Storia dei fumetti alieni 15. Alieni in Italia (3)

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte quindicesima)


Super-scontri in edicola

Nel giugno 1994 la PlayPress aveva provato ad accaparrarsi più pubblico presentando Batman contro Predator, primo di tanti “versus” che invece divideranno ancora di più i fan. Gli amanti dei supereroi considerano di bassa lega gli scontri con gli alieni, giudicati sottoprodotti filmici indegni, e gli xeno-fan non apprezzano l’entrata in scena di personaggi diametralmente opposti allo stile dell’universo alieno. Per capire l’odio profondo dei lettori nostrani per qualsiasi fumetto anche solo vagamente legato ad un prodotto filmico, è utile la dichiarazione del citato Alessandro Bottero, spina dorsale della redazione della PlayPress proprio da quel 1991 dell’arrivo dei fumetti alieni, rilasciata in un’intervista del 2016 al blog “Comix Archive” (purtroppo il blog è scomparso, dal quel 2018 in cui l’ho consultato):

«Tutti gli albi pubblicati in occasione delle uscite dei film di Batman andarono maluccio: non ci fu mai un successo travolgente di un fumetto legato ad un film.»

E se non ci riesce l’amatissimo uomo pipistrello a creare un ponte tra cinema e fumetti, è impossibile che ci riesca lo xenomorfo. Malgrado tutto questo, Mario Ferri ci crede ancora, e a tre anni dalla chiusura della serie prova di nuovo a conquistare le edicole con quanto già annunciato, definito incredibilmente «la saga più entusiasmante mai prodotta». La miniserie Superman contro Aliens esce nel febbraio 1998 come quarto numero della collana “PlayPress Presenta”.

Cover di Dan Jurgens

Sicuramente la spinta per questo ritorno in pista è l’uscita in Italia nello stesso febbraio 1998 del film Alien, la clonazione (1997), probabilmente lo stesso appuntamento filmico in vista del quale la storica collana “Urania” (Mondadori) nell’ottobre 1996 ha trovato sufficiente coraggio da presentare per la prima (ed unica) volta fra le sue fila un titolo come Alien: dentro l’alveare (Alien Harvest), il primo ed unico romanzo alieno non tratto da film ad uscire in Italia. (È la novelization del fumetto Aliens: Alveare, che la PlayPress aveva presentato un paio d’anni prima, ma solo in pochi lo riconoscono.) Tutte buone intenzioni che però sembrano scontrarsi con la totale indifferenza dei lettori italiani.

«Quando mi è capitato fra le mani, lo confesso, ho avuto il fugace sospetto che fosse una vaccata, tipo i film di King Kong contro Godzilla. Poi ho cominciato a leggerlo, e ci sono cascato dentro fino al collo.»

Così “confessa” Andrea Voglino nell’introduzione di Superman contro Aliens, dando voce (non è chiaro quanto consciamente) a ciò che ancora oggi la maggioranza di chi non legge fumetti alieni pensa, e vengono tirati in ballo proprio film come King Kong vs Godzilla, ignorando il fatto che Il trionfo di King Kong (questo il titolo italiano) ha avuto milioni di spettatori nel mondo, quindi bisognerebbe smettere di usarlo come esempio negativo.

Cover di Bernie Wrightson

I lettori di supereroi non si lasciano convincere come Voglino, il quale non si è fermato al pregiudizio ma ha letto per sincerarsi del prodotto, e con il numero cinque della stessa collana, nell’aprile 1998, la proposta aliena giunge di nuovo al termine, chiudendosi con Batman contro Aliens. Stavolta niente saluto di Ferri, che forse non ha voglia di ripetere le stesse spiegazioni già elencate nel 1995. In realtà nella citata intervista del 2016 Alessandro Bottero ci rivela che già nel 1997 il decano Mario Ferri aveva lasciato tutto in mano al figlio maggiore Alessandro, sebbene ancora nel 1998 appaia il nome del padre come direttore responsabile. Quando il nuovo subentra al vecchio tutto crolla, se non si rispetta la filosofia dell’impresa che si va a continuare, così l’amara intervista di Bottero fa luce su una casa editrice dove tutto è cambiato.

Cover di Dwayne Turner

Malgrado si punti su tutt’altri prodotti, la PlayPress di Alessandro Ferri a sorpresa nell’agosto 2001 – quando ormai Bottero, uno dei padri del fumetto alieno in Italia, è stato di fatto cacciato a pedate senza una sola parola di spiegazione, o almeno lui la racconta così – presenta Lanterna Verde contro Aliens, una miniserie imbarazzante che solleva vari interrogativi: con questo volume da fumetteria costosissimo (17 mila lire!) la casa sta cercando nel nuovo millennio di raccattare in giro qualche fan alieno? O è stato solo un caso, visto che la PlayPress era interessata quasi esclusivamente alle pubblicazioni DC Comics? Non vale la pena cercare risposte: al di là di questa strana uscita, quasi sicuramente casuale, la PlayPress esce dall’universo alieno nel 1998, quando perde per strada il suo padre nobile Mario Ferri.

Per una casa che va, un’altra viene, e subito un altro grande nome cerca di occupare quella nicchia lasciata vuota.


Nascita e morte di testate aliene

Difficile descrivere l’onnivora e prolifica passione narrativa di Daniele Brolli, ma di sicuro nel 1998 è direttore responsabile della bolognese Phoenix: l’uomo giusto al posto giusto per dare un’altra possibilità al fumetto alieno. Peccato però che segua la “moda del momento”.

Cover di Mike Mignola

La citata intervista del 2016 a Bottero si conclude con il curatore che ipotizza sia stata fatale la scelta della PlayPress di Alessandro Ferri di seguire il consiglio di Walter Venturi dello studio Down Comix ed abbandonare le edicole in favore delle librerie, consiglio evidentemente ripetuto negli anni Dieci del Duemila, in cui Venturi collabora con la Sergio Bonelli Editore e una casa storicamente da edicola ha massicciamente aumentato la sua presenza in libreria. Una cosa però è “allargarsi” su due mercati profondamente diversi fra di loro, un’altra è sceglierne uno a scapito dell’altro. Nella metà degli anni Novanta “Urania” Mondadori già aveva dimostrato che le edicole sono universi totalmente distanti dalle librerie, proprio mentre le doppie pubblicazioni aliene della PlayPress cercavano di conquistare entrambe i settori, senza riuscire in nessuno dei due.

 

La Phoenix di Brolli taglia fuori le edicole e abbandona il formato da “serie regolare”, puntando esclusivamente su costosi volumoni di pregiata fattura da presentare esclusivamente in libreria, o in quelle entità ancora più rare e di nicchia che sono le fumetterie. Un esperimento ardito, se esistessero lettori per i fumetti alieni: visto che non esistono, l’esperimento si trasforma in suicidio.

Cover di John Bolton

Nel novembre del 1998, a sette mesi dall’abbandono di fatto della PlayPress, la Phoenix presenta Aliens: Salvezza, un agile volumetto con copertina del celebre Mike Mignola e l’onesto ed abbordabile prezzo di 6.900 lire. L’esperimento deve aver dato buoni frutti perché nell’aprile 1999 la Phoenix porta in libreria una storia decisamente più ambiziosa e corposa: la durissima Aliens: Labyrinth, raccolta in volume pregiato contenente cinque albi e con un prezzo ovviamente più importante, 22 mila lire.

Malgrado la miniserie sia fra le più emotivamente sconvolgenti dell’universo alieno – chi l’ha letta non può dimenticarla! – malgrado il volume in carta patinata sia di pregiatissima fattura, forse l’alto prezzo ha scoraggiato i lettori da libreria, che quasi sicuramente non hanno idea di cosa sia l’universo alieno, che fino a quel momento si è affacciato solo in edicola.

Cover di John Bolton

Fatto sta che nel successivo novembre la Phoenix sceglie una storia molto più corta e abbassa il prezzo a 16 mila lire, ma il problema è un altro: la storia è Kidnapped: l’uovo infetto, un ridicolo ed indigesto divertissement senza capo né coda. Visto che fra le copertine in appendice di Labyrinth campeggia quella di Aliens: Berserker, che non ha motivo di essere lì, perché non pubblicare quella storia decisamente migliore, visto detta locandina dimostra come la Phoenix ne fosse a conoscenza? Perché non scegliere una qualsiasi delle ottime storie che la Dark Horse ha man mano presentato invece di prendere la prima che capita e sbagliare totalmente?

 

Cover di Richard Corben

Grazie ad un uovo alieno malato e alla sua ridicola storia anche la Phoenix esce dall’universo alieno, almeno con questo nome. Daniele Brolli ci vuole ancora provare, così traduce personalmente Aliens: Alchimia che fa uscire nel febbraio 2004 per la napoletana Grifo Edizioni – al costo sempre più moderato di 8,90 euro – probabilmente nel tentativo di sfruttare l’eco mediatica dell’imminente arrivo in Italia (a novembre) del film Alien vs Predator (2004). L’esito di questo tentativo ce lo rivela il fatto che anche la Grifo esce dall’universo alieno.

Quasi sicuramente negli archivi della ex Phoenix giace la traduzione di una storia aliena, Aliens: Apocalisse, che rimane ad aspettare qualcuno così coraggioso da pubblicarla: ci pensa Panini nel 2006, quando la presenta insieme ad una ritraduzione di Aliens: Alchemy nell’ottavo volume della collana “Darkside”, targata Gazzetta dello Sport che ha le spalle abbastanza forti da reggere un fumetto così alternativo. Il volume da 6,99 euro è molto apprezzato dai fan probabilmente perché è il più facile da reperire, visto che ha avuto un’ottima distribuzione. Ma rimane un’esperienza “solitaria”.

Cover di David Michael Beck

La cerchia delle case editrice italiane che tentano (senza alcun successo) di conquistare nuovi lettori alieni, ostinandosi però a bazzicare esclusivamente le librerie, si allarga con la romana MagicPress, che nel maggio 2000 aveva timidamente – e quasi di nascosto – presentato il divertente Predator vs Judge Dredd: nel gennaio 2008 tenta di sfruttare l’infausta uscita quello stesso mese nei nostri cinema di Aliens vs Predator 2, e presenta Alien vs Predator: il brivido della caccia (9,50 euro), il fumetto con cui la Dark Horse anni prima ha tentato di trovare un terreno comune con il film di Paul Anderson, senza riuscirci. Non sono noti altri viaggi della MagicPress nell’universo alieno.

Planeta DeAgostini 2009

Nel 2009 è la volta della spagnola Planeta, che in un volume dal prezzo poco concorrenziale di 18,95 euro presenta la ritraduzione del primo Batman contro Aliens e l’inedito (dimenticabile) seguito. La casa è interessata solo ai supereroi e non certo al mondo xenomorfo, ma questi si scontrano spesso e così lo stesso anno la casa fa uscire anche il delirante Superman e Batman versus Aliens e Predator, uno snello volumetto al più abbordabile prezzo di 10,95 euro.

La risposta non certo entusiastica dei lettori allunga sempre di più il tempo che passa fra un tentativo e l’altro, così solo nel 2013 – forse spinta dall’uscita del film Prometheus, in Italia nel settembre 2012 – un’altra casa osa l’inosabile: è la Comma 22, diretta dalla nostra conoscenza Daniele Brolli, che imperterrito prova a capo chino ad inculcare storie aliene ai lettori italiani, per nulla interessati.

Cover di John Bolton

Nel giugno 2013 fa tradurre interamente il primo volume della collana antologica Aliens: Omnibus, di fatto ripresentando dopo vent’anni la Trilogia di Mark Verheiden. Attenzione, però, perché non ha nulla a che vedere con quella presentata dalla PlayPress nel 1991: è l’edizione ricolorata e modificata, con i nomi alterati per via di Alien 3, quindi Newt si chiama Billie.

Il nostro Brolli deve aver imparato dalla sua esperienza, quindi non appone alcun numero sulla pubblicazione: già lo sa che non ci sarà alcuna seconda uscita, non vedrà mai la luce alcun Aliens: Omnibus 2, mentre antologie originali della Dark Horse sono addirittura sei.

Nell’agosto 2017 la RW Edizioni fa un’operazione simile a quella del Batman Planeta, ritraducendo Superman contro Aliens e presentando in volume anche il (delirante) seguito, al prezzo ancora meno concorrenziale di 24,50 euro.

Cosa spinge queste case a provare e riprovare un’esperienza che regolarmente risulta infruttuosa? Non si sa, ma l’uscita del terribile Alien: Covenant (2017) d’un tratto ottiene un risultato insperato: dopo vent’anni di assenza… si torna in edicola.

(continua)


L.

– Ultime “indagini”:

2 pensieri su “Storia dei fumetti alieni 15. Alieni in Italia (3)

  1. Purtroppo Andrea Voglino probabilmente non capiva quanto le cosiddette “vaccate” alla Kong vs Godzilla avessero molto più senso (i kaiju se la sono sempre giocata ad armi pari, in genere) di forzatissimi “versus” fra supertute capaci di annientarti corrugando un sopracciglio e xenomorfi totalmente inetti nei loro confronti, SE i personaggi originali non fossero stati in qualche modo modificati e depotenziati… del resto, se i fan alieni mostravano un comprensibile rigetto per degli elementi così incoerenti e estranei allo xeno-universo, perché mai i fan supereroistici avrebbero dovuto farsi piacere storie in cui i loro beniamini erano in pratica ridotti a versioni riadattate alla bisogna, giusto per non fa sembrare (senza riuscirci, peraltro, visti i risultati) questi scontri delle totali “vaccate”, per dirla alla Voglino? E Batman non era altro che l’eccezione che confermava la regola, alla fine.
    Se poi al tempo perso con questi infelici cross-over aggiungiamo la cronica mancanza di lettori (e temo che sia Bottero che Ferri l’avessero capito benissimo, sotto la patina “diplomatica” dei motivi vari ed eventuali elencati in quei tristi redazionali di chiusura delle pubblicazioni), fenomeno costante anche in anni editorialmente assai migliori di questi, si capisce bene quanto iniziative coraggiose ma isolate come quelle di Daniele Brolli non fossero destinate ad avere nessuna fortuna: quello che già non si cercava in edicola tantomeno sarebbe stato cercato in libreria 😦
    P.S. Temo che a Comix Archive non abbiano per niente giovato le dichiarate simpatie di estrema destra oltre che catto-bigotto-omofobo integraliste con cui nel blog ci si lasciava andare ANCHE nelle recensioni, e per le quali era stato ripetutamente segnalato…

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    • Ah, ora mi spiego perché sia scomparso il blog: meno male che ho fatto in tempo a beccare quell’intervista a Bottero! Niente, tutto ciò che è legato alla PlayPress non ce la fa a rimanere in vita per più di qualche anno 😀
      Il mondo delle librerie è un mistero per me, non so chi si potrebbe permettere di spendere cifre astronomiche per volumi ingombranti e pesantissimi, da piegare gli scaffali, in numero tale da giustificare un successo editoriale: siamo sicuri che il fumetto in libreria sia un’idea che funziona? Forse contano sul “ne basta uno che compra in libreria ed è meglio di quattro che comprano in edicola”, ma spero per loro che si siano fatti bene i calcoli.

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