The Long Tomorrow (1976) O’Bannon & Moebius

Copertina de “L’Eternauta” n. 143 (marzo 1995)

Intervistato dalla rivista “Starburst” nel 1982, Ivor Powell – amico personale e produttore di Ridley Scott – racconta che l’idea di che veste grafica dare al film Blade Runner è arrivata grazie ad un fumetto letto sulla rivista francese “Métal Hurlant”: una storia creata da due dei “guerrieri spirituali” di Jodorowsky del suo folle (ed inedito) progetto Dune. L’americano Dan O’Bannon e il francese Jean Giraud, in arte Moebius.

Nell’agosto 1988 James Verniere, nello stilare un ritratto di Moebius per la rivista “Twilight Zone”, afferma chiaramente:

«The Long Tomorrow è un tributo futuristico a Raymond Chandler e al cinema noir e, fra le altre cose, ha ispirato Ridley Scott al momento di creare le immagini di Blade Runner».

Le vignette che hanno ispirato Blade Runner

Nel luglio 2010, intervistato da “Famous Monsters of Filmland” (n. 251), William Stout – la cui celebre collaborazione con Dan O’Bannon è stata l’ideazione visiva de Il ritorno dei morti viventi (1985) – conferma:

«Quel fumetto divenne la base grafica [design template] di Blade Runner. Guardate i disegni di Ridley Scott: una volta che ha lavorato con Moebius, Ridley ha iniziato a disegnare come Moebius, che ammirava sul serio. The Long Tomorrow ti fa uscire di testa [will blow you away].»

Visto quanta importanza ha avuto un minuscolo fumetto senza molta importanza – quattordici pagine apparse in due puntate – e visto che Ridley Scott se ne è ricordato ancora nel 2012, tanto da prelevare di peso un’idea da usare per Prometheus (2012), mi sembra il momento di rileggermi questa vecchia storia.

The Long Tomorrow esce, con il titolo inglese, sulla celebre rivista francese “Métal Hurlant” in due puntate: sul n. 7 (maggio) e 8 (luglio) del 1976. Subito viene spedita negli Stati Uniti e la controparte “Heavy Metal” la pubblica nei numeri 4 (luglio) e 5 (agosto) del 1977.

L’intera storia arriva in Italia all’interno del mensile a fumetti “L’Eternauta” n. 87 (luglio 1990): curiosamente il numero 143 (marzo 1995) della stessa rivista presenta come copertina una tavola di questa storia.


La nascita

Stando alla pagina Wikipedia del fumetto, nell’introduzione al cartonato del 1987 Moebius racconta che tutto è nato mentre lui e Dan lavoravano al Dune di Jodorowsky. C’era poco da fare e durante le lunghe attese un giorno il disegnatore scopre che O’Bannon era molto bravo a disegnare e stava buttando giù uno schema per un fumetto: «una parodia che era più originale degli originali». Moebius si dice subito intrigato da questa storia di un poliziotto impegnato in una classica indagine ma ambientata nel futuro: «Immediatamente gli ho chiesto se potevo giocare un po’ con la grafica, in libertà».

Pete Club è il classico investigatore alla Bogart ma Moebius si diverte a fargli uno spolverino «quasi ridicolo». Il disegnatore si lascia ispirare dalla vicenda e crea la sua versione di un fumetto che in realtà già Dan pare stesse abbozzando. «Mi piacerebbe che un giorno si potessero pubblicare le nostre due versioni, una a fianco dell’altra».
Moebius ha più volte chiesto a O’Bannon di scrivere un seguito della vicenda ma pare che ormai l’autore non fosse più interessato al tema.

Nel successivo 1989 William Gibson nell’introduzione al fumetto Neuromancer spiega che le sue storie cyberpunk sono nate proprio dalle idee grafiche viste su “Métal Hurlant” (parole riportate dal saggio Futurescapes, 2009): non è detto che si stesse riferendo al fumetto in questione, ma è chiaro che The Long Tomorrow anticipa alcune immagini del futuro vicine a quelle che andranno di moda negli anni Ottanta.


La storia

Pete Club è il classico detective privato delle storie hardboiled, l’unica differenza è che vive nel futuro: il resto è uguale. La solita femme fatale lo ingaggia per un incarico che puzza e il duro investigatore deve farsi strada nella vorticosa e corrotta città.

Ah, quando nel futuro ancora non c’erano gli asiatici…

Il caso si rivelerà una trappola e Pete sarà incastrato: tutto secondo copione. Ciò che contraddistingue il racconto non è certo la storia quando le idee di mondo futuro, tipo le automobili volanti.

Questa a Ridley dev’essere piaciuta parecchio

La ragazza morta che incastra Pete era solo un androide – e vai col tema dei replicanti! – ma forse no: magari… è solo la forma umanoide di una creatura tentacolata!

Occhio, che questa scena tornerà utile nel 2012!

Se la città futura darà idee a Scott per Blade Runner (1982), il mostro tentacolato ispirerà lo stesso regista trent’anni dopo, per Prometheus (2012), come vedremo domani nello specialone No Lovecraft in Alien: possibile che nella storia di una gloriosa rivista… l’unica ispirazione di Ridley Scott sia un raccontino di poche pagine firmato da O’Bannon?

L.

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5 pensieri su “The Long Tomorrow (1976) O’Bannon & Moebius

  1. Gli anni della mitica “Metal Hurlant”, ovvero quando Ridley Scott e il fumetto erano ancora universi comunicanti fra loro… Peccato che poi si siano completamente persi di vista (e il fatto di aver avuto, dopo trent’anni, SOLO la mini-storia di O’Bannon come ispirazione per Prometheus ha tutto il sentore della classica eccezione che conferma la regola) 🙁

    Piace a 1 persona

    • Trovare l’art director che cita questo fumetto come dichiarata ispirazione per la scena finale di Prometheus – come racconterò domani nel super-post lovecraftiano – è stata una doccia fredda: possibile che dopo quattro decenni e centinaia di numeri di “Métal Hurlant / Heavy Metal” (versione americana che in questi giorni ha fatto uscire il n. 300!) non c’erano proprio altre fonti? Altre idee? Va be’, lo che parlare di idee con “Prometheus” è una bestemmia, anche se è un film da Premio Nobel in confronto a Covenant, ma il grado di delusione che Scott riesce a regalare è sempre nuovo 😛

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