Storia dei fumetti alieni 14. Alieni in Italia (2)

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte quattordicesima)


Prima ripartenza

Ero in classe, al primo banco davanti alla cattedra, in pieno svolgimento delle lezioni e quindi intento a fare quello che qualsiasi studente di Liceo Classico fa per abitudine: sfogliavo la rivista di cinema “CIAK”! Non ero un buon studente, per usare un eufemismo, ma ero sempre informato sulle novità cinematografiche, quelle sì degne della mia attenzione, e il cuore mi saltò in gola quando la rivista presentò due pagine a fondo nero con le prime due foto in anteprima del film Alien 3, di imminente uscita anche in Italia. (Ho ancora quelle due pagine, conservate da allora, ma purtroppo non è specificato da che numero di “CIAK” siano prese: ero anche un pessimo archivista.)

Nell’agosto del 1992 alcune città balneari italiane si prestarono a proiettare in anteprima estiva il film – come purtroppo scoprii troppo tardi – ma nel frattempo le edicole avevano risposto alla chiamata.

Cover di Phill Norwood

Il numero 21 della testata “Play Book” (ovviamente della PlayPress) già almeno da giugno aveva portato in italiano Aliens vs Predator (1990), la saga completa di sei numeri in un unico volume. Dico “almeno” perché purtroppo questa pubblicazione è senza data – malgrado per legge dovrebbe essercene una – quindi posso affidarmi solo al ricordo personale, di quando scoprii per caso il fumetto in un’edicola sotto casa di un amico e compagno di scuola. Corsi subito al mio edicolante di fiducia, scoprendo che lì non era arrivato, così tornai di corsa all’edicola sotto casa del mio amico e acquistai lì il fumetto. Quando poi quel mio amico, anche lui appassionato di Aliens, si lamentò di non aver trovato quel fumetto in edicola, perché infatti avevo preso io l’ultima copia, scoprii che era una pubblicazione che aveva conosciuto una pessima distribuzione.

Cover di Chris Warner

Ho consumato quelle pagine a forza di rileggerle ed ho amato il personaggio di Machiko Noguchi con la forza di un diciottenne perso negli universi narrativi, e per fortuna la PlayPress di Mario Ferri continua la sua scommessa e porta in edicola – sempre senza alcuna data ma quasi sicuramente lo stesso giugno – la saga completa di Predator: Big Game (1991), come numero 25 della citata collana “Play Book” e con in appendice la novelization a fumetti del film Predator 2 (1990), uscito l’anno precedente anche in Italia. Due film alieni in due anni sembrano un buon richiamo per i fumetti, per lo più che Alien 3 ha una sostanziosa copertura mediatica anche nella distratta Italia: eppure la scommessa del buon Ferri sembra ancora una volta non essere ripagata, o almeno non quanto sperato, perché questi due numeri speciali – con storie oggi considerate di culto e che ho avuto il privilegio di leggere ed amare alla loro prima uscita nostrana – non sembrano aver convinto i lettori italiani. Fatto sta che, malgrado il ritorno di Ripley al cinema, per un anno i fumetti alieni scompaiono dalle edicole.

Intanto all’incirca nell’estate del 1992 insieme ad alcuni compagni di scuola scopriamo nel mio quartiere una minuscola fumetteria – forse due metri quadrati di negozio – dal titolo roboante: “All American Comics”. Sin dalla fine degli anni Ottanta quelle che vengono chiamate con il neologismo “fumetterie”, oggi entrato nell’italiano corrente, sono luoghi magici pieni di tutto: dalla pubblicazione nota alla “chicca da collezione” che nessuno conosce, dal fumetto mainstream alla robaccia fatta a mano da qualche solerte autore, o sedicente tale, fino a pubblicazioni provenienti dall’estero. È però tutta roba usata, giunta lì per vie traverse: quel 1992 invece io ed alcuni amici scopriamo un negozio che importa dagli Stati Uniti materiale nuovo, appena pubblicato, e questo vuol dire che d’un tratto ho accesso ai fumetti alieni “in diretta”, senza più bisogno dell’intermediazione di coraggiose case editrici italiane.

Cover di John Bolton

C’è un piccolo problema, però: sono pubblicazioni in lingua inglese. Quando si ama un universo questo non è un problema: è solo una procedura da eseguire per accedere alla nuova realtà. Grazie ad un buon inglese fatto alle medie, ad un dizionarietto a portata di mano e ad una cocciutaggine che solo un appassionato può sfoggiare, in pochissimo tempo sono riuscito ad accedere a tutti quei fumetti che non sapevo avrei mai potuto avere la possibilità di leggere.

Il primo è stato Aliens: Newt’s Tale, comprato fresco di stampa, che mi fa da ottima palestra per il modo di parlare dei fumetti americani: non è certo l’inglese di Oxford studiato a scuola, bensì slang fuso con ogni tipo di contrazione possibile, è «c’mon» per «come on», ma una volta capito il “trucco”, e capito che non si deve leggere ma sentire il testo, visto che spesso le frasi sono scritte come se venissero pronunciate, è stato tutto molto facile. In fondo non sono trattati di fisica nucleare come spesso sono i fumetti italiani: si tratta di due o tre righe di testo molto semplice, costituito per lo più da fuck, shit ed hell, e vari incroci di queste tre parole-base della lingua inglese. Chissà se un lettore di lingua inglese potrebbe mai fare il contrario, visto che i fumetti italiani usano sì una lingua pura e lineare, ma… sono infiniti fiumi di parole in ogni vignetta!


Nella fine, un nuovo inizio

Mentre io mi lancio nella lettura delle storie aliene “in diretta”, il tempo passa e qualcosa succede: sul finire del 1993 Mario Ferri riprende il discorso interrotto. «Cari amici, l’albo che state per leggere riprende il discorso cupo e affascinante che si era interrotto molti mesi fa, con il numero 8 di “Aliens”.» Con queste parole, che sembrano ignorare i due citati volumi della “Play Book”, Ferri introduce Alien 3, il fumetto-novelization del terzo film che arriva in edicola nel novembre 1993 come semplice “numero speciale”.

Edizione PlayPress (novembre 1993)

«La PlayPress aveva intuito per prima le grandi potenzialità di questo filone e aveva cominciato a proporvi capolavori come Aliens: Earth War e Predator: Big Game. Era stata un’intuizione felice, premiata da una notevole risposta del pubblico. Ma proprio nel momento in cui le cose andavano meglio, una serie di ritardi negli arrivi del materiale originale americano ci ha costretto a diluire la periodicità, a confinare il morbo alieno sugli speciali.»

Quindi sembra confermata la tesi per cui la serie sia andata bene in edicola e si sia dovuta fermare solo per problemi tecnici.

«E poi? Poi ci siamo presi una pausa di riflessione, abbiamo stretto le fila, abbiamo lavorato duro. Ed eccoci qui, pronti a rimetterci in gioco. Lo facciamo nel modo migliore, partendo con questa inedita versione di Alien 3

Non si sa cosa intenda Ferri con “inedita”, visto che ciò che segue è la semplice novelization del film, comunque l’anticipazione è data: esattamente com’era successo all’inizio del 1991, in questa fine del 1993 un numero speciale dà il via ad una nuova serie regolare.

Ripley e l'alieno, una caccia infinita

Ripley e l’alieno, una caccia infinita

Molto probabilmente ad innescare questa operazione non è stata la voglia di riprendere le fila di un universo abbandonato bensì la notizia-bomba di quel periodo: visto il successo riscosso in Italia, la Marvel vuole affidare tutte le sue testate ad un’unica casa editrice, e la “guerra” è in pieno svolgimento, anche se si tratta di una guerra all’italiana: si sa benissimo già prima chi vincerà. Non è chiaro se la PlayPress abbia mai avuto davvero la possibilità di prendere in mano lo sconfinato universo della Casa delle Idee, che nel marzo 1994 crea la Marvel Comics Italia con Marco Marcello Lupoi come curatore, ma di sicuro ci ha provato. Visto però che l’andazzo è chiaro, in vista della perdita dei sostanziosi diritti Marvel – e visto che nell’estate 1993 la casa ha già perso i diritti di Superman, che la DC ha affidato alla StarComics – probabilmente Ferri ha voluto correre ai ripari implementando gli universi che gli rimangono, come appunto quello alieno. Un semplice ripiego, molto probabilmente, ma non importa: basta che gli xenomorfi tornino in edicola.

Cover di Artur Suydam

Nel dicembre 1993 dunque si inizia, con il numero 1 della testata “ALIENS” al prezzo di 3.500 lire, mentre i fumetti Bonelli sono a quota 2.300 lire. Ma stavolta l’etichetta PlayPress non c’è, sostituita da News Market: la sua versione da edicola, mentre la casa-madre tenta la strada delle librerie.

«Eccoci dunque alla partenza vera e propria di questa incarnazione di Aliens. Dopo lo speciale del mese scorso […], questo mese presentiamo la prima puntata di Aliens: Genocidio

Ferri può contare sul fatto che la Dark Horse ha già iniziato l’universo alieno con alcune ottime storie quindi non deve attendere nulla dall’America, essendo materiale già uscito, ed infatti l’avevo già letto grazie alla fumetteria d’importazione. Con il formato “una saga divisa in due numeri”, si alternano Genocidio (Genocide), Alveare (Hive), Fuorilegge (Rogue), tutte storie divise in due numeri da 3.500 lire l’uno, che si presentano tanto ai lettori delle edicole che a quelli delle librerie.

Cover di Derek Thompson

Predator rimane una specie di “fratello minore”, e giusto a dicembre 1994 esce Predator: Sangue malvagio (Bad Blood), in due numeri sempre da 3.500 lire, nell’ottobre di quell’anno la News Market/PlayPress compie un grave errore, sebbene spinta da buoni sentimenti: si lancia nella pubblicazione delle enormi e spaventosamente confusionarie saghe di Aliens: Marines Coloniali e Aliens Predator: Gioco mortale (The Deadliest of the Species), due infinite e orripilanti storie che hanno scoraggiato anche il fan più coriaceo.

Il 17 è il numero tristemente perfetto per chiudere una collana che è inciampata nel più devastante ciclo di storie di un universo in piena crescita. Quell’ottobre 1995 è Alessandro Bottero, precedente traduttore dell’universo alieno, ad anticipare l’addio ai lettori.

«Spero che questi mesi estivi siano stati ricchi di soddisfazione e di riposo perché ci attende un’annata davvero impegnativa qui in casa Play Press. Purtroppo essa non comprenderà più, almeno per il momento, noi di “Aliens”. L’eccessivo affollamento nelle edicole ha decretato la prima, e speriamo l’unica, vittima nel nostro parco testate. “Aliens” sospende le pubblicazioni con questo numero 17, in attesa di tempi migliori in cui per poter riprendere il suo cammino.»

Davvero questo è il motivo? L’affollamento nelle edicole? O la scelta (comunque incolpevole) di due saghe sbagliatissime e lunghissime che hanno spazzato via quei non certo tantissimi lettori italiani?

Cover di John Bolton

Di tutt’altro tono il saluto finale di Mario Ferri.

«Amici, è con una punta di tristezza che mi vedo costretto a comunicare a tutti voi la temporanea sospensione di “Aliens”. Tristezza perché è sempre un dolore per un editore annunciare la fine di una pubblicazione. Purtroppo la situazione di mercato, al limite della saturazione, e i sempre crescenti costi di produzione non permettono di mantenere in vita ad oltranza testate deboli, anche se di prestigio come nel caso di “Aliens”. Nell’ultimo anno il prezzo delle materie prime è aumentato in un modo che non permette più di ragionare secondo parametri che appena un anno fa andavano bene. “Aliens” quindi si trova costretto a sospendere le pubblicazioni.

Non si è riusciti ad allargare la cerchia di lettori che fin qui l’aveva sostenuta, e in queste condizioni diventava proibitivo continuare quest’esperienza. Ma questo non è un addio, bensì un arrivederci. La Fantascienza, quella “maiuscola” tanto per intenderci, occupa da sempre un posto speciale nei miei progetti editoriali, e la riprova è il nuovo avvio della testata “Star Trek”, oltre a quello, previsto in autunno, di “Babylon 5”. Si tratta di storie tratte da una serie TV che negli USA sta riscuotendo un successo enorme. Inoltre stiamo intessendo in questi giorni numerosi contatti per riportare in Italia anche l’altro grande mito spaziale di questa fine secolo, vale a dire “Star Wars”.

Cover di Will Simpson

Gli appassionati di “Aliens” non devono quindi pensare a un definitivo addio ai loro beniamini. Stiamo già pensando a come e quando riportare in tutte le edicole le miniserie che la Dark Horse ha dedicato a questo filone, e io posso assicurare che entro pochissimo tempo potrete leggere quella che si preannuncia come la saga più entusiasmante mai prodotta: Superman contro Aliens. “Aliens” chiude quindi, dopo 17 numeri e una galassia di emozioni che ci ha trasportato nei più reconditi angoli del cosmo. Grazie e arrivederci a tutti sui nuovi progetti fantascientifici targati Play Press.»

I motivi sembrano sommarsi: nel 1992 erano stati i ritardi nella consegna del materiale dagli Stati Uniti, in questo 1995 invece prima è la saturazione delle edicole poi è l’aumento del costo dei materiali, ma il timore è che siano solo questioni minori: lo scoglio più grande da arginare è la forte (e triste) carenza di interesse italiano per tutto ciò che non preveda una supertutina protagonista. Le testate che Ferri anticipa, “Star Trek” e “Babylon 5”, saranno meteore che lasceranno giusto un bel ricordo fugace, mentre più successo avrà in fumetteria “Star Wars”, perché secondi ai fan dei supereroi ci sono quelli di Guerre stellari. Il resto è solo un gruppo sparuto di appassionati di altri universi che deve accontentarsi di poche briciole, incapaci di essere un bacino d’utenza sufficiente per giustificare testate da edicola.

(continua)


L.

– Ultime “indagini”:

2 pensieri su “Storia dei fumetti alieni 14. Alieni in Italia (2)

  1. Come se li avessi letti appena ieri, gli addii di Bottero e Ferri 😦
    Già mi convincevano poco all’epoca quelle motivazioni, oggi poi lasciamo proprio stare: con una forte presenza di lettori alieni i ritardi nella consegna dei materiali, la saturazione delle edicole e l’aumento del costo dei materiali NON sarebbero stati ostacoli così insormontabili… il fatto è che, appunto, eravamo lettori troppo di nicchia per garantire il giusto rientro economico ad operazioni come queste. Semmai, avremmo dovuto provare a non farci scoraggiare dalle due ultime saghe pubblicate (che comunque, ai tempi, non avevo trovato così male nonostante certe pesantezze, specialmente con il Claremont di “The Deadliest of the Species”) come, del resto, io avevo sempre cercato di fare con Star Trek, sapendo che il il meglio della sua produzione sarebbe potuto arrivare in Italia solo se avessi continuato a sostenere le vendite del materiale (di qualità altalenante, specialmente i disegni) che già veniva pubblicato in quel momento. Purtroppo, visti i risultati, credo di essere stato l’unico a ragionare in questo modo (l’arrivo del picco di qualità coincise in pratica con la chiusura definitiva delle pubblicazioni Play Press)… 😦

    Piace a 1 persona

    • Ferri e Bottero ci hanno regalato oro, non possiamo lamentarci, ma la “nicchitudine” dell’argomento non lasciava alcuna speranza. Se addirittura l’horror, grande esplosione dell’epoca, stentava in edicola… figurarsi fumetti nati da universi filmici, che ancora oggi sono considerati spazzatura da chi non li ha mai letti.

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