[2019] I Am Mother

Mi è capitato di vedere un film di Netflix: I am Mother (2019) di Grant Sputore. Parafrasando il nome del regista, il mio “stupore” è stato scoprire quanto la totale follia di Ridley Scott abbia contagiato la fantascienza moderna.

Il giovane Sputore è anche soggettista, oltre che regista e produttore, mentre la sceneggiatura è dell’altrettanto giovane Michael Lloyd Green: giovani mente traviate da un’eccessiva dose di “scottismo”.
I am Mother infatti potrebbe benissimo essere denunciato per plagio dalla Fox: è la versione più economica di quella porcata di Alien: Covenant (2017). No, sono ingiusto, rettifico: è uno splendido film che dimostra come le stupide idee di Alien: Covenant potevano essere meglio veicolate. Se Scott quindi fosse stato anche solo un decimo del regista che tutti credono lui sia, Alien: Covenant sarebbe stato bello come I am Mother, invece di essere una delle peggiori buffonate della storia del cinema.

Siamo in un vago e non meglio specificato futuro. In una base super-tecnologica completamente disabitata, David si aggira solitario e si prende cura di tutti gli embrioni a lui affidati. Solo che non si chiama David, bensì Madre, visto che ha sviluppato e cresciuto l’embrione che poi diventa la giovane Figlia (Clara Rugaard).
David/Mother sente su di sé la responsabilità dell’intera razza umana: che gli sia stata data o se la sia presa, ovviamente lo sapremo nel finale.

Chiamatelo Madre o David, non cambia molto…

Daniels si fida di David… scusate, volevo dire Figlia si fida di Madre e diventano entrambi tutto il mondo, finché non arriva un elemento esterno. Aprendo infatti una parentesi nello “scottismo”, il film si gioca la inflazionatissima carta del bunker come ultimo rifugio contro il mondo esterno distrutto da un virus: se non avessimo già visto miliardi di storie identiche, sarebbe anche un’ottima narrazione.
Dall’esterno arriva una Donna (Hilary Swank) che non sembra stare male, e Figlia comincia a farsi domande: non è che Madre m’ha coglionato?

Girato in location davvero simili a Covenant – Scott ha girato in Australia e Nuova Zelanda, Sputore solo in Australia – il mondo esterno di I am Mother (da quel poco che vediamo) è arido e allo stesso tempo in piena fase evolutiva esattamente come quello degli (ex) Ingegneri dove abita David, così come lo sviluppo della storia si basa sugli stessi dilemmi etici: occhio, che non manca neanche la religione tanto amata da Scott, rappresentata dal crocifisso artigianale stretto fra le mani di Donna.
Ma già che stiamo qui a parlare del rapporto tra umani ed androidi… ce lo vogliamo buttare un animaletto fatto di origami? E lo vogliamo far apparire in una scena di difficile interpretazione così che ognuno possa dire la sua? (Ma il cane c’era o se l’è sognato Figlia?)

No, non è una citazione di Blade Runner: Director’s Cut, no, mica…

Tolta questa smaccata cito-paraculata per far orgasmare i fan di Blade Runner – cioè l’intera popolazione umana tranne me – il resto è tutto per Alien: Covenant, compresi risvolti “personali”.
Con una piccola differenza: I am Mother è un ottimo film, scorre via che è un piacere e ti lascia incollato allo schermo anche se stai assistendo ad uno spettacolo che definire “già visto, già letto, già sentito mille volte” è dire poco.
Quindi il problema di Covenant non è la storia ridicola, perché questo film Netflix dimostra che invece ci si poteva tirar fuori un ottimo film, è proprio la follia di Scott di aggiungere miliardi di elementi inutili amalgamati dalla peggior tecnica narrativa mai vista al cinema ad aver rovinato tutto.

Madre e David che “giocano” con gli embrioni umani

Grant Sputore ha preso Alien: Covenant, l’ha sgrullato per farne cadere tutta la spazzatura, e con quel 10% rimasto ci ha costruito un ottimo film, aiutato dallo splendido design di un robot che… oh, ma vogliamo far godere pure i fan di Star Wars? Ma sì, dài: non chiamiamolo robot, chiamiamolo droide, cioè l’errore grammaticale nato dal ’droid di George Lucas e che da allora contraddistingue i personaggi di quell’universo. Non dev’essere stato facile per la lingua di Sputore raggiungere così tanti deretani, ma il ragazzo è in gamba e c’è riuscito con grande stile.

Grant Sputore e la sua barba alla Ridley Scott! (© 2019 George Pimentel)

Per i prossimi deliranti e sconclusionati filmacci di Scott, perché la Fox non chiama dei giovani talenti come Sputore? Perché non mandiamo Ridley a godersi la sua meritata pensione e lasciamo spazio a veri registi, che sappiano cioè fondere effetti speciali e narrazione? Purtroppo non andrà così, ma spero che Sputore sia lì pronto a “rubare” la prossima porcata di Scott per farne un altro ottimo film come questo.

L.

– Ultimi post simili:

3 pensieri su “[2019] I Am Mother

  1. Pingback: Doppiaggi Italioti: “I Am Mother” (2019) | 30 anni di ALIENS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.