[1993-07] Sigourney Weaver su “SNES Force” 1

Traduco questa intervista apparsa sulla rivista di videogiochi “SNES Force” n. 1 (luglio 1993).

Dopo una recensione positiva del videogioco legato all’uscita di Alien 3, che non ho tradotto, la rivista prosegue con un’ottima intervista a Sigourney Weaver: curioso come essendo stavolta co-produttrice, ha concesso quelle interviste che non ha mai fatto per i film alieni!

All’epoca l’attrice è più che convinta che questo sia il suo ultimo film della saga, da altre fonti sappiamo che l’accordo di “saltare” il terzo e tornare nel quarto film è stato modificato, così Sigourney accetta di apparire nel terzo ma solo per morire: nel quarto verrà qualcun altro. Al massimo, come propone Joss Whedon, si clona… Newt!

Da notare infine come a questa data si ipotizza che la Weaver possa essere co-produttrice del film Aliens vs Predator, di cui la Fox ha già una sceneggiatura pronta!


Last in Space
Sigourney Weaver talks…

di autore non indicato

da “SNES Magazine”
n. 1 (luglio 1993)

La protagonista della trilogia di Aliens
ha dei dubbi sull’apparire nel film finale

«Mi piace interpretare donne isolate dagli altri», racconta Sigourney Weaver. «Donne che sono distaccate dalla società. Non ho mai voluto interpretare mogli o madri: datemi ogni giorno il rulo di una psicotica o di una cattiva!»

Il suo ruolo più famoso è ovviamente quello dell’ufficiale Ellen Ripley, cacciatrice di alieni a tempo pieno. In quanto unica superstite dell’astronave Nostromo ha affrontato la mortale minaccia xenomorfa per l’ultima volta nel problematico Alien 3. Sebbene il pubblico non abbia risposto bene al canto del cigno di Sigourney, l’attrice 42enne sostiene che il film sia uscito fuori esattamente come sperava. «Abbiamo fatto tutti del nostro meglio», risponde scuotendo le spalle. «Ma la pressione era troppo forte per eguagliare il successo commerciale dei film precedenti.»

Stando a Sigourney, non c’è mai stato un momento in cui i “Signori di Alien” abbiano detto “Oh, facciamone un altro”. Invece è stato un processo molto lento e una lunga lotta perché il progetto partisse.

«Chiaramente dopo l’enorme successo di Aliens il pubblico ne voleva ancora, ma noi eravamo titubanti: i primi due film erano stati così di successo e così fatti bene che tutti temevano che il terzo non sarebbe stato all’altezza degli standard di Ridley Scott e James Cameron. C’è voluto parecchio per decidere che tipo di storia presentare e quali elementi avremmo provato a replicare.»

«Stabilimmo subito che siccome Cameron aveva fatto un così ottimo lavoro con le armi da fuoco sarebbe stato meglio non riprendere quell’aspetto: non appena avessimo trovato un’idea originale e un bravo regista saremmo andati avanti.»

Stando a Sigourney, la 20th Century Fox ha contattato Ridley Scott per dirigere Alien 3 ma era già impegnato con il suo film su Colombo, 1492: la conquista del Paradiso. Invece hanno trovato uno splendido regista in Vincent Ward, l’eccentrico e talentuoso cineasta che aveva diretto un fantasy medievale molto apprezzato: The Navigator. Lui ha ambientato il film in un pianeta prigione, inserendo molti temi religiosi ed un’atmosfera insolitamente gotica.

«L’idea di Ward era originale e notevole, per quel che mi riguardava», dice Sigourney. «Ma per varie ragioni lui sentì che non poteva rimanere nella produzione. Ad essere onesti, credo che sin dall’inizio non abbia mai voluto fare un film di Alien. C’è molta responsabile che si avverte in questo franchise, al di là delle storie raccontate: forse non pensava di essere all’altezza delle aspettative. Non so…»


Young Blood

Un rimpiazzo è stato trovato nella persona del regista di videoclip David Fincher, che era molto giovane ma pronto ad affrontare la grande responsabilità. «I registi sono sempre state le vere star dei film di Alien, e finché non abbiamo trovato il genio giusto il progetto di Alien 3 non decollava. Solo quando è apparso Fincher abbiamo sentito di essere in buone mani.»

«Le prime parole uscite dalla sua bocca sono state: “Rasate la testa di Ripley!” Così capii all’istante che non sarebbe stato un regista silenzioso e sottomesso. Ad essere onesti, durante il prolungato periodo di pre-produzione ero molto occupata con la mia bambina [Charlotte Simpson, nata il 13 aprile 1990. Nota etrusca] quindi più si allungavano i tempi prima delle riprese meglio era.»

«La formazione di David Fincher è avvenuta nel campo degli effetti speciali. Ha lavorato per anni alla Industrial Light and Magic [di George Lucas] come pittore di fondali [matte painter]. E per fare questo tipo di film c’è bisogno di quel genere di conoscenza e capacità di prestare attenzione al più piccolo dettaglio. Sebbene Alien 3 sia il suo debutto filmico, ha già ore di videoclip all’attivo.»

«Comunque, il fatto che David non fosse famoso era l’ultimo dei nostri problemi: basti ricordare che Ridley Scott aveva diretto solamente I duellanti prima di passare all’Alien originale, e James Cameron in realtà aveva solo Piranha 2 prima di Aliens [si è dimenticata Terminator!]: ci sono qualifiche migliori per girare un film di Alien? È stato splendido lavorare con Fincher, e divertente: anche nel problematico e gelido set ai Pinewood Studios.»


A close shave

Sigourney insiste di aver avuto diverse perplessità sul radersi la testa per il ruolo. «Ci sono un sacco di pettinature strane in Inghilterra, quindi non è che attirassi attenzione per strada malgrado fossi una donna calva di un metro e ottanta! Mio marito (il regista teatrale Jim Simpson) mi è stato vicino e ha detto che gli piaceva, ma quando alla fine mi sono ricresciuti i capelli ha confessato di aver odiato quel taglio. Mia figlia cercava di non guardarmi, ma in realtà non aveva capelli neanche lei! L’ho trovato liberatorio, tutti nel cast eravamo rasati quindi era un segno distintivo: se giravi calvo per i Pinewood Studios, stavi lavorando ad Alien 3

Alcuni critiche rivolte al film hanno suggerito che essendo tutti calvi sarà difficile distinguere i personaggi. «Sono in totale disaccordo», dice Sigourney. «Fa parte della sceneggiatura. Il pianeta è infestato con pidocchi letali [deadly lice] quindi tutti devono rasarsi la testa. Credo che questo anzi faccia risaltare il volto degli attori e il pubblico si potrà focalizzare sulla loro vulnerabilità. C’erano anche scene religiose che abbiamo filmato ma sono state tolte nel montaggio finale (incontri di preghiera e cose simili) e che mostravano i protagonisti nel loro mondo, ma non ce n’era bisogno. La gente sa cosa aspettarsi da un film di Alien e non ha bisogno d’altro.»

Riguardo al cast formato da attori britannici Sigourney pensa che gli accenti locali saranno un problema più per il pubblico britannico che per gli americani.


Loving the Alien

Le prime notizie sul film affermavano che Sigourney all’inizio ha rifiutato di firmare, finché non ha raggiunto l’ingaggio di 2,5 milioni (ha guadagnato solo 18 mila sterline per il primo Alien) e ottenuto l’approvazione del copione. «Ciò che in realtà ho detto è che io amo il personaggio di Ripley e voglio che faccia qualcosa che non ha avuto la possibilità di fare prima. Certe cose fanno parte del copione-base di un film di Alien: Ripley dice qualcosa come “C’è un alieno qui” e nessuno le crede. Stavolta volevo che il personaggio si ritrovasse in situazioni del tutto diverse, e gli sceneggiatori hanno lavorato in modo brillante.»

«Per gran parte di Alien 3 è lei stessa l’alieno: disprezzata, temuta ed emarginata. È una delle ragioni per cui non è intimorita da questi uomini. Il sistema l’ha gettata nella spazzatura come loro. L’idea di ricominciare a vivere tramite una storia d’amore con Charles Dance e portarla ad accettare la propria malattia e mortalità era tutto materiale nuovo, per me, e l’ho trovato molto intrigante. Egoisticamente, l’attrice che è in me voleva questo tipo di sfide, all’interno di un ruolo di base.»

Stando a Sigourney il terzo film è tutto incentrato sulla maternità. «Con richiami alle politiche sessuali e l’analogia con l’AIDS, non saprei dire quali temi il pubblico coglierà maggiormente. Mentre durante le riprese era difficile non pensare all’AIDS, in realtà questo si potrebbe dire per molti contemporanei. La maternità è il leitmotiv. È stata un’idea di Fincher quella di scegliere un finale “tenero” piuttosto che uno brusco. Potrebbe essere l’embrione di una Regina Aliena, quello che Ripley porta in grembo, ma rimane il suo bambino. Ho voluto essere una madre, finché non ci sono riuscita, e volevo che Ripley rispecchiasse tutto questo il più possibile.»

«La tensione fra la voglia di normalità e la consapevolezza di non poterla avere ha portato Ripley ad un’intimità con l’alieno di cui ho parlato molto con gli sceneggiatori. Non ho mai rinunciato all’ironia: Ripley ha avuto una figlia e l’ha persa, Newt era una figlia sostitutiva e ha perso anche lei; ora porta con sé una terza “figlia” e questo le costerà la vita.» [Dov’è l’ironia? Nota etrusca]


Alien Nation

La qualifica di co-produttrice di Sigourney in Alien 3 le permette di ricevere il tre per cento dei profitti mondiali del film, ma significa anche che è stata coinvolta in importanti decisioni produttive. «La pressione da parte dello studio è stata enorme, ero al telefono ogni giorno per chiedere loro più relax: che ci dessero un po’ di respiro, perché già stressati.»

La scena più controversa del film è il finale, ma stando a quanto afferma Sigourney non è tutto questo gran problema. «Ciò che vedi è ciò che è. Certo, l’atmosfera ricorda Terminator 2, ma l’abbiamo modificata. Siamo venuti a conoscenza di quella scena proprio all’inizio delle riprese: abbiamo sottratto di nascosto una copia dal set e l’abbiamo letta. In una prima stesura [di Alien 3] Ripley si limita a buttarsi nella fornace [come si può vedere nella versione del film chiamata “Director’s Cut” e presente nelle edizioni home video dal 2003 in poi. Nota etrusca] ma sembrava più giusto che il film finisse con le due icone più potenti della saga insieme: Ripley e il chestburster. Abbiamo così deciso che avrebbe avuto una firma distintiva da film di Alien.»

«Vincent Ward aveva scritto un finale in cui Ripley strozzava il feto, tornava sul vassoio spaziale e se ne andava. Pensai fosse ridicolo, e c’era qualcosa di deprimente nel rimanere di nuovo sola in una navetta. Il finale che abbiamo creato mi sembra più corretto. La sopravvivenza non è più allettante: è il suo destino, salvare il mondo. Uccide l’ultimo alieno. Fa la scelta giusta.»

Alla fine dice che ciò che ammira di più del suo personaggio è che è lucida e non si fa mai prendere dal panico. «Non pensa mai a cosa potrebbe andare storto, ed è stato un privilegio interpretarla perché è totalmente diversa da me. È una presenza confortante e di grande compagnia. Mi mancherà, ma c’è un limite alla sfortuna che una persona può avere: lei l’ha raggiunto!»

Mentre il coinvolgimento di Sigourney Weaver in Alien 3 è concluso dal punto di vista attoriale, lei potrebbe comunque co-produrre il prossimo sequel. La 20th Century Fox già ha in mano un copione per lo spin off intitolato Aliens vs Predator, ma il progetto potrebbe dover aspettare che altri siano portati a termine.

«Ci sono così tante vie da esplorare. Da dove arriva l’alieno? Cosa vuole dalla razza umana? Come comunica? Mi piacerebbe vedere tutte queste idee sviluppate. Nella mia mente l’immagine aliena è qualsiasi cosa ci spaventi a livello personale, simbolo dell’incubo definitivo».


L.

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