[2010-07] Predator su “Famous Monsters” 251

Cover di Vince Evans

Traduco l’articolo che la storica rivista specialistica “Famous Monsters of Filmland” – tornata in attività proprio con questo numero – dedica alla rievocazione del film Predator (1987), consecutiva all’uscita di Predators (2010).

Non è certo con gli occhi asciutti che la rivista si apre presentando un editoriale del maestro Forrest J. Ackerman, suo fondatore nonché più grande amante e collezionista del cinema horror mai vissuto, il quale firma nel novembre 2008 le sue ultime parole, dato che il suo cuore smetterà di battere il 4 dicembre successivo. Dopo 92 anni di amore incondizionato e contagioso per la cultura popolare a base horror, non ci aspettavamo di meno dall’editoriale che un congedo di questo tono: «Don’t cry for me, Draculina». Tutti i fan dell’horror invece piangono la scomparsa del primo fra loro.

Il numero viene stampato con quattro copertine in totale, e una di quelle alternative – firmata da Vince Evans – è dedicata al FM Con e vanta un Predator a bocca spalancata.


Uno sguardo
al Predator originale

di Steve Bunche

da “Famous Monsters of Filmland”
n. 251 (luglio 2010)

Gli anni ’80 possono essere considerati come l’età dell’oro dei film d’azione/avventura popolati da uomini muscolosi e taciturni, le cui azioni erano più eloquentemente delle parole, e ogni pugno o calcio circolare è stato sottolineato da una pioggia di proiettili e da una frase ad effetto. Il cinema degli anni Ottanta era pieno di “poliziotti al limite”, mercenari furtivi, ninja esotici, americani bianchi abili nelle arti marziali e veterani del Vietnam pesantemente armati, e su questa fratellanza virile troneggiava la colossale ombra di Arnold Schwarzenegger.

Gigante teutonico che ha scalato i ranghi del bodybuilding agonistico per intraprendere quello che all’inizio sembrava una improbabile carriera di attore protagonista in grandi film, Schwarzenegger si è rapidamente affermato come un caratterista muscoloso dal forte accento in Conan il barbaro del 1982 e il suo seguito del 1984, Conan il distruttore. Ma è stato Terminator (1984) a colpire sia pubblico che botteghino, e catapultando Schwarzenegger nella serie A di Hollywood (insieme al regista James Cameron), imponendolo in un decennio di ruoli eroici da macho senza mai preoccuparsi di perdere l’accento. Il successo a sorpresa di Terminator ha reso la fantascienza d’azione a basso budget la regola nell’èra reaganiana. Da quel momento i film hanno cercato di emularne il modello ma nessuno ha catturato l’originalità e la buona fattura dell’originale, soprattutto perché mancavano registi creativi come Cameron e protagonisti carismatici come Schwarzenegger. Almeno fino all’uscita di Predator nel giugno del 1987.

Predator è arrivato dal nulla per colpire il pubblico con la sua storia di una squadra di mercenari la cui missione in una giungla sudamericana si trasforma in un incubo, dopo essersi ritrovati nel mirino di un grande cacciatore extraterrestre (Kevin Peter Hall), collezionista di trofei umani, grazie all’utilizzo di dispositivi di precisione come laser e armature che gli conferiscono l’invisibilità. Guidati da un grintoso Schwarzenegger nel ruolo di Dutch (“olandese”), la squadra è piena zeppa di esempi da manuale di eroi d’azione dal corpo scolpito come figurini da collezione, come per esempio Sonny Landham, già visto in 48 ore, nel ruolo della guida indiana; la leggenda del wrestling Jesse “The Body” Ventura nel ruolo di un duro vecchia scuola, mastica-tabacco e con una mitragliatrice al seguito. Bill Duke (visto in Commando, sempre con Schwarzenegger) e Carl Weathers, meglio noto come Apollo Creed nei film di Rocky. Un gruppo di eroi di questo calibro è necessario per avere anche solo una minima speranza contro una macchina per uccidere aliena alta due metri, con una propensione a scuoiare la propria preda umana strappandone il cranio e la spina dorsale.

Quasi interpretando un episodio di “G.I. Joe” vietato ai minori, Schwarzenegger e i suoi uomini – accompagnati da una guerrigliera sudamericana (Elpidia Carrillo) – affrontano la minaccia titolare in una giungla lussureggiante che è sì illimitata ma anche claustrofobica per il commando. Lentamente ma inesorabilmente il Predator falcidia la squadra, eliminando un uomo dopo l’altro, finché non rimane che il duro Schwarzenegger ad affrontare la creatura, in uno scontro degno di un eroe della mitologia greca antica. Sebbene Dutch non possa contare su un provvidenziale deus ex machina, ha una conoscenza militare sufficiente, maturata in mille missioni, che contrappone alla tecnologia della creatura aliena. La vittoria di un uomo determinato contro un alieno schiavo della tecnologia – cioè degli inganni – ha affascinato gli spettatori paganti, che hanno premiato il film.

Dalla sua descrizione, si potrebbe pensare che Predator sia nato già con tutte le caratteristiche di un successo bello e pronto degli anni ’80, condito con esplosioni e con una sceneggiatura “a cervello spento”, ma si è distinto dai propri coetanei grazie a una serie di fattori che ne hanno garantito la qualità e l’integrità. Prodotto da una major di serie A come la Twentieth Century Fox, il film vantava un budget stimato di 18 milioni di dollari (si pensi al valore di quella cifra nella valuta dell’epoca), quindi non parliamo di un prodotto Cannon o Golan-Globus, e i fondi a disposizione sono abbastanza evidenti nell’elegante stile visivo. Il cast era perfetto per dei soldati duri e puri, e il loro cameratismo multiculturale si rifà al tipo di legame maschile che si trova nei film di guerra classici, portando il pubblico a preoccuparsi quando i protagonisti affrontano il loro inesorabile destino. Il Dutch di Schwarzenegger è fantastico come simbolo dell’eroe d’azione e sfoggia un fisico che fa pensare a Conan il barbaro strappato alla sua età hyboriana e fiondato nel tritacarne della guerra del ventesimo secolo. Ma ciò che rende Dutch unico tra i personaggi più o meno simili di Schwarzenegger è che mostra in realtà un elemento nuovo rispetto agli altri: la semplice paura umana. Anche un uomo formidabile come Dutch sarebbe uno sciocco o un pazzo a non mostrare un po’ di timore nel lottare con un essere come il Predator, una risposta emotiva condivisa da tutti gli spettatori, quindi anche se abbastanza capace di affrontare quel nemico, Dutch lo fa con la chiara consapevolezza che il secondo successivo potrebbe essere l’ultimo della sua vita, e lo stesso vale per la sua squadra. Gli eroi dell’èra Reagan erano pensati per essere di pietra, privi di emozioni e implacabili – un aspetto appropriato per il Terminator cibernetico, ma impossibile da identificare in un personaggio mortale – quindi la reazione di paura umana di Dutch e dei suoi uomini non fa che arricchire la narrazione.

Mentre quanto fin qui raccontato ha reso Predator un titolo superiore alla media, è stata la mano sicura del regista John McTiernan a mantenere ritmo sostenuto della vicenda. Avvincente e appassionante dall’inizio alla fine, il film è diretto con la stessa precisione che McTiernan avrebbe continuato ad utilizzare nel suo film successivo, Die Hard del 1988, un titolo divenuto ormai un classico degli anni ’80. Le singolari doti del regista sono state poi mostrate con grande efficacia negli anni ’90 con Caccia a Ottobre Rosso, e dopo il successo di Predator molti di quelli che ci hanno lavorato hanno continuato la propria carriera, e due di loro hanno lasciato il mondo dello spettacolo per percorsi che pochi avrebbero previsto. Bill Duke e Sonny Landham sono apparsi in Action Jackson del 1988, che aveva per protagonista il compagno di Predator Carl Weathers. Prima di morire nel 1991, Kevin Peter Hall ha messo a frutto la sua altezza come l’amichevole Sasquatch di Bigfoot e i suoi amici (1987) e Predator 2 del 1990, in cui Hall era l’unico membro del cast a tornare dal film originale. Jesse “The Body” Ventura è tornato al wrestling professionistico e ha cambiato il suo nome d’onore in “The Mind” prima di accettare un’improbabile ma vincente offerta per la carica di governatore del Minnesota. Arnold Schwarzenegger ha continuato la sua carriera come star d’azione numero uno al mondo in film di successo come Total Recall (1990) di Paul Verhoeven, Terminator 2 (1991) e True Lies (1994), gli ultimi due diretti da James Cameron sulla scia del suo successo con Aliens (1985). Ai tempi di True Lies, l’èra di un botteghino quasi totalmente dominato da personaggi come Schwarzenegger e Stallone aveva praticamente fatto il suo corso, quindi, come Ventura, Schwarzenegger si è lanciato in un’improbabile ma fortunata carriera politica ed è finito come governatore della California, un ufficio che ricopre fino ad oggi. Ora, mentre il franchise di Predator conosce una ripartenza nel nuovo millennio, sotto la guida di Robert Rodriguez, resta da vedere quale frutto imprevedibile germoglierà dai semi piantati dalla sua nuova semina.


L.

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