[2005-01] Dan O’Bannon su “Fangoria” 239

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Fangoria” numero 239 (gennaio 2005).

L’intervista a Dan O’Bannon dimostra chiaramente la sua totale estraneità al mondo alieno, che misteriosamente continua a considerare una sua creatura, ed è divertente leggere le assurde idee che ha suggerito ai produttori di Alien vs Predator, dimostrando quanto poco ci capisca del mondo che rivendica come suo “figlio”.

Da gustare appieno la passione dello scrittore per il mondo di Lovecraft – l’alieno originale era una creatura tentacolare presa di netto dai Miti di Cthulhu, come cercherà di fare anche Ridley Scott in Prometheus (2012) – che lo porta a considerare un libro vero il Necronomicon. Già Walter Hill all’epoca si lamentava delle derive esoteriche di O’Bannon, con la sua piramidologia, e la situazione sembra decisamente peggiorata con il tempo. Per non parlare della sua egomania che lo fa parlare come fosse un maestro di pensiero quando è un illustre “signor nessuno”.


La risurrezione
di Dan O’Bannon

di Nicanor Loreti

da “Fangoria”
numero 239 (gennaio 2005)

Dopo anni di inattività,
torna il creatore di “Alien”
per spaventarci di nuovo

Dan O’Bannon è entrato nel panorama del cinema fantastico con Dark Star – che ha co-sceneggiato con il regista John Carpenter e in cui ha recitato – e in seguito con la versione più oscura (scritta insieme a Ronald Shusett) della stessa storia, Alien. Il film è stato un successo immediato, rendendo star Sigourney Weaver e il regista Ridley Scott ed è considerato uno dei migliori horror di sempre.

O’Bannon da allora ha avuto una strana carriera, come cineasta, con Il ritorno dei morti viventi [1985] – che ha dato vita a numerose imitazioni e seguiti (arrivati a quattro) – The Resurrected [1991] è la sua unica prova registica, al momento. È stato impegnato come sceneggiatore e il suo lavoro è stato diretto da molti dei migliori nomi del genere: Scott, Paul Verhoeven, Tobe Hooper ecc. Poi, in seguito ad un paio di progetti canadesi a basso costo (Screamers. Urla dallo spazio e Hemoglobin. Creature dell’inferno), è scomparso dalle scene. È uscito fuori che era in rotta con l’industria cinematografica, specialmente per il fatto di non aver avuto l’ultima parola sul montaggio definitivo di The Resurrected.

I fan si sono sempre chiesti cosa sia successo all’uomo che dietro ad uno dei film più spaventosi mai fatti. A quanto pare, stava semplicemente vivendo la sua vita…

«Mi sono sposato, ho avuto un figlio e ho perso interesse nel correre appresso a quella costante schiacciasassi che è Hollywood», dice O’Bannon. Ero interessato nella mia famiglia e a prendermela calma. Ho cercato di togliermi la voglia di scrivere film, perché sono cambiati parecchio.»

Per fortuna ci ha ripensato e un elemento gli ha fatto cambiare idea. «Non ho completamente rinunciato ad Hollywood perché non riesco a pensare ad un nuovo modo di fare soldi», dice ridendo. «Due anni fa avevo deciso di abbandonare Hollywood, ma in seguito ci ho ripensato e mi sono detto: “Aspetta un attimo, è stupido. Ci sono un sacco di soldi, lì!” Ci sono ancora un paio di miei progetti in corso che vorrei tanto portare sullo schermo. Se sarò fortunato e riuscirò a vendere un qualche copione, potrei fare un sacco di soldi. Non posso voltare del tutto le spalle ad Hollywood, per via delle possibilità di qualche grosso guadagno occasionale. Mi piacerebbe dire che ho chiuso con questo mondo, ma ha ancora un certo valore per me. Intanto, ho investito la mia attenzione creativa in altri progetti che sono un po’ meno grandiosi di un film, ma che sono in grado di gestire senza interferenze.»

Tuttavia, tornare in questo mondo non è così facile come si pensa. «Quando ho dimostrato di nuovo interesse, ero ormai freddo. Non ero nessuno nel business, e in più l’industria stessa era completamente cambiata», spiega. «Tutti fanno affari ad ogni livello e tutta la gente è cambiata. Così quando ho deciso di tornare a lavoro e rientrare ad Hollywood, ho scoperto che non era più lì. Ho dovuto passare gli ultimi due anni a ricostruire la mia esistenza. Tutti i miei rappresentanti – il mio avvocato, il mio agente, il mio manager – erano spariti. Ho dovuto costruire interamente una nuova squadra. E questa volta erano tutti più giovani di me, quindi morirò per primo!» (ride).

Malgrado la macchina filmica sia significativamente cambiata durante gli ultimi dieci anni, O’Bannon sente che il pubblico non l’ha notato. «Il cuore di Hollywood ora è molto diverso da ciò che il pubblico vede dal di fuori», spiega. «Ci sono ancora i grandi studios che producono grandi film con grandi star, ma… dietro questo, tutto è diverso.»

Qualche mese fa, O’Bannon e Shusett ha ricevuto il credito di “screen story” per Alien vs Predator, sebbene loro non abbiano nulla a che fare con il copione. È uscito fuori che i cineasti hanno usato materiale dalla prima sceneggiatura di Alien assente nel film poi girato. «Be’, ero sorpreso», dice O’Bannon. «Questa procedura di arbitrato… L’unica volta che mi sia veramente importato è stato ai tempi del primo film, Alien. Ho combattuto duramente per avere il mio credito. In seguito, se qualche altro scrittore voleva avere un credito non mi importava, di solito. A volte ho avuto co-sceneggiatori invadenti e ho dovuto ricorrere all’arbitrato. Don Jakoby [il suo co-sceneggiatore di Space Vampires, Invaders From Mars e Tuono Blu] era sempre interessato al credito.»

«Quello che è successo nel caso di Alien vs Predator è complesso», continua. «Ronnie Shusett era molto interessato e mi voleva coinvolgere, così gli ho detto. “Ok, andremo in abritrato per la mia sceneggiatura originale”. Hanno preso tutto ciò che hanno potuto trovare di non utilizzato per il primo Alien. Hanno trovato un particolare elemento della mia sceneggiatura, cioè la grande piramide. Hanno inoltre utilizzato la leggendaria scena dell’imbozzolamento, che era stata girata ma mai utilizzata all’epoca. Hanno preso idee da quel primo copione per mettere insieme un soggetto, ed è stato su quella base che abbiamo ricevuto il credito, ed anche perché fra i tizi che hanno scritto la sceneggiatura finale c’era parecchia confusione, mentre la situazione mia e di Ronnie era chiara. Succedono così tante cose a cui devi stare attento. Devi dire: “Oh mio Dio! Ne va della mia carriera: devo interessarmene!” Buddha dice: “La sofferenza deriva dal desiderio”, lo sapevi?»

«Ho dato loro un’idea [per Alien vs Predator] che poi non hanno usato», rivela O’Bannon, «e ora ti dico cosa. In un film del genere la cosa più ovvia che devi gestire è: qual è la connessione tra le specie? Se ne sono usciti con i Predator che hanno inserito gli alieni in un rituale complicato. Ma la mia idea era: e se i Predator fossero gli alieni? Nel finale del primo film fanno esplodere la nave, ma rimane l’altra nave: e se gli alieni si fossero trasformati in Predator? Non hanno utilizzato l’idea, ma era buona! Ho fornito loro una grande idea e non l’hanno usata.»

A sorpresa, ad O’Bannon è piaciuto il film – stroncato da critica e pubblico – anche se non ama i seguiti di Alien. «Ho trovato AVP assolutamente gradevole, comunque. Intendo artisticamente, perché poi non esiste alcun motivo di fare seguiti di Alien. Ho scritto un’opera unica, senza alcuna intenzione di fare seguiti, che sono per forza di cose prodotti che non vanno da nessuna parte. La mia opinione è che se fai un sequel, sei costretto ad essere interessante come il film originale, qualunque sia. Alcuni film prevedono già l’esistenza di seguiti, ma in questo caso un seguito di Alien doveva essere molto diverso dalla storia originale, a parte alcune ovvie connessioni.»

«James Cameron ha fatto una delle poche cose che poteva per fare un seguito quasi decente, cioè cambiare stile e fare un film d’azione», continua O’Bannon. «Ma non era abbastanza differente. Se io fossi stato coinvolto, avrei stravolto completamente il progetto, e sarei stato molto più radicale nel gestire gli alieni. Così nel film ci sarebbero state molte più sorprese e spaventi, invece di scoprire una Regina. Quando ho pensato per la prima volta alla serializzazione di Alien, all’epoca, la reputai molto difficile, visto il mio impegno nel mantenere alti standard in termini di sceneggiatura, se non addirittura impossibile. Se l’avessi fatto, sarebbe venuto fuori un film completamente diverso, con solo un collegamento nominale all’originale. E se lo farò, sarà qualcosa di completamente differente.»

Ironicamente, uno dei progetti che O’Bannon ha in corso è un’opera già tentata da altri artisti in precedenza: la nuova e definitiva versione del The Necronomicon, il “libro” creato da H.P. Lovecraft. Stando ad O’Bannon, la sua versione (basata sul lavoro dello scrittore francese Jean-Baptiste Cohen) sarà quella definitiva.

«Negli ultimi quarant’anni ci sono stati un paio di libri pubblicati con il titolo The Necronomicon», spiega. «Be’, mi spiace doverti dire che quei libri sono frodi: non sono il Necronomicon. Questa è la prima volta che il vero contenuto del Necronomicon sarà reso pubblico. Sfortunatamente, l’autore Jean-Baptiste Cohen è deceduto. È morto giovane, nel 1999 all’età di 25 anni, e non ha finito questo lavoro particolare. Ha scritto la maggior parte della dissertazione, ma è morto senza completarla. Devo completare l’ultima parte.»

Ma cos’è esattamente il Necronomicon? «È un grimoire, o un libro di magia nera», spiega O’Bannon. «È noto nella leggenda come il più nero di tutti. È stato scritto da uno studioso arabo. Il tema centrale del Necronomicon è che il nostro mondo, la Terra, è stata un tempo abitata da un’altra razza, che praticando la magia nera ha perso il diritto di stare qui ed è stata espulsa. Lo stesso ha continuato a vivere fuori dal reale, in attesa di poter tornare di nuovo in possesso della Terra. E il Necronomicon contiene indicazioni per affrettare il loro ritorno, oltre ad altri riti magici per scacciarli. Questa è la base del contenuto del libro.»

Il suo impeto nei confronti del progetto è nato dall’insoddisfazione di tutte le edizioni esistenti. «Quando ho comprato per la prima volta il Necronomicon morivo dalla voglia di leggerlo», ricorda O’Bannon. «Ero davvero interessato. Credo fosse l’edizione britannica scritta da Colin Wilson [l’autore di Space Vampires]. Mi piacque ma mi delusero molto le parti che decisero di pubblicare. Un paio di anni dopo ne uscì un’altra versione, questa volta americana. La comprai, la portai a casa ed ebbi la stessa reazione: erano edizioni davvero indegne di Lovecraft, si limitavano a riportarne il nome. Lo stesso Lovecraft usava dire che non aveva abbastanza immaginazione per scrivere il Necronomicon, e questo sarebbe dovuto essere un avvertimento per tutti. Se non ce l’aveva lui, nessun’altro avrebbe dovuto provarci. Così sono andato avanti con questi due falsi Necronomicon – non perché siano dei falsi, ma perché non sono buoni. È stata un’incredibile coincidenza, ma in quell’esatto momento entrai in possesso di una copia del lavoro di Cohen, e decisi che era il momento giusto per me di tradurlo in inglese e mostrare alla gente come dovrebbe essere il Necronomicon

O’Bannon è affascinato dall’eredità di Lovecraft sin dall’infanzia: The Resurrected è basato su Il caso di Charles Dexter Ward. «Ho conosciuto per la prima volta gli scritti di Lovecraft quando avevo 11 anni», racconta. «Ho letto un racconto intitolato Il colore dallo spazio ed è stato illuminante. Ho cercato altre storie ma erano difficili da trovare, negli anni Sessanta: non erano ampiamente pubblicate come lo sono oggi. Ero affascinato dal suo profondo senso immaginifico. Ovviamente era un’immaginazione morbosa, ma andava bene: io ho un gusto morboso. In un certo modo oscuro, gli scritti di Lovecraft sono ciò che puoi definire investiti da un senso di paranormale. Lovecraft era in grado di aggiungere qualità spaventose alle sue storie. Pochi altri autori sono in grado di farlo. Sono stato sempre un grande ammiratore del suo lavoro, ed Alien era fortemente ispirato da Lovecraft, ad eccezione del fatto che lui ha ambientato tutte le sue storie qui sulla Terra. I Grandi Antichi vengono da noi: in Alien, siamo noi ad andare da loro. Si potrebbe dire che l’alieno sia una versione più piccola degli Antichi.»

Dopo tutti questi anni, c’è una cosa che O’Bannon sente molto importante nel suo dialogo con il pubblico: sente di non essere mai stato in grado di dire le cose alla sua maniera, senza interferenze. «C’è una cosa che ho sempre voluto e non ho mai ottenuto, cioè l’opportunità di parlare direttamente al pubblico mediante la mia personale voce creativa», spiega. «Ho sempre avuto dei filtri imposti da altri, che interpretavano la mia voce. Il Necronomicon sarà per la prima volta un mio lavoro disponibile in forma pura, e ne sono molto orgoglioso.»

Quando avremo la possibilità di vedere il libro finito? O’Bannon dice che potrebbe avvenire prima di quanto ci aspettiamo. «Lo auto-pubblicherò, perché non ho alcun contatto con quel mondo, e voglio essere in grado di controllare la cosa in termini di qualità artistica. Voglio farlo uscire nel mondo al suo meglio, e poi vedrò se ci sarà interesse da qualche editore. Che ci credi o meno, la mia reputazione da Alien ha davvero poco peso nelle case editrici. Se il Necronomicon andrà bene e piacerà alla gente, aumenterà il potere contrattuale che potrò avere. Quindi chiunque sia interessato, mi contatti attraverso il mio sito web.»

[Come tutti i progetti anticipati da O’Bannon nelle interviste, anche questo non vedrà la luce: nel 2013, anni dopo la sua dipartita, sua moglie Diane si dice intenta a sistemare quel progetto sul Necronomicon: non hanno capito che sono finiti gli anni Settanta e nessuno sta aspettando quel lavoro? Nota etrusca]

Di recente O’Bannon ha iniziato a parlare con l’industria video-ludica per portare le sue visioni oscure in quel medium. Il primo titolo potrebbe essere un gioco di zombie per la Ubisoft, ma la notizia più emozionante è che c’è un altro progetto cinematografico in vista: un film di fantascienza che vuole anche dirigere.

«Il tono di questo progetto è più vicino ad Atto di forza che ad Alien», dice O’Bannon. «Non è un film scuro e spaventoso, è una grandiosa ed eccitante avventura come Intrigo internazionale [1959]. L’ho scritto tempo fa e l’ho riletto recentemente così da gestirlo in modo più fresco. E merita davvero di finire sullo schermo. Il problema è che l’unica persona al mondo che può dirigerlo sono io, perché chiunque altro lo fotterebbe: nessun altro può fare questo film come potrei io. Qualsiasi altro regista può essere migliore di me in altri progetti, ma nessuno può esserlo in questo. Mi sono interessato così tanto di questo progetto e ho visto così tanto del mio materiale originale reinterpretato da altra gente, uscito fuori non buono come io volevo: non lancerò la carriera di un altro regista, specialmente perché dovrei dirigerlo io. Io so come rendere questo copione meraviglioso su schermo.»

Stai ascoltando, Hollywood?

[Malgrado i suoi deliri squinternati, anche questo progetto rimarrà carta morta. Nota etrusca]


L.

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11 pensieri su “[2005-01] Dan O’Bannon su “Fangoria” 239

  1. Sto iniziando a pensare che Dan O’Bannon stesse un po’ sui maroni a tutti, a Walter Hill di sicuro, Carpenter è riuscito a litigarci malgrado fossero compagni dai tempi dell’università. Decisamente in preda al suo ego a forma di piramide il ragazzo. Cheers!

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    • Ogni sua dichiarazione che trovo è più esagerata, acida e polemica della precedente: non stupisce che non abbia praticamente fatto nulla nel cinema, rispetto a ciò che dichiarava di star preparando, rispetto alle persone con cui ha litigato, tipo “ragazzi” del calibro do Carpenter e Hill 😛

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  2. “Se ne sono usciti con i Predator che hanno inserito gli alieni in un rituale complicato. Ma la mia idea era: e se i Predator fossero gli alieni? Nel finale del primo film fanno esplodere la nave, ma rimane l’altra nave: e se gli alieni si fossero trasformati in Predator? Non hanno utilizzato l’idea, ma era buona! Ho fornito loro una grande idea e non l’hanno usata.”
    Evito di citare anche il commento su Cameron e su Aliens, ma più leggo parole dette da O’Bannon più mi rendo conto di quanto fosse un essere insopportabile.

    Al corso di cinema avevo anch’io l’archetipo dell’O’Bannon in mezzo ai maroni: millantato artistoide che si crede l’ultimo illuminato visionario, impeccabile, infallibile, un re mida fuori tempo massimo, dove tutto ciò che tocca diventa oro ma nessuno lo capisce perché è troppo, troppo superiore, esageratamente avanti rispetto a tutti gli altri…
    Meglio smetta di leggere le sue interviste, l’uomo O’Bannon è veramente indigeribile, ma un’idea sul perché sia stato estromesso da Hollywood me la sono fatta ecco…

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    • Purtroppo sono cresciuto nel mito dell’Uomo che ha Creato Alien solo perché in Italia non sono mai arrivate sue interviste: dal 1979 al 2009 Dan ha sputato su tutto e tutti, senza mai aver dimostrato di valere ciò che diceva. È stata una persona spiacevole e non stupisce che rarissimi suoi progetto hanno poi visto la luce, in gran parte dimenticati perché pessimi.

      Credo che tutte le arti abbiano il loro Dan O’Bannon, quando invece sono le collaborazioni e le contaminazioni che creano opere più durature. Ma vallo a spiegare a gente che si crede migliore di tutti! 😛

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      • Della serie “gli ha detto bene” l’aver iniziato con Carpenter (chissà quanto ha rotto le palle al Maestro per includerlo nel progetto) e poi ha riciclato ambientazione e vari elementi per dar vita (e di questo gliene daremo sempre atto) al primo, glorioso Alien, di cui comunque non è stato né l’unico né il più grande artefice, va ricordato.
        Ma un risultato simile può effettivamente dare alla testa, e uno probabilmente già predisposto a montarsela di suo è facile abbia sbroccato in tempo zero.
        Certo avere in curriculum chicche come Il Ritorno dei Morti Viventi, Screamers e Atto di Forza li trovo comunque pregi, ma difficilmente sono film che si ricordano per la sceneggiatura, se vogliamo dirla tutta…

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      • IL problema è che non sono “suoi” film, non sono suoi progetti, ad un certo punto le produzioni erano così disperate da non aver altri da chiamare, così è salito a bordo, ha litigato con tutti, si è fatto disprezzare dall’intera troupe – lo racconta lui steso! – e poi sono passati altri anni prima di un altro film perché nessuno lo voleva più vedere.
        Il suo amico e compagno di scuola Carpener ha sempre lavorato tantissimo diventando amico di tutti: mentre già nel ’79 O’Bannon aveva gente che voleva tirargli il collo, di Carpenter non esistono detrattori. Sicuramente avrà litigato sul set, sicuramente avrà cazziato qualcuno e quello se la sarà segnata, sono cose umane, ma sul lavoro si lavora, non si sta a fare polemica con tutto e tutti.
        Inoltre, come anticiperò già questo venerdì, O’Bannon ha commesso il Peccato Originale ad Hollywood: ha chiamato i giudici, e questo non si fa. Vuol dire che nessuno potrà fidarsi di lui – infatti lo rifarà ancora, in seguito – ed è stato fortunato a trovare gente che ha abbozzato. E indovina un po’? Chi ha abbozzato sta ancora lì a lavorare… 😛
        (Tieni d’occhio il Zinefilo, venerdì, perché sarai citato ^_^)

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      • E se anche non si fosse cresciuti con quel mito, si era comunque autorizzati a credere che il suo ruolo nella creazione dello xenomorfo fosse bello pesante… A conti fatti, Dan avrebbe dovuto applicare l’equazione “meno livore = più lavoro” 😉
        Necronomicamente parlando, il suo The Resurrected non mi era dispiaciuto (anzi), anche se nemmeno in quel caso aveva avuto l’ultima parola…

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