[2019-12] Alien vs Predator: Thicker Than Blood

Cover di Chun Lo

L’11 dicembre 2019 è finalmente giunto e, come promesso, la Dark Horse Comics – archiviata la saga AVP di Brian Wood – presenta il primo numero di Alien vs Predator: Thicker Than Blood, disponibile su Amazon a circa 3 euro.

Lo sceneggiatore è Jeremy Barlow, editor della casa dal 2003 e scrittore da almeno il 2008: chissà se è stato chiamato di corsa a riempire lo spazio lasciato vuoto da Wood.
Ai disegni c’è il canadese Doug Wheatly, esordiente alla Dark Horse.

La USSC Double Down disegnata da Doug Wheatly

Aggiorniamo l’Enciclopedia delle Astronavi con la USSC Double Down, nave di lusso con 112 passeggeri e 16 membri dell’equipaggio.
Conosciamo il giovane Tyler, bambino appassionato delle avventure animate di Chase Mercury e considerato un idiota dall’io narrante: Tyler è un sintetico (anche se il termine utilizzato è android) quindi non diventerà mai adulto.

Un sintetico cine-dipendente

Ha il compito di proteggere sua “sorella”, Maria – lei sì umana – da un pericolo non meglio identificato che è salito a bordo: scopriamo subito che il “clandestino” è un Predator, con tanto di frusta laser! Una ghiotta evoluzione dalla storica frusta che ha fatto battere il cuore di noi fan in Alien vs Predator 2: Requiem (2007).

La frusta laser la voglio!

L’ingordigia ha spinto il padre di Maria a cambiare la rotta della nave per attraversare un sistema non mappato: a quanto pare le informazioni cartografiche gli avrebbero fatto guadagnare una bella cifra. Il problema è che il sistema è abitato da esseri poco socievoli, che sono saliti a bordo e hanno cominciato a massacrare tutto ciò che si muoveva.
L’unica speranza di Maria, protetta dal fratello sintetico Tyler, è di salire a bordo della navetta aliena per abbandonare Double Down: in fondo… cosa mai potrebbe esserci a bordo di più pericoloso dei Predator?

Ai pericoli non c’è mai fine

Con uno di quegli inizi che avrebbero fatto infuriare la Misery di Stephen King, nel secondo numero vediamo Maria e il fratello sintetico Tyler accedere alla nave dei Predator: lo xenomorfo che alla fine del primo numero ci è stato mostrato davanti alla porta… semplicemente non c’è più. Era un trucco per fare il cliffhanger. In compenso però i due ragazzi scovano l’armeria dei cacciatori stellari, e mostrare i “giocattoli” dei Predator è sempre una bella trovata.

La felicità di ogni bambino!

Poi scoprono lo xenomorfo che ci mancava, legato e incaprettato, in piena fase di tortura per mano di un Predator con un occhio solo: quindi da onorevoli guerrieri ora gli Yautja sono diventati biechi aguzzini?

Il Predator torturatore da un occhio solo

La saga compie il suo primo grave errore: si rifà alla grafica di The Predator (2018) che è sempre una pessima idea. Così la nave ha lo stesso design fighetto e inutile del film di Shane Black: spero di cuore sia l’unica concessione al pessimo film.

Quando il film è sbagliato, lo è anche il design da interni

Intanto scopriamo che i Predator sono pessimi cacciatori: direi più dei bulli spaziali. Infatti piace loro vincere facile ad aggredire e uccidere i civili umani, che sono piccoli e impreparati, mentre appena si libera uno xenomorfo e comincia a reagire… gli Yautja cominciano a cadere come mosche. Da onorevoli guerrieri, si ritrovano ridotti a carne in scatola spaziale.

Bella la frusta elettrica, eh? Però servirebbe che la usasse un guerriero, non un pappamolla

Mentre Maria e Tyler trascinano un cadavere di Predator perché serve la sua mano per far partire la nave, l’alieno non si sa perché dopo ogni uccisione esulti agitando in aria il suo “trofeo”: quindi da bestia mossa da puro istinto… ora l’Alien diventa Predator?

Quando l’Alien diventa Predator

Ormai non è una sorpresa, che già al secondo numero le saghe Dark Horse cadono come un sacco di patate. Belli i disegni di Doug Wheatly ma speriamo che il terzo numero sappia rimediare ai vari scivoloni di questo secondo.

Chiudo con la cover gallery:

L.

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13 pensieri su “[2019-12] Alien vs Predator: Thicker Than Blood

  1. I disegni hanno un qualcosa degli anni ’90, il tratto mi ricorda Mark Schultz in Xenozoic più che in Apocalypse. Umani e androidi non mi piacciono in tutta sincerità, mentre il Predator è bellissimo!
    Sulla storia… continuerò ad essere speranzoso ad ogni nuovo titolo dell’universo alieno, sono un irriducibile 😛

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  2. Essere cauto con le aspettative in questi casi è d’obbligo (un’intera annata appena trascorsa sta a dimostrarlo)… se il secondo sarà di livello almeno pari al primo, allora può essere che ricominci a sperare pure io 😉

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