[1991] Terrore nello spazio (Dead Space)

Ormai lo sanno tutti, nello spazio nessuno può sentirti citare Alien, quindi lo fanno in tanti. Come per esempio Fred Gallo, che oggi produce documentari per bambini ma ha esordito alla regia con un filmaccio di fantascienza che copia tanto e dai migliori: come dargli torto?

Il suo Dead Space è prodotto dalla Concorde Pictures di Roger Corman, che grazie ad un accordo distributivo con la RCA-Columbia permette a questi infimi prodottini di girare tutto il mondo, Italia compresa.
Al momento di portarlo nelle nostre videoteche, però, la Columbia-TriStar ha pensato bene di affibbiargli il titolo Terrore nello spazio, drammaticamente vago per un film: vuoi vedere che hanno pensato di chiamarlo come il film di Mario Bava del 1965 che O’Bannon ha scopiazzato per Alien? Che sia una sorta di contrappasso, visto che questo film del 1991 è palesemente una scopiazzata aliena?
Comunque la Prisma/Fox nel 1998 ha battezzato con lo stesso titolo la VHS italiana di Within the Rock o Terror Mooon (1996), che invece IMDb chiama Dagli abissi dello spazio. Insomma, ’sto terrore nello spazio piace ai distributori italiani.

Scomparso subito nel nulla, il film dal maggio 2020 lo trovate in italiano sul canale YouTube di Cinema ZOO, finché dura.

Un titolo secco, senza fronzoli

L’eroe della vicenda è la classica figura di avventuriero spaziale che negli anni Ottanta la faceva da padrone, e in questo caso è il comandante Steve Krieger, interpretato da quel Marc Singer che per tutta la sua carriera di filmacci ha campato di rendita grazie all’enorme fama riscossa nei panni del mitico Mike Donovan nella serie “Visitors”. Noi ragazzini degli anni Ottanta siamo tutti cresciuti con Donovan come padrino, malgrado i finti anni Ottanta di moda oggi lo ignorino.

Può un figlio di quel “fanta-decennio” girare per la galassia senza un robot “spalla comica” al seguito? Ovviamente no, e qui l’assistente robotico – Tim in originale, che diventa qualcosa come Timba in italiano! – è doppiato da una voce famosa ma non so identificarla.

Steve Krieger, maschio spaziale senza rischio né raschio

Krieger e Tim guidano un’astronave scassata, come si confà ad un avventuriero spaziale, e rispondono contro voglia ad una richiesta di soccorso da Phebon, una stazione di ricerca sul pianeta omonimo: un laboratorio spaziale affetto dal peggiore dei problemi dell’universo. È gestito da Bryan Cranston!

Chi sarà mai il cattivo della storia? Chi sarà il.. breaking bad?

Il miglior attore del mondo (come lo sfotte Cassidy) interpreta Frank Darden, uno degli scienziati che a Phebon cercano una cura contro il virus Delta-5 che sta falcidiando l’umanità, e la sapete tutti la regola per combattere un nemico: trovare un nemico più potente. È la formula americana: vuoi far fuori un dittatore violento? Cerca un dittatore ancora più violento, e poi uno più più violento per far fuori quello più violento, e poi uno più più più violento per far fuori il precedente e così via. È una tecnica che gli Stati Uniti adottano da sempre, e la politica internazionale dimostra che hanno fatto proprio un bel lavoretto di fino…

Nello spazio vige la stessa regola, così Bryan Cranston e gli altri scienziati per combattere il pericoloso virus hanno creato un «mutante metamorfico», che non sconfigge il virus ma in compenso si mangia tutti gli umani che incontra. Esattamente lo stesso risultato della politica estera americana!
Dubito che la sceneggiatrice esordiente Catherine Cyran pensasse a tutto questo, ma mi piace pensare che quella vecchia pellaccia di Roger Corman adorasse il sottotesto sarcastico.

Che bell’ovetto, chissà quale sorpresa conteneva…

Corman avrà tempo con Carnosaur 2 (1995) di ricopiare identico Aliens (1986), qui siamo nello spazio quindi si ricopia Alien (1979). Così uno scienziato curiosone si sporge troppo sul piccolo uovo che covava il virus mutaforma (?), questo ne fuoriesce e gli si infila nel naso (giuro!), e dopo un po’ – da bravo chestburster – ne fuoriesce in versione larvale dal petto. Però per non far proprio capire che si sta copiando il film di Ridley Scott confondiamo un po’ le acque: il mostro fuoriesce dal petto citando palesemente La Cosa (1982) di John Carpenter. Anche per citare i registi giusti.

Rob Bottin, dove sei?

Tornando al copione alieno, l’essere larvale fuoriuscito dal petto fugge e va a nascondersi in attesa di crescere, mentre Krieger e gli altri cominciano a setacciare la stazione, assicurandosi di chiudere man mano i bocchettoni dell’impianto di condizionamento per intrappolare la creatura, anticipando la scena identica vista l’anno dopo in Alien 3 (1992).
Intanto non mancano le frecciatine agli scienziati spietati, che con i loro esperimenti infami mettono a rischio la vita con la scusa di salvarla. Signora mia, chissà che ci mettono nei vaccini. Certo che avere Bryan Cranston occhialuto con un camice da dottore non aiuta la ricerca medica.

Fidatevi degli scienziati, soprattutto se hanno la faccia di Bryan Cranston

Il povero Marc Singer è palesemente fuori ruolo, visto che non serve un avventuriero spaziale dalla battuta pronta e dal fisico forgiato da mille amplessi: siamo in un campo dominato da eroi “ripleyggianti”, cioè donne determinate più che muscolose, quindi l’aitante Singer non può far altro che mettersi in pose plastiche davanti a fonti di luce ingiustificate e assumere la faccia di chi finge di capire dove sia, quando è chiaro che non lo sappia.

Quando cerchi di fingere interesse ma non sai neanche dove sei

Ad un certo punto il nostro baldo eroe ci regala il momento più alto dell’intera vicenda, dove si ride di cuore. Bisogna andare fuori dalla stazione a stanare il mostro, e quindi è necessario indossare la tuta spaziale per camminare sul pianeta alieno. Eh, detta così pare facile, dove li troviamo i soldi per una tuta spaziale? Va be’, Singer: infilati un giacchetto, che vale come tuta pressurizzata!
Non un respiratore, non un casco, solo un giacchetto… e neanche chiuso fino al collo! Mi coprivo di più io quando uscivo di casa in Fase 1!

Cioè… quella sarebbe una tuta spaziale pressurizzata???

Dopo una puntatina alle Vasquez Rocks, la mitologica location dove sono state girate le migliori scene di cinema fantastico di sempre – da “Star Trek” a Bill & Ted che citano “Star Trek” (1991) – si torna in interni che dobbiamo girare l’incontro con la Regina Aliena. Va be’, Regina forse è troppo… diciamo una dama di compagnia inquadrata con tante luci addosso.

Al cospetto della Regina Aliena… o supposta tale!

Mi sembra superfluo specificare che non esiste trama, al di fuori della scopiazzata aliena, e i personaggi vagano abbandonati a sé stessi, ma vi posso assicurare che si ride di gusto, soprattutto quando il mostro pseudo-xenomorfo attacca le sue vittime. Il budget del film permetteva al massimo un “coso” di gomma appeso alla parete, quindi sta agli attori buttarcisi addosso fingendo di esserne afferrati, e agitarsi facendo in modo di muovere gli artigli di gomma come se il mostro fosse vivo.
Siamo in pratica tornati alla celebre piovra di gomma di Ed Wood, cioè agli albori del cinema horror: solo per queste scene vale la pena vedersi questo film.

Lo xeno-coso di gomma

Per un film di fantascienza copiare Alien è cosa buona e giusta, ma bisogna sempre ricordarsi anche di Aliens, perciò non stupisce che dopo una prodezza dell’eroe Krieger, il suo amico robotico Tim se ne esca con questa frase:

«Non male per un semplice essere umano.»

Quando basta una sola frase a venderti un film.

L.

– Ultime citazioni da Alien:

  • Citazioni aliene. Piccolo ranger (1981) - Quasi due anni dopo l'uscita italiana di Alien (1979), la testata a fumetti "Il piccolo ranger" presenta la versione bonelliana del nostro xenomorfo preferito, anche se adattata per i giovani lettori.
  • Star Trek Alien: Datalore (1988) - Anche Evit parte per le stelle e mi segnala una deliziosa cripto-citazione trekiana, a cui aggiungo due perle del male.

9 pensieri su “[1991] Terrore nello spazio (Dead Space)

  1. Pensa che tra i videogiochi esiste una serie dal titolo omonimo, Dead Space. Tre capitoli di cui il primo è un capolavoro del survival horror; il secondo di buon livello, il terzo un po’ sottotono o, meglio, ha virato più all’azione in “coop”, tradendo in realtà le sue origini “survival”. Ne hanno tratto anche due film di animazione e una mini-serie a fumetti. Atmosfera a palate, trama articolata (molto più di questo film…non che ci volesse granché). Gran bella serie che cita la migliore fantascienza, da Atmosfera Zero ad Alien per dirne un paio che mi balzano all’istante. La serie è inspiegabilmente ferma al palo da anni, di proprietà di Electronic Arts dopo la chiusura del team di sviluppo Visceral Games. Se non erro è il titolo con cui ho inaugurato la rubrichetta “Videogiochi da paura”. Quando i videogiochi battono a mani basse il cinema 😜

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