La Storia di Alien 12. Montaggio


12.
Montaggio

Stando a Tom Shone, nel suo Blockbuster (2004), «il montaggio provvisorio [rough cut] del film era pronto già otto giorni dopo la fine delle riprese, e durava tre ore e dodici minuti». A detta di chi l’ha visto, come il capo della Fox Alan Ladd jr., la tensione della storia era così densa da togliere l’appetito.

In un periodo in cui il fumetto è ancora la Cenerentola dei media, la Fox può contare su Charlie Lippencock: un tipo che ha l’occhio lungo e, da grande appassionato di fumetti, sente che questi possono lavorare bene insieme ai film. L’ha dimostrato l’anno precedente il caso di Star Wars, sempre della Fox, che è uscito in contemporanea al cinema e in fumetteria: in realtà la casa aveva già avuto una timida apertura verso quel mondo, con i fumetti legati alla saga de Il pianeta delle scimmie, che dal 1974 ne ampliavano l’orizzonte. Insomma, è un periodo in cui i “progetti su licenza” – romanzi, fumetti, libri fotografici, calendari, ecc. – stanno rapidamente prendendo piede. Lo dimostra il fatto che Alien: The Illustrated Story entrerà nella lista dei bestseller del “The New York Times”.

Quindi Lippencock chiama un po’ di persone legate a questi progetti ed organizza una visione in anteprima per loro. Il disegnatore Walter Simonson racconta in un’intervista del 2012 al sito BigShinyRobot.com che ha ricevuto la telefonata con l’invito un lunedì mattina dei primi del dicembre 1978: mercoledì mattina è sbarcato in Inghilterra e giovedì «abbiamo visto il montaggio provvisorio [rough cut] del film, che durava circa due ore e mezzo». Visto che il disegnatore specifica che il tutto avvenne a due-tre settimane di distanza dal Natale, calendario alla mano possiamo ipotizzare il 6 o al massimo il 13 dicembre 1978 come data di questa proiezione in anteprima.

Intervistato nel 1979 da Mark Patrick Carducci per “Cinefantastique”, Ridley Scott è molto preciso:

«Abbiamo iniziato le riprese il 25 luglio e siamo andati avanti per sedici settimane con le riprese principali. Quelle per gli effetti speciali si muovevano più lentamente. Alla fine di quelle sedici settimane sono passato alla sala di montaggio. Eravamo agli inizi di novembre e cominciai a montare il film mentre Nick Allder e la sua squadra riprendevano gli effetti speciali a Bray.»

Stando a Tom Shone e ai suoi otto giorni di tempo per il montaggio, possiamo ipotizzare la metà circa di novembre come data in cui Ladd ha visto la versione da tre ore e 12 minuti di Alien, che meno di un mese dopo è diventata due ore e mezzo. Ma Simonson nel suo racconto specifica che non ha visto una copia completa.

«C’erano le scene con gli attori e con la Nostromo ma era tutta roba ancora in lavorazione: all’improvviso appariva una scritta che diceva “scena mancante”. Ma avevo letto le sceneggiature così sapevo cosa sarebbe successo.»

Da notare l’uso del plurale: come specificherà, Simonson ha ricevuto ben tre sceneggiature dalla Fox in quanto nel dicembre 1978 non si era ancora sicuri di quale sarebbe stata utilizzata alla fine. Inoltre il disegnatore specifica che in quei tre giorni in Inghilterra tutti gli ospiti – cioè gli autori dei vari prodotti su licenza – sono stati portati in giro sul set del film ancora in lavorazione.

«C’era un tizio con indosso un costume da alieno: non era l’attore originale, quello se n’era andato da tempo. Avevano infilato parte del costume addosso a un tizio e gli andava troppo lungo, il che era divertente. Ma tanto la cinepresa inquadrava solo la testa: era per la scena nel finale in cui Ripley cerca di scappare. C’era Carlo Rambaldi a lavorare sulla mascella della creatura e li abbiamo visti filmarla diverse volte, il che era favoloso! Non abbiamo incontrato gli attori, avevano già finito il loro lavoro.»

Ma Rambaldi non aveva dovuto lasciare la produzione per precedenti impegni? Cosa ci faceva ancora sul set nel dicembre 1978? Forse era tornato a completare l’opera.

La scena del messaggio alieno era ancora presente, alla proiezione vista da Simonson:
noi abbiamo dovuto aspettare il DVD del 1999 per vederla

Mentre nel fumetto disegnato da Simonson è presente la scena in cui l’equipaggio della Nostromo ascolta la trasmissione aliena che scambia per un SOS, ed è assente la morte di Lambert – mai girata, come abbiamo visto – è curiosa l’assenza del ritrovamento di Dallas imbozzolato: che già quel dicembre 1978 la scena tanto cara a Scott, tanto da usarla per i provini di Sigourney Weaver, sia finita sul pavimento della sala di montaggio?

Comunque a quegli spettatori in anteprima viene specificato che la copia in visione proviene da un montaggio più lungo, ed anzi si teme di aver apportato fin troppi tagli: eppure all’uscita del film, mesi dopo, un’altra mezz’ora abbondante si perderà per strada. Insomma, il montaggio di Alien sembra essere un’operazione complicata e dolorosa: serve un bravo montatore.


Terry Rawlings in sala

Ultimi mesi del 1985. Anthony Timpone, nome storico del giornalismo fanta-horror dell’epoca, si siede accanto al montatore Terry Rawlings per saperne di più su un’arte all’epoca poco conosciuta (e poco apprezzata): quella che trasforma del girato grezzo in un film che fa sognare milioni di spettatori. Sta per uscire negli Stati Uniti Legend, la terza collaborazione di Rawlings con Ridley Scott, dopo AlienBlade Runner, e il montatore – che mentre parla sta lavorando ad F/X: effetto mortale (1986) – rivela che dei tagli imposti dalla casa di produzione hanno fatto perdere qualcosa al film, «e il pubblico non saprà mai cosa». (In realtà ben pochi spettatori vedranno il film, trasformandolo in uno dei momenti più bassi della carriera del regista.)

Apprezzato sound editor dagli anni Sessanta, Rawlings era in cerca di nuove sfide quando Ridley Scott gli ha offerto il posto di montatore di Alien, con l’approvazione dei produttori Walter Hill e David Giler. O almeno così racconta l’interessato: IMDb lo attesta come montatore già dal film Sentinel (1977), ma evidentemente Rawlings ha piacere di far risalire a Scott la sua “seconda nascita” professionale.

«Non importa quanto sia ben fatto il mostro in questi film horror: una volta che l’hai mostrato, è bruciato. Puoi creare un’atmosfera di profonda paura senza bisogno di mostrare nulla, perché una volta visto il mostro non rimane niente all’immaginazione. Basta vedere piccole parti dell’alieno per essere terrorizzati dalla sua presenza.»

Com’era facile immaginare, Rawlings – come qualsiasi altra persona intervistata da una qualsiasi altra rivista di cinema – sposa in pieno la tesi del “non mostrare il mostro” e rilascia dichiarazioni di circostanza, ma per fortuna quando si passa all’aspetto tecnico del montaggio diventa più interessante. Per esempio spiega che il montatore la prima volta che vede il film si comporta come un semplice spettatore e questo non va bene: deve diventare “asettico” e studiare il film dal punto di vista tecnico. Ciò che conta in sala di montaggio è il ritmo e la tempistica, ed è con queste argomentazioni che giustifica l’eliminazione nel montaggio finale della scena di Dallas imbozzolato.

La più celebre delle scene tagliate

«Era una scena fortissima ma era uno shock di troppo. Quando guardi il film da montatore c’è una corretta tempistica in cui devono accadere le cose, e in che numero: se hai cinque eventi in una scena, un sesto è troppo e rovina gli altri. Quando abbiamo analizzato quella scena, abbiamo deciso che non c’era motivo per Ripley di tornare indietro: era forzato ed illogico.»

Come mai da un discorso in prima persona d’un tratto sbuca fuori un plurale? Perché, scopriamo, Rawlings con Alien inaugura l’abitudine di lavorare in sala di montaggio insieme al regista. Ad essere maligni, si potrebbe pensare alla scena sotto questa ottica: un montatore esordiente che si ritrova al fianco di un coriaceo regista dall’ego smisurato, che ha passato gli ultimi quattro mesi a litigare con i dirigenti di una delle più grandi major in circolazione. Non dev’essere stato particolarmente difficile per Scott “convincere” Rawlings delle proprie opinioni. Ecco cosa racconta il regista al citato numero della rivista “Cinefantastique”:

«Originariamente doveva esserci molto più terrore, giusto piccole cose, viste e non viste, magari solo udite all’inizio del film, così che il pubblico è preso sin dall’inizio. Non andava bene. Non c’era pausa nella tensione: se rimaneva come l’avevamo girato, il film avrebbe creato nausea nello spettatore. Così facemmo un passo indietro.»

Ladd conferma, nelle parole riportate da Tom Shone: il film della durata di più di tre ore è una tensione continua, inesorabile. Ma c’è un problema: prima del passaggio appena citato Scott specifica: «Il nostro montaggio finale era troppo intenso, così abbiamo tagliato undici minuti, compresa la scena in cui Ripley trova Dallas vivo e imbozzolato». Undici minuti? La copia che Simonson ha visto nel dicembre 1978 durava circa quaranta minuti in meno di quella che ha visto Ladd, e il film uscito poi in sala ne durava ancora quaranta minuti in meno. Scott sta parlando ad un giornalista che nel maggio 1979 ha visto un film della durata di 110 minuti contro i 192 del novembre 1978: perché parla di soli undici minuti tagliati?

Purtroppo non sapremo mai in cosa consistesse quel materiale scartato, al massimo abbiamo circa 19 minuti di scene tagliate all’interno del DVD del 1999: un regista normale avrebbe reinserito quel minutaggio in una “Director’s Cut” – come accadrà per Aliens – ma nessuno ha mai potuto definire Scott “normale”. Lui la “Director’s Cut” l’ha fatta… più corta del film precedente!


L’inutile Director’s Cut

È capitato che qualcuno definisse Ridley Scott inventore della tecnica del “Director’s Cut”, ma semplicemente ha partecipato più attivamente di altri ad un gioco che non ha inventato lui.

Quando nel 1974 Jerry Harvey ha ritrovato materiale aggiuntivo per presentare una versione estesa de Il mucchio selvaggio (1969) di Sam Peckinpah giusto gli appassionati più incalliti ne sono stati felici, mentre quando nel 1980 Steven Spielberg ha addirittura richiamato degli attori per girare scene aggiuntive tanto da giustificare l’arrivo in sala di un Incontri ravvicinati del terzo tipo – Special Edition, molti hanno storto la bocca pensando all’ovvio, cioè a una bieca trovata pubblicitaria. Le critiche però sono evaporate con la versione estesa di C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone, finché si arriva all’apoteosi: Blade Runner – Director’s Cut, che nel 1992 crea il mito di un film che in realtà nel decennio precedente non ha convinto né pubblico né critica, tanto da indurre lo Scott deluso ad abbandonare il genere.

«Ridley non ha mai avuto molto interesse nel rivisitare i suoi vecchi film», è la sorprendente dichiarazione di Charles de Lauzirika (nume tutelare di tutti noi fan alieni), intervistato da “Film Score Monthly” nel maggio 2002. La frase si riferisce al fatto che nell’epoca del Laserdisc (a cavallo tra anni Ottanta e Novanta) sono state prodotte molte versioni estese di grandi film (come per esempio Aliens con i suoi 17 minuti aggiunti) espressamente per quel numero ristretto di acquirenti del supporto digitale, e la Paramount ha tempestato Scott: a quanto pare la casa è sommersa di richieste di un’edizione riveduta di Legend ma il regista, scottato dall’esperienza traumatica del film che gli ha quasi distrutto la carriera, non ne vuole sapere. Solamente con l’avvento del DVD Scott sembra aver cambiato idea, e già nel 1999 mentre de Lauzirika sta lavorando ad Alien il regista gli fa sapere che poi dovranno occuparsi di Legend. Non è chiaro cosa lo abbia fatto cambiare opinione, visto che il Laserdisc offriva in pratica le stesse opportunità del DVD (anche se destinate ad un pubblico decisamente più ristretto), ma di sicuro è il momento di recuperare ciò che è stato costretto a tagliar via.

La scena del messaggio alieno, riapparsa intera nel 1999 e stagliuzzata nel 2003

In occasione del 25° anniversario di Alien, per il cofanetto DVD “Alien Quadrilogy” – la prima e più grandiosa opera in home video dell’universo alieno – la Fox fa le cose in grande: la versione estesa di tutti e quattro i film della saga, compreso il contestato terzo film, un cui montaggio alternativo era da anni chiesto a gran voce dai fan, anche con petizioni internazionali (firmate anche dal sottoscritto). Visto che Scott è il re della Director’s Cut, sembra ovvio che farà un’altra delle sue “magie”. Qualcosa fa… ma non è affatto magico.

Alien: The Director’s Cut viene presentato nel 2003 all’interno del DVD compreso nel citato cofanetto “Quadrilogy” e da allora va sempre a braccetto con le edizioni digitali del film. Viene anche proiettato in sala, grazie al doppiaggio italiano che ha tappato dei “buchi” di pochi secondi, ma il problema è che non è una Director’s Cut: è solo una gran furbata.

Aggiungere dei secondi grattandone via altri non è una “Director’s Cut”…

Il concetto originale di fornire agli spettatori nuovo materiale è solo vagamente rispettato. L’unico materiale nuovo visto nel film è costituito dall’inserimento di almeno quattro delle dieci scene tagliate già ampiamente note, visto che oltre ad essere state descritte nei vent’anni precedenti sono anche visibili per intero nel DVD del 1999. Il concetto di “montaggio alternativo” esiste solamente perché per far spazio ai quattro o cinque minuti di queste nuove scene va “grattato” tutto il resto del film, togliendo un fotogramma qua e uno là. Alla fine Alien: The Director’s Cut dura circa due minuti in meno rispetto al film normale, mantenendo intatta tutta la sua struttura. Semplicemente con quattro brevissime scene in più, che non aggiungono nulla. Siamo lontani da ciò che ha reso celebre il montaggio alternativo di Blade Runner, in cui l’aggiunta di una scena e la cancellazione di un’altra hanno cambiato totalmente il senso della vicenda.

Ma questa notissima scena non spezzava il ritmo del film?

Perché per venticinque anni Scott ha ripetuto ostinatamente, spalleggiato – come abbiamo visto – dal montatore Rawlings, che la scena di Dallas imbozzolato spezzava troppo il ritmo, che era «forzata ed illogica»… e poi invece l’ha reinserita? Nel 2003 non era più forzata ed illogica? O forse perché non aveva altro materiale da inserire nel film? Possibile che degli 80 minuti tagliati fra il novembre 1978 e il maggio 1979 non c’era proprio nulla da poter reinserire nella Director’s Cut? Quello sì sarebbe stato materiale originale.

«Di recente ho deciso di reintrodurre alcune sequenze che non erano mai state viste, e in questa versione ci sono. Inoltre ho inserito alcune piccole modifiche perché, dopo venticinque anni, si finiscono per notare delle piccole cose che sarebbe meglio cambiare.»

Questa è l’unica motivazione data da Scott, in un video che precede il film in Director’s Cut. Sulle “piccole cose” siamo d’accordo, visto che gli unici cambiamenti al film sono fotogrammi “grattati” qua e là, totalmente ininfluenti, sulle “sequenze che non erano mai state viste” ci sarebbe da obiettare. Solo chi non ha mai seguito il film o l’ha visto in versione pirata (cioè non ha mai avuto tra le mani il DVD) non conosceva sequenze mostrate ampiamente da foto che circolavano da molti anni, su riviste prima e in Rete poi, per non parlare della versioni a romanzo dove quelle scene sono ampiamente descritte.

Con il dito teso sul grilletto, Ripley si avvicinò. Il fascio della pila rese il bozzolo leggermente trasparente. Dentro c’era un corpo… Dallas. Del tutto inaspettatamente, i suoi occhi si aprirono e si posarono su Ripley. Le labbra si schiusero, si mossero per formare parole. Lei si avvicinò ancora di più, contemporaneamente attratta e provando un senso di ripugnanza.

«Uccidimi», la implorò con un sussurro.

È dal 1979 che le “sequenze che non erano mai state viste” sono ampiamente note a chiunque sia interessato al film – anche ai lettori italiani, che le hanno potute leggere nell’edizione Sonzogno del romanzo, con traduzione di Pierluigi Cecioni – quindi da una “Director’s Cut” per il 25° anniversario del film era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Magari potevano aggiungere quelle scene che Simonson deve aver visto nel dicembre 1978, visto che poi le ha disegnate: per esempio l’alieno “in scatola” e Ripley che, presa da disperazione perché non riesce ad annullare l’autodistruzione della Nostromo, spara al computer di bordo. Forse le vedremo in occasione del 50° anniversario…

(Continua)


Fonti:

  • James H. Burns, Bob Balaban, da “Starlog” n. 44 (marzo 1981)
  • Mark Patrick Carducci, Ridley Scott, da “Cinefantastique” volume 9 numero 1 (autunno 1979)
  • David Kamp e Lawrence Levi, The Film Snob’s Dictionary. An essential lexicon of filmological knowledge (2006)
  • Restoring “Legend”, an interview with DVD producer Charles de Lauzirika, da “Film Score Monthly”, volume 7 numero 4 (maggio 2002)
  • Tom Shone, Blockbuster: How Hollywood learned to stop worrying and love the summer (2004)
  • Anthony Timpone, Terry Rawlings: Cutting Fantasy Films, da “Starlog” n. 103 (febbraio 1986)
  • Bryan Young, Interview: Walt Simonson, dal sito BigShinyRobot.com, 9 novembre 2012

L.

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3 pensieri su “La Storia di Alien 12. Montaggio

  1. Molto interessante! Rimane il mistero di 80 minuti di materiale di cui conosciamo solo alcuni contenuti! Comunque lavorare al montaggio a fianco di Scott deve essere stato un incubo!

    Piano piano recupero anche le altre puntate di questa saga che ancora non sono riuscito a leggere…

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