[2008-02] Predator: Turnabout

Cover di Stephen Youll

Grazie ad Amazon Usato nel corso degli anni ho potuto comprare dall’America alcuni preziosissimi, introvabili e costosissimi romanzi originali della Dark Horse a prezzi bassissimi, forse perché i volumi non sono in condizioni perfette sebbene più che ottime. Questo mi ha permesso di leggere quei romanzi di Predator che per motivi ignoti e incomprensibili la Titan Books non ha ristampato in raccolte digitali omnibus, come invece ha fatto per quelli alieni.

Mi sono gustato dunque Predator: Turnabout (2008) del grande Steve Perry, un ghiotto romanzo di caccia… pressoché privo di Predator!


Indice:


La quarta di copertina

«Niente cellulari, niente codice postale, nessuna via d’uscita. Una foresta dell’Alaska è il territorio di caccia del ranger Sloane, con il compito di ostacolare i cacciatori di frodo. Quando trova una carcassa d’orso dà per scontato che i bracconieri siano di nuovo all’opera, ma Sloane si sbaglia: quest’orso non è stato ucciso dai bracconieri, bensì da una minaccia sconosciuta… Dai Predator.

Sloane deve vedersela con altri nemici, come il cacciatore di frodo Jack Regal, ma ha anche vittime da proteggere, come Mary Collins, una cittadina sbarcata nella natura selvaggia in visita al luogo in cui è stato ucciso il fratello.

Bracconieri, cacciatori, combattenti. Il predatore diventa la preda in una lotta per la sopravvivenza tra umani e animali.»


L’autore

Steve Perry è un talentuoso e prolifico autore di romanzi ambientati in vari universi narrativi, sia originali che derivati. Purtroppo in Italia solo una minima parte della sua produzione è stata tradotta, ed è ormai un autore inedito da noi dall’inizio dei Duemila:

  • 1985 – L’uomo che non sbagliava mai (The Man Who Never Missed) – “Urania” (Mondadori) n. 1035 (9 novembre 1986)
  • 1986 – Matadora (id.) – “Urania” (Mondadori) n. 1055 (16 agosto 1987)
  • 1986 – La rivolta dei Matador (The Machiavelli Interface) – “Urania” (Mondadori) n. 1112 (22 ottobre 1989)
  • 1992 – Aliens. Il nido sulla Terra (Aliens: Earth Hive) – Sperling & Kupfer 1998
  • 1993 – Aliens. Incubo (Aliens: Nightmare Asylum) – Sperling & Kupfer 1998
  • 1996 – Guerre stellari. L’ombra dell’Impero (Shadows of the Empire) – Sperling & Kupfer 1997
  • 1997 – MIB: Men in Black (id.) – Sperling & Kupfer 1997
  • 1998 – Net Force (id.), da un’idea di Tom Clancy e Steve Pieczenik – Rizzoli HD 2010

Nel blog trovate tradotta da me una sua splendida intervista riguardo agli universi narrativi a cui ha partecipato.


La storia

Introduzione

Paul Collins è un uomo che non si trova bene tra gli umani. È cresciuto a Los Angeles, una città che considera infernale come le altre grandi città degli uomini, ma ora vive in una terra fredda come l’Alaska, a contatto e in perfetta simbiosi con gli animali. Non con tutti, però, visto che viene trovato maciullato.

Quando Sloane trova una carcassa d’orso, capisce subito che non si tratta di qualcosa di “naturale”: dov’è finita la testa dell’animale? Sloane è un ranger dell’Alaska, con un passato di tiratore scelto dei marine in Vietnam, e monitora costantemente la sua zona per cercare di arginare il fenomeno del bracconaggio. Visto che però ha continuamente a che fare con orsi giganteschi, non viaggia mai “leggero”: porta con sé un’arma che chiama MegaBeast, un fucile a canne mozze modificato da Gary Reeder – storica azienda di armi personificate che, in modo inquietante, nel proprio sito testimonia come dall’elezione di Trump a Presidente la richiesta di armi sia triplicata! – con proiettili calibro .610 GNR (calibro appartenente alle armi modificate da Gary Reeder).

Quello stesso giorno Bill Dietz, il pilota d’aereo che si occupa dell’approvvigionamento, porta nella zona di Sloane la giovane Mary Collins, sorella dell’uomo trovato morto nei boschi: ha ottenuto il permesso di visitare la zona dell’incidente, e vi rimarrà finché Dietz non tornerà a prenderla con l’aereo. Quindi sarà ospite di Sloane per una settimana. E di questo il ranger non ne è affatto contento.

Raggiunto il luogo dell’incidente e cercato di ritrovare lo “spirito” del fratello, Mary sembra tornare in pace con se stessa… ma il sollievo dura poco. Perché il ranger Sloane trova lì vicino i corpi maciullati di due uomini (non lo sa, ma sono bracconieri), ridotti in uno stato tale che neanche durante i suoi quattro turni in Vietnam ha mai visto cose simili. E le teste dei due uomini sono scomparse.

Sloane è un cacciatore territoriale: la foresta è il suo territorio, e qualcosa (umano o animale che sia) vi è appena penetrato, portando morte e distruzione. La faccenda va risolta subito, e Sloane deve farlo da un punto di vantaggio, scegliendo cioè il campo di battaglia. La foresta è il suo campo di battaglia.

Primo incontro

Sloane incontra subito i responsabili degli strani massacri della foresta, ma ciò che vede non risponde ad alcuna delle sue domande: anzi, ne fa nascere molte altre. Perché dalla sua postazione vede due figure umanoidi gigantesche, palesemente mimetizzate in modo stupefacente, affrontare insieme un enorme orso, abbattendolo con armi da taglio dall’aspetto inedito. Quando il camuffamento viene meno e le figure lasciano intuire la propria forma, per il ranger diventa chiaro come non siano di questa Terra.

— Stai dicendo che ci sono dei predatori extraterrestri là fuori, venuti qui a cacciare orsi?
— E anche uomini, a quanto pare.

Mary è terrorizzata ma allo stesso tempo emozionata dall’idea di un incontro ravvicinato del terzo tipo, e non è certo contenta che Sloane stia invece caricando tutte le armi a sua disposizione per prepararsi a spazzare via quegli esseri. Ogni tentativo della donna di convincerlo a riparare la radio e a chiamare le autorità cade nel vuoto: sia perché il ranger non ha né i mezzi né le conoscenze per riparare l’apparecchio, sia perché non ha alcuna intenzione di restarsene nella sua stanzioncina nei boschi mentre due pericolosi cacciatori stellari se ne vanno in giro a massacrare orsi e uomini.

— Ho visto come quelle creature hanno maciullato un orso. Non sono dei teneri ET venuti a mangiare la pizza né le creature coccolose di Incontri ravvicinati, venute ad offrirci una corsa gratuita tra le stelle. Sono cacciatori, sono assassini.
— Non puoi esserne sicuro…
— Sì, invece. Perché io sono un predatore, e ne riconosco un altro quando lo incontro.

Malgrado sia impaurita dalla minaccia, Mary non concepisce l’immediato ricorso alla violenza del ranger, che prima ancora di avvertire le autorità già sta progettando di uccidere le creature aliene. Il ranger cerca di spiegarle che non importa da dove vengano: sono arrivate a casa sua e stanno facendo casino, il che lo autorizza a sterminarle, secondo la formula NIMBY. Not In My Back Yard, non nel mio giardino. E la foresta dell’Alaska è il giardino del ranger Sloane, pluripremiato cecchino con più di novanta uccisioni accertate. Indossata la sua tuta mimetica fatta in casa, con in più una professionale ghillie nello zaino, Sloane parte per la sua caccia.

Commento

Steve Perry è riuscito nell’impresa di scrivere un romanzo sui Predator senza Predator, visto che a parte un paio di fugaci e rapidissime apparizioni queste creature sono completamente assenti dalla narrazione. La storia, molto divertente da leggere, verte unicamente sul ranger Sloane, che deve andare a caccia di un nemico invisibile e allo stesso tempo cercare di proteggere Mary, per cui è ben presto chiaro che senta qualcosa di più dell’antipatia mostrata all’inizio. In più vediamo i tentativi di alcuni bracconieri di sfuggire a pericoli che non sono loro ben chiari ma che capiscono di dover evitare per sopravvivere: uno di loro, Elgar, è un cacciatore esperto, quindi abbiamo anche lo scontro fra tiratori scelti con un Predator in mezzo, il momento decisamente migliore del libro.

Se era servita tutta la bravura del super-addestrato Dutch per ferire a morte un solo Predator, qui il ranger Sloane di fatto fa fuori addirittura quattro Predator, segnando un record assoluto in questo universo narrativo. Segno però che Perry non è minimamente interessato ai cacciatori spaziali bensì alla “caccia armata”. Partendo dall’assunto che considera impossibile parlare di armi senza conoscerle – come racconta nella citata intervista – Perry deve conoscerle bene e soprattutto ama parlarne: vere protagoniste del romanzo sono le tantissime armi citate con dovizia di particolari, tutte presenti nell’arsenale di Sloane, che assomiglia più a un signore della guerra che a un ranger. In continuazione ci vengono snocciolati calibri e modelli, marche e sottomarche, fucili e pistole, in un vero e proprio romanzo balistico dove paradossalmente non si spara quasi mai. Però quei pochi colpi sono parecchio risolutivi. Abbiamo anche un duello finale al pentjak silat, imparato a Giava, con un coltellone chiamato Shiva Ki’s Spirit.

Ad un certo punto Perry dev’essersi sentito in colpa di star evitando così accuratamente qualsiasi coinvolgimento di un Predator, così dopo che Sloane rimane allibito davanti alla capacità mimetica dei cacciatori spaziali nasce un’ipotesi: potrebbero stare usando delle shiftsuits, un’invenzione sperimentale per cui dei sensori installati sulle delle tute riflettono l’ambiente ai lati della figura, in pratica rendendola invisibile. Una piccola concessione, prima di tornare a parlare di armi e di caccia nella foresta.

La lettura è divertente, soprattutto per chi come me apprezza l’uso di fuciloni esagerati in narrativa, con tanto di spiegazioni dettagliate, e considero il romanzo scorrevole e piacevole: però è innegabile che non c’entra niente con i Predator, e che se la minaccia fosse arrivata da un grande orso non sarebbe cambiata una virgola della storia. Forse a Perry non andava molto di addentrarsi nell’universo dei Predator – mentre sua figlia, S.D. Perry, si è inventata così tanta loro cultura che ancora oggi i fan usano la sua espressione Yautja – e ha preferito invece scrivere di ciò che sapeva aggiungendoci qualche richiamo: visto che il risultato è molto piacevole, non mi sento di criticarlo.


Le armi dei Predator

All’inizio della caccia, Sloane spia un Predator intento a scarnificare le ossa di un grosso orso ucciso, e per farlo usa una «bacchetta verde brillante» (glowing-green rod) che agisce come un coltello affilatissimo.

Ci sono le consuete lame da polso (wrist-mounted blades) e il cannone da spalla (shoulder launcher) ma è giusto una menzione prima di disinteressarsi completamente dei Predator.


Le armi umane

Sloane imbraccia il suo fucile da cecchino Cheyenne Tactical M200 Intervention, noto come Chey-Tac, calibro .408, capace di colpire una figura umana a duecento metri, qualcosa che non puoi comprare: o sei un militare o sei un cecchino della polizia, e anche allora non è un acquisto economico, dato che servono quattordicimila dollari solo per il fucile, senza contare il resto dell’equipaggiamento e i caricatori, che vengono almeno settecento dollari l’uno.

Cheyenne Tactical M200 Intervention, noto come Chey-Tac

Usando un mirino ottico Nightforce NXS 5.5-22×56 e un avanzato calcolatore balistico, con sistema di monitoraggio meteo tascabile Kestrel, si possono eseguire colpi di precisione a grandissima distanza.

— Non capisco come tu possa aver pensato di aver bisogno di una roba del genere.
Lui scosse la testa. — Ma in effetti ora ne ho bisogno, non credi?

Il fucile ha esordito al cinema nel film Shooter (2007) con Mark Wahlberg…

… per poi entrare nella celebre “Sniper Saga”, impugnato dal giovane Beckett all’inizio di Sniper 5 (2014) e all’inizio di Sniper 7 (2017).

Nei videogiochi è ampiamente usato sin dal 2004.


Nella fondina il ranger Sloane ha una pistola BMF calibro .500, sempre modificata da Gary Reeder, e una calibro 38 Smith & Wesson modello 36, nota come .38 snubnose, presentata nel 1950 come “Chief’s Special” e di forma ridotta per essere tenuta infilata nella cintura. È usata al cinema sin dagli anni Cinquanta.


Uno dei bracconieri, Regal, fugge nella foresta portandosi un fucile rubato dalla stazione del ranger, in particolare un SR-25 (Stoner Rifle), fucile di precisione con cartucce calibro .308 e montato un teleobiettivo Leupold 3-9×40 mm. Il fucile si chiama così dal suo creatore, Eugene Stoner, è prodotto dalla Knight’s Armament Company ed è entrato nella dotazione dell’esercito e dei marine americani dal 2005.

SR-25 (Stoner Rifle)

Esordisce nel 2003 nei videogiochi, in particolare Rainbow Six 3: Raven Shield e Ghost Recon: Desert Siege, mentre al cinema arriva con The Losers (2010) ed è imbracciato da Bradley Cooper in American Sniper (2014).

Un altro bracconiere, Martin, opta per un fucile semi-automatico Benelli M4 e al fianco una Medusa modificata da Gary Reeder, chiamata “the Skorp”.


L.

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