La Storia di Alien 6. Chi ha scritto Alien? (2)


6.
Chi ha scritto Alien?

(parte seconda)

Secondo la WGA il copione originale di Dan O’Bannon del 1976 e quello definitivo utilizzato per girare Alien sono uguali al 70%: questa infatti la percentuale minima richiesta perché il sindacato decida di attribuire all’autore originale i crediti di sceneggiatore. Avendo letto (e tradotto per il blog) la sceneggiatura di Star Beast posso anche essere d’accordo con la valutazione della WGA, ma ciò che il sindacato ha dato prova di non aver capito – né l’ha capito O’Bannon, che per tutta la vita è andato in giro a dire di aver scritto lui il film – è che Alien è potuto uscire al cinema ed è stato il successo che è stato… solo perché Walter Hill e David Giler hanno tirato via almeno il 30% della roba impresentabile dal copione originale, trasformando un filmetto scopiazzone e dilettantesco pensato per Roger Corman (cioè per la serie Z) nel primo vero grande fanta-horror del cinema di serie A.

«Quello che non capii quando firmammo l’accordo con la Brandywine era perché Giler e Hill non volessero semplicemente produrre il film. Lo capii solo dopo la prima fase di riprese: quello che volevano era la mia sceneggiatura, volevano estromettermi e prendersi tutti i meriti per la sceneggiatura.»

Questa dichiarazione di O’Bannon nel documentario The Beast Within (2003) fa capire che tipo di considerazione ci fosse fra i membri del progetto, ma fa capire anche quanto Dan abbia sempre sovrastimato il proprio lavoro. Subito dopo questa dichiarazione, in video lo scrittore si lancia in una specie di parodia di Walter Hill che, durante uno dei loro primi incontri, disse chiaro e tondo che non sapeva nulla di fantascienza e anzi non gli piaceva. Davvero curioso, visto che se non fosse stato per lui Alan Ladd della Fox non avrebbe mai prodotto il film, ed oggi staremmo parlando solo di uno dei centinaia di prodotti di Corman, nel migliore dei casi. Ma la parodia continua e scopriamo che, sempre secondo Dan, Walter Hill in una riunione avrebbe affermato di odiare i nomi della sceneggiatura originale: limitarsi a cambiare i nomi dei personaggi era sufficiente per pretendere diritti autoriali sul film.

Ronald Shusett nello stesso documentario afferma che Hill e Giler fecero otto stesure del copione, a detta di tutti una peggiore dell’altra: chi siano questi “tutti” non ci è dato sapere. O’Bannon invece segue una linea diversa, lasciando intuire che stessero tutti agendo alle sue spalle:

«Un giorno, entrando nell’ufficio di Gordon Carroll [della Brandywine], vidi una sceneggiatura, la presi e lessi “Alien di Walter Hill”. Allora dissi: “Gordon, che roba è?” Gordon mi guardò imbarazzato e disse: “Non avresti dovuto vederla”.»

A dare un’altra versione dei fatti arriva David Giler, che afferma:

«Riscrivemmo tutta la sceneggiatura: i dialoghi, i personaggi, l’idea dei camionisti dello spazio, tutta la parte con il robot, Ian Holm, fu tutto opera nostra. Con una storia come quella, già vista e rivista, devi fare qualcosa di speciale per ottenere qualcosa di speciale: era uno dei nostri punti fermi con la Fox e alla fine anche loro capirono che, pur essendo un film a basso costo, andava trattato come uno ad alto budget.»

La propensione di O’Bannon di minacciare per avvocati ha spinto sin da subito Walter Hill a limitare al minimo le sue dichiarazioni, visto che non valeva la pena impelagarsi in questioni spinose con una carriera in piena ascesa, in tutt’altro genere di film. Comunque è pur vero che dopo il 1979 raramente qualche giornalista è riuscito ad ottenere più di qualche monosillabo in generale dal regista, figuriamoci sulla questione Alien.

Nell’autunno del 1979 la rivista specialistica “Cinefantastique” presenta un enorme speciale dedicato interamente ad ogni singolo aspetto del film, quindi il giornalista Mark Patrick Carducci si siede con Walter Hill e riceve informazioni irripetibili, a meno di non ritrovarsi in casa gli avvocati di O’Bannon: il giornalista quindi può solo giocare “per sottrazione” ed usare frasi come «la terribile creatura è tutto frutto della fantasia (o della memoria) di Dan O’Bannon». Un modo sottile per parlare di scopiazzamenti.

Per tutta l’intervista è forte la sensazione che le parole “frizzanti” del giornalista siano frutto di una conversazione con Hill che non può essere ripetuta per intero, ma quel poco che viene citato tra virgolette è più che abbastanza per darci un’idea della situazione.

«Abbiamo visto Dark Star per cui O’Bannon sembra prendersi un sacco di crediti, sebbene non l’abbia diretto lui. Disse che l’aveva scritto, ne aveva curato gli effetti speciali e, quando il regista non guardava, aveva fatto la maggior parte della regia. Non mi è mai capitato un film – buono, brutto o anonimo che sia – che il regista non abbia diretto! Abbiamo permesso ad O’Bannon di far parte della produzione a Londra come condizione per acquisire la sua sceneggiatura. Ha sempre ripetuto di essere interessato a fare il consulente visivo [visual consultant] così abbiamo pensato a qualche credito da dargli, visto che in realtà non era membro di alcuna associazione.»

Dunque all’inizio del 1977 viene stilato un accordo: la Brandywine acquista la sceneggiatura e Hill e Giler cominciano a lavorarci, mentre O’Bannon oltre al pagamento riceve la possibilità di partecipare alla produzione del film, in un ruolo però che non abbia nulla a che vedere con la sceneggiatura. «Abbiamo chiesto ad O’Bannon di non scrivere più nulla, di stare lontano da penne e matite. Non sembrò dispiacergliene [He didn’t seem to mind].» La versione di Hill combacia con due elementi che curiosamente non vengono mai presentati nelle ricostruzioni del film:

  1. Nelle interviste, Dan O’Bannon non discuterà mai della sceneggiatura di Alien, visto che la maggior parte degli elementi importanti del film gli sono estranei;
  2. Nelle interviste dell’epoca O’Bannon è molto più interessato agli aspetti tecnici, che a quelli autoriali.

Dan ha un gusto fermo agli anni Cinquanta, come dimostrano tutte le fonti principali da cui ha attinto per la sceneggiatura, anni in cui esplode una tecnica che Ray Harryhausen ha appreso dal suo maestro Willis O’Brien: una tecnica chiamata stop motion. Ecco quello che O’Bannon racconta a “Starburst” nel 1980:

«Conosco molto bene quel processo [lo stop motion], sebbene non l’abbia mai attuato in prima persona. Ora ad Hollywood non piace, dicono che non sembra realistico e la gente non paga per vederlo. Quello di cui non si rendono conto è che alla gente non importa: ciò che per loro conta è che il personaggio o la cosa sia animata. Ne Il re dell’Africa [1949], per esempio, lo scimmione aveva personalità e ti piaceva come fosse una persona.»

Già nel 1978 a “Cinefantastique” Dan affermava che «Ogni passo che si fa lontano dall’animazione in stop motion è un passo indietro», dando prova di essere molto più interessato agli effetti speciali che alla sceneggiatura: il fatto che nel resto della sua vita non citerà mai i personaggi, la nave e la vicenda del film la dice lunga sul fatto che sa benissimo essere elementi non appartenenti al suo lavoro, malgrado si sia sempre autonominato “autore di Alien”. Che la stop motion avesse ancora qualche anno di vita lo dimostra il successo di film come Scontro di titani (1981), ma parliamo di una tecnica al tramonto, che andava usata con estrema parsimonia – come dimostra l’uso più che discreto de L’Impero colpisce ancora (1980) – perché in realtà negli anni Settanta era nato tutt’altro stile di cinema fantastico che O’Bannon non ha mai dato prova di aver colto.

In quei primi mesi del 1977 dunque Walter Hill – nelle pause della pre-produzione del suo Driver l’imprendibile – scrive e riscrive il copione di Alien utilizzando uno stile di sceneggiatura che sa avere molto effetto con i dirigenti della Fox, una narrazione asciutta, scattante e potente che O’Bannon stesso loderà. Grazie al citato numero speciale di “Cinefantastique” abbiamo tracce del primo copione di Hill, prima che David Giler lo aiutasse a liberarsi di un attacco di “citazionismo” da 2001

Interno. Cubicolo di Mother.

RIPLEY: Non stai facendo abbastanza, Mother. Il tuo lavoro è offrirci una scelta, e non ci stai offrendo un bel nulla.

MOTHER: Non ti senti bene. Faremmo meglio a metterti nell’autodoc per dei test.

Ripley prende un lungo cacciavite e comincia a svitare un pannello davanti a lei.

RIPLEY: Ho dei dubbi riguardo agli ordini di chi stai realmente ubbidendo. Quando dubiti di qualcosa, è un problema: ed ho già problemi a sufficienza.

Mother grida.
Mother blocca la porta dall’esterno.
Whoosh.
Espelle tutto l’ossigeno dalla stanza del computer.
Ripley ora è nel vuoto.
Lavora furiosamente con il cacciavite.
La pressione fuoriesce dal pannello.
La faccia della donna è gonfia, i suoi occhi si fanno sporgenti.
Il pannello viene via.
Lei si insinua dentro.
File e file di circuiti
Ripley inizia a scendere per un lungo corridoio.
Mother spegne le luci.
Spara elettrodi sulla donna.
Ripley inizia a correre.
Sempre senza ossigeno.
Procede schivando proiettili dai molti colori.
Arriva davanti ad una serie di cristalli.
Ognuno di loro contiene un fluido color ambra.
Lei alza il cacciavite.
Colpisce il primo cristallo.

MOTHER: Oh, questo non mi piace. Stronza. [You bitch]

Un altro colpo.

MOTHER: Oh… non farlo, tesoro. Non farlo.

Un altro colpo.

MOTHER: Oh. È orribile. Piccola troia. [You little cocksucker]

Fluido d’ambra zampilla fuori.
Ora il volto di Ripley è viola.
Un altro colpo al cristallo.

MOTHER: Oh. Ora basta. Ti prego.

Si sente un rumore secco provenire dalla porta esterna.
Il portello si apre.
L’ossigeno penetra dentro.

La ricostruzione di “Cinefantastique” non è filologica, ma a questo punto possiamo dire che già dalla metà del 1977 è nato il personaggio di Ripley. Nell’autunno successivo (stando alla stessa rivista) Hill e Giler cominciano a collaborare – fra un loro progetto e l’altro – e quest’ultimo trova il computer di bordo troppo uguale all’HAL9000 del film di Kubrick, sostituendolo con un personaggio che avoca a sé tutti gli scambi di battute già scritti: il sintetico Ash.

Ripley, distesa sulla scrivania, respira affannosamente.

RIPLEY: Dimmi perché.

MOTHER: È complicato. L’ambizione più alta della scienza è comprendere le leggi di natura. Mi è stato insegnato a seguire questa ambizione nella sua forma più pura. Abbiamo incontrato un organismo la cui perfezione strutturale è superata solo dalla sua ostilità… Il mio obiettivo era di osservare e studiare prima di distruggere.

RIPLEY: E poi?

MOTHER: Era chiaro che l’organismo sottostava alle leggi della selezione naturale. L’alieno è entrato in competizione con la civiltà che abitava questo pianeta… ed ora la pressione selettiva proviene da voi.

RIPLEY: Voglio chiarimenti sulla tua posizione.

MOTHER: Ho avuto l’onore di essere testimone di uno di quei rari momenti in cui l’evoluzione fa un passo in avanti. Due specie di successo si sono ritrovate in diretta competizione per le risorse e per la sopravvivenza. Nell’interesse della pura ricerca scientifica ho fatto un passo indietro in questa contesa.

RIPLEY: Non hai il diritto di farlo. Noi ti abbiamo costruito, fai parte dell’equipaggiamento di sopravvivenza: sei tenuta ad essere dalla nostra parte.

La donna si alza.

MOTHER: Sono fedele solo alla scoperta della verità. Una verità scientifica richiede bellezza, armonia e semplicità. Il problema tra voi e l’alieno produrrà una soluzione semplice ed elegante. Solo uno di voi sopravvivrà.

Mother rimarrà “personaggio di contorno”, un computer di bordo con quasi alcun peso nella vicenda: la consapevolezza che dimostra in queste prime stesure del copione passerà ad Ash.

Dan O’Bannon fa l’imitazione di Walter Hill che disprezza la fantascienza
dal documentario The Beast Within (2003), nel cofanetto DVD “Alien Quadrilogy”

Walter Hill continuerà ad affinare il copione ancora a film finito. «Quattro giorni dopo che ho finito le riprese de I guerrieri della notte [ultimi mesi del 1978] sono volato a Londra per lavorare ai dialoghi in post-produzione [di Alien].» Ecco perché la decisione della WGA di escludere sia Hill che Giler dai crediti di sceneggiatura ha fatto esplodere una situazione già tesa. Lo dimostra la dichiarazione di David Giler nel 1979 a Glenn Lovell, per lo stesso numero di “Cinefantastique”:

«O’Bannon è un tizio che sta cercando di fare il colpaccio: sta facendo di tutto per guadagnare il più possibile dal progetto. Posso capirlo, ma non ci è mai capitato di litigare e discutere così tanto per telefono come in questo progetto. Un paio d’anni fa gli abbiamo comprato il copione, e per me quella è stata la fine di ogni rapporto con lui.

È stato lì [sul set] per un po’: era nel contratto che potesse girare un po’ in giro durante la produzione. Ecco perché abbiamo potuto comprare il copione a prezzo così basso: l’abbiamo opzionato da lui per mille dollari [We optioned it from him for $ 1000]. In seguito ha voluto ogni credito possibile: quello di art director, di regista degli effetti speciali, un sacco di roba. Per fortuna le associazioni non permettono questo tipo di cose. Alla fine ha deciso per “visual design consultant“, qualsiasi cosa sia. Ma posso assicurarti che non ha cambiato una sola cosa mentre era sul set.

Quando sono arrivato in Inghilterra, O’Bannon se n’era già andato via per la vergogna. Era finito in un gran casino, avrebbe dovuto fare delle schermate di computer che poi alla fine altri hanno dovuto rifare.

Non posso rivelare ciò che è trapelato dalla WGA, non ora almeno: potremmo rimanere qui per tutto il giorno. Tutto ciò che posso dire è che si tratta di un processo totalmente e ridicolmente arbitrario. Non si può mai dire, con la WGA.

Alla fine, il soggetto dell’Alien di O’Bannon e quello del nostro è lo stesso. Praticamente lo stesso. Eppure sono diversi come il giorno e la notte. È qualcosa di sottile che la WGA non è equipaggiata per cogliere. Sebbene le trame siano praticamente le stesse, ciò che avviene ai personaggi è stato modificato drasticamente: ecco ciò che è stato alterato.»

La questione su chi abbia scritto Alien è chiara, ma il problema è che i veri sceneggiatori raramente sono stati chiamati a raccontare la loro storia – o la loro versione dei fatti – mentre in ogni singolo documentario c’è O’Bannon e/o Shusett che ripetono la loro versione degli eventi. Senza che nessuno noti che non stanno parlando della sceneggiatura del film, al massimo dello spunto iniziale. Non è la stessa cosa.

(Continua)


Fonti:

  • The Beast Within: The Making of “Alien” (2003), videodocumentario scritto e diretto da Charles de Lauzirika per la 20th Century Fox Home Entertainment e distribuito all’interno del cofanetto DVD “Alien Quadrilogy”.
  • Mark Patrick Carducci, Walter Hill, producer of Alien, da “Cinefantastique” volume 9 numero 1 (autunno 1979)
  • Phil Edwards e Derek Treharne, Dan O’Bannon: Alien Interview Part II, da “Starburst” numero 17 (gennaio 1980)
  • Jeffrey Frentzen e Tim Wohlgemuth, Alien, da “Cinefantastique” volume 7 numero 2 (estate 1978)
  • Glenn Lovell, David Giler, producer of Alien, da “Cinefantastique” volume 9 numero 1 (autunno 1979)

L.

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