[2008-05] Colonial Marines su “Games Machine” 234

Riporto questo articolo apparso sulla rivista italiana specialistica “The Games Machine” per presentare l’uscita del videogioco Aliens: Colonial Marines.


Marine, è il momento
dello scontro finale!

di Mirko “TMB” Marangon

da “The Games Machine”
234 (maggio 2008)

Attenzione, durante la stesura di questo articolo non si farà uso della frase
“escono dalle fottute pareti”… oh no, l’ho appena fatto!
Va beh, almeno non ho scritto “nello spazio nessuno può sentirvi urlare”…
Ok, ci rinuncio!

Il film capolavoro di James Cameron non avrebbe davvero bisogno di mezza riga di introduzione, a meno che non siate stati appena scongelati da un sonno criogenico durato vent’anni. Che Aliens – Scontro finale abbia rappresentato un’autentica svolta nel cinema di fantascienza è un dato di fatto, nessuno al mondo si sognerebbe anche solo di criticare una parte di questa opera d’arte, un concentrato unico di tensione, claustrofobia e azione. Di certo il miglior capitolo della quadrilogia, anche se bisogna ammettere che il primo episodio gli è inferiore di poco e, sebbene meno devastante, ha avuto il merito di aver portato sul grande schermo la creatura più terrificante che la storia ricordi (eppure l’atmosfera del primo capitolo resta ineguagliata, ndSS). Nessuno mai potrà dimenticare l’alien che sfonda il torace del povero Kane durante la cena con il resto dell’equipaggio: una sequenza che è entrata di diritto nell’immaginario della cinematografia mondiale.

L’alieno, creatura nata dalla geniale e contorta mente dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger, è un essere dalla natura predatrice assoluta, una perfetta macchina di morte capace di adattarsi a ogni condizione ambientale, dotata di una forza devastante, una velocità incredibile e con acido corrosivo nelle vene al posto del sangue. La sua caratteristica è quella di uscire da un uovo deposto dalla Regina: appena nato ha la forma del facehugger, una specie di ragnetto albino dotato di una lunga coda, in grado di attaccarsi alla faccia del malcapitato di turno, che diviene un’incubatrice vivente suo malgrado. L’alieno, infatti, cresce nell’ospite fino a sfondarne il petto al momento della maturazione (viene definito “chestbuster“, in questo stadio), assumendo fra l’altro alcune caratteristiche tipiche del DNA ospite. I casi più emblematici sono rappresentati dall’alieno canide di Alien 3 oppure dal “predalieno” di Aliens vs Predator 2 (su cui però stenderemo un velo pietoso).

Se in Alien l’equipaggio della Nostromo aveva a che fare con un singolo essere xenomorfo, in Aliens (notare la finezza, si preferì usare il plurale inglese piuttosto che affidarsi a una ben più banale numerazione progressiva), i Marine Coloniali si ritrovano a combattere con una vera e propria orda di creature fameliche, con tanto di regina al seguito! Il cauto procedere fra gli umidi cunicoli del termitaio alieno li porterà a scoprire l’orrore dei poveri sopravvissuti, tenuti in vita solo per permettere la nascita di nuove creature. I Marine Coloniali hanno davvero riempito l’immaginario fantascientifico di più d’una generazione: chi non ha mai sognato di avventurarsi per i labirintici corridoi della colonia LV-426? Chi non vorrebbe sentire l’adrenalina salire a mille a ogni impulso del rilevatore di movimento? Non avrete mica paura di un alienuccio in grado di aprirvi il cranio in mezzo secondo, vero?

In questi anni, del resto, i tentativi di riportare in forma videoludica le avventure di Ripley, Hicks, Vasquez, Apone e compagnia bella, sono stati molteplici e hanno praticamente attraversato intere generazioni di hardware. Ricordo ancora una versione per Commodore 64 caratterizzata da un’infinità di porte e corridoi a scorrimento orizzontale: nonostante una grafica minimalista e quasi al limite sindacale, la tensione e la difficoltà (pazzesca) di tenere sotto controllo tutti i marine riuscivano a trasmettere un’angoscia notevole. Di certo però, tornando in tempi più vicini a noi, solo i due Aliens vs Predator per PC sono riusciti a catturare l’essenza del film, ovviamente per quanto riguarda la parte del Marine.


Ogni giorno nei marine
è come un giorno al Grand Hotel!

Il bilancio dei titoli dedicati all’universo alieno non è comunque particolarmente positivo: diverse uscite si sono rivelate abbastanza mediocri e di certo anche la discreta modestia dell’hardware negli anni passati ha sempre finito per condizionare lo sviluppo di molti possibili blockbuster. Il caso di questo Colonial Marines è poi ancora più particolare: inizialmente il gioco era destinato a un’uscita su PlayStation 2, ma finì per essere cancellato da Fox Interactive ed Electronic Arts senza che venissero addotte particolari motivazioni. L’idea era quella di ambientare il tutto fra il secondo e il terzo film, con una serie di Marine Coloniali spediti in una missione di ricerca e recupero dei sopravvissuti della Sulaco e della colonia sul pianeta Acheron.

Da allora, comunque, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e siamo dovuti arrivare al dicembre del 2006 per assistere a una vera e propria svolta, questo grazie all’acquisizione dei diritti della saga cinematografica da parte di SEGA. Da lì a cedere le redini dello sviluppo a Gearbox Software il passo è stato davvero breve. Non si può dire però che il 2007 sia stato un anno particolarmente prodigo in fatto di news sul titolo in questione, che in pratica è rimasto sospeso nel nulla per diverso tempo. Non vana però si è rivelata l’attesa, soprattutto alla luce delle prime immagini mostrate da SEGA che, per quanto lascino aperta la porta del fotoritocco (un po’ troppo perfetti alcuni screenshot), di certo non passano inosservate.

Gearbox ha deciso di puntare tutto sul realismo, stabilendo di affidarsi al sempre più collaudato (sulla pelle degli altri sviluppatori, se ci concedete la cattiveria) Unreal Engine 3, sfruttato al meglio per ricreare alla perfezione gli interni dell’astronave da combattimento U.S.S. Sulaco e veicoli come l’APC M577 o la navetta da sbarco UD4L Cheyenne. Pare che i grafici abbiano davvero sudato le proverbiali sette camice per riuscire a ricreare fin nei minimi dettagli ambientazioni e mezzi (abbiamo inserito un paio di immagini di confronto che lo testimoniano ampiamente), ma il risultato finale è qualitativamente indiscutibile, merito probabilmente dell’enorme quantitativo di materiale originale disponibile e del supporto fornito dalla 20th Century Fox stessa.

Colonial Marines, però, non sarà solo uno sparatutto in soggettiva con gli alieni, ma qualcosa di molto più profondo e interessante, con numerose variabili di gioco da non trascurare affatto. È vero che certi proclami in passato si sono rivelati deleteri (qualcuno ha detto BlackSite?), ma confidiamo nell’enorme esperienza lavorativa dei Gearbox, gente che in fatto di FPS ne sa e pure tanto. Anzitutto non ci troveremo da soli ad affrontare centinaia di alieni a ogni passo, dato che l’intero scheletro di gioco si basa esclusivamente sul lavoro di squadra, con tre marine al seguito da controllare e gestire al meglio per uscire fuori dalle situazioni più drammatiche.

Ognuno di questi soldati avrà caratteristiche uniche e in diretta relazione con la classe di appartenenza, potrà portare determinate armi o oggetti peculiari, utilizzabili sia negli scontri con gli alieni, sia per interagire con l’ambiente in determinate situazioni: l’apertura di una porta attraverso l’hacking o la guarigione di ferite da acido sono alcune delle possibilità, giusto per fare un paio di esempi concreti.

Lo stile particolarmente votato al realismo permetterà al massimo il trasporto di due armi, una primaria particolarmente potente, come il leggendario Mitragliatore Intelligente USCM M56, e una secondaria sulla falsariga del classico fucile a pompa tanto caro al Caporale Hicks. Ovviamente granate e bombe varie non mancheranno, così come il fantastico lanciafiamme, ottimo per abbrustolire a puntino le uova dei dannati xenomorfi. La vostra squadra potrà eseguire diversi ordini: non parliamo solo di attaccare e difendere, ma anche sfruttare l’ambiente per prepararsi agli assalti, sigillando porte, utilizzando torrette mitragliatrici e quant’altro possa essere concesso dall’interazione contestuale. Si spera che per una volta queste possibilità non siano limitate a rare e ben scriptate occasioni, lasciando al giocatore la facoltà di gestire al meglio ogni situazione, magari traendo ispirazione dal mai troppo lodato BioShock.

Di certo non mancheranno gli amati/odiati Quick Time Events (qui rinominati per l’occasione Close Encounters System), sebbene integrati in maniera più originale rispetto al solito: più che premere una sequenza di tasti ben precisa, dovremo muoverci seguendo una sorta di bagliore ai lati dello schermo, ma l’esito finale in ogni caso non sarà predeterminato. A seconda della situazione, infatti, l’alieno potrebbe attaccarvi corpo a corpo, ma anche fuggire a nascondersi fra le tubature o prendere di mira un vostro compagno, trasformando queste sequenze in qualcosa di più adrenalinico e meno scontato rispetto a quanto abbiamo visto sino a oggi.

Un altro aspetto molto discusso all’interno del team di sviluppo è legato alla possibile morte dei vostri compagni: è una questione ancora aperta e Gearbox ha precisato che al momento sono state prese in esame diverse possibilità, anche perché non si vuole certo correre il rischio di lasciare il giocatore solo a combattere con il resto dei Marine a terra, un’eventualità che purtroppo si verifica non di rado in altri giochi. Colonial Marines punta invece a essere un gioco di squadra a tutto tondo, dove difficilmente un compagno morto può essere dimenticato sul campo senza conseguenze. Insomma, vedremo cosa s’inventeranno.

Di certo la fortissima componente multiplayer la farà da padrona: non solo si potrà giocare in modalità cooperativa fino a quattro in contemporanea via Internet, ma ci sarà la possibilità di entrare in una partita già cominciata, prendendo il controllo di uno dei marine precedentemente gestiti dal PC. Chi ha avuto la fortuna di provare Halo 3 online sa bene quanto sia incredibilmente coinvolgente affrontare interi livelli con al fianco compagni umani, quindi anche sotto questo punto di vista c’è di che essere entusiasti.

Per quanto concerne la varietà degli alieni, non temano i puristi, non ci saranno creature inventate di sana pianta senza un minimo di gusto (per quello ci hanno già pensato in Alien 4), sebbene avremo a che fare con un bestiario inquietante e variegato. Viene confermata la presenza degli schifosissimi facehugger, mentre gli alieni avranno diverse classi di appartenenza. I più agguerriti saranno i Warrior, ai quali si affiancheranno gli Scout, veloci e capaci di nascondersi abilmente, e i Drone, dediti alla cura e difesa delle uova deposte dalla regina (il boss di fine livello per eccellenza).

Fossi in voi tirerei fuori dall’armadio il fucile a impulsi, perché questa volta pare proprio che si faccia dannatamente sul serio. Certo, c’è sempre l’opzione “decolliamo e nuclearizziamo”, ma poi il divertimento se ne va in un lampo.


L.

– Ultime riviste:

5 pensieri su “[2008-05] Colonial Marines su “Games Machine” 234

  1. Questa ricca anteprima conferma che le riviste dell’epoca riuscivano a riempire le pagine di…supposizioni. Rimaneggiavano le “press release” fornite dagli editori e commentavano su quattro immagini in croce e senza nemmeno uno straccio di demo. Una buona parte di quanto descritto non è presente nel gioco pubblicato. Il gioco fu vittima della “hype” creata proprio dalle riviste che lo stroncarono. In realtà ho appena terminato a fine luglio scorso la versione PC (giocato senza mod, quindi nello stato della sua prima pubblicazione) ed è godibile, atmosfera e citazioni ispirate, i compagni gestiti dall’IA si comportano decentemente, azione a tratti al cardiopalma che ti fa davvero urlare “escono dalle fottute pareti!” e anche un livello “stealth”, un sistema di esperienza che sblocca alcune caratteristiche delle armi quindi personalizzabili a piacere. Insomma non sarà un capolavoro allo stato dell’arte tra gli FPS, ma è un signore gioco di Aliens. Verso la fine appare anche un personaggio a me caro ed è stata una gran sorpresa! Appena riesco a mettere insieme testo e immagini (alcune catturate dalla mia sessione) vado di sproloquio colonial-marino, che a fine estate ci sta pure bene 😜

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    • Splendido! Non vedo l’ora di leggerti e ospitarti ^_^
      C’è stato un tempo in cui pensavo che i giornalisti delle riviste di videogiochi fossero più “seri” dei giornalisti normali, invece temo che sia tutta fuffa in ogni campo, a parte ovviamente felici eccezioni.

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      • I recensori delle testate specializzate all’epoca erano spesso “Improvvisati”. TGM poi prese una deriva al “cazzeggio” spinto, concedendo ampio spazio all’egocentrismo degli pseudo-recensori. Con l’avvento della Rete furono spazzati via anche perché il loro valore aggiunto, venute meno le “news” che la Rete fornisce in tempo reale, era praticamente nullo. In realtà, quando si dice che la Rete ha “ucciso” la carta stampata, è improprio: la carta stampata si è in pratica suicidata.

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      • Una cosa molto simile è successa con il cinema, che per tutti gli anni Novanta viveva “di rendita” perché le riviste erano l’unico modo per essere informati dei film in arrivo, al cinema o in videoteca, ma gli amanti del genere erano tagliati fuori: anche la rivista più completa presentava solamente il 10 o 20% dei film in uscita, trattando quelli blasonati e di serie A e ignorando tutto il resto. L’avvento di Internet ha reso inutili le riviste di cinema semplicemente perché lì potevi arrivare a conoscere la quasi totalità dei film, indipendentemente se erano A o Z.
        L’unico pregio delle riviste su carta era la critica cinematografica, quella sì di alto livello e introvabile in Rete, ma purtroppo era sempre più rara per lasciare spazio a semplice “ufficio stampa”.
        Invece di entrare in competizione con la Rete in quanto a superficialità, le riviste dovrebbero offrire approfondimenti di spessore, invece creano pagine che sembrano blog e quindi… perché dovrei pagare per qualcosa che trovo identica (se non migliore) gratis in Rete?

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