[2010-08] Predators su “Fangoria” 295

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Fangoria” numero 295 (agosto 2010).


Predators in the Midst

di Drew Tinnin

da “Fangoria”
n. 295 (agosto 2010)

Ci sono cose in questa vita che sembrano sempre essere state lì, con un grado di perfezione che noi poveri mortali non possiamo concepire siano state creare da mani umane. Per i fan del genere, una di queste meraviglie ha la forma di un piccolo film chiamato Predator.

Negli anni vari registi hanno impugnato il loro martello e hanno provato ad intaccare il monumento di John McTiernan del 1987, scomparendo però via in poco tempo. Questi vandali sono responsabili di Predator 2 (che non fa troppo male, malgrado i suoi rasta e i suoi scenari cittadini), e lo sfortunato duo formato da Alien vs Predator ed Aliens vs Predator: Requiem.

Ed ora, Predators, diretto da Nimrod Antal e prodotto da Robert Rodriguez, è previsto in uscita per il prossimo 9 luglio per la Fox. Ma prima di storcere la bocca davanti al solito prodotto commerciale, pensate se il giusto gruppo di persone sono parte di un progetto – persone a cui è a cuore il materiale d’origine e vuole sinceramente espanderlo in mitologia. E se un fan dichiarato del filone si ritrovasse a dirigerlo?

«Sono andato a vedere il primo Predator quando avevo 14 anni», racconta Antal a Fangoria durante una pausa dalle riprese del nuovo film nei Troublemaker Studios di Rodriguez in Austin (Texas). «Avevo il poster in camera e faceva una grande impressione. Essendo poi un ragazzino cicciottello, con tanto di bretelle, di nome Nimrod, dovevo spesso rimanere defilato: i film erano un buon modo per farlo.»

Antal si è occupato in precedenza del sottovalutato Vacancy ed Armored (con Laurence Fishburne, presente anche nel cast di Predators), ma questo viaggio in un franchise è nuovo. «È un film più grande, e lavorare con gli effetti speciali e protesici è qualcosa che non ho mai fatto prima, quindi sono emozionato. È stata un’esperienza bellissima, un gran bell’affare per me: sono davvero grato per essere stato coinvolto.»

Un altro grande cinefilo come Rodriguez è stato coinvolto in Predators già agli inizi degli anni Novanta, quando ha scritto la prima stesura della storia. «Sin dall’inizio volevo tornare alla giungla», racconta. «perché era ciò che avevo amato del primo film. Poi sono andati in città, con Predator 2, e ho pensato: “Come possiamo tornare alla giungla senza che sembri una ripetizione?”»

«Così il mio consiglio alla Fox», continua, «è stato quello di andare su un altro pianeta, dove quando vedi una riserva di caccia capisci perché loro sulla Terra avevano cercato una foresta pluviale: è simile a qualcosa che avevano in casa. Questa cosa è piaciuta ad Arnold Schwarzenegger quando gliene ho parlato. Non gli importava affatto di Predator 2: alla fine non è entrato nel progetto ma alla gente piaceva l’atmosfera del primo film.»

Ciò che separa questo nuovo capitolo dall’originale sono i personaggi e le loro relazioni. Invece di una élite militare il copione di Predators (scritto da Alex Litvak e Michael Finch) costringe un gruppo di estranei – tutti pericolosi a modo loro – ad agire insieme per sopravvivere. Sono stati strappati alle loro vite da ogni angolo del pianeta, essendo degni avversari agli occhi dei Predator. E tutti hanno dei segreti, tutti scottanti.

«È questo il criterio ho voluto usassero gli sceneggiatori», spiega Rodriguez. «Se presentavamo tutti questi personaggi diversi, volevo essere sicuro che ognuno di loro fosse forte abbastanza perché il pubblico se ne interessasse e lo seguisse durante la vicenda. Ognuno di loro poteva essere la star del film di ogni spettatore, perché aveva una vita ricca alle spalle.»

Quando sono arrivate notizie che Fishburne si sarebbe unito al cast con il personaggio di Noland, alcuni fan hanno espresso il loro disappunto perché il ruolo sembrava nato apposta per una comparsata del Dutch di Schwarzenegger. «Poteva essere», ammette Rodriguez, «e avrebbe funzionato benissimo. Laurence è arrivato e non interpreta un personaggio già visto, ma piacerà al pubblico.»

Quando Fangoria visita i Troublemaker Studios la maggior parte degli attori si sta organizzando per affrontare una dura notte di riprese, e la produzione smania per assicurarsi tutte le inquadrature di cui ha bisogno. Mentre ammiriamo gli stupendi disegni delle creature e lo storyboard attaccato alla parete, membri del cast passano a parlare velocemente dei loro ruoli. Uno dei più misteriosi del gruppo è un samurai Yakuza noto come Hanzo: elusivo e pieno di tatuaggi della mafia giapponese, è interpretato da Louis Ozawa Changchien.

«Hanzo non è molto comunicativo», dice l’attore. «È un uomo di poche parole. C’è anche una benda che copre due dita mancanti del mio personaggio.» Una volta che gli sono applicati i tatuaggi, con un processo della durata di tre ore, Ozawa si sente davvero trasformato. «È come avere indosso un costume, è come… esser pronti per la battaglia!»

L’attrice brasiliana Alice Braga ha già avuto esperienze con la fantascienza, da I Am Legend a Repo Men. Qui interpreta una cecchina di nome Isabelle che è ossessionata dal proprio passato. «Nimrod mi ha dato un piccolo manuale che l’esercito dà ai suoi cecchini», rivela, «ed è stato grandioso, perché spiega cosa va fatto e la procedura. Mi ha detto molto del personaggio e di quanto debba essere tosto. Non puoi essere emotivamente legato a qualcosa. Tutti questi dettagli aiutano a costruire il personaggio.»

Fa parte del cast internazionale Oleg Taktarov, uno degli attori più popolari in Russia e campione di UFC, nel ruolo di Nikolai. «Instaura un’amicizia con Edwin [interpretato da Topher Grace] e ci scambiamo alcuni momenti divertenti. Nel mio personaggio ho cercato di mettere tutti gli stili russi da film come La corazzata Potëmkin: anche la mia divisa è simile a quella della Marina russa.»

Ciò che i fan saranno contenti di apprendere è che la presenza di Nikolai segna il ritorno in scena della iconica mitragliatrice Gatling che Jesse Ventura imbracciava nel film originale. Sfortunatamente per i suoi camerati, comunque, anche uno dei Predator ne ha una. «Già, ma quella è più un laser», nota Taktarov. «La mia è più pesante: devo portare in giro 45 chili, munizione escluse.» L’attore sa di avere la responsabilità di gestire un’arma cara ai fan. «Lo capisco e la porto con orgoglio: è come un testimone che porto da un film all’altro.»

Fangoria poi incontra un insanguinato Topher Grace, veterano della serie TV “That ’70s Show” che si è velocemente reso conto di cosa comportava questo suo ingaggio. «Questo è il problema, la gente dice: “hai già fatto un film d’azione” [Grace interpreta Venom in Spider-Man 3] ma in realtà non è vero: era tutta questione di effetti al computer. Quando invece hai un impegno come quello preso da Nimrod e Robert, e devi fare il più possibile davanti alla cinepresa… insomma, quando devi saltare da una cascata, quello non è recitare. La mia reazione è stata la stessa del mio personaggio.»

Una nuova aggiunta alla mitologia dei Predator è la creatura nota come “The Ram Runner” [l’ariete corridore] che ha avuto una questione personale con Grace, durante le riprese. «Mi inseguiva per questo spiazzo», spiega. «L’attore nel costume voleva parlarmi ma metteva dannatamente paura!»

Dall’entusiasmo di Grace è evidente che egli creda ci sia qualcosa di speciale, qui. «Quando sei l’attore», spiega, «sei un giudice migliore di quando sei un regista, perché guardi più cose. E ciò che stanno girando è davvero spettacolare.»

Fangoria si prende un momento per parlare con Walton Goggins (da La casa dei mille corpi e dalla serie TV “The Shield”) prima che il cast torni a lavorare. «È un bastardo serial killer», dice Goggins del proprio ruolo, Stans. «Si considera l’unica celebrità sul pianeta alieno e sente che tutti gli altri dovrebbero chiedergli l’autografo.»

Rapire un detenuto non sembra la scelta migliore per un Predator, ma Goggins ha un’idea sul perché debbano essere interessati a Stans. «Be’, io penso che questi tizi cerchino una sfida. Per Stans, camminare all’aria aperta per più di due metri in qualsiasi direzione è qualcosa che non ha potuto fare per 16 anni. È eccitatissimo, per questo. Ha vissuto in isolamento per lungo tempo così vuole sgranchirsi e non ha paura: è interessato a tutto.»

Probabilmente il membro più sorprendente del cast è il protagonista: il premio Oscar Adrien Brody, non certo nuovo al cinema di genere. In Predators è Royce, un ex soldato che cerca di mantenere unito il gruppo ad ogni costo. «È stata una benedizione lavorarci insieme», dice Antal. «So che molti hanno avuto da ridire sulla scelta di cast, ma rimarranno sorpresi. Non stiamo cercando di rifare Arnold, né siamo così pazzi da imitarlo a vent’anni di distanza: sarebbe un male per il film e per la serie.»

«Sapevamo tutti che tentare di rifare il primo film sarebbe stato un grosso errore», continua, «così abbiamo deciso di fare in un altro modo, rimanendo però allo stesso tempo fedeli al passato e rispettandone l’atmosfera. Speriamo di non venir crocifissi dai fan!»


L.

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