Stargate Alien: Palle volanti! (2009)

A circa mezz’ora dall’inizio di Prometheus (2012) di Ridley Scott finalmente entriamo nella piramide aliena, nata dalla passione esoterica di O’Bannon del 1976 e disegnata riciclando il Castello degli Arkonnen di H.R. Giger, nato per l’abortito Dune del 1975. Insomma, vecchiume riciclato e pitturato da novità.

È ora di tirare fuori le palle!

Poi una novità, o supposta tale. (E quando una verità è supposta, si sa già dove andrà a finire.) Invece di andare in giro a casaccio per una struttura aliena, si prende la saggia decisione di inviare prima una sonda a mapparla: quel simpaticone di Fifield (Sean Harris), che già ad inizio film non vediamo l’ora che muoia male per quanto è gradevole come personaggio, tira fuori dalla sua borsa delle sfere… e le libra in aria.

In effetti ogni volta che Fifield è in scena, le palle girano!

Le due sfere cominciano a volare – non si sa come – e percorrendo i vari corridoi li scansionano ed inviano i dati alla Prometheus, così che il computer di bordo li elabori e sul tavolo di lavoro crei man mano l’ologramma della piramide. Gran bella idea, chi l’ha avuta? Che domande…

Nell’audio-commento Ridley Scott si prende tutto il merito:

«Dal momento che ci sono le tute spaziali […] tutti questi personaggi indossano delle trasmittenti. E il ponte riceve quei dati, cosa che ha perfettamente senso. È per questo che mi è venuta l’idea della palla rossa [red ball] della quale sono molto soddisfatto, perché mi sembrava una cosa logica. Se ho una palla informatica [computer ball] che ha come scopo… La posso lanciare in aria e quella rimane a galleggiare e i computer stanno studiando i muri mentre vola lungo i corridoi. Lì dentro c’è una trasmittente che trasmette alla Prometheus: mi pareva una cosa molto bella.»

Otto minuti dopo, quando viene inquadrata di nuovo la sfera, Ridley torna a commentare soddisfatto:

«Quel piccolo oggetto che segue, non è fantastico? Si capisce immediatamente cosa sta facendo, no? E questo viene comunicato alla base, così c’è la cupola crescente nella nave. Ha senso. Dovrebbe funzionare. Scienziati, datevi una mossa, okay?»

Con “cupola crescente” intende l’ologramma dell’interno della piramide che si va formando sul ponte della Prometheus.

Si sa che Scott nelle dichiarazioni si prende sempre il merito di tutto, non fa più testo, quindi mi rivolgo a Mark Salisbury e al suo Prometheus. The Art of the Film (2012) dove le sfere volanti hanno giusto una piccola citazione: «Remote audio/visual probes, known as Pups»: “cuccioli”, quindi… ma di cosa? Non c’è mica una sfera adulta.

«[Arthur] Max considerò i primi disegni “molto elaborati e troppo fantascientifici”. Alla fine Ridley [Scott] disse: “Ciò che voglio è una semplice sfera”.»

Dunque qualcuno ha disegnato queste sfere, il production designer Arthur Max – il vero responsabile delle trovate visive del film – le ha trovate un po’ troppo tecnologiche e Scott poi ha calato l’accetta: voglio roba semplice!
Gustandomi la serie televisiva “Stargate Universe (SGU)“, fra le migliori di fantascienza che mi sia mai capitato di vedere, è chiaro da dove arrivino le sfere volanti…

Un distributore alieno di sfere volanti!

Il 2 ottobre 2009 – mentre Spaihts sta seduto alla Scott Free Productions a buttare giù idee per Prometheus – va in onda la prima puntata doppia della serie, arrivata poi in Italia nel gennaio successivo. Il genietto del gruppo, Eli Wallace (David Blue), a bordo dell’astronave aliena protagonista trova un “distributore di sfere”. Lanciate in aria, cominciano a volare inviando dati sia al computer di bordo che a un supporto portatile. Vi ricorda qualcosa?

Non si vede bene, ma all’interno è molto simile alle bozze per Prometheus

La trovata sarà così importante e fondamentale per la serie – le sfere sono battezzate  kino nella prima puntata e come “telecamere volanti” appariranno in praticamente ogni episodio – che è impossibile non notarla: qualcuno prende appunti e butta giù dei bozzetti per Prometheus.

Bella idea, vedrai che qualcuno ce la fregherà

Scott è iperbolico, ci tiene ad esagerare nelle pessime idee: figuriamoci in quelle buone. Se la trovata più stupida, banale e inflazionata dell’horror è la ragazza aggredita dal mostro sotto la doccia, e Covenant la ripete per ben due volte, l’ottima idea di “Stargate Universe” merita un miglior trattamento: Eli fa volare una sfera? E Fifield in Prometheus… ne fa volare quattro! Alla faccia vostra.

L.

– Ultime citazioni:

  • Citazioni aliene. Agenzia Alfa 10 (2003) - Lo speciale di Nathan Never nel numero 10 (gennaio 2003) scritto da Stefano Vietti presenta personaggi palesemente ispirati dagli xenomorfi, con i disegni di Andrea Cascioli.
  • Citazioni aliene. Elvira (1988) - Questa in realtà non è proprio una citazione manifesta, ma mi risulta davvero difficile vedere Elvira affrontare il cattivo finale armata di fucilone, a due anni dall'uscita di Aliens (1986), e non pensare a Ripley.
  • Citazioni aliene. Agenzia Alfa 5 (2000) - Il consueto Roberto De Angelis ci regala una nuova "strizzata d'occhio aliena" con la sua copertina per lo speciale di Nathan Never scritto da Bepi Vigna.
  • Citazioni aliene. Accident Man (1993) - Nella loro trasferta americana, gli autori britannici di questo fumetto strizzano due volte l'occhio all'universo alieno.
  • Citazioni aliene. I Griffin 17×16 (2019) - Spettacolare citazione aliena dalla serie animata "I Griffin" (Family Guy) che, nell'episodio 17x16 (24 marzo 2019), mostra in tribunale una Regina Aliena che si prova un guanto come fosse O.J. Simpson!
  • Citazioni aliene. Barbapapà (2019) - L'amico Zio Portillo mi segnala questa incredibile sequenza con powerloader palesemente ispirata ad Aliens (1986).
  • Citazioni aliene. Nathan Never: tre passi nel domani (2011-2021) - Volume da libreria che raccoglie tre storie del personaggio, con "copertina aliena" disegnata da Roberto De Angelis, che mette tra le mani dell'eroe uno splendido pulse rifle.
  • Citazioni aliene. American Dad (2006) - Sin dal 1986 il powerloader è una delle icone di Aliens più amate e più citate. L’episodio 1×17 (o, secondo un’altra numerazione, 2×10) dell’8 gennaio 2006 della serie televisiva d’animazione “American Dad“, dal titolo Scambio difficile – lo trovate su Prime Video, non so fino a quanto – si apre con il protagonista Stan Smith (doppiato in … Leggi tutto Citazioni aliene. American Dad (2006)
  • Citazioni aliene. Plan B (2016) - Due rivali, di diverso colore di pelle, si lanciano in una spettacolare citazione dei super-bicipiti di Carl Weathers ed Arnold Schwarzenegger in Predator (1987).
  • Citazioni aliene. Zagor Color 8 (2018) - Walter Venturi nell'ottavo speciale a colori di Zagor ci regala un'astronave aliena con un corridoio decisamente... gigeresco!

7 pensieri su “Stargate Alien: Palle volanti! (2009)

    • Avere avuto solo due stagioni mi fa pensare che non sia piaciuta, e il motivo mi sembra chiaro: è totalmente diversa da qualsiasi Stargate mai apparso. Cioè è pura fantascienza di sopravvivenza scritta bene, invece che oceani di tecnobubbole spara-cazzate come le 15 stagioni di Stargate!
      Stargate serie madre non la reggo proprio, ogni episodio passa il 70% del tempo a sparare tecnobubbole, 20% a cercare una soluzione più folle del problema, il 10% sono simpatiche interazioni fra personaggi. Con Atlantis le interazioni passano al 30% infatti mi piace di più, mi sono gustato due stagioni intere con divertimento.
      Ma SGU è tutt’altra cosa: al bando le tecnobubbole da segaioli e si passa al sesso spinto!
      Hai presente “Incontro con Rama” di Clarke? Ecco, immaginalo raccontato con lo stile di “Lost” (la parte buona, non le cazzate immotivate tipo gli orsi bianchi). La serie si apre con un gruppo di personaggi che tramite uno Stargate si ritrovano su un’astronave aliena, totalmente sconosciuta, milioni di anni luce sperduti chissà dove e in viaggio chissà per dove. Nessuno sa nulla, solo che bisogna sbrigarci a capire la nave… ed è subito chiaro che la nave ha dei progetti, non sempre compatibili con la vita umana!
      I primi 17 episodi li considero i migliori mai visti nel campo della fantascienza in TV, proprio perché non c’entrano una mazza con il buonismo e le battutine tipiche del genere ma vanno giù duro come un bastone, proprio come i veri romanzi di fantascienza buona. Poi alcune scelte le ho trovate meno ispirate, ma rimane comunque un prodotto di livello altissimo.
      Il fatto di essere totalmente e profondamente diversa da qualsiasi altra serie fanta-bubbolara televisiva immagino ne abbia decretato l’insuccesso. Se ti capita, te la consiglio. Vediti giusto la prima puntata, e scoprirai che non potrai più farne a meno 😉

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      • Purtroppo, molti fan storici rimangono monotematici: se un franchise televisivo come SG-1 è andato avanti per anni seguendo una determinata “cifra” stilistica allora ecco che qualsiasi sua filiazione diretta si trova obbligata a continuare in quella direzione, senza eccezioni di sorta. Insomma, pare proprio inconcepibile che, all’interno di uno stesso universo narrativo, il trovare divertente il tono leggero (magari non sempre, ma questo è un altro discorso) e tecno-bubbolaro di una serie non impedisca affatto di apprezzarne un’altra dalle caratteristiche opposte… però, io sono una volta di più la classica mosca bianca, visto che SGU non ha mai superato le due stagioni 😦
        Tornando a Ridley, vedo che i suoi debiti “prometheiani” aumentano: dopo TNG, ecco che arriva pure SGU 😉

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      • Sto vedendo la seconda stagione e onestamente si stanno un po’ perdendo, o almeno si è perso il tono di mistero oscuro della prima: quell’atmosfera da “Lost in Rama” (e con “Lost” intendo la parte migliore della serie, al di là di minchiate tipo gli orsi bianchi) si va attenuando quindi riemergono le tecno-bubbole. Però rimane un prodotto splendido, che mi mancherà una volta finito.
        Se penso a quanto ho detestato “Caprica”, così diverso da “Battlestar Galactica”, se penso a quanto ho detestato “Rage War”, i romanzi con cui Tim Lebbon ha preso Alien e Predator e li ha inseriti in una trama alla Star Wars, insomma se penso a profondi cambi di stile in universi narrativi capisco il senso di fastidio per il “tradimento”. Però è anche vero che se il prodotto è buono, merita anche al di là del cambio di stile. “Star Trek” è principalmente una serie brillante, buonista e con lieto fine obbligatorio, eppure i suoi episodi più drammatici, violenti e foschi sono ugualmente belli, se scritti bene. “Mandalorian” dimostra che addirittura l’universo pupazzone e bambinesco di Star Wars può sfornare storie serie.
        Visto che “SGU” è scritto maledettamente bene (almeno la prima stagione), non c’è motivo di criticarlo solo perché non passa il 70% di ogni episodio a spiegare supercazzole pseudo-scientifiche. So che ai fan piace quando si inventano nemici a secchiate (E i Goa’uld, e gli Antichi, e i Replicanti, e gli Antani e mille altri nemici: quindici stagioni, un nemico nuovo ad ogni stagione e sempre più potente: ma basta!)

        Mi diverto a punzecchiare Ridley ma in realtà dai suoi audio-commenti appare chiaro che non sappia nulla di nulla, l’ultimo film che ha visto era ancora in bianco e nero e con la fantascienza è fermo a “2001”, quindi è chiaro che le contaminazioni sono tutto frutto dei bravi creativi di cui si circonda, che sanno rub… ehm, farsi ispirare dalle cose buone in giro 😉

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