itALIENi 0. Prologo

Oggi, 26 aprile, è l’ALIEN DAY: mi sembra il momento giusto per iniziare un viaggio alieno inedito: un’indagine su una storia nota ma mai prima d’ora raccontata con dovizia di particolari e fonti di riferimento.

Per festeggiare questa giornata internazionale dello xenomorfo, vi aspetto alle 15.00 per la nuova puntata del ciclo.


Prologo
The Descent

Quando nel 2006 è arrivato in Italia The Descent – Discesa nelle tenebre (2005, in DVD Eagle Pictures) del britannico Neil Marshall, il coro degli isterici ed orgasmici entusiasmi ha coperto ogni altro film dell’epoca: ogni commento che mi capitava di incontrare lo definiva in pratica l’horror definitivo del nuovo millennio, il film più spaventoso mai concepito da mente umana.

Stupito da tanto esagerato e sospetto clamore, che di solito nasce da sonore buffonate che il giorno dopo tutti negano d’aver mai lodato, alla prima occasione utile ho voluto vedere questo tanto incensato horror, mettendo “stop” dopo circa dieci minuti. Quando cioè il personaggio che doveva guidare un gruppo di speleologhe in grotte sconosciute lascia in auto la guida del posto con la mappa delle grotte, perché voleva andare all’avventura e non voleva “aiuti”. Sarebbe questa l’idea per mettere in pericolo le protagoniste? Lasciare la mappa a casa perché è più “rischioso”? Se agli autori pesa il culo per scrivere una sceneggiatura che sia di diversa consistenza dall’escremento, non vedo perché io dovrei seguirli.

È un mio problema, lo ammetto, se un horror inizia da schifo, cioè con una trovata illogica, assurda e totalmente immotivata, tutto ciò che ne consegue è “frutto dell’albero marcio”. È come i classici protagonisti degli horror che dicono “Restiamo tutti uniti, però io scendo un attimo in cantina al buio, da solo”: come si fa a provare una qualsiasi emozione (che non sia disprezzo) con sceneggiature di questo tipo? Si può, visto che più fanno schifo le trame e le sceneggiature più la gente grida estasiata al capolavoro, come hanno fatto gli spettatori che hanno premiato questo immondo filmaccio alla sua uscita in Gran Bretagna.

Su “Rue Morgue” n. 58 (luglio 2006) il giornalista Dave Alexander mette subito le mani avanti riconoscendo nel film «sfumature da Un tranquillo weekend di paura, Shining e Alien», che è come dire “in quella buca per terra ci scorgo sfumature del Grand Canyon”. Il regista britannico poi racconta di aver conosciuto il cinema horror grazie al padre, con cui rimaneva sveglio a guardare in TV classici come Frankenstein (1931), poi l’esplosione vera c’è stata intorno agli undici anni, quando il mondo è cambiato. «L’avvento dell’home video in Gran Bretagna è avvenuto intorno al 1980, 1981, e uno dei primi generi a venir distribuito è stato l’horror, o almeno è stata la prima cosa che ho seguito io». Alla domanda sui film che hanno maggiormente ispirato The Descent Marshall risponde senza esitazione:

«Alien ha avuto una grande influenza su di me, il modo in cui è stato girato, la sospensione dell’incredulità nel creare un mondo fantascientifico che sia interamente credibile. Era sporco e bagnato, mi ha colpito subito. Ridley Scott è stato di grande ispirazione per il mio lavoro, per di più viene dalla mia stessa parte di Gran Bretagna. Sono affezionato anche ad Aliens

Dopo circa quindici anni da quel mio primo tentativo mi sono visto il film per intero, e mantengo intatto il mio giudizio: se proprio vogliamo prenderci in giro e fingere che esista una sceneggiatura in questo film, allora è stata uccisa in culla dal personaggio che lascia in macchina la guida delle grotte, che non si fida dei libri: «lasciano troppo spazio all’immaginazione». Ma che frase è? Be’, è una frase che rappresenta alla perfezione l’odore che emana dal film.

Perché Marshall cita Alien tra le fonti di ispirazione del film? Forse la risposta si annida nelle sue dichiarazioni: la sua passione per il cinema horror è nata con l’esplosione delle videoteche in Gran Bretagna nel 1980-1981, quando non solo è arrivato Alien… ma anche il suo seguito apocrifo!

Mentre io interrompevo la visione del film, all’epoca della sua uscita in Italia, qualcun altro invece se lo guardava fino in fondo e prendeva appunti: qualcuno a nome Ciro Ippolito, che nella sua autobiografia del 2010 così scrive:

«Nel 2005 è uscito The Descent di Neil Marshall. Un bel film ma, praticamente, una copia di Alien 2 sulla Terra. Napoli e Hollywood non sono mai state così vicine. Avete visto com’è piccolo il mondo?»

Neil Marshall ha copiato il nostrano Ciro Ippolito? L’idea alla base di entrambi i film in effetti è molto simile, ma nel caso le coincidenze sarebbero tre. Forse è per colpa della pessima distribuzione che hanno subìto tutti i film italiani di fine anni Ottanta (venduti in tutto il mondo tranne che in patria, dove saranno riscoperti anni dopo) che Ippolito non cita Le porte dell’inferno (1987) del suo “collega” Umberto Lenzi, con la sua storia di sette speleologi che nelle profondità della terra devono affrontare una forza maligna soprannaturale. Guarda a volte la coincidenza, sette come i camionisti spaziali di Alien.

Copiare Alien è sempre cosa buona è giusta, il problema è quando lo copiano male.

(continua)

L.

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