Covenant: Isle of the Dead

Il mistero della citazione misteriosa…

Esiste un mistero all’interno del film Alien: Covenant (2017), una citazione tanto palese quanto sfuggente: chi ha citato chi?
Parte l’indagine.

Il film di Ridley Scott ha un numero altissimo di vittime: per esempio noi spettatori, umiliati dalla visione di uno dei peggiori film mai apparsi al mondo, ma la vittima principale è la dottoressa Elizabeth Shaw, personaggio che Noomi Rapace avrebbe dovuto interpretare anche in questo seguito prima che nel 2015 l’assurdo cambio di rotta buttasse tutto nel cesso. Quindi in Covenant vediamo la tomba della donna: dove mai potrà riposare un personaggio così travagliato?
La tomba è disposta alla base di una serie di cipressi, in una struttura rocciosa che è palesemente una citazione: il mistero è sia chi abbia deciso di citare, e chi sta citando.

La tomba di Elizabeth Shaw, a circa un’ora dall’inizio del film

L’immagine è palesemente un rimando al celeberrimo dipinto “The Isle of the Dead” (Die Toteninsel) del pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin (1827–1901): da quando ha conosciuto Giger, Scott ha un debole per gli svizzeri.

“The Isle of the Dead” (Die Toteninsel, 1880) di Arnold Böcklin

Dal 1880 ad almeno il 1886 Böcklin ha sfornato diverse versioni della sua “isola dei morti” (il titolo originale è al plurale), con fondali più chiari o più scuri ma fondamentalmente è sempre lo stesso soggetto. (Su Wikipedia se ne possono gustare le varie versioni.) L’isola greca di Pontikonisi o quella montenegrina di San Giorgio sono fra le fonti ipotetiche dell’opera, anche se non ne condividono la potenza evocativa.

È un dipinto così noto che sono innumerevole le citazioni, più o meno dirette, in ogni tipo di opera narrativa: ci sono siti di appassionati che raccolgono valanghe di citazioni, quindi – come sempre – il gusto di Scott è straordinariamente banale.

Per saperne di più sull’autore mi rivolgo al volume Swiss Painting. From the Middle Age in the Dawn of the Twentieth Century (Ginevra 1976):

«Iniziato alla vita e alla storia italiana dal suo amico Jacob Burckhardt, il grandissimo storico svizzero della Rinascimento, Böcklin scoprì che lì non c’era solo la luce infuocata del sud, che piaceva a molti, ma anche i paesaggi arcadiani che la sua fervida immaginazione riempì di ninfe, pastori, unicorni e profili di Pan. All’inizio del 1850 maturò così una concezione pagana della natura che il Simbolismo avrebbe portato alla ribalta solamente più tardi. I suoi lavori più noti sono allegorie pagane e a loro l’artista deve la sua fama.»

Riguardo a The Isle of the Dead:

«La sua morbida intensità e il suo maestoso paesaggio che riempie lo spirito divennero per molte generazioni il simbolo dell’inevitabile caducità umana in questo mondo.»

L’immagine ritrae un isolotto costituito di pietra gialla, con delle strutture incastonate ai lati e il centro occupato esclusivamente da altissimi cipressi, tipici alberi da cimitero. Un’imbarcazione sta portando qualcuno all’isola ed è difficile non pensare ad un traghettatore che stia portando un’anima – cioè la vaga figura umana bianca, ritta in piedi sulla barca – al suo ultimo domicilio.

Decca Record 1984

Nel 1984 la londinese Decca Record presenta il dipinto in copertina per un’opera che non poteva avere altra illustrazione, visto che è la composizione di Sergej Rachmaninov ispirata proprio al dipinto di Böcklin, The Isle of the Dead, Op. 29 (L’Ile des morts – Die Toteninsel), con l’orchestra sinfonica diretta da Vladimir Ashkenazy. Nel campo della poesia il danese Adam Oehlenschläger ha composto un poema ispirato dal dipinto, trasformato poi nel mediometraggio muto De Dødes Ø (1913), che pare arrivato anche in Italia con l’ovvio titolo Isola dei morti (stando almeno ad IMDb).

Il cinema si ricorda del dipinto decenni dopo, al momento di dare un’ambientazione particolarmente oscura a Il vampiro dell’isola (Isle of the Dead, 1945) di Mark Robson, con Boris Karloff ed altri ostaggi di un’isola maledetta, la cui forma ricalca alla perfezione il dipinto di Böcklin.

Dunque è assodato che il dipinto di Böcklin, nelle sue varie forme, è tra i soggetti più noti di sempre, ma rimane il mistero: chi ha deciso di citarlo? E siamo sicuri che  Covenant stia citando proprio Böcklin?

Una delle interviste di AVPGalaxy.net dimostra chiaramente che è stato il concept artist Wayne Haag ad usare espressamente il dipinto di Böcklin (lo afferma lui stesso nella citata intervista) al momento di disegnare le varie vedute della Città degli Ingegneri, come dimostrano anche le immagini che lui stesso ha condiviso.

Bozzetto di Wayne Haag per la città degli Ingegneri

Stando ad informazioni lette in Rete, pare che abbia dovuto insistere per inserire questo concetto, ma non ho capito cos’avesse da ridire Ridley Scott: l’intervista è in inglese senza sottotitoli e non sono riuscito a capire la questione.

Di sicuro però, stando alla versione di Haag, è stato lui a proporre l’idea quindi sappiamo chi ha deciso la citazione. Rimane la domanda: siamo sicuri stia citando Böcklin? Haag, di nuovo, lo conferma, ma non si può ignorare il fatto che H.R. Giger stesso abbia omaggiato il collega svizzero con una sua personale reinterpretazione del celebre dipinto.

Reinterpretazione di H.R. Giger

Dal 2012 Ridley Scott ha iniziato a riciclare tutto il materiale possibile creato da Giger, per esempio usando per Prometheus (2012) il Castello degli Harkonnen del Dune del 1975 trasformandolo nella piramide aliena che non aveva potuto usare in Alien (1979).

Il castello degli Harkonnen di Giger per Dune recuperato da Scott per Prometheus (2012)

Nei suoi nuovi film Scott usa in modo massiccio il materiale di Giger, dobbiamo credere che nessuno si sia accorto come l’artista svizzero avesse prodotto una sua versione dell’Isle of the dead di Böcklin?
È solo una mia domanda oziosa, visto che Haag afferma chiaramente di aver inserito quell’immagine per citare Böcklin, però mi piace pensare che sia una “doppia citazione”, anche se magari non intenzionale.

L.

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6 pensieri su “Covenant: Isle of the Dead

  1. Tralasciando il fatto che io continuo a pensare che Covenant sia un ottimo film di fantascienza, questo articolo è davvero interessante, un viaggio alla scoperta di un quadro davvero famoso che ha ispirato in molti e che riesce ancora oggi a incantare per la sua particolarità è bellezza. Ottimo articolo.

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    • Ti ringrazio, e il quadro è davvero intrigante: tutte le sue versioni hanno bellezze diverse e regalano emozioni diverse. Non so quanto sia famoso da noi, ma ho scoperto che nei Paesi anglofoni è praticamente come da noi la Gioconda: tutti lo conoscono! (Tanto per sottolineare che Scott predilige la banalità e l’ovvietà come contenuti 😀 )

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  2. Al tuo più che esauriente post mi permetto di aggiungere soltanto che il celeberrimo dipinto di Böcklin è stato a pure al centro di un’avventura martinmysteriana, circa una decina d’anni fa (numeri 224″225) 😉

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