[1986-06] Gale Anne Hurd su “Starlog” 107

Traduco questa intervista a Gale Anne Hurd apparsa sulla rivista specialistica “Starlog” n. 107 (giugno 1986).


Gale Anne Hurd:
Bringing Up “Aliens”

di Adam Pirani

da “Starlog Magazine”
numero 107 (giugno 1986)

Marine contro mostri in una colonia distante dalla Terra:
un’altra grandiosa visione del futuro
dalla produttrice di “Terminator”

Gli uffici del produttore, presi in affitto dallo studio, di solito sono freddi e funzionali. Invece la produttrice di Aliens Gale Anne Hurd ha abbellito il suo ufficio ai Pinewood Studios con tappeti dai colori caldi, mobili di pino e grandi piante. Vicino alla sua macchina da scrivere elettrica, sulla scrivania, c’è un cappello da cavallerizza: sarà presto ora di pranzo, e la donna andrà come sempre a cavalcare. Ecco com’è l’ora di pranzo in Inghilterra. Due orologi adornano le pareti: è mezzogiorno in Inghilterra ma sono le quattro del mattino a Los Angeles. Fare telefonate ad una compagnia distante sei mila miglia oltre l’oceano è giusto una delle ragioni per cui un produttore in trasferta lavora fino a tardi tutte le notti.

A parte un grande specchio, la parete più grande dell’ufficio è riempita con un post logoro di Terminator. Quel successo rappresenta la sua prima produzione, per il film che ha co-sceneggiato insieme al regista James Cameron, l’uomo che ha scritto e diretto l’attuale progetto, Aliens. La produttrice trentenne siede sul divano davanti al poster mentre parla in esclusiva con “Starlog”, rivelando velocemente la storia di questo seguito a lungo atteso.

«In Aliens la storia inizia con Ripley scoperta a vagare dispersa nello spazio, congelata in una capsula dell’ipersonno a bordo della navetta di soccorso Narcissus», spiega la Hurd. «La donna viene portata alla Stazione Gateway, orbitante intorno alla Terra, e scopre con grande disperazione che il pianeta dove hanno scoperto l’alieno è stato nel frattempo colonizzato. Nessuno crede al suo orribile racconto degli eventi della Nostromo, ma lo stesso lei accetta (riluttante) di accompagnare una squadra di Colonial Marines ad investigare sulla recente perdita di contatti con la colonia».

Hurd finisce la trama ed aggiunge solo il dettaglio che Ripley «è accompagnata da undici marine e altri due».

In aggiunta a Sigourney Weaver che riprende il suo ruolo di Ripley, il nuovo cast include Michael Biehn, Lance Henriksen, Bill Paxton e Ricco Ross (tutti già apparsi in Terminator), Paul Reiser (Beverly Hills Cop), William Hope, Al Matthews e la giovanissima Carrie Henn.

I due elementi chiave di Alien sono stati il regista Ridley Scott e l’artista H.R. Giger, che ha creato l’aspetto biomeccanico della creatura e disegnato ogni aspetto del suo ciclo vitale: nessuno dei due è stato coinvolto in questo film.

«Abbiamo contattato Giger prima ancora che la produzione avesse luce verde», dice la Hurd, «ma era stato già ingaggiato per un altro film [Poltergeist II]. Stando al suo contratto con la compagnia, noi non potevamo neanche fargli delle proposte. Jim è andato da Ridley Scott, che era già qui a girare Legend, e hanno parlato per un po’, ma gli attuali diritti di produzione [dei film di Alien] sono controllati da Walter Hill, David Giler e Gordon Carroll, congiuntamente con la 20th Century Fox.»

Per questo film non c’è stata alcuna volontà di creare una sorta di continuity dei personaggi come invece per esempio fa la Lucasfilm con la serie di Star Wars e Indiana Jones. «Non volevamo metterci nella posizione di cercare di rimettere insieme i personaggi di Ridley Scott», spiega la Hurd, «perché altrimenti avremmo rischiato che qualcuno dicesse: “Be’, Ridley avrebbe fatto in modo diverso”. Non ci si può infilare in certe trappole.»

«Così ciò che abbiamo fatto è stato trovare persone che potessero portare su schermo la visione di Jim. Ci sono alcuni che hanno lavorato ad Alien ma non sono più disponibili: sono passati sette anni dall’uscita di quel film e molti si sono messi in proprio. Il nostro direttore della fotografia, Adrian Biddle, in Alien aveva il compito della messa a fuoco, e Crispian Sallis, all’epoca un tirocinante nell’art department, è set decorator nel nostro film. In altre parti abbiamo messo insieme una squadra di persone che sentiamo siano in grado di creare una grande visione per il film, e che soprattutto sono coscienti delle ristrettezze del budget.»

Tra le persone che lavorano in quello che la Hurd chiama “cinema senza fronzoli” [no-frills filmmaking] c’è il production designer Peter Lamont, il supervisore degli effetti speciali John Richardson, il supervisore di produzione Hugh Harlow (che avevano già lavorato insieme in 007. Bersaglio mobile), il montatore Ray Lovejoy (2001), il supervisore degli effetti speciali della creatura Stan Winston (Invaders) e il supervisore degli effetti speciali visivi Brian Johnson, supervisore dell’Alien originale.

«Ad aumentare le capacità visive di Jim abbiamo Syd Mead (Blade Runner) e Ron Cobb, che hanno contribuito ai disegni del film», aggiunge la produttrice. «Jim è sempre stato un ammiratore di entrambi, e il fatto che Cobb abbia lavorato al primo film non ha contato molto nella scelta di ingaggiarlo per questo: l’abbiamo fatto per il suo incredibile lavoro nel genere e per l’abilità di Jim, Ron e Syd di comunicare fra di loro in ogni più preciso aspetto tecnico.»

Senza rivelare oltre della storia, la Hurd è desiderosa di specificare quale sarà il genere di questo film. «Come per Terminator, credo che sarà un’esperienza fantastica», dice. «Aliens sarà una corsa sulle Montagne Russe: ci saranno spaventi e grida, e alla fine tutti saranno senza fiato. E sentiranno che i soldi sono stati ben spesi. Ci sarà anche un po’ più di approfondimento di quanto vi potreste aspettare dalla natura del film. Affronta alcune tematiche e non è solo azione, avventura e brividi futuristici.»

«Anche se lo spero per ogni mio film, credo che proverete un’esperienza che alzerà l’asticella. Quando abbiamo proiettato in prova Terminator, siamo rimasti davvero sorpresi. All’unica proiezione organizzata dalla Orion, per ragazzi dai 14 ai 18 anni, la casa era più che convinta che un pbbblico di quella età sarebbe stato sensibile a temi come la guerra nucleare e la responsabilità individuale, e che dentro tutti loro c’era un potenziale di grandezza. Che lo avrebbero potuto fare la differenza.»

«Quel pubblico di prova lo fece, assolutamente. Alla fine, quando Sarah guida verso il deserto e si vede un cielo al tramonto, tutti capiscono che è la guerra nucleare in arrivo. Mi dimostrò che la gente sottostima del tutto la capacità dei giovani di cogliere sottotesti.»

Il grande successo al botteghino di Terminator può non stupire chi abbia apprezzato il film. Eppure è stato un progetto che stava per collassare prima di riuscire finalmente ad entrare in produzione, creando parecchio stress alla squadra che doveva lavorarci. «Ci siamo trovati pronti per girare nell’estate del 1983 a Toronto», rivela la Hurd. «Avevamo scelto i membri chiave delle nostre squadre e avevamo scelto il cast: eravamo pronti a partire. All’ultimo minuto Dino De Laurentiis, che aveva Schwarzenegger sotto contratto, prelevò l’attore per portarlo a girare Conan il Distruttore

La Hurd lascia una pausa per enfasi, ricordando l’enormità dell’evento.

«Dino era nel suo pieno diritto», spiega, «e da ciò che aveva sentito era sicuro che Terminator fosse un buon progetto, e forse voleva bruciarlo sul tempo. Di conseguenza, tutta la produzione dovette slittare al marzo del 1984.»

Malgrado questo, il film è stato un successo, e la Hurd rivela che è probabile un seguito. «Al momento i diritti appartengono a me, alla Hemdale e alla mia compagnia, la Pacific-Western Productions. Ne abbiamo parlato e ancora non siamo giunti ad un progetto definitivo. Io e Jim speriamo davvero di poterlo fare, perché abbiamo un soggetto splendido.»

«La storia di solito è l’ultima cosa che la gente prende in considerazione quando si parla di seguiti. Spesso, specialmente se fai parte della produzione, è facile dire: “Ok, faremo un seguito. Ora, di cosa parlerà?” Hai l’accordo, tutti pagheranno dei soldi ma nessuno ha ancora una sola idea.»

«Secondo noi non era giusto nei confronti di tutti, specialmente il pubblico, uscirsene con un Terminator II solo per sfruttare il successo del primo film. Dopo averci pensato per un paio di settimane, abbiamo capito che avevamo un inizio brillante e dovevamo espandere la storia.»

Se la Hurd e Cameron lavoreranno ancora insieme come produttore e regista, o se si limiteranno a scrivere il copione per un’altra produzione, non è ancora stato deciso. «Dipende davvero dalla tempistica», dice la Hurd.

Ripensando alla propria carriera, la Hurd fa risalire all’influenza di Roger Corman il suo modo di produrre cinema. Era appena laureata in economia e comunicazione alla Stanford University, nel 1977, quando ha fatto un colloquio di lavoro con il noto regista a basso budget. «Ero assolutamente consapevole della sorprendente abilità di Roger Corman di lanciare carriere. Fui assunta come sua assistente appena uscita dal college e penso che sia stata la miglior possibilità che uno potesse aspettarsi. La cosa bella di Roger, in retrospettiva, credo sia il fatto che lui consideri chi si dà da fare, chi è ambizioso e volenteroso di lavorare spaventosamente tanto, come votato al successo. E ti porta a credere in te stesso.

«Ogni giorno ti fa fare qualcosa di nuovo, che non hai mai fatto prima, e si aspetta che tu eccella. Visto che Roger crede in te, tendi a crederci anche tu e salti nel progetto a piedi uniti. Lui non insegna alla gente ad essere docile, le insegna a correre rischi: questo è il suo grande pregio. Come sua assistente facevo notte a leggere copioni, a scegliere attori, a curare la pubblicità della New World Pictures e dovevo gestire la campagna dell’uscita di cinque film in due mesi. E non sapevo assolutamente nulla di tutto questo: è stato davvero un battesimo del fuoco.»

Dopo aver gestito la sezione marketing della New World, la Hurd è passata alla produzione, gestendo film come I magnifici sette nello spazio [1980] e Georgia Peaches [1980]. Poi con Corman ha prodotto la commedia del 1981 Il ragazzo e il poliziotto.

Dopo aver lasciato la New World, la Hurd ha fondato la propria compagnia di produzione e creato il fenomenale successo di Terminator, ed ora Aliens. Il suo prossimo film, già in pre-produzione, la porta lontano da questi generi. «Non è un progetto di fantascienza», dice. «In effetti, il britannico Gavin Millar, che ha diretto Dream Child, ne sarà il regista. È un film drammatico intitolato The Silent Man, da una sceneggiatura di Adam Rodman scritta per la 20th Century Fox, e parla di un giovane nero del Sud Africa e la sua personale esperienza con l’apartheid. [Non esistono tracce di questo film, in nessuna delle filmografie dei nomi citati. Nota etrusca.]»

La decisione della Hurd di essere una produttrice è stata presa piuttosto spontaneamente. «La prima volta che Roger mi ha fatto un colloquio, alla fine mi fece la domanda chiave: “In soldoni, cosa vuoi fare in questa industria?” La cosa strana era che non ci avevo mai pensato. Ero così emozionata da avere un colloquio in quell’ambiente che ero disposta a tutto. Se Roger mi avesse chiesto di raccogliere la spazzatura dell’ufficio per due anni, l’avrei fatto senza problemi, perché comunque avrei imparato qualcosa. Ed ora avevo una domanda del tipo “Se potessi esprimere un desiderio, cosa vorresti fare?” e non avevo idea di come rispondere.

«Pensai immediatamente: “Ok, in cosa è di maggior successo Roger? È stato attore, sceneggiatore, regista ed ora è produttore. Be’, in definitiva, credo che sia questo il campo in cui sente esserci più responsabilità e più riconoscimenti”. Così dissi che volevo diventare produttrice. Ed è uscito fuori, facendo esperienza, che è davvero il campo in cui penso di essere più portata.»


L.

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3 pensieri su “[1986-06] Gale Anne Hurd su “Starlog” 107

  1. Anche la Hurd con Corman! Bisogna veramente ringraziarlo per sempre quest’uomo…

    Comunque lei veramente tosta: a 30 anni aveva già lavorato con Corman su più progetti e aveva prodotto uno dei film più belli della storia e stava lavorando ad uno ancora più bello! Io a 30 anni… lasciamo stare! X–D

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