[2008-04] AVP2 su “Starlog” 364

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Starlog” numero 364 (aprile 2008).


Creature Comforts

di Will Murray

da “Starlog Magazine”
numero 364 (aprile 2008)

Dovendo combattere sotto la pioggia
la vita non è facile per alieni e predatori

La scena è surreale. Il tetto di un ospedale nel pieno della notte. Sbuffi di vapore soffiano nella luce della mezzanotte. Tubi ovunque, che si intersecano come tentacoli d’alluminio. Un elicottero d’emergenza è posizionato sulla sua base, con le luci intermittenti. Dietro di lui ci sono degli abeti altissimi.

Nessuno in vista. Ma su una passerella si scorge qualcosa di misterioso. Getta indietro il suo cranio lucente e sfodera gli artigli come una tigre pronta a colpire la sua preda. Un altro è accucciato nelle vicinanze. Il gelo percorre la schiena: sono alieni di H.R. Giger! Ce ne sono altri? A chi stanno tenendo l’agguato?

Sul set di Aliens vs Predator: Requiem gli alieni sono sempre più irrequieti, in attesa dell’arrivo di carne umana fresca. Sembrano dei dipinti inquietanti che prendono vita. Se così fosse, è il lavoro di molti artisti, fra i quali i veterani degli effetti speciali Tom Woodruff jr. e Alec Gillis della Amalgamated Dynamics Inc., meglio nota come ADI.

Hanno già dipinto queste creature, recentemente per il primo AVP. Non le dipingono così spesso. «Sono stato piacevolmente sorpreso della velocità con cui è uscito fuori il progetto di questo film, di solito c’è un intervallo di quattro o cinque anni fra un film di Alien e l’altro. Quindi è stato grandioso tornare subito in sella.»

«Già», annuisce Gillis. «Siamo abituati ad aspettare almeno cinque anni, perciò è stato bello tornare subito a lavoro. Specialmente dopo l’ultimo film, avendo gestito il Predator per la prima volta: con gli alieni invece siamo pratici. È inoltre bello avere nuovi registi e tirar fuori nuovi Predator: è stata una bella sfida.»


Il nuovo Predator

Il nuovo Predator è chiamato Wolf. Si parla di una nuova creatura – il “Predalien” anticipato dal precedente film – ma i due specialisti non si sbottonano. «Per quanto ne sappiamo ora, non c’è alcuna nuova creatura», interviene Gillis con una voce finto-seria, malgrado le prove fotografiche (presentate anche in queste pagine) di un Predalien. Poi aggiunge: «Credo sia più consono parlare solamente del Predator. Wolf è come il personaggio di Harvey Keitel in Pulp Fiction: il ripulitore [the cleanup man]. È uno specialista solitario. Quando succede qualche casino con i Predator cacciatori, questo è il tizio che viene chiamato. È più come quei Predator invisibili che avete visto in AVP: lui va per conto suo. Ha le sue armi e non è gravato da un’armatura: non ne ha bisogno per gestire gli alieni. Ecco quanto è forte.»

È anche un vero Predator? «Certo», replica Gillis. «Lui ha seguito la tradizione dei suoi avi. Ma quello che noi e gli Strause Brothers abbiamo cercato di fare con questo Predator era di creare un personaggio a sé stante. Abbiamo guardato ad altri archetipi, come il personaggio di Willem Dafoe in Platoon. Wolf non è un giovane, è un adulto. Stando alla logica dell’ultimo AVP, il primo Predator (quello del film del 1987) era un tredicenne, mentre quelli di AVP sono alle porte della maturità, all’incirca diciottenni: spavaldi e con un equipaggiamento figo ma con non molta esperienza. Wolf invece è un veterano quarantenne che ha visto molte battaglie, e ne porta ancora le cicatrici addosso. È un solitario, non il tipo che lavora bene con gli altri.»

«Wolf è il personaggio principale di questo film», aggiunge Woodruff.

«Io direi che è più un anti-eroe», spiega Gillis. «Nessuno dirà “Oh, i suoi dreadlocks sono sexy”, diranno invece “È un tipo dannatamente spaventoso”. L’unica ragione perché il pubblico possa sentire un legame con lui è che è un uccisore di alieni. E loro sono una minaccia davvero terribile, nel film. Ma questo Predator non ha scrupoli nel devastare anche umani, se questi gli sbarrano la strada.»

Ian Whyte è di nuovo nel costume del Predator. Anche Woodruff è di nuovo nella tuta da alieno, in tutte le scene in cui c’è uno xenomorfo protagonista di una scena. Dopo tutto questo tempo si potrebbe pensare che ormai sia un lavoro facile.

«Questa è stata decisamente la volta più dura», rivela. «In parte per via delle lunghissime riprese notturne in esterni, sotto la terribile pioggia del Canada. Stavolta ho davvero patito la cosa.»

«Con la pioggia si paga sempre il conto», specifica Gillis. «Quando la gente si mette e si toglie costumi completamente bagnati, la gomma si indebolisce. In più devi stare attento all’ipotermia. Io potevo indossare pesanti abiti riscaldati eppure stavo malissimo dal freddo: non posso immaginare cosa abbiano provato Tom e Ian là fuori.»

«Detto questo, è stato comunque fantastico», continua Gillis. «La pioggia aggiunge tensione all’atmosfera. Visivamente riempie gli spazi tra il pubblico e le creature, e rende le cose ancora più misteriose. E avere tutta quell’acqua piovana che scorre sui volti… è un’immagine splendidamente horror.»


Alieni ottimizzati

Gli alieni sono stati ottimizzati. Quattordici costumi in poliuretano morbido sono state create dal calco del corpo di Woodruff, e poi montate su tute della Echoskin. «Abbiamo usato le stesse tonalità di AVP, con cioè un ritorno alla forma oscura, metallica e viscida dell’originale di Alien», dice Woodruff. «Ma gli Strause – che sono grandissimi fan di Aliens – volevano che tornassimo a quell’aspetto, il che ha voluto dire rimuovere quella patina traslucida da insetto della testa per lasciar trapelare la struttura ossea sottostante.»

«In termini di luci ed ombre ciò che è uscita fuori è una creatura molto più interessante, perché ora la sua testa ha una struttura molto più complessa: quando l’essere è controluce, vedi molti più particolari interessanti rispetto ad una semplice testa lucida.»

Parlando di slime, la miscela classica è stata modificata per l’ambiente cittadino del Colorado. «Di base, è sempre la stessa vecchia formula», rivela Woodruff. «È lo slime basato su metilcellulosa che abbiamo utilizzato in quasi tutti i film di Alien. La differenza questa volta è che le creature sono nate sulla Terra, e i registi ci hanno fatto aggiungere più roba al solito slime. Abbiamo lavorato molto sulle parti scure dello slime per ridurre la sua brillantezza traslucida.»

Malgrado si tratti di semplici tutte di gomma, il corpo alieno ha ancora la capacità di generare brividi di paura. «È sempre la prova principale di ogni grande idea», spiega Woodruff. «Quante volte puoi rivisitarla ed avere ancora effetto? E certamente con gli alieni – perché loro esistono nell’oscurità – c’è un elemento di paura che è facile da sfruttare. Tanto di cappello ad H.R. Giger per essersene uscito fuori con una creatura così terrificante.»

«E a Stan Winston per il Predator», aggiunge Gillis. «Mettiamo sempre bene in chiaro che noi abbiamo ereditato queste creature: ci consideriamo loro custodi. Anche quando usiamo il nostro stampo per ricrearle, siamo sempre rispettosi dell’idea originale. Naturalmente siamo contenti di mostrare cose nuove al pubblico.»

Una delle sfide di Requiem è stata quella di comunicare con la creatura a due teste che dirigeva il progetto. «Ci sono state volte in cui era divertente stare sul set nel costume da alieno», dice Woodruff. «Abbiamo sistemato tutto, siamo pronti a girare quando Colin si avvicina e mi dice: “Tom, per questa ripresa ho bisogno che tu ti muova curvo e veloce. Voglio avere la sensazione che l’alieno stia cercando di raggiungere il suo obiettivo molto velocemente”. Così lo feci, poi guardai attraverso il foro che avevo nel collo del costume e lì c’era Greg, che mi diceva: “Era molto buona, ma ti sei mosso troppo velocemente. Vorrei che riprovassi ma stavolta lentamente“. Questo succedeva spesso, e immagino che quando tornavano dietro i monitor ci fosse una specie di braccio di ferro per decidere come dovesse andare una particolare scena.»

«Colin e Greg sono davvero bravi ragazzi», osserva Gillis. «Ma una delle cose divertenti del lavorare con loro è che devi vedere il processo con cui prendono le decisioni: si comportano come ci si aspetterebbe che si comportino due fratelli. Ricordo che stavo parlando con loro dell’illuminazione sul computer da polso del Predator: finì che litigarono e cominciarono ad insultarsi a vicenda. Poi all’improvviso andavano di nuovo d’amore e d’accordo. Era incredibile.»


Ambienti ultraterreni

«Essenzialmente devi fare felici due persone», aggiunge il production designer Andrew “Alien Resurrection” Neskoromny. «A volte le loro opinioni differiscono, a volte coincidono: direi che sono più le volte che sono d’accordo delle volte che non lo sono. Con l’eccezione di qualche piccolo cambiamento qua e là, abbiamo proceduto con i disegni originari.»

Neskoromny ha disegnato la nave del Predator che naufraga in una zona boscosa, con il suo terribile carico. «La nave tocca terra con una traiettoria abbastanza rapida», spiega Neskoromny. «La nave si ritrova rovesciata su un fianco mentre la gran parte è ancora intatta. Il modo in cui ho disegnato il set all’interno è come se avesse la spina dorsale spezzata.»

Il relitto è stato costruito in un’area libera che poi è stata riempita di pezzi d’albero. C’è voluto più di un mese per creare una location per una scena che poi risulterà basterà un giorno a girare. Neskoromny rimane ancora vago sulla forma della nave del Predator.

«Questa è differente», ammette. «L’ultima nave era più aerodinamica di questa. Ci siamo basati più sulle navi dei passati film. I dettagli dell’interno ricordano le loro armature: le creature e la nave così sembrano una cosa sola. C’è una certa dose di ridimensionamento e placcatura sovrapposta, quasi come spunzoni o sporgenze. Volevo una nave che desse l’impressione di pungere a toccarla, che potesse ferirti… proprio come un Predator. Rimanda una sensazione molto dura e cruda.»

Un altro grande set è il nido alieno, che ricorda uno strano nido di vespe di carta. «Colin e Greg hanno sempre amato la versione di Aliens dell’alveare», dice Neskoromny. «Ah un bell’aspetto, molto “ossuto” e simile agli alieni stessi. L’abbiamo un pochino modificato e abbiamo aggiunto più nervature e dettagli. Il nido viene costruito in una sezione dell’ospedale, così una delle porzioni principali è un corridoio, che è già stretto di suo: ora è anche più stretto. Non abbiamo la ricchezza visiva che si vede in Aliens: avevano ampi spazi e hanno potuto sbizzarrirsi. Noi abbiamo una battaglia nell’alveare, quindi avevamo molto poco spazio.»

«Mi è sembrato di tornare sui set fuori Londra, dove il nido è stato creato originariamente per Aliens», racconta Woodruff. «Ha lo stesso aspetto e la stessa atmosfera, ed è stata una grande esperienza tornarci dentro di nuovo.»

All’improvviso sentiamo delle armi automatiche sparare in lontananza. Il cast umano – Reiko Aylesworth, Steven Pasquale, Johnny Lewis e Ariel Gade – sono sotto attacco alieno, ed iniziano a combattere.

Neskoromny ha disegnato anche il set del tetto, che è costruito a livello del terreno. È basato su un tipico tetto di un edificio industriale del sud-est americano. «Abbiamo dovuto esagerare un pochino per creare una sorta di labirinto in cui aggirarsi», fa notare. «E per creare una sorta di percorso che porti i nostri eroi all’elicottero, per poi rimanere intrappolati.»

Di nuovo colpi di arma da fuoco. Gli umani gridano mentre alieni cadono a terra. Ma ci sono più alieni o più persone? Nel buio, è difficile dire quale specie sia in maggior numero. Ma le vittime da entrambe i lati stanno crescendo velocemente.

Se Aliens vs Predator: Requiem porterà ad un AVP 3, la squadra di Woodruff e Gillis – con Neskoromny – è pronta a rimontare i suoi pezzi per il franchise. «Mi piacerebbe essere coinvolto», dice Neskoromny. «Ma devi vedere chi sono i giocatori. Io sono un grande fan di Alien ed ho amato Aliens: la rivelazione della Regina, la prima volta che la vedi, è davvero notevole.»

«Anche noi lo amiamo», afferma Gillis. «È forse l’ultimo franchise di fantascienza basato su un mostro che sia durato così a lungo. Sembra che questi film riempiano un vuoto. Speriamo che ci siano ancora altri film di mostri, ma le cose vanno a cicli. Ci stiamo divertendo con questi personaggi e continueremo a farlo finché la Fox ci chiamerà.»

«Spero davvero che ci sarà un AVP 3», fa eco Woodruff. «Hanno splendidi personaggi e finché i fan e il pubblico saranno lì per loro, perché non soddisfare la loro voglia di vendere un altro film della serie?»

«Dipende tutto dai fan», conclude Alec Gillis. «Vediamo come risponderanno a questo film. La cosa simpatica di questo franchise è che ci permette di andare in direzioni diverse. Avremo sempre un Alien e un Predator, ma… cos’altro?»


L.

– Ultimi post simili:

4 pensieri su “[2008-04] AVP2 su “Starlog” 364

  1. Eh, Alec (Gillis), quanto avevi ragione sul fatto che queste cose andassero a cicli… E noi adesso ci troviamo in quello peggiore (io metterei la firma all’istante per un AVP3 che mi faccia dimenticare la roba degli ultimi anni, ma con la Disney di mezzo non succederà mai) 😡
    P.S. Traduzione professionale, come da tua prassi 😉

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.