[2019-10] Alien: Prototype

Il 29 ottobre 2019 la Titan Books presenta l’attesa (almeno da me) nuova avventura aliena in forma di romanzo, all’interno di un’iniziativa che da quest’anno sta creando un nuovo universo narrativo parallelo a quello cinematografico, ormai ampiamente distrutto.
Apparso il giorno stesso sul mio lettore eBook grazie alla prenotazione Amazon, ecco Alien: Prototype di Tim Waggoner.

Tutto è iniziato nell’ottobre 2014 con il videogioco Alien: Isolation della SEGA, scritto da quel Dan Abnett che è uno degli autori transmediali più in gamba del panorama attuale. Il successo di un gioco che è blandamente legato alla saga cinematografica rende chiaro che si possono raggiungere quei “giovani” che dei film di Alien se ne infischiano, e la Dark Horse incarica Brian Wood di continuare la storia del gioco a fumetti: il problema però è che non ottiene i diritti di sfruttamento del personaggio di Amanda Ripley quindi deve rimaneggiare un po’ le cose, ma il risultato è Aliens: Defiance (2016): il connubio di grafica ispirata al gioco, atmosfere cupissime ispirate al film del 1979 e Colonial Marines tratti dal film del 1986 fanno raggiungere un buon obiettivo.

Dal 2019 la casa ottiene i diritti di Amanda Ripley ed inizia una serie a fumetti in cui, insieme alla Zula Hendricks di Defiance, si raccontano storie deliranti totalmente sconclusionate e senza alcun senso logico: Brian Wood inizia a distruggere trent’anni di fumetti alieni.
Mentre l’autore viene cacciato a pedate (purtroppo per i motivi sbagliati), la Titan Books inizia a tirare i fili di un universo già confusionario, e sforna il romanzo-capolavoro Alien: Isolation (luglio 2019): all’apparenza una novelization del videogioco, ma in realtà uno studio appassionante sul personaggio di Amanda Ripley.

Subito dopo tocca ad un romanzo che faccia lo stesso con Zula, così poi da partire con nuove avventure delle due eroine… ma Alien: Protoype fallisce miseramente: è una semplice avventuretta banalissima e noiosetta in cui, fra mille personaggi, c’è anche Zula ma a fare da tappezzeria. Una grande occasione mancata…


Indice:


L’autore

Tim Waggoner è specializzato in dark fantasy, horror e tie-ins, come per esempio Supernatural, Kingsman e Resident Evil. Insegna scrittura creativa e composizione al Sinclair College di Dayton (Ohio).

L’unico suo romanzo noto in lingua italiana è Resident Evil: il male avrà fine (Multiplayer.it 2017).


La trama ufficiale

La Venture, diretta concorrente della Weyland-Yutani, è una casa disposta ad accettare qualsiasi rischio per vincere la competizione. Quando una propria spia industriale “acquisisce” un bizzarro uovo da un vascello abbandonato e glielo porta, la Venture rischia di mettere a repentaglio la sicurezza di Jericho 3.
Sebbene ignari del pericolo, gli scienziati capiscono il valore della refurtiva, ma è necessaria una cavia umana… ed arriva Zula Hendricks.
Membro della sicurezza di Jericho 3, la Colonial Marine Zula Hendricks è stata addestrata ad affrontare qualsiasi tipo di minaccia, ma nulla l’ha preparata all’orrore che le si mostra davanti: una creatura come mai ne ha incontrate. Capace, se nessuno la fermerà, di distruggere ogni forma umana sul pianeta.


La premessa

Quando Tamar Prather uccide il collega Juan Verela con un colpo di pistola Fournier 350 («uno dei modelli migliori della Venture») sta in realtà facendo bene il suo lavoro. Tamar è specializzata nella “libera acquisizione di informazioni”, cioè è una spia industriale. In un universo senza più Stati ma solo compagnie multinazionali, Tamar si è infiltrata tra i pirati per poter sbirciare a bordo delle navi di compagnie avversarie che volta per volta vengono assalite.

Dopo 17 mesi a bordo del vascello pirata Manticore, con risultati prossimi allo zero, finalmente Tamar capisce di aver messo le mani su qualcosa di grosso. Abbordata la Proximo e massacrato l’equipaggio, mentre i pirati sono intenti alle loro attività Tamar ha trovato qualcosa che merita di essere portato ai propri datori di lavoro. E se nel farlo dovrà far fuori i pirati con cui ha passato gli ultimi mesi, non ci sono particolari problemi.
Tamar è una spia impermeabile a qualsiasi alleanza o rapporto umano: è fedele solo a chi la paga di più, e solamente finché la paga. Quando attera con il bottino su Jericho 3, non stupisce che non goda della stima di Aleta Fuentes, amministratrice capo della struttura V-22, la colonia umana che i locali chiamano La Loggia [The Lodge].

Aleta ha un grave carico di responsabilità sulle spalle. Se la sua costosa colonia di ricerca e sviluppo non otterrà risultati che prometteranno grandi profitti alla Venture Corporation – la multinazionale concorrente della Weyland-Yutani – tutto verrà smantellato e il personale riassegnato, nel migliore dei casi: più facile che i dirigenti finiscano licenziati. Aleta ha bisogno di qualcosa che colpisca l’attenzione degli amministratori della Venture, e forse il bottino della spregevole Tamar potrebbe essere arrivato giusto in tempo.
Ciò che ha riportato Tamar viene analizzato dal dottor Millard Gagnon con l’aiuto di Brigette, sintetica della Venture nata per usi sessuali e poi riconvertita ad aiutante di laboratorio: un uovo alieno vivo e vegeto, pronto a colpire la sua vittima. «Ho sentito che li chiamano xenomorfi», dice Tamar, mentre il dottor Gagnon battezza l’uovo “ovomorfo” [ovomorph].

Con grande velocità l’intuitivo dottore capisce il ciclo vitale alieno, praticamente “a vista”, e dà un’idea all’amministratrice Aleta: una cavia umana darebbe risultati incredibili, che la Venture prenderebbe in altissima considerazione. Magari un dipendente sacrificabile che avesse già firmato una liberatoria totale alla Venture. Per esempio Hassan Bagrov, tecnico del reparto termico che vive da cinque anni alla base e ha iscritto il proprio nome nell’elenco delle “cavie umane” volontarie: più volte si è prestato a provare alcuni prodotti farmaceutici della Venture… ma non sa che stavolta l’esperimento a cui gli viene chiesto di sottoporsi è decisamente più “invasivo”.

Non nascondo profonda delusione nello scoprire che la trama prosegue in modo drammaticamente banale. Il dottor Gagnon fa l’esperimento con la vittima umana, esce il chestbuster in una stanza sigillata per il contenimento di minacce biologiche… e fugge dal condotto d’aria! Ma che stanza sigillata è, se ha una via d’uscita del genere? Possibile che l’autore non sia riuscito ad inventarsi altro che ’sta roba deludentissima?

La spia Tamar intanto è rimasta nella base perché vuol essere sicura di essere pagata, mascherando la sua identità con lo pseudonimo Valerie Shaw: sarà una citazione della dottoressa Shaw di Prometheus (2012)? Giocando a poker con le guardie Paolo, Oralia e Saul scopre che una certa Opal Morgan, tecnica che fa l’inventario, è stata ritrovata morta insieme a un suo collega, comincia a sospettare che quelle storie sentire in giro sull’alieno siano vere.


Arriva Zula

«And what do you really do?» Tamar asked.
Zula looked at her for a moment before replying.
«I kill monsters.»

Un po’ brusco il modo con cui l’autore presenta la protagonista del romanzo, la Colonial Marine Zula Hendricks, se paragonato a come DeCandido ha presentato Amanda Ripley nel precedente romanzo. Entra in scena riassumendo velocemente in poche righe i dodici numeri del fumetto Aliens: Defiance di Wood – ma con infilata Amanda – semplicemente perché questo romanzo inizia dove finiva quel fumetto: per fortuna ricordavo la storia del personaggio, ma l’autore certo qualche parola in più poteva spenderla.

La troviamo a capo della Colony Protection Force di Jericho 3, una squadra di agenti di sicurezza di cui l’autore ci tiene a fornirci tutti i dati: Ronny Yoo, Miriam Castro (ispanica tosta), Virgil Townsend (ex boxer), Genevieve Parks (rossa alta) e Donnell Stockton (nero muscoloso). Purtroppo in questo tipo di narrativa fornire subito tutti i nomi dei personaggi è indice di scrittura pessima…
In attesa di capire meglio il tipo di scrittura, continuano a pioverci addosso nomi di personaggi assolutamente inutili, visto che non hanno alcuno spessore nella trama: li riporto solo per lasciarne traccia per future ricerche. Ecco dunque i colleghi di Zula: l’alta asiatica Masako Littlefield, l’irlandese Ray Ackerman, la bionda brasiliana Angela Cade, la brunetta Brenna Lister e il polinesiano Nicholas Hauata. A parte Ronny, protagonista di uno scambio di frasi della lunghezza di poche righe, nessuno dei personaggi fin qui citati ha alcun peso nella vicenda o anche solo dice qualcosa: è solo inutile carne da macello, come purtroppo succede spesso nei romanzi alieni poco ispirati.

Zula ha un amico “invisibile”, cioè quel sintetico Davis-1 che qui rimane solo Davis e soprattutto non ha più corpo: la sua intelligenza artificiale è stata trasferita nella Rete di Jericho 3 così da essere sempre vicino alla sua amica Zula. Se l’idea del sintetico trasformato in semplice “software” era già stata utilizzata con risultati decisamente migliori nel romanzo Alien: Out of Shadows (2014) di Tim Lebbon – dove Ash si salvava dalla distruzione della Nostromo “scaricandosi” nella Narcissus – la situazione di protagonista “guerriera” con intelligenza artificiale come amico su un pianeta lontano sembra ricalcare il romanzo Aliens vs Predator: Hunter’s Planet (1994) di David Bischoff, anche qui però con risultati più deludenti.
In pratica Zula è ritratta semplicemente con il suo agire, quasi come se fosse una comparsa nel romanzo che invece teoricamente dovrebbe vederla protagonista assoluta.

Non male per una ragazza cresciuta nel quartiere povero di uno dei peggiori quadranti della Terra.

Rifarsi al fumetto Resistance, dove per qualche vignetta ci viene mostrato il passato povero di Zula, è davvero troppo poco come approfondimento del personaggio, che in pratica è totalmente ignorato dall’autore: se prima di questo romanzo non si è letto il fumetto Defiance (2016), la protagonista risulterà assolutamente incomprensibile.


Il Necromorph

Per ragioni non chiare, lo xenomorfo nato dall’esperimento del dottor Gagnon è ammalato di necrosi (cellular necrosis) ed è altamente infettivo: per questo il dottore lo ribattezza Necromorph. Pustole e bolle gli ricoprono l’intero corpo e nei suoi attacchi sputa spore necrotiche che fanno molte più vittime delle sue zanne.
In più, queste specie di pustole rendono l’esoscheletro della creatura praticamente invincibile: per tutto il romanzo è inondato di colpi provenienti da pulse rifle, cioè armi potenti, che lo lasciano assolutamente indifferente…

Non bastassero queste invenzioni del tutto discutibili, l’autore pensa bene di rifarsi al film Alien: The Director’s Cut (2003) – probabilmente l’unica fonte aliena da lui consultata – e così questo Necromorph… depone uova. Da dove le prende? Come fa una creatura così “magra” a creare dal suo corpo uova enormi? Se questa domanda non se la sono posta gli autori di Alien, perché dovrebbe farsela Waggoner?
Quindi la nuova creatura va in giro a cercare il posto migliore dove deporre il suo uovo…

Una curiosità. Questo xenomorfo agita la coda in aria quando è eccitato per un’imminente attacco. Come un cane!


Varie ed eventuali

Il sintetico Davis può migrare da una parte all’altra perché malgrado il suo corpo sia stato distrutto è rimasta intatta la sua intelligenza artificiale (PAIA: Personal AI Assistant), stampata su un ident chip.

Altre creature robotiche sono i Multi-drone, «fra i robot più piccoli prodotti dalla Venture. Ricordano insetti meccanici e sono utilizzati in vari ambiti, principalmente per le pulizie». Nella storia vengono usati per l’addestramento delle guardie.

Infine, scopriamo che il prodotto di maggior successo della Venture è il nusteel (da new steel, “nuovo acciaio”), che però non è né resistente né duraturo come il ferrocrete della Weyland Yutani.


Commento finale

Dopo un inizio intrigante e appassionante, con l’entrata in scena della spia Tamar che aveva molte potenzialità, il romanzo si perde nel nulla: è una semplice avventuretta aliena senza alcun sapore.

Tutto crolla quando lo scienziato pazzo si lascia sfuggire come un idiota il chestbuster, ricopiando la scena del primo film: possibile che dopo quarant’anni non siano riusciti ad inventarsi un modo migliore per far partire la trama?
Il resto è una serie di azioni noiose, con secchiate di personaggi senza alcuno spessore che entrano ed escono senza neanche parlare, sparando quintali di proiettili ad una creatura immortale: diventa ben presto ridicolo questo xenomorfo impermeabile a qualsiasi tipo di arma. Ma cos’è, un Terminator?

Imbarazzante il sistema con cui l’autore evita di dover far scoprire ai personaggi la biologia aliena: i protagonisti sanno già tutto sugli xenomorfi perché ne parlano le storie dei viaggiatori spaziali. Ma quando mai? Siamo a poco più di quindici anni dalle vicende di Alien e NESSUNO sa degli xenomorfi, ad esclusione dei più alti dirigenti della Weyland-Yutani e di Zula nella missione di Defiance: quali storie mai potranno raccontare gli astronauti, se nessuno è mai sopravvissuto ad un alieno?

Possibile che questo nuovo universo alieno stia già crollando dopo neanche un anno di vita?

L.

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3 pensieri su “[2019-10] Alien: Prototype

    • Nel mio cuoricino di fan speravo che la Titan si fosse elevata a paladina narrativa ed avesse preso in mano le redini di questo nuovo universo, e probabilmente è anche così… ma certo la qualità è già crollata al secondo romanzo…

      "Mi piace"

  1. Pingback: Il meglio dei libri letti nel 2019 | nonquelmarlowe

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