[2021-04] Aliens: Infiltrator

Dopo mesi e mesi di continui rimandi, finalmente la Titan Books ha rilasciato il romanzo Aliens: Infiltrator di Weston Ochse: acquistato su Amazon in prevendita il 21 giugno 2020, solo il 20 aprile 2021 ho potuto finalmente veder apparire il libro nel lettore Kindle.


Indice:


La trama in breve

Il prequel officiale del nuovo grande videogioco, “Aliens: Fireteam” della Cold Iron Studios. Uno scienziato della Weyland-Yutani arriva su Pala Station e scopre che lì dei ricercatori stanno preparando un disastro… di tipo xenomorfico

Il dottor Timothy Hoenikker arriva su Pala Station, una struttura della Weyland-Yutani, attirato dalla promessa di studiare manufatti alieni: invece scopre una burocrazia farraginosa e una squadra di scienziati che sta portando avanti esperimenti su xenomorfi vivi. All’insaputa del personale, comunque, c’è un infiltrato, una spia le cui azioni sono destinate al disastro.

Fa parte della squadra Victor Rawlings, un ex marine che riunisce altri veterani per prepararsi al peggio. Mentre Pala Station riceve un carico di uova, gli esperimenti vanno fuori controllo e c’è un solo ex Colonial Marine fra l’umanità e la morte certa.


L’autore

Weston Ochse ha scritto ogni tipo di narrativa, dall’horror alla poesia, ma è completamente inedito in Italia.


La storia

La vicenda inizia il 12 gennaio 2202 su Pala Station, laboratorio di ricerca segreto su LV-895 ai margini dei sistemi conosciuti, dove arriva il dottor Timothy Hoenikker, “archeologo teorico” (theoretical archaeologist), per investigare su alcuni manufatti alieni ritrovati sul pianeta-giungla: una scoperta irresistibile per un archeologo che fino a poco prima aveva un incarico comodo alla Weyland-Yutani. Studiare reperti alieni è qualcosa che per Hoenikker vale la perdita di una buona posizione e le relative comodità.

Al suo arrivo, Hoenikker scopre subito che la stazione ha risolto il problema dell’estrema lontananza con una forte indipendenza, con reparti in grado di provvedere ad ogni esigenza, privi però di un superiore che coordini tutto. Il suo nuovo capo, il rigido Mansfield, gli illustra subito i tre cardini su cui si basa l’esistenza di Pala Station:

«Uno, creare tecnologia che permetta la difesa contro gli attacchi degli xenomorfi; due, creare una tecnologia che i militari possano usare per affrontare in modo funzionale gli avversari, fra cui gli xenomorfi; e tre, scoprire la natura dell’agente patogeno per determinare se si possano avere usi positivi, per esempio nella cura delle malattie umane.»

Per “agente patogeno” Mansfield intende il black goo, e a sorpresa riappare un’invenzione del film Prometheus (2012) che finora era stata ripescata solo dalle due lunghe saghe a fumetti Fire and Stone e Life and Death. In fondo questo romanzo racconta eventi che si svolgono cento anni dopo quel film. Comunque a Pala Station si sta studiando il black goo (quell’agente di spinta evolutiva da cui, nella folle mitologia inventata dal vecchio Scott, sono nati gli xenomorfi) per curare pericolose malattie umane. Ma intanto lo usano per creare varianti di xenomorfi, che già possiamo immaginare sfuggiranno al controllo.

«Ci sono Xenomorfi con la “X” maiuscola e xenomorfi con la “x” minuscola. Gli Xeno con la maiuscola sono le grandi bestie con sangue acido: non ne abbiamo nessuna qui, ma riceveremo presto una consegna. Gli xeno con la minuscola sono tutte quelle creature che non sono di origine terrestre.»

A Pala Station si creano dunque xeno nuovi di zecca, grazie al black goo, sostanza che la Compagnia ha fornito senza stare troppo a spiegare dove l’abbia trovata: pare sia stata trovata in una «nave fantasma di origine sconosciuta che fluttuava nello spazio». E quando qualche nuovo mostriciattolo, come il Rat-X che sputa acido, si fa troppo intraprendente, una passata di lanciafiamme e tutto torna tranquillo. Rimane però un mistero: su quali creature stanno lavorando nelle zone di Pala Station in cui gli scienziati non hanno accesso?

Va ricordato che siamo in anni in cui gli xenomorfi sono una “scoperta” che la Weyland-Yutani tiene ben segreta, e a parte le voci che girano per colonie umane solamente un ristrettissimo numero di suoi dipendenti ha avuto modo di vedere in video queste creature: ancora di meno ha avuto la non certo piacevole esperienza di vederle dal vivo.

— Non ho mai visto dal vivo uno xenomorfo: è così cattivo?
— Prendi tutti i tuoi peggiori incubi, uniscili insieme a formare la cosa peggiore che tu possa immaginare: quello non è pari a un xenomorfo… ma è ciò che uno xenomorfo si mangerebbe, tanto è cattivo!


L’incidente della Katanga

Tutti i personaggi ogni tanto citano con un po’ di timore la Katanga, senza mai specificare bene cosa sia: essendo la struttura in cui si svolgerà il videogioco Aliens: Fireteam (2021), è ovviamente importante e oserei dire basilare ai fini di una storia pregressa come questo romanzo si prefigge di essere. Quasi a metà vicenda finalmente ne sappiamo di più.

«È rimasta sospesa sulle nostre teste come una Spada di Damocle per più di vent’anni». La Katanga è nata come impianto minerario di supporto per un pianeta in via di terraformazione, ma poi i coloni hanno incontrato gli xenomorfi sulla superficie e sono stati costretti a tornarsene a bordo della miniera orbitante: com’è facile immaginare, si sono portati appressi l’infestazione e quindi addio ai coloni.

Diventata una riserva volante di xenomorfi, navi come la San Lorenzo per almeno due decenni hanno prelevato “campioni” dalla Katanga per portarli a Pala Station, così da studiarli e farci esperimenti, ma alla fine si è deciso per un più pratico spostamento della miniera orbitante fino a portarla vicino al laboratorio, così da vere gli xenomorfi a portata di mano.

La San Lorenzo per comodità trasporta gli ovomorfi (ovomorphs), «il primo stadio dell’esistenza di uno xenomorfo: in pratica l’uovo deposto dalla Regina». Visto che a quello stadio la creatura all’interno avverte la presenza di altri organismi, le uova vengono trasportate criogenizzate. Al loro interno riposano quelle creature che «chiamano face-huggers», che come «due gigantesche mani scheletriche» “abbracciano” il volto della vittima e gli impiantano in gola «la sostanza altamente mutagena nota come plagiarus praepotens». Ed ecco tornare la creazione di Alex White per il romanzo Alien: The Cold Forge, cioè quella sostanza misteriosa di cui gli xenomorfi sono portatori. Dalla narrazione non è chiaro se per caso l’autore si riferisca a questa sostanza quando parla di black goo, ma dovrebbero essere cose separate.

A proposito di chimica, viene specificato che il facehugger riesce a tenere anestetizzata la vittima «utilizzando una sostanza chimica a base di cianuro, simile al dimetilsolfossido (dimethyl sulfoxide), inoculato attraverso la pelle». Con la descrizione del chestburster finisce il corso avanzato di xenobiologia tenuto a favore del dottor Hoenikker, che già è meno emozionato al pensiero di ciò che sta per arrivare dalla Katanga.

Malgrado i protocolli di sicurezza prevedano che si studino solo gli ovomorfi, ora il nuovo capo Bellows vuole che anche gli xenomorfi adulti facciano parte del piano: è necessario implementare le ricerche per un materiale resistente al sangue acido così da farci le armature dei soldati.


Esperimenti disumani

Come se non bastassero gli esperimenti ben poco etici sulle cavie da laboratorio, in cui gli effetti del black goo portano a mutazioni mostruose e quasi sempre violente, ora il nuovo capo della stazione si è presentato con dodici cavie umane da posizionare davanti alle uova della Katanga, così da dare vita a dodici nuovi xenomorfi adulti da studiare. Visto che non tutti i dipendenti della Weyland-Yutani sono mostri disumani, gli scienziati di Pala Station sono indignati ma non possono fare molto: sia perché sono tutti vincolati da una Compagnia non certo nota per essere “tenera” con chi la ostacola, sia perché le dodici cavie umane sono tutte volontarie.

La Weyland-Yutani ha setacciato prigioni e ospedali per malati terminali, posti in cui trovare persone ormai destinate a sicura morte (e con gruppo sanguigno AB negativo): cosa cambia se a togliere loro la vita sarà un cappio, un cancro o un chestburster? Solamente nell’ultimo di questi casi la loro morte avrà avuto un senso ed avrà aiutato sia la ricerca che altre vite umane. Inoltre la Compagnia si è impegnata con tutte e dodici le vittime ad aiutare in vari modi i rispettivi familiari. Poi andate a dire che la Weyland-Yutani non si prende cura delle persone…

Se già non fosse intollerabile di suo questa situazione, il povero dottor Hoenikker scopre con orrore che fra i dodici “volontari” c’è una donna che conosce bene: Monica Enright, la sua fidanzata del liceo. Per “fortuna” si rivela essere un’assassina e quindi la sua morte alla fine non provoca molto disagio allo scienziato…

Cruz propone un esperimento per validare una sua ipotesi: «se fossimo in grado di catturare l’odore emesso da uno xenomorfo quando si trova in prossimità di un suo simile, saremmo in grado di creare un composto chimico che faccia da deterrente?» Torna la teoria degli alieni che comunicano tramite feromoni – che ho amato usare anch’io per il mio Aliens vs Boyka – già studiata per il “vaccino di Rhodes” della saga a fumetti Aliens: Apocalypse (1999) di Mark Schultz. Il problema dei feromoni di Infiltrator… è che il loro effetto dura solo un paio d’ore!

Mentre Hoenikker già sogna «una bomboletta spray di Xenomorph Defender», la scoperta grossa la fa Cruz, accorgendosi che lo xenomorfo grigio della sala esperimenti 7 ha qualcosa di diverso. Ha qualcosa in più. Riesce a comunicare con le altre creature e impartisce loro degli ordini. Il black goo ha fatto evolvere lo xenomorfo in qualcosa di decisamente più intelligente. E pericoloso.


L’infiltrato

Sin dalle prime pagine ci viene rivelato il nome dell’“infiltrato” che dà il titolo al romanzo, un uomo onesto che però – non sappiamo perché – viene incastrato dalla Hyperdyne Corporation e costretto a fare dello spionaggio industriale. (Non ho capito perché le sue motivazioni non vengano spiegate meglio.) Scoperto e costretto a fuggire nel panico, creando parecchi danni, l’uomo per vari motivi viene a contatto con uno degli esperimenti folli di Pala Station, finendo contaminato dal black goo: il risultato sarà una mutazione che lo porterà ad avere enormi zampe di ragno e grande appetito.

Com’è facile immaginare, ad un certo punto la stazione si riempirà di mostri, considerati quanti esperimenti vengono portati avanti: fra tutti gli strani tipi di xenomorfo, quello più pericoloso è il Numero 7, la creatura albina che ha sviluppato un’intelligenza superiore e la capacità di comandare i suoi compagni a distanza.

«La Weyland-Yutani preferirà nuclearizzare tutto piuttosto che venire a salvarci, ammettendo la loro colpa e il fallimento dell’operazione.»

L’unico fra gli scienziati che abbia avuto un addestramento militare è Cruz, che infatti non si perde d’animo: raccoglie un M41A pulse rifle dal cadavere della guardia che non aveva neanche potuto sparare, raggiunge il laboratorio e indossa il prototipo dell’armatura M4X resistente all’acido alieno, a copertura dell’intero corpo, con rinforzi lungo il corpo per resistere all’aggressione di uno xenomorfo; poi è la volta di un M-240 Incinerator Unit, per gli amici “lanciafiamme”.

«Ero un Colonial Marine, sentivo che non c’era niente che non potessi combattere, fottere o uccidere, poi mi sono imbattuto in qualcosa per cui nessuno di questi tre verbi funzionava più. C’è della merda nell’universo che noi neanche sappiamo, e dovremmo starne il più lontano possibile: gli xenomorfi sono in cima a quella lista, e solo alla Weyland-Yutani può essere venuto in mente di “monetizzare” l’impossibile.»

Invece lo scienziato Étienne Lacroix viaggia decisamente più leggero, visto che gli basta versarsi addosso un po’ di feromoni studiati per non essere riconosciuti dagli xenomorfi come umani.


Conclusione

Un romanzo piacevole da leggere anche perché forte di un pregio di solito assente in queste storie: quando inizia il disastro a cui tutta la trama porta, quando cioè bisogna aggirarsi per la stazione infestata dagli alieni, l’autore non si limita a descrivere noiose scene di gente che si infila in corridoi bui e stretti ma riesce a tenere ben desta l’attenzione. È un dono raro, visto che di solito i romanzi Titan crollano proprio nella parte finale.

Spero di scoprire dal futuro videogioco il motivo di alcune scelte. Per esempio Ochse lascia intendere che non solo il patrimonio genetico passi da ospite a xenomorfo, ma addirittura il carattere e la memoria! Quindi la creatura nata esplodendo dal petto dell’ex fidanzata di Hoenikker non ne condividerà il genotipo ma anche il fenotipo, comportandosi come lei. Ormai una qualsiasi plausibilità scientifica è bella che persa, ma comunque è un’idea intrigante, purtroppo sprecata già da Aliens: Dust to Dust (2018) e qui solamente accennata. Chissà, magari nel videogioco avrà invece più peso.

Il mio giudizio finale è positivo, perché l’autore è stato in grado di mantenere desta l’attenzione per tutta la vicenda, ha saputo inserire i giusti colpi di scena al momento giusto, malgrado abbia presentato una valanga di personaggi alla fine ha saputo curare bene quelli utili alla narrazione e ha trovato anche un finale soddisfacente. Spero che Ochse torni presto nell’universo alieno.

Una curiosità: un personaggio è descritto intento ad un videogioco spara-tutto sui Colonial Marines!


L.

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2 pensieri su “[2021-04] Aliens: Infiltrator

    • Ipotizzo che l’autore abbia avuto un bel pacchetto sostanzioso di regole, visto che la sua storia doveva legarsi alla perfezione al videogioco ma anche al “canone”, quindi il suo non è stato un lavoro facile: l’ha svolto alla grande ed è riuscito a tirar fuori un’ottima lettura, che è un grande traguardo di questi tempi 😉

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