Storia dei fumetti alieni 6. Il crollo del primo universo

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte sesta)


Il crollo del primo universo alieno

Quale che sia la vera natura del rapporto fra la Dark Horse e i film di Alien, dopo il disastro di Alien 3 (maggio 1992) per i fumetti è tutto più facile: orde di fan con la morte nel cuore, delusi dal guazzabuglio del terzo film, si riversano sulla carta per leggere nuove e scintillanti avventure nell’universo alieno.

Cover di Dave Dorman

Come già raccontato, la casa si lancia in saghe a sé stanti accomunate dalla costruzione di un universo narrativo, e dal 1992 la Bantam Books trasforma in romanzi quelle storie, iniziando quindi uno stretto rapporto fumetti-libri che rende “espanso” quell’universo, a cui poi dobbiamo aggiungere i videogiochi, sebbene nella metà degli anni Novanta il mondo dei giochi alieni sia ancora molto poco sviluppato dal punto di vista narrativo.

Dal gennaio 1992 intanto la rivista gratuita “Dark Horse Insider”, dedicata a pubblicizzare le uscite mensili della casa, presenta un vero e proprio “paginone centrale”: un inserto staccabile che da quel mese presenta il sogno di ogni fan alieno: Aliens vs Predator II, il seguito del fortunato fumetto. Lo stesso Randy Stradley continua a raccontare le vicissitudini di Machiko Noguchi, entrata in un clan di Predator e alle prese con un’integrazione non facile. Pubblicata a puntate, una doppia pagina al mese, la storia è breve ma evidentemente basta a far capire alla casa che il suo “versus” ha un successo tale che non va ignorato. Infatti la Dark Horse Entertainment, la divisione della casa che vuole lanciarsi nel mondo del cinema, nell’ottobre 1992 scrive sulla rivista “Aliens Magazine” (vol. 2, n. 4) che ha il via libera dalla Fox per iniziare a lavorare al film di Alien vs Predator, diretto da un giovane talento come Roland Emmerich, che quel luglio ha presentato I nuovi eroi (Universal Soldier). Purtroppo toccherà aspettare dieci anni perché il progetto vada in porto, in modo completamente diverso, ma è chiaro come nel 1992 Aliens vs Predator sia un marchio “caldo”. È quindi il momento di un universo all’interno dell’universo…

Cover di Nelson DeCastro

Nell’aprile 1994 S.D. Perry, figlia del celebre Steve Perry che aveva trasformato in splendidi romanzi le prime due avventure di Mark Verheiden, presenta la novelization del fumetto di Machiko con Aliens vs Predator: Prey, un testo che cambierà per sempre questo universo, anche se non subito. Quando nei primi anni del Duemila arriverà Wikipedia, i compilatori della voce “Predator” citeranno il fatto che la scrittrice Perry nel 1994 si era inventata un nome per indicarli, nome che in realtà mai più nessuno aveva ripreso – né cinema, né fumetti, né libri, né altri – ma che ad un certo punto per i fan del Duemila è diventato “canonico”: proprio quei fan che considerano “apocrifi” i fumetti! Quel nome è Yautja, una parola senza senso inventata dalla scrittrice semplicemente perché non poteva usare “Predator” per descrivere i personaggi.

Cover di Duncan Fegredo
dal volume TPB del 1996

Dopo il romanzo della Perry segue il fumetto Aliens vs Predator: Blood Time (settembre 1994) con cui la Dark Horse dà il via ad una lunga storia: possiamo chiamarlo un esperimento di narrazione in stile Marvel o DC. Cioè più testate che raccontano storie a sé stanti ma tutte strettamente collegate, con personaggi che passano da una testata all’altra. Così nel 1994 in Blood Time conosciamo un Predator che in battaglia perde una mano, che poi incontrerà Machiko mentre la donna sta seriamente rivalutando la sua scelta: non sembra proprio esserci possibilità di integrazione con i Predator, forse il suo vero posto è fra gli umani. Mentre pensa questo, la donna intercetta una trasmissione di soccorso: è la navicella superstite dall’avventura Aliens: Berserker (gennaio 1995). Intanto i Colonial Marines stanno cercando Machiko per chiederle aiuto (Aliens vs Predator: Duel, marzo 1995) ma lei è impegnata nello scontro finale tra alieni, predatori, sintetici ed armature meccaniche, cioè quel calderone di Aliens vs Predator: War (maggio 1995).

Questa lunga avventura frammentaria durata quasi un anno – con relative versioni romanzate uscite in libreria – in qualche modo sembra chiudere un periodo del fumetto alieno. Per la prima volta dal 1988 la casa sembra non dedicare più le stesse energie a questi personaggi: che il grande impegno di questo grande ciclo non sia poi corrisposto ad un reale interesse del pubblico? Che la casa si aspettasse un successo maggiore? Di sicuro non ha aiutato la confusione in cui la Dark Horse è caduta: nella foga di rilanciare l’Aliens vs Predator di Stradley la situazione sembra essere sfuggita al controllo, così la citata avventura-seguito Aliens vs Predator II – una storia breve di come Machiko catturi una Regina Aliena salvando il clan dei Predator a cui ormai appartiene – viene sì ristampata a fumetti, come prologo di Aliens vs Predator: War, ma intanto era già apparsa nel dicembre precedente come prologo del romanzo Aliens vs Predator: Hunter’s Planet di David Bischoff, ed anni dopo la Perry, quasi ignara, la ripete ancora una volta per la versione romanzata di War.

Cover di John Bolton

Insomma, la Dark Horse sembra vittima della stessa confusione di Alien 3, anche se in piccolo, e non si accorge che il citato romanzo di Bischoff è il primo libro originale dell’universo alieno mai prodotto: perché non sfruttarlo, invece di abbandonarlo come farà? Perché d’un tratto si comporta con i propri fumetti come la Fox si comporta con i propri film, cioè rinnegando il passato per dedicarsi ad un fumoso futuro senza basi?

Quale che sia il motivo, dal 1995 i fumetti di Alien escono a raffica ma sempre e solo storielle brevi e non certo memorabili, quasi a svolgere un compito scolastico: probabilmente la casa deve per forza sfornare storie nuove per non perdere l’usufrutto del marchio, ma non ci mette un briciolo di passione. Presenta storielle in allegato ai propri mensili-raccoglitori, oppure numeri singoli addirittura umoristici, come Aliens: Lovesick (1996) e Aliens: Pig (1997), mentre intanto manda gli xenomorfi in trasferta per affrontare Superman e Batman.


Non è un buon periodo, e Predator non se la passa meglio, ma almeno in questo momento “scuro” può contare su un ritorno di fiamma: il cinema e Mark Verheiden stanno per scontrarsi di nuovo.


Alla ricerca di Dutch

Stando alle dichiarazioni di Robert Rodriguez nel 2011, rilasciate durante l’audio-commento del film Predators per l’edizione DVD, nel 1995 il giovane cineasta è in attesa di lavorare al suo Desperado con Antonio Banderas e, trovandosi senza nulla da fare per qualche mese prima dell’inizio delle riprese, chiede al proprio agente se ci sia qualche lavoro da fare al volo, per guadagnare velocemente in vista dell’inizio della lavorazione del suo film. (Visto che il film in questione viene presentato al Festival di Cannes nel maggio di quell’anno, è chiaro che bisogna prendere con la dovuta cautela i ricordi di Rodriguez.) La risposta dell’agente è da sgranare gli occhi: la Fox sta cercando disperatamente di convincere Arnold Schwarzenegger a tornare nei panni di Dutch per un ipotetico Predator 3, ma l’attore non ne vuole sapere. Se gli si potesse sottoporre un’ottima sceneggiatura, forse cambierebbe idea.

Solo nel 2020 Schwarzenegger tornerà ad apparire come Dutch, e solo in forma videoludica

Rodriguez dunque si mette a lavoro e scrive una sceneggiatura dove si torna alla giungla, dopo la fallimentare esperienza del secondo film (ambientato in città), ma per evitare di ripetere il primo Predator serve un’idea nuova: magari ambientare la vicenda non sulla Terra bensì su un pianeta-foresta alieno. Se nel primo film il cacciatore scendeva sulla Terra in cerca di vittime, stavolta sono le vittime a ritrovarsi nei territori di caccia privati dell’alieno. Rodriguez non ha altra mansione se non quella di sceneggiatore quindi esagera tutto ciò che può esagerare: tanto non starà a lui tagliare il copione. A sua detta scrive una storia per cui sarebbero serviti duecento milioni di dollari per portarla al cinema: Schwarzenegger però non ne rimase affatto colpito e quindi tutto finì in un cassetto della Fox. Negli anni Duemila la casa si ricorderà di quel progetto e Rodriguez potrà riprendere in mano il copione, ma questa è una storia che vedremo più avanti. Quel che conta è che nel 1995 nell’aria c’è di nuovo un film di Predator.

Cover di Miran Kim

La Dark Horse, che è sempre molto ben informata, non vuole farsi cogliere impreparata e prende la decisione più ovvia: in attesa di scoprire se Dutch tornerà sullo schermo, intanto facciamo tornare suo fratello Schaefer. Chiama Mark Verheiden e gli commissiona la fine della sua ideale trilogia di Predator, con il fumetto Predator: Dark River, titolo già annunciato dall’editor Bob Cooper nella rubrica della posta dell’ultimo numero di Aliens vs Predator: War (agosto 1995). Il primo numero del fumetto esce nel luglio 1996, quando è ormai scomparsa ogni notizia di un eventuale Predator 3 al cinema.

Seguendo fedelmente l’idea di Rodriguez, Verheiden abbandona la città e torna nella giungla, riportando Schaefer in quel vago Centro America dove tutto era iniziato, sempre alla ricerca di scoprire il destino subìto da suo fratello Dutch, quel destino che trent’anni di cinema non sono stati in grado di raccontare. (C’era andato vicino Shane Black quando nel 2016 ha chiesto a Schwarzenegger di tornare come Dutch in The Predator, ma l’attore settantenne ha rifiutato, affermando che si trattava di un ruolo troppo piccolo per lui…)

Una comparsata di Dutch, anche se di spalle

Proprio come Schaefer, non sapremo mai cosa è accaduto a Dutch: il cinema è un medium ormai troppo incapace di raccontare storie per scoprirlo. Intanto però è un’occasione per Verheiden per tornare a scrivere del suo personaggio tipicamente anni Ottanta – pieno di battutine e frasi ad effetto – e presentare a fumetti il più crudele Predator mai ritratto.

La storia è totalmente inconcludente, con Schaefer che ritrova quel Predator creduto morto in Concrete Jungle (1989) e che quindi deve far fuori, stavolta definitivamente. È una storia che sembra scritta quasi controvoglia, o comunque in chiara mancanza di qualsiasi ispirazione. O forse semplicemente Verheiden mantiene l’abitudine di scrivere trilogie dove l’ultimo episodio è il più deludente.

L’idolo degli indios

Dopo quest’ultimo vagito, anche l’universo di Predator si frammenta in un fiume di storielle e storielline che sembrano dimostrare un’attenzione calata da parte della Dark Horse. Servirebbe un altro film al cinema per ridestare la casa… e per fortuna arriva.

(continua)


L.

– Ultime “indagini”:

5 pensieri su “Storia dei fumetti alieni 6. Il crollo del primo universo

    • Rimane un mistero quel primo di diversi crolli dell’universo alieno, forse l’esplosione dei manga che anche negli USA c’è stata all’epoca ha reso bassini i risultati che la DHC si aspettava da così tanti fumetti e relativi romanzi (ipotesi mia buttata là), ma sta di fatto che ad un certo punto rinuncia alle grandi saghe in favore di storielline brevi e inutili, quelle che la saldaPress ha cercato con attenzione per assicurarsi di fallire anche in Italia. Dal grande impegno al disimpegno, dalla pugna siamo passati alla pugnetta 😀

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      • Di quel primo crollo dell’universo alieno ne abbiamo patito gli effetti anche da noi, visto che dopo il 1995 Predator e xenomorfi sono praticamente scomparsi dalle edicole per decenni (lasciandoci a secco di tutte quelle storielline che la saldaPress proprio non poteva fare a meno di pubblicare, no)…

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      • Sulla storia dei fumetti alieni in Italia parlerò diffusamente in seguito, le dedicherò un lungo capitolo a parte. Sì, c’è stato un momento di grande vuoto, in cui però c’era comunque materiale che poteva arrivare da noi e non l’ha fatto, ma lì temo che il motivo sia diverso: la nascita del fenomeno Alien in Italia è combaciata con la seconda grande esplosione dei supereroi americani e con la prima grande esplosione dei manga, quindi onestamente non aveva alcuna speranza, e tocca ringraziare di aver letto quel poco che siamo riusciti a leggere, possibile esclusivamente perché nei primi Novanta c’erano così tanti lettori di fumetti in Italia che qualunque testata aveva comunque un riscontro favorevole. (Pensa a quanti minuscoli fumettini horror sono nati sull’onda del successo di Dylan Dog). Appena i lettori hanno iniziato ad evaporare, c’è stata una strage di carta…

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