[2010-07] Predators su “Famous Monsters” 251

Cover di Vince Evans

Traduco l’articolo che la storica rivista specialistica “Famous Monsters of Filmland” – tornata in attività proprio con questo numero – dedica al film Predators (2010).

Non è certo con gli occhi asciutti che la rivista si apre presentando un editoriale del maestro Forrest J. Ackerman, suo fondatore nonché più grande amante e collezionista del cinema horror mai vissuto, il quale firma nel novembre 2008 le sue ultime parole, dato che il suo cuore smetterà di battere il 4 dicembre successivo. Dopo 92 anni di amore incondizionato e contagioso per la cultura popolare a base horror, non ci aspettavamo di meno dall’editoriale che un congedo di questo tono: «Don’t cry for me, Draculina». Tutti i fan dell’horror invece piangono la scomparsa del primo fra loro.

Il numero viene stampato con quattro copertine in totale, e una di quelle alternative – firmata da Vince Evans – è dedicata al FM Con e vanta un Predator a bocca spalancata.


To Create a Predator

di Jenna Busch

da “Famous Monsters of Filmland”
n. 251 (luglio 2010)

I fan dell’horror sono impazziti alla notizia che Robert Rodriguez avrebbe prodotto un seguito del Predator del 1987, in cui un gruppo di assassini a sangue freddo sarebbero stati prelevati e depositati in un pianeta-riserva di caccia per essere inseguiti dai Predator. Con Adrian Brody, Topher Grace, Alice Braga, Danny Trejo e Laurence Fishburne, il film ignorerà i precedenti tentativi di seguiti e mostrerà un certo numero di Predator. “Famous Monsters” è stata fortunata da riuscire a parlare con Greg Nicotero, fondatore di KNB EFX e che ha disegnato le creature, con Derek Mears (Venerdì 13) che interpreta il Predator classico e l’attore-effettista Carey Jones che interpreta il Super Predator. Abbiamo avuto un’anticipazione dei nuovi disegni e costumi lavorando con il regista (ma anche fan) Nimród Antal.

Dal momento in cui il film è stato annunciato, nelle discussioni in Rete e sulle riviste non si è parlato d’altro dell’aspetto dei nuovi Predator. Nicotero ci ha detto come Rodriguez ha introdotto la questione: «Se il Predator classico è un nastro a otto piste, il nuovo Predator è un iPod», ha detto Nicotero. «Siamo tornati all’aspetto originale. Sai, i Predator sono cambiati con il tempo e una delle cose che erano importanti per me, Robert e Nimród era ritornare a quello visto nel primo film, che non invecchia mai. Quando camminavamo sul set con Derek nel costume da Predator classico era come entrare in una macchina del tempo».

Mears capisce l’esitazione da parte dei fan davanti a novità nei costumi, ma assicura che saranno fantastici. «Quando ho visto i primi disegni della KNB mi sono subito emozionato. Perché molto spesso senti dire “Ecco una nuova versione del personaggio classico, migliorata!” e stai lì in internet a pensare “Uh, sì, certo, ma non vi credo: provatelo”. Così quando ho sentito che volevano creare una nuova specie di cacciatori ero perplesso, ma poi quando ho visto i bozzetti ho detto a Greg, parlando prima di tutto da fan, “Sono meravigliosi”».

Jones ha annuito. «Mi piace il fatto che, in pratica, si torna al film originale. Sono molto più eleganti, puoi vedere i contorni dei loro corpi e sono molto più alti: probabilmente lo era anche il Predator del primo film ma non si coglie bene. Hanno aggiunto troppa roba e non si capisce la forma di Kevin Peter Hall, la sua altezza e la sua prestanza fisica. Perciò ero contento quando ho visto i disegni iniziali».

Mentre tornavano al modello originale, dall’altra inventavano anche nuovi modelli. Ha spiegato Nicotero: «Ogni il Predator ha una differente personalità. Li chiamiamo per nome perché nella nostra mente hanno tutti funzioni differenti. Abbiamo il nostro capo, il Predator berserker, che chiamiamo Mr. Black; poi c’è una coppia di altri cacciatori; abbiamo anche dei cani. Nimród è stato molto preciso nel volere che questi cacciatori usassero tecniche venatorie classiche. Perciò quando appaiono i cani alieni è chiaro che il Predator sta usando quelle creature per saggiare la capacità delle sue prede. C’è un Predator chiamato Il Falconiere [The Falconer] e ha una sorta di drone che usa per tracciare gli spostamenti degli umani. Ognuna di queste creature ha una personalità basata sulla proprie tecniche di caccia».

Indossare un costume comporta certe difficoltà per un attore, perché è fatto di un materiale non traspirante quindi le temperature sono sempre estreme, al suo interno, soprattutto per attori che si trovano a girare nel caldo delle Hawaii e nel gelido inverno di Austin, Texas. «Questi ragazzi devono essere bravi nel loro mestiere», racconta Greg a proposito degli attori sotto i costumi. «La loro visione è limitata come i loro movimenti, ma devono muoversi, non starsene lì a fumare una sigaretta: devono combattere e fare tutto il resto. Metà dei nostri sforzi è votata a creare costumi convincenti, ma gli attori al loro interno devono essere bravi».

Jones, che interpreta il Super Predator e fa da controfigura ad alcuni degli altri, ha continuato. «Serve decisamente un tipo speciale di persona, che a) non sia claustrofobica, b) sia in buona forma fisica e c) abbia una buona sopportazione delle temperature estreme, perché il costume è stato costruito apposta per essere una seconda pelle e mantenere all’interno la tua temperatura. Ho provato anche con la meditazione per sopportare il caldo. In pratica è come esercitarsi con l’elastico in palestra, visto che il costume è elastico, ma ogni volta che cerchi di muovere braccia o gambe devi affrontare un’enorme pressione. Quando poi ti calano addosso la maschera è come ritrovarsi in un tunnel.»

«Ogni volta che dovevo muovermi, provavo prima i vari passaggi senza maschera, guardandomi intorno e memorizzando sia ciò che mi circondava che i movimenti del mio corpo. “Okay, lì c’è un albero, lì ci sono delle spine”. Così quando poi mi mettevano addosso la maschera dovevo andare a memoria, non potendo vedere direttamente davanti a me. Al massimo intuivo l’attore che stava di fronte a me e con cui dovevo interagire, ma per il resto dovevo ricordare: “Okay, non posso andare troppo a destra perché c’è l’albero, né troppo a sinistra perché c’è il burrone”».

Mears ha raccontato di quanto potevi avvicinarti alle persone che ti aiutano a mettere e levare la tuta. «Mi dispiaceva per i ragazzi della KNB che dovevano aiutarmi… Insomma, non sono il tipo che sbava sulle persone, ma dopo ore in un costume può capitare. Quei ragazzi così finirono per conoscere i miei odori e il mio sudore. Uno cerca di venire loro incontro e non mangiare cose strane, tipo aglio, perché poi uscirà dai pori della pelle. I ragazzi disinfettano la tuta e non si lamentano, essendo dei professionisti, ma esci da quella tuta completamente sudato e non è certo un bello spettacolo».

È impossibile guardare queste tute e non interrogarsi sulle “necessità fisiologiche”: in fondo gli attori ci stanno dentro per metà della giornata. Mears ride: «Io ho una regola: ogni volta che sono ingaggiato per un ruolo che richieda un costume a corpo intero, mi assicuro che ci sia una zip al posto giusto. Non hai idea di quanto sia difficile andare in bagno con le mani giganti del Predator, è come giocare a “L’allegro chirurgo”. Nella roulotte sei costretto a posizioni innaturali e nel caso peggiore devi chiedere a un amico: “Ehi, hai presente quanto è stretto il nostro rapporto? Be’, sta per salire di livello!”». Credo che a chi ti ha aiutato in bagno dovrai pagare da bere per il resto della vita. «Già, proprio così. Cerco di rendere facile la cosa, incitando l’amico a guardarmi negli occhi mentre “opera”. Quello che mi piace dei ragazzi della KNB è che instaurano un ambiente familiare e ti senti di star lavorando con degli amici».

Una cosa che tutti e tre hanno messo bene in chiaro è con quanto entusiasmo il regista Nimród Antal abbia accettato il progetto. Jones ha raccontato che quando una ripresa andava bene c’era una frase che ripeteva. «Alla fine di una ripresa che gli sembrava venuta particolarmente bene [il regista] gridava “Pancakes!”, mentre alla fine di una venuta decisamente bene allora cominciava a dire “Pancakes con fragole e panna!” Se sentivi quest’ultima frase, allora voleva dire che avevi lavorato davvero bene».

«L’entusiasmo di Nimród era contagioso per tutta la troupe», ci ha raccontato Nicotero. «L’ironia è stata che abbiamo iniziato le riprese in ottobre, alle Hawaii, perciò eravamo tutti accaldati e sudati, e le abbiamo finite a gennaio in Austin (Texas), dove ci siamo morti di freddo. Sono state riprese lunghe con tantissima azione e combattimenti tra creature, perciò l’entusiasmo contagioso di Nimrod ha tenuto tutti uniti e concentrati». Jones ha aggiunto: «È un vero fan, ci sono state volte in cui entravo nel suo ufficio per una discussione e lì vedevo dei modellini dei Predator dal film originale. E ogni volta che mi vedeva con la tuta indosso potevi leggergli negli occhi che stava tornando all’infanzia. Si sedeva lì e mi fissava, finché non gli dicevo “Ehi, perché non ti fai una foto?”».

Mears ha confermato. «Con Nimród in qualsiasi momento potevi metterti a parlare come un giovane fan. Con lui parlavo spesso del nuovo fumetto di Batman e Robin o del nuovo videogioco per Playstation 3, finché non lo avvertivo che c’era bisogno di lui sul set, ma non vedeva l’ora di tornare per continuare la discussione. Ogni tanto se ne usciva in esclamazioni che lo facevano sembrare un ragazzino che abbia un poster del Predator in camera sua».

Mears è rimasto impressionato dalle scelte di cast, in particolar modo per Adrien Brody, qualcosa di cui molti fan si sono stupiti. «Brody è un attore fenomenale, è incontestabile, ma è l’opposto di Schwarzenegger, non avendo i muscoli giganti bensì assomigliando di più a Bear Grills. Credo che derivi dall’Ultimate Fighting, dove con il passare del tempo i combattenti non sono più montagne di muscoli, e di conseguenza anche egli eroi d’azione al cinema stanno cambiando».

Durante l’intervista non posso resistere a chiedere la differenza tra la CGI e gli effetti classici in questo Predators. Mi ha risposto Nicotero: «Rodriguez ci ha detto subito che “questo non sarà un film in CG, ma con creature animatroniche e attori in tuta”. E ha voluto davvero mantenere quella promessa. Quando sei sul set e vedi un paio di attori correre inseguiti da una palla verde su un bastone è ben diverso di quando vedi un mostro di due metri davanti a te. Io e Robert abbiamo scherzato, un giorno, con lui che diceva: “Amico, adoro vedere dei Predator correre in giro per il mio set“. Se ti affacci alle finestre della Troublemaker Studios puoi vedere dei Predator muoversi in giro. La presenza sul set garantisce una migliore concentrazione degli attori e della troupe, con gente che durante le pause si fa fotografare con l’attore in costume: è quel tipo di entusiasmo che rende il gruppo unito».

Jones è stato d’accordo. «Secondo la mia esperienza si capisce subito in un film quando gli attori recitano “dal vivo” e quando invece è tutto fatto al computer. La CGI è comoda per scene pericolose, quando devi fare qualcosa troppo difficile per un essere umano, ma per il resto gli effetti dal vivo sono inimitabili».

Mears ha poi parlato di performance. «Qui hai bisogno di un attore umano, secondo me, perché non basta mettere una tuta e una maschera addosso a un tizio alto, serve uno che sappia recitare con il proprio corpo, che abbia quel tipo d’energia. Ecco perché quando vedi un mostro in CGI è come guardare un videogioco, perché non c’è energia».


L.

– Ultime riviste:

10 pensieri su “[2010-07] Predators su “Famous Monsters” 251

    • Ho trovato un po’ di approfondimenti e li sto traducendo, quindi lo vedrai apparire più volte nei prossimi giorni. E’ curioso vedere la convinzione a priori che sarebbe stato un film amato dai fan, quando in realtà è stato l’esatto contrario. Temo che i fan alieni siano incontentabili a prescindere 😛

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      • Eppure ha buone idee, ma il problema è che la voglia di focalizzarsi sui personaggi e lasciare in secondo piano il Predator – nel tentativo dichiarato di ricreare l’atmosfera del primo film del 1987 – è stato un errore, perché nel 1987 c’erano eroi muscolari che riempivano i cinema, nel 2010 c’erano un paio di volti noti che magari si beccavano qualche bella recensione ma che il grande pubblico non avrebbe certo fatto a botte per vedere su grande schermo.
        Capisci che avere Adrien Brody (l’unico vero attore di fama del cast) al posto di Schwarzenegger è un cambio netto non indifferente.
        Comunque non è un film malvagio, se un giorno ti capitasse vedilo tranquillamente: non ti cambierà la vita ma neanche ti seccherà 😉

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      • Quando uscirà “The Predator” (2018) tutti a spernacchiare “Predators”, salvo poi scoprire che pure “The Predator” è dimenticabile. Forse puntare sui fan è una mossa sbagliata, visto che dal 1992 ad oggi puntare sui fan ha significato toppare di brutto.

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  1. Derek Mears, The Pissing Predator (sarebbe stato un bel personaggio da aggiungere agli altri) 😉
    Aneddoti e dietro le quinte del film più interessanti del film in sé ma, ormai lo si sa, questa è praticamente la regola che affligge da anni i sequel dei grandi franchise sci-fi (e non solo) …

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    • Le intenzioni sono sempre buone, nelle interviste dichiarate PRIMA dell’uscita del film: poi un minuto dopo la prima proiezione, tutti scompaiono. Nessuno ha più avuto notizie di Nimród Antal, e Rodriguez non ha più parlato di Predator da quel 2010. Poi è uscito “The Predator” e un minuto dopo Shane Black è scomparso dai radar. Che la Fox fornisca ai suoi autori di Predator un sistema di invisibilità da utilizzare subito dopo l’uscita del relativo film? 😀

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