia organizzato o sia un effetto sorto in seguito, ma in pratica Lupi ha scritto recensioni dei vari film di Cozzi e poi… Cozzi è passato a inserire delle notte a piè di pagina, dove rettifica o addirittura contraddice Lupi. Visto che Cozzi partecipa attivamente con la casa editrice, non poteva mettersi d’accordo con l’autore e pubblicare direttamente le notizie “corrette”? Invece così abbiano delle notizie vaghe ed eventualmente una smentita di Cozzi.

Il capitolo dedicato a Contamination è il più ricco di note, forse perché non esistendo alcun tipo di informazione sul film che non siano leggende il povero Lupi ha dovuto fare i salti mortali per riempire le pagine con qualcosa che non fosse solo la descrizione della trama del film. E Cozzi è lì per bacchettarlo. Così appena Lupi afferma che il genere preferito di Cozzi sia la «fantascienza piena di effetti speciali e venature orrorifiche», il regista interviene scrivendo: «È inesatto: io amo di più la fantascienza fantastica o spaziale». Ripeto: non potevano sentirsi prima di pubblicare il saggio? Ma magari invece è un effetto voluto.

«[Cozzi] inserisce nei titoli di testa che la storia è tratta dal romanzo omonimo edita da Libra Edizioni. Abbiamo l’impressione che questo romanzo sia frutto della fervida fantasia del regista perché dopo lunghe ricerche bibliografiche non ne abbiamo rinvenuto traccia.»

Forse l’autore ha visto una copia italiana del film, mentre io ho visto la sua versione per l’estero dove non si parla di alcun romanzo e il soggetto è specificato essere di Lewis Coates.

È scritto chiaramente essere tutto frutto di Cozzi

Dal brano che ho riportato non è chiaro chi sia l’autore del fantomatico romanzo, né trovo esplicativa la nota di Cozzi:

«Il romanzo è stato pubblicato in un’antologia dell’Editore Fanucci con il titolo Il seme di Cthulhu

No, mi sembra non chiarisca proprio niente. Tralasciando il fatto che meno di cento pagine sono un po’ poche per definirlo “romanzo”, da nessuna parte viene specificato che questa pubblicazione – di cui Cozzi sbaglia il titolo! – avviene otto anni dopo l’uscita del film, quindi in nessun caso può essere considerata sua ispirazione, come reciterebbero i titoli di testa letti da Lupi. E nessuno parla dell’autore del supposto romanzo, come se potesse essere qualcun altro se non Cozzi stesso.

Nel 2009 era così difficile andare su Google a controllare il titolo del proprio romanzo pubblicato da Fanucci? Posso capire se si trattasse di una chiacchierata in un social o nei commenti di un blog, ma prima di dare alle stampe un saggio molto costoso – 25 euro, una cifra decisamente esagerata – mi aspetterei che almeno si facessero i più elementari controlli. Quasi quasi faccio una chiamatina a Cthulhu: vediamo che ne pensa Lui di tutta la questione.


(continua)

L.

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