La Storia di Alien 9. Il cast (2)


9.
Il cast (2)
Veronica Cartwright

Continua la scelta del cast, un alto numero di attori viene vagliato e tanti sono i nomi presi in considerazione: in Rete girano tante liste, che però non è possibile confermare. Di sicuro i volti adatti ai ruoli ci sono ma fra attori che poi rifiutano e problemi di budget che non consentono nomi troppo famosi, il lavoro non è facile. Uno dei volti noti è un’attrice che viene proprio dall’horror, suo malgrado: Veronica Cartwright.

I magnifici sette nello spazio (cit.)


Prime anticipazioni sul film

Primi mesi del 1979, la 20th Century Fox fra alti e bassi sta riuscendo a non far trapelare nulla della trama di Alien e i giornalisti di settore stanno impazzendo. Quando Barbara Lewis della giovane rivista specialistica “Starlog” si siede davanti all’attrice Veronica Cartwright, preme per qualche ghiotta anticipazione. «Si svolge circa cento anni nel futuro», esordisce la donna. Difficile sia una sua opinione, molto più facile sia un’informazione che girava fra gli addetti ai lavori: come la dobbiamo considerare? Merita un’apertura una piccola parentesi sulla cronologia aliena, che va introdotta da una precisazione: non esiste una cronologia aliena.

Come spesso accade, nasce tutto dai fan ma poi lo si dimentica e sembrano informazioni ufficiali. Un giorno qualcuno ha creduto di leggere in un documento di Burke citato in Aliens (1986) la data 2179: è un’idea senza alcun fondamento, visto che nello stesso film, nelle note biografiche dei personaggi proiettati sullo schermo dietro Ripley, sembra di scorgere tutt’altra data, così come si vedrà nella foto di Amanda Ripley nell’edizione estesa, ma non importa. È nata la cronologia aliena. Da quella ipotesi totalmente aleatoria sono iniziati i calcoli matematici: le vicende di Alien si svolgono dichiaratamente 57 anni prima del secondo film, quindi l’incidente della Nostromo risale – calcolatrice alla mano – al 2122. Se, come detto sopra, durante la lavorazione del primo film girava la notizia che si svolgesse cent’anni nel futuro, saremmo nel 2079 (1979 + 100): un’indiscrezione da “fonte ufficiale” vale di più delle ipotesi dei fan, eppure questa data non ha attecchito.

Tutto questo può sembrare “roba da fan” di poco conto, ma quando Ridley Scott ambienta le vicende del suo Prometheus (2012) dichiaratamente nel 2093, specificando che è una vicenda che si svolge prima di quella di Alien, che all’epoca invece si diceva ambientato nel 2079, ecco che le fonti ufficiali si sottomettono ai calcoli dei fan: l’idea non ufficiale di un qualche fan si è trasformata in Canone, dimostrando quanto poco valga questa parola, nell’universo alieno più che mai.

«Siamo dei camionisti nello spazio che viaggiano per il sistema solare su questa nave malmessa, facendo consegne tra pianeti. […] Siamo di ritorno sulla Terra quando riceviamo una trasmissione che ci manda fuori rotta. […] Raggiungiamo la fonte del segnale e questo strano organismo in qualche modo si attacca all’ufficiale della nave, interpretato da John Hurt. Lo riportiamo indietro, a bordo, e questo organismo diventa l’alieno.»

Ho tagliato molti parti del discorso ma in pratica la Cartwright fa molto di più che rivelare qualche aspetto della trama, ma in fondo l’intervista di “Starlog” esce nel maggio del 1979, con il film che sta per arrivare nelle sale americane, e probabilmente sono informazioni già note al pubblico, non foss’altro che dal trailer.

«Quando ho letto la storia la prima volta, ho pensato fosse bizzarra, assurda. Ne ho parlato con il regista Ridley Scott per tre o quattro ore. Lui ne era affascinato. Ha fatto ogni tipo di ricerca sul tipo di creatura che poteva essere. Alla fine pensai: “Ah-ah, come no”, e poi però mi ha terrorizzata, perché mi ha fatto pensare che quella creatura potesse essere possibile.»

L’attrice spiega più volte quanto sia rimasta spaventata sul set, e queste dichiarazioni valgono doppio… visto il suo passato.

La piccola Veronica Cartwright in braccio a Rod Taylor ne Gli uccelli (1963)


Ancora terrore dallo spazio

Britannica di nascita ma californiana d’adozione, nata nel 1949 come Sigourney Weaver, già compiuti dieci anni la Cartwright inizia la carriera d’attrice – a 12 anni si ritrova sul set con Alfred Hitchcock ad ascoltare da lui barzellette sporche! – e, come spesso accade ai talenti troppo giovani, con l’aumentare dell’età diminuiscono le offerte di lavoro, malgrado abbia addirittura vinto un Emmy Award nel 1964. Per i successivi dieci anni lavora molto in TV ma in piccoli ruoli, finché arriva la grande occasione: Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978), remake del culto del 1956. Un altro film in cui la produzione ha mantenuto il segreto fino all’uscita in sala… soprattutto riguardo la celeberrima e terribile scena finale.

«Il copione non prevedeva quella scena finale. Non sapevamo nulla fino all’ultima settimana di riprese. Solamente alcuni momenti prima di girare [il regista] Phil Kaufman mi disse una cosa e a Donald disse un’altra. Il risultato fu proprio come Phil aveva pianificato. Don sembra confuso quando io non mi mostro sorpresa: ha recitato come se si aspettasse che io lo fossi. Solo lui era sorpreso.»

Veronica Cartwright in una delle scene più iconiche del cinema di fantascienza

A Tom Weaver di “Starlog” (ottobre 2007) l’attrice racconta di un’esperienza idilliaca, sul set di Philip Kaufman, con la compagnia di attori come Donald Sutherland e Jeff Goldblum, tutti squisiti. Il regista ascoltava gli attori e tutti si divertivano… l’esatto contrario del set di Alien, dove Scott rimane trincerato dietro la macchina da presa, sempre a distanza dagli attori («era più interessato ai particolari visibili sulla scrivania di Ian Holm», dirà di lui la Cartwright nel 1999), e le riprese in spazi claustrofobici durano molto di più dell’effettiva scena davanti all’obiettivo.

«Camminavi attraverso una stanza e ti trovavi nella plancia, poi c’era un corridoio che portava alla sala dove si mangiava, e da lì al reparto medico, e via dicendo. Ogni singola stanza era connessa, così per andare da qualche parte non potevi semplicemente presentarti in quel set: dovevi per forza attraversare tutte le stanze.»

La convivenza forzata all’interno di uno spazio claustrofobico non è piacevole, e cominciare la lavorazione con un “sassolino nella scarpa” non aiuta di certo la situazione.
Raccontando quei giorni nel documentario The Beast Within (2003), Cartwright specifica che sin dall’inizio doveva essere suo il ruolo di Ripley, per il quale aveva fatto e superato il provino.

«Mi presentai per il provino a Los Angeles e incontrai i responsabili del casting. All’inizio provai la parte di Ripley, poi mi richiamarono e anche lì provai la parte di Ripley, davanti a Ridley Scott. Poi andai in Inghilterra. Ero lì in vacanza, così prima di ripartire parlai con il mio agente e gli chiesi: “Hanno finito i provini per Alien? Meglio che mi ripresenti, o comunque che li informi che sono qui”. Così mi ripresentai e feci un altro provino: quando tornai a casa scoprii di essere stata scelta. Quindi andai in Inghilterra convinta di fare Ripley: nessuno mi disse che avrei dovuto interpretare Lambert.»

Veronica Cartwright nel documentario The Beast Within (2003)

Non è facile ricostruire i movimenti esatti dell’attrice, da questo suo racconto, ma è chiaro che nulla lasciasse pensare ad altro ruolo se non Ripley, finché alla prova costumi in Inghilterra le portano gli abiti di Lambert: il ruolo di Ripley nel frattempo è stato già assegnato.

«Ero in Inghilterra, chiamai il mio agente: “Ma io non interpreto Ripley?”. E lui: “Sì”, al che risposi “Qui dicono che devo interpretare Lambert: rileggo il copione e poi vedo”. Lo rilessi e mi infastidì molto che lei fosse sempre così piagnucolosa [weepy], ma poi mi convinsero che avrei incarnato le paure del pubblico, che nel personaggio si rispecchiavano le sensazioni degli spettatori.»

Qualche anno prima, raccontando la stessa identica storia a David Hughes di “Femme Fatales” (giugno 1999), aggiunge un particolare che nel documentario Fox del 2003 si vede bene dallo specificare, o forse l’ha fatto ma nel montaggio è stato tagliato. Quando infatti il giornalista le chiede quale pensa sia il motivo dello scambio del personaggio, malgrado avesse superato il provino nei panni di Ripley, l’attrice non nasconde una punta di veleno.

«Sono state prese un sacco di decisioni politiche, durante la lavorazione di quel film. Era il primo lavoro di Sigourney ma suo padre era un pezzo grosso e lei ha goduto di molti favori.»

Non stupisce che malgrado il cast passi insieme anche il tempo fuori dal set («Andavamo a cena insieme, al pub, chiacchieravamo, tutti e sette. Fu un’esperienza interessante, che ci aiutò a sviluppare i vari personaggi», racconta l’attrice nel 2003) tra Veronica e Sigourney il rapporto non sembra per nulla idilliaco: lo dimostra il momento in cui Lambert deve prendere a schiaffi Ripley.

La tensione davanti all’obiettivo è la stessa che c’è dietro

Ripley è l’unica dell’equipaggio a comportarsi secondo le regole: non si entra nella nave con un organismo alieno senza prima saperne di più sulla sua natura, altrimenti la vita di tutti è messa in pericolo. Lambert è molto più emotiva e reagisce male al tentativo di Ripley di tenerli fuori. La scena è tesissima e sebbene alla fine verrà tagliata nell’edizione cinematografica è presente nel copione sin dall’inizio, il che è strano: Walter Hill non ne era convinto, eppure la scena è rimasta quasi fino alla fine, venendo girata.

Il problema è che Sigourney non sembra disposta a prendersi in faccia un sonoro ceffone da Veronica. Nel citato documentario vengono mostrati i vari ciak della sequenza e sono uno spasso: Lambert parte con uno schiaffetto nervoso e Ripley, che troneggia su di lei in altezza e determinazione, la scansa come fosse una mosca.

«Ogni volta che cercavo di colpirla lei mi schivava. Ridley si avvicinò e mi disse: “Questa volta vedi di prenderla”, e io pensai “che cosa devo fare?” Cercai di darle una sberla, lei mi schivò, riprovai e questa volta la presi. La presi in pieno. Non volevo farle male, ma la presi in pieno. Scoppiò a piangere e questo la fece infuriare. Disse che Ripley non avrebbe mai pianto. Non era entusiasta di quella scena e diceva che non era necessaria, ma credo che per Ridley lo fosse.»

Sicuramente è stato un incidente… ma il sorriso dell’attrice nel 2003 tradisce una certa soddisfazione.

Il sorriso della donna che schiaffeggiò Ripley


Lo stupro mancato

Un’altra scena chiave della partecipazione di Veronica Cartwright al film è quella più controversa: al contrario della precedente, infatti, non è stata mai girata.

Nel 1984 l’attrice rivela a Robert Greenberger di “Starlog” un particolare che dubito sia stato notato da altri, visto che a parte le parole di Veronica nessuno ha più ripreso l’argomento: il suo personaggio… non muore. Nel momento decisivo, semplicemente Lambert scompare.

«Ricordate quando Yaphet Kotto viene ucciso? Era previsto che io sgattaiolassi lungo la parete e mi andassi ad infilare in uno sgabuzzino: lo stesso in cui prima c’era il gatto. L’alieno doveva rintracciarmi grazie ai suoi sensi ed io… morivo di paura [I die of fright]. Be’, questo è quanto mi hanno detto, ma subito dopo mi ritrovavo appesa ad un gancio da macellaio. Tutto ciò che mi viene in mente è che sono stata violentata dall’alieno.»

L’attrice racconta di essersi stupita nel vedere il film al cinema, rendendosi conto di un montaggio che rendeva le scene completamente diverse da come le aveva capite lei, stando sul set. Ma la sua scena non è stata vittima di un semplice montaggio particolare: semplicemente… quella lì non è Lambert.

«Quelle erano le gambe di Harry Dean Stanton. Se guardate il film, lui indossava scarpe da tennis e pantaloni blu. Io invece indossavo pantaloni bianchi e stivali da cowboy. Quando ho visto il film al cinema, sono rimasta molto sorpresa.»

Nella scena c’è Lambert… ma le gambe sono di Brett

Nel 2003, al momento di partecipare all’audio-commento del film – contenuto nel cofanetto “Alien Quadrilogy” – Veronica racconta di nuovo la particolarità della scena.

«Queste sono le gambe di Harry Dean, perché io porto pantaloni bianchi e stivali da cowboy per tutto il film. Ma quello è preso dalla scena dove l’alieno viene giù in quella specie di magazzino: hanno manipolato l’immagine per non farla sembrare blu, ma quella non è neanche la grata che sta sul pavimento.

«Ricordo che la prima volta che lo vidi al cinema, alla fine ovviamente i giornalisti mi chiesero: “Com’è stato?” Io risposi: “Non saprei, perché non lo chiedete ad Harry?” Ero arrabbiatissima. Cioè, anni dopo funziona, quindi va bene, ma avrebbero potuto avvisarmi.

Ma ecco, la scena della morte non venne mai completata. Quello che dovevo fare era strisciare via e praticamente morivo di paura in uno sgabuzzino, e doveva essere lo stesso in cui si era riparato Jones. Ma quella scena non venne mai girata. E chiedevo quando avremmo finito la scena, perché passarono subito a girare qualcos’altro.»

Un particolare della scena di Brett “impiantato” nella scena di Lambert

Malgrado ogni singolo aspetto grafico e tematico di Alien parli di sessualità deviata, non sembra fosse previsto alcuno “stupro di Lambert”, e alla fin fine il suo personaggio esce di scena velocemente come la maggior parte degli altri, né più né meno: chissà se originariamente invece era prevista una scena giudicata magari troppo “forte” e volutamente mai girata.


Mai dire mai

Già mentre sono in corso le riprese di Alien l’attrice riceve la proposta di partecipare ad una «commedia di fantascienza» (non è chiaro quale fosse) che però ha prontamente rifiutato, così come ha subito messo in chiaro che  non sarebbe stata disponibile per il seguito di Terrore dallo spazio profondo, quando ancora se ne parlava. («C’erano voci che ne volevano fare uno, ma non credo nei seguiti: non sono mai buoni come l’originale».) Dopo Alien la sua dichiarazione è lapidaria: basta fantascienza. E la motivazione è quella della maggior parte degli attori fino agli anni Novanta inoltrati: c’è rischio di fossilizzarsi nel genere e nei personaggi.

Come molti che la pensavano come lei, l’attrice ha in seguito ampiamente infranto questa promessa, e così alla citata rivista “Femme Fatales” nel giugno 1999 le parole di Veronica Cartwright sono parecchio diverse: «Sono una regina del fantastico!» [I’m a sci-fi queen!] Il giornalista infatti fa notare che l’attrice ha partecipato a Nightmares. Incubi (1983), Navigator (1986), ed è stata la “quarta strega” de Le streghe di Eastwick (1987, voluta caldamente da Jack Nicholson!), mentre in tempi più recenti è stata in Candyman 2 (1995) e soprattutto ha partecipato – ricevendo una nomination all’Emmy Award – alla fortunata serie TV “X-Files”, di cui si è detta grande estimatrice dopo averla conosciuta in occasione dell’ingaggio.

Veronica Cartwright nel ruolo ricorrente di Cassandra Spender

Quando Tom Weaver la intervista per “Starlog” (ottobre 2007) le fa notare tutto questo, visto poi che proprio alla stessa rivista decenni prima aveva giurato di non fare più film di fantascienza o horror, e l’attrice scoppia a ridere:

«Davvero l’ho detto? Be’, ho mentito

(Continua)


Fonti:

  • The Beast Within: The Making of “Alien” (2003), videodocumentario scritto e diretto da Charles de Lauzirika per la 20th Century Fox Home Entertainment e distribuito all’interno del cofanetto DVD “Alien Quadrilogy”.
  • Robert Greenberger, Veronica Cartwrightis Betty Grissom, da “Starlog Magazine” numero 81 (aprile 1984)
  • David Hughes, Veronica’s Closet, da “Femme Fatales”, volume 7 numero 17 (18 giugno 1999)
  • Barbara Lewis, Veronica Cartwright’s Alien Encounters, da “Starlog Magazine” numero 22 (maggio 1979)
  • Tom Weaver, Veronica Cartwright: The Voice of Reason, da “Starlog Magazine” numero 359 (ottobre 2007)

L.

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