[2012-06] Noomi Rapace su “Fangoria” 314

Traduco questa intervista a Noomi Rapace apparsa sulla rivista specialistica “Fangoria” numero 314 (giugno 2012), in merito all’imminente uscita del film Prometheus.


Prometheus Rising

di John Nicol

da “Fangoria”
numero 314 (giugno 2012)

Noomi Rapace rinuncia al tatuaggio del drago in favore di una tuta spaziale
nell’atteso film di fantascienza epica di Ridley Scott

Nel 1979 i fan della fantascienza e del fantastico si stavano ancora riprendendo da Star Wars che già la 20th Century Fox cercava il suo nuovo grande successo di genere: sarebbe stato Alien, un orrore spaziale che era senza dubbio l’antitesi di George Lucas? Andò proprio così. La frase di lancio «Nello spazio nessuno può sentirti urlare» divenne una delle citazioni più note della storia di Hollywood, e il film stesso – elegante, sanguinolento, d’atmosfera e terribilmente spaventoso – cambiò per sempre l’orizzonte del genere fanta-horror.

Il grande successo di Alien era ampiamente attribuibile alla visionarietà della regia di Ridley Scott, con la sua tensione hitchcockiana, e agli scrittori Dan O’Bannon e Ronald Shusett. Aggiungete con gli iconici disegni di H.R. Giger dello xenomorfo e la musica tesa di Jerry Goldsmith ed avrete uno del migliori film di genere misto mai fatti. Lo spazio non era più una landa misteriosa da conquistare, una terra promessa galattica, bensì un posto terrificante dove combattere per la sopravvivenza.

Dopo aver spaventato a morte gli ignari spettatori, Alien ha conosciuto tre seguiti, numerosi libri, dozzine di videogiochi e miscugli vari (compresi due mediocri film di Alien vs Predator) oltre ad innumerevoli imitatori. Nella nostra epoca di riproposizioni e rilanci senza fine, voci di corridoio hanno iniziato a speculare sulle intenzioni della Fox riguardo Alien. Molti hanno avuto reazioni ambivalenti: potrebbe essere una brillante rivisitazione o un disastro terribile. Poi l’anno scorso è uscita la notizia che Scott non solo sarebbe tornato alla fantascienza, ma addirittura alle sue radici, dirigendo ciò che si supponeva essere un prequel di Alien.

Quel film è Prometheus, e mentre sto scrivendo è ancora pesantemente avvolto dal mistero: la 20th Century Fox rivelerà tutti i suoi segreti all’uscita del film, il prossimo 8 giugno. Ciò che sappiamo è che il cast comprende talenti come Michael Fassbender, Charlize Theron, Guy Pearce e, forse ancora più interessante, la bellissima Noomi Rapace, della trilogia The Girl with the Dragon Tattoo [titolo inglese del romanzo Uomini che odiano le donne (2005) di Stieg Larsson. Nota etrusca) che è già apparsa ad Hollywood nel flim Sherlock Holmes. Gioco di ombre (2011). “Fangoria” ha l’opportunità di sedersi con Rapace, che interpreta l’archeologa Elizabeth Shaw. Diplomaticamente l’attrice ci fornisce sufficienti indizi intriganti senza rivelarci alcun dettaglio, mantenendo la severa segretezza fino alla fine.

Fangoria: Prima la trilogia di Stieg Larsson poi il film con Sherlock Holmes ed ora Prometheus: hai intenzione di fare un viaggio dritta verso le stelle?

Noomi Rapace: Non riesco a vedermi dall’esterno. Non penso alle stelle o a diventare famosa: non la vedo in quella prospettiva. Sto facendo lo stesso lavoro e cercando di focalizzarmi su quello, senza pensare molto al resto.

Sembra che ti concentri su ruoli di donne forti, come Lisbeth Salander prima ed Elizabeth Shaw ora. Lo fai coscientemente?

È sempre più interessante e affascinante entrare in un personaggio che lotta per qualcosa, qualcuno che abbia obiettivi e sogni, ma anche difficoltà. Sono attratta da personaggi che abbiamo un piede nella zona oscura e uno in quella chiara, che facciano avanti e indietro fra due modi diversi di vivere.

Come ti senti ad essere diventata un’icona tosta e un modello per altre donne? E quali sono le reazioni dei tuoi fan maschi?

Non trovo alcuna differenza fra i miei fan uomini e donne. Credo che i personaggi che ho interpretato siano molto umani: non si tratta di essere donna pronta a reagire. Ho sempre cercato di vedere l’intera persone, non fossilizzarmi nella prospettiva femminile.

Ti sei ispirata ad altre eroine del cinema?

È strano, perché sono cresciuta guardando film e vivendo attraverso di essi, ed ho sempre considerato eroi i personaggi maschili, e mi sono sempre rivista in loro. Naturalmente ho avuto alcune eroine femminili, come Sigourney Weaver nell’Alien originale o quando ho visto Terminator con Linda Hamilton. Per ciò non vedo alcuna differenza fra i miei fan uomini e donne: credo che tutti loro vedano in me più un’attrice, che una donna.

Sebbene questo non sia un film di Alien, non si possono ignorare le somiglianze, specialmente fra il tuo ruolo e quello di Ripley. In cosa sono simili i personaggi, e in cosa sono diversi?

Vedo le somiglianze, puoi vedere aspetti di Ripley in Elizabeth. Credo che Elizabeth sia più femminile, più donna: dovrete conoscerla meglio ed avvicinarvi di più a lei per sapere come durante il film la sua vita verrà trasformata. Ha una relazione e saprete di più sulla sua infanzia. All’inizio è una credente che combatte per i propri sogni, cercando di persuadere la gente ad intraprendere questo viaggio e a credere. A metà film si trasforma in una sopravvissuta e in una combattente.

Puoi parlarci della tua esperienza nel collaborare con una leggenda come Ridley Scott?

Ho adorato lavorare con Ridley, è stato assolutamente fantastico. È un eroe e un’icona, e ha fatto così tanti film grandiosi e lavorato così a lungo e ha avuto una vita così incredibile. Ma la cosa strana è che non ho mai sentito che fosse più grande di me: non mi è mai passato per la mente! Sento che abbiamo creato qualcosa insieme, e che parliamo la stessa lingua.

Puoi spiegare meglio?

Ho capito ciò che stava cercando, ciò che voleva che io facessi, e ho sentito che riuscivamo a comunicare molto bene in una sorta di connessione silenziosa che va al di là del genere e dell’età, dal fatto che io sono una donna e lui un uomo. È stato fantastico lavorare con lui, e sentivo che era accanto a me e al mio personaggio in ogni scena.

Questo film e la sua produzione sono avvolti dalla segretezza: quant’è stato difficile mantenerla tutto il tempo?

Quando giro entro in una specie di bolla, è come se salutassi il mondo che mi circonda ed entrassi in un altro, popolato dalle persone con cui sto lavorando. Con loro puoi condividere ciò che stai facendo e i problemi della situazione, senza preoccuparti di cosa puoi o non puoi dire. È più difficile ora, che non sto più girando ma sto facendo interviste. Mi sono state date tantissime note su ciò che posso o non posso dire e in un certo modo è divertente: mi piace avere dei segreti! Mi diverte cercare di spiegare senza in realtà dire niente.

Ti è permesso dire cosa sia “Prometheus”?

È molto di più di un semplice film di fantascienza. In alcuni giorni, quando arrivavo sul set e vedevo cosa stavano costruendo – le strutture, i mostri, ecc. – era spettacolare e mi toglieva il fiato. Era qualcosa che non avevo mai visto prima. Credo che il film sarà un successo. Parla di così tante cose sulla vita e sull’essere umano, ed esplora lo scopo stesso della vita, ciò che siamo e da dove veniamo. E quale sarà il passo successivo.

Se il film sarà un successo come previsto, Scott ha lasciato spazio per eventuali seguiti?

Naturalmente sarebbe un sogno per me lavorare ancora con lui.

[Povera Noomi… Nota etrusca.]


L.

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