Storia dei fumetti alieni 7. Clonare la donna sbagliata

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte settima)


Clonare la donna sbagliata

Ci sono pareri discordanti e giudizi altalenanti sul film Waterworld (1995), ma è innegabile che (con un gioco di parole) è stato la Waterloo di Kevin Costner: era un divo sulla cresta dell’onda che aveva Hollywood ai suoi piedi, e con il disastro totale di questo film – dalla lavorazione infinita e costosissima, seguita da un risultato al botteghino al di sotto delle aspettative – si è visto sgretolarsi sotto i piedi i gradini che portano alla Serie A del cinema.

Quel baraccone che affondava, e si portava a fondo milioni di dollari della Universal Pictures, aveva un co-sceneggiatore di nome David Twohy: lo stesso che si era visto scartato dalla Fox per Alien III. Per cercare di salvare il salvabile, la Universal Pictures si era rivolta ad una figura che nel cinema si chiama script doctor, cioè uno sceneggiatore che viene ingaggiato non per riscrivere un film ma per identificare e correggere – anzi, “curare” – i punti “malati” di una sceneggiatura preesistente, così da salvare quanto già girato e non perdere altri soldi. Il problema però è che le grandi case non ascoltano i propri script doctor, quindi spesso il loro lavoro è destinato comunque a naufragare. Questo è il caso dello script doctor chiamato per Waterworld: una giovane promessa di nome Joss Whedon.

Si è fatto un nome salvando film come Speed (1994) della Fox, Pronti a morire (1995) della TriStar e Twister (1996) della Warner Bros. Inoltre nel 1996 ha dato vita ad una fortunata serie televisiva nata da un piccolo film che aveva scritto nel 1992, Buffy l’ammazzavampiri, quindi la Fox sembra nutrire fiducia in questa giovane speranza: gli affida così un compito dove autori migliori di lui hanno già fallito. Rinnovare il franchise alieno al cinema.

Joss Whedon non ha serbato un buon ricordo del suo lavoro “alieno”

Stando a quanto Whedon racconterà nelle interviste (come questa), dove insulterà la Fox per come è stato trattato il suo lavoro, a quanto pare l’idea della casa era che il quarto film non dovesse avere Ripley: non solo l’attrice era morta nel terzo, ma sin dall’inizio aveva firmato per fare solo un altro film della serie, dopo Aliens, quindi i conti tornavano. Joss Whedon accetta e scrive un copione di cui la Fox si innamora: il film va assolutamente fatto… ma perché venda bene serve Ripley, quindi per favore Whedon butti nel cestino tutto ciò che ha scritto e ricominci daccapo, stavolta con Ripley protagonista. Mentre Whedon comincia a masticare amaro, intanto la Fox va a ricoprire di soldi Sigourney Weaver perché torni a fare quello che l’attrice dal 1986 afferma di non voler più fare.

È solo la prima delle umiliazioni lavorative che Whedon dovrà subire, prima come sceneggiatore e poi come script doctor, ingaggiato dalla casa a rimediare ai problemi della sua stessa sceneggiatura. Con un regista “espansivo” come il francese Jean-Pierre Jeunet, che farà di tutto per avere l’ultima parola sul copione, Whedon ha poco margine di lavoro, e finirà affermando che Alien Resurrection è stato il suo Vietnam (come racconta al giornalista Jim Kozak nel 2005), e da quel preciso momento ha capito che non può più ripetere l’esperienza: dopo quel 1997, lavorerà solo ed esclusivamente per conto proprio.

Visto che la sua serie televisiva Firefly ha più di un elemento in comune con Alien Resurrection (malgrado Whedon affermi di non averci pensato!), si può pensare che le idee sviluppate per l’universo alieno siano state in seguito riciclate. Solo un’idea di Whedon è purtroppo rimasta nel cestino della spazzatura. L’idea iniziale, quella del primo copione commissionato dalla Fox: l’idea della protagonista clonata. Una protagonista di nome Newt

La Newt adulta ipotizzata
e poi scartata da The Predator (2018)

Questa notizia la dà Whedon in un’intervista del 2005 a Jim Kozak («Volevano fare un film con un clone di Newt come protagonista»), ma è facile che già fosse nota prima dell’uscita del film, e che la Dark Horse – sempre ben informata – ne sia venuta a conoscenza: in fondo Whedon afferma che era la Fox a voler recuperare il personaggio di Newt, quindi magari sarà uscito fuori nei discorsi con la casa a fumetti. Al di là delle ipotesi, sembra che la Fox abbia capito quello che da anni tutti i fan sapevano: uccidere Newt è stato il più grande errore dell’universo alieno al cinema. Però un film con Newt adulta sembra troppo un riferimento al primo fumetto alieno, e forse la Dark Horse ha preso questa idea come uno sfregio: è solo un’ipotesi, ma è divertente pensare che sentitasi copiata, la casa abbia deciso… di copiare in anticipo.

Ripley 8

Comunque la povera Newt viene uccisa di nuovo, perché l’idea del suo ritorno scompare nel nulla. Nel gennaio 1997 la Fox deposita il copyright sulla sceneggiatura di Joss Whedon per Aien Resurrection, quindi a questa data è fissata la trovata del film: Ripley viene clonata, ottava dopo sette esperimenti falliti. Fa impressione notare come solamente un mese dopo gli scienziati rivelino al mondo di Dolly, la pecora clonata dopo sette esperimenti falliti… Whedon aveva poteri medianici o era in contatto stretto con il mondo scientifico?

Molto più probabile invece che il numero otto sia una citazione di Priorità assoluta (Eve of Destruction), film del 1992 dove solamente l’ottava donna robotica creata dalla protagonista “prende vita”.

Eloise secondo Phil Hester

Nell’agosto del 1997, tre mesi prima che Alien Resurrection esordisca al cinema, la Dark Horse presenta Aliens: Purge con protagonista Eloise: una donna clonata, con nel proprio sangue DNA alieno, con un fisico identico alla Sigourney Weaver del periodo ed un comportamento del tutto sovrapponibile alla protagonista del quarto film. Il fumetto ha appena bruciato il film.

Che sia una vendetta perché il cinema non ha mai preso in considerazione gli autori Dark Horse e le loro trovate? Chissà…

Comunque ciò non toglie che la casa presenti anche la novelization a fumetti del film: di Alien non si butta via niente.

Il fumetto che “brucia” il film e quello che lo racconta


Il breve nuovo universo

Per la citata novelization del quarto film la Dark Horse chiama l’argentino Eduardo Risso ad esordire nei fumetti americani, aprendogli la strada ad un luminoso futuro. Se da un lato, come detto, le storie di Alien e Predator di questo periodo sono svogliate, minimali e assolutamente non memorabili nei testi, dal punto di vista dei disegni sono invece dei gioiellini: grandi artisti vengono chiamati a dare la propria libera e personale interpretazione degli xenomorfi e dei cacciatori alieni, e la sperimentazione è l’unica parola d’ordine.

Ripley 8 e i pirati spaziali, ritratti da Eduardo Risso

Bisogna aspettare il 1999 perché la casa dia prova di voler riprendere un po’ le fila dei personaggi, creando qualcosa di più organizzato e soprattutto corposo. Per esempio nel gennaio 1999 esce Aliens: Apocalypse – The Destroying Angels, con cui Mark Schultz riprende in mano gli xenomorfi come i suoi colleghi facevano nei primi anni Novanta, cioè con invenzioni nuove – l’idea che si possa creare una specie di “profumo” con cui un umano risulti indifferente ai sensi degli alieni e non venga attaccato, trovata purtroppo non più ripresa – e addirittura alcune idee stranamente simili ad alcune trovate di film successivi. (Sicuramente è un caso, ma il film Prometheus sembra avere più di un debito con alcune trovate di questo fumetto.)

Un antico Pilota messo a rischio da un David ante litteram

Nel campo dei Predator, con Predator: Homeworld (marzo 1999) gli autori per la prima volta mostrano esponenti di un’altra razza rispetto ai cacciatori che conosciamo – come in Genocide si ipotizzava una seconda razza di xenomorfi – e questa molto meno attenta al codice comportamentale dei Predator, ma al di là dell’ambizione di essere “diverse”, queste storie non portano a nulla: il vero nuovo universo, o almeno un tentativo in quella direzione, arriva con il progetto Xenogenesis.

Una piramide in centro America cinque anni prima del film di Paul W.S. Anderson

Dall’estate 1999 fino alla fine dell’anno la Dark Horse si lancia in un nuovo tentativo di creare un universo fra più testate, anche se in chiave ridotta: presenta storie a puntate su tre testate accomunate da un titolo come fossero un unico evento, ma in realtà rimangono tre storie separate e del tutto dimenticabili. Malgrado l’etichetta Xenogenesis non sembra che si voglia minimamente raccontare la “genesi” di alcunché, e i confusionari e deliranti disegni di Mel Rubi non aiutano affatto.

Sierra ama combattere corpo a corpo!

Da ricordare di Predator: Xenogenesis (agosto 1999) ci sono un paio di trovate in seguito riciclate dal cinema, come lo scontro con i cacciatori in una piramide pre-colombiana che ritroveremo nel futuro film di Anderson del 2004 e lo scontro di un Predator e un uomo armato di spada che ritroveremo (in peggio) nel Predators del 2010. Infine va fatto notare come per questa occasione venga battezzata la testata “AVP”, etichetta con cui in seguito saranno raccontate le storie di Aliens vs Predator.

Un piccolo universo fatto di storie separate

 

Questo nuovo universo, nato pencolante, finisce con il 1999 e quelli che seguono sono anni anonimi: la Dark Horse stavolta sembra davvero aver rinunciato ai personaggi e non si impegna neanche più a scriverne le solite storielline. Si limita a darli ad altre case, inaugurando ben cinque anni di “versus” contro chiunque. Terminator, Lanterna Verde, Superman, Batman, Judge Dredd, chiunque si scontra con Alien e Predator in una serie di storie che lasciano il tempo che trovano: possono piacere o non piacere, ma sembrano dimostrare che non c’è più speranza di incontrare universi alieni, solo storie a sé stanti con super-tutine.

Forse servirebbe ancora un altro film al cinema…

(continua)


L.

– Ultime “indagini”:

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