[2019-04] Alien: Echo

Senza alcuna enfasi né squillo di tromba, per la prima volta da trent’anni il marchio Alien viene affidato ad un privato, per un romanzo al di fuori delle catene editoriali detentrici del copyright: come abbia fatto Mira Grant ad ottenere il permesso da Fox per scrivere il suo Alien: Echo (An Original Young Adult Novel of the Alien Universe)  rimane un mistero. L’unico indizio è il fatto che l’agente letterario dell’autrice… si chiama Diana Fox! Ha un’aggancio naturale…
Forse il marchio Alien se la passa male e quindi la Fox dà permessi a tutti.

Scoperto della sua esistenza su twitter, il 10 aprile 2019 ho comprato l’eBook di questo romanzo che da maggio dovrebbe essere disponibile anche in cartaceo.


La trama

Olivia e sua sorella gemella Viola sono state trascinate in giro per l’universo sin da quando abbiano memoria. I loro genitori, entrambi xenobiologi, sono sempre stati impegnati in ricerche sull’oscura biologia aliena.
Arrivati su un nuovo pianeta-colonia, scoprono una minaccia aliena come non ne hanno mai incontrata prima, e all’improvviso il mondo delle due sorelle va in frantumi.
Fuggendo dai terribili alieni, le conoscenze xenobiologiche e la determinazione a proteggere la sorella sono le uniche armi di Olivia, mentre la colonia crolla nel caos. Poi però uno scioccante segreto familiare viene svelato… e traumatizza Olivia quasi quanto gli alieni.
Le creature si infiltrano nella ricca fauna di un pianeta coloniale incontaminato, e velocemente si adattano. Anche Olivia dovrà adattarsi, se vuole sopravvivere…


Il romanzo

«Il mio nome è Olivia Shipp, e mi trovo su questo pianeta non per mia scelta»: così si presenta l’io narrante della vicenda.

Siamo su Zagreus, mondo lontano simile alla Terra – «quattro continenti, un gruppo di isole ed alcuni oceani piuttosto dolci» – nella cui colonia costruita dalla Weyland-Yutani vivono e lavorano gli Shipp. Padre e madre sono xenobiologi, mentre la giovane Olivia è “sfruttata”: va in giro a raccogliere dati sulla fauna locale ed ogni nuova scoperta documentata le vale un piccolo compenso.
Appena sarà maggiorenne, però, vuole fare un lungo viaggio e raggiungere la Terra: sia per incontrare i loro parenti sia per trovare un bravo medico per Viola, detta Vi. Sua sorella gemella è affetta da una qualche non meglio diagnosticata malattia autoimmune che non le permette di uscire dalla sua stanza.

Il dottor John Shipp è il secondo miglior xenobiologo comportamentale nell’universo conosciuto, secondo le parole della figlia orgogliosa, e dove non arriva può chiedere aiuto al miglior xenobiologo comportamentale dell’universo, cioè sua moglie la dottoressa Katherine Shipp.
Sono entrambi liberi professionisti e girano l’universo di colonia in colonia lavorando per le varie megacorps – quindi sembra di capire che l’autrice non consideri la Weyland-Yutani come unica Compagnia – e Katherine ha fatto anche un giro con i Colonial Marine perché quelli hanno accesso a pianeti inavvicinabili ai civili.

Dopo aver girato una quindicina di colonie, ora sono su Zagreus, dove Olivia ha fatto amicizia con la sua coetanea Kora Burton: quest’ultima, come tutti gli altri ragazzi della scuola coloniale, è curiosa di vedere questa fantomatica sorella gemella di cui si è sentito parlare ma che nessuno ha mai visto, rimanendo lei sempre chiusa in casa. Una casa vigilata da vari sistemi di sicurezza, compreso un cancello elettrificato, per tenere fuori gli animali del posto: soprattutto i vermi-leoni, grandi come i maiali terrestri e alquanto aggressivi.

«I ragazzi nati nelle colonie crescono in due modi: o diventano duri come l’acciaio o delicati in modo quasi offensivo. Kora è del secondo tipo.» Ma ad Olivia piace lo stesso, perché – ci dice lei stessa all’inizio – le piacciono le ragazze, ed è in pratica l’unica differenza che ha con la sua identica sorella gemella, invece eterosessuale.

Essendo fondamentalmente un romanzo young adult, molto più che una storia “aliena”, un terzo del libro se ne va a parlarci dei sentimenti della protagonista, del suo amore, delle sue delusioni e tutto il resto. Ovviamente con Kora il rapporto è contrastato e altrettanto ovviamente c’è il ragazzo decerebrato che rappresenta il classico stereotipo di queste storie: il cattivo che dice cose cattive, simbolo di tutti i ragazzi antipatici e crudeli che tutte le ragazze hanno incontrato almeno una volta. Qui si esagera uno zinzinino, visto che in pratica il personaggio è una macchina sforna-insulti soprattutto immotivati.
Ma a proposito di macchine…


Androidi femminili

Totalmente dimentica del termine gynoid, la lingua inglese è stranamente convinta di un profondo errore per cui android sia un termine neutro, invece vuol dire “a forma d’uomo”. Non nel senso “umano”, ma proprio uomo, maschio. Quindi tecnicamente e grammaticalmente una donna non può essere un androide, perché non è “a forma d’uomo”. È a forma di donna, quindi è una ginoide, ma questo semplice ragionamento sfugge a tutti i più grandi autori del Novecento: figurarsi ai piccoli…

Il colpo di scena che l’autrice gioca subito è che Viola non è malata: non esce mai di casa perché è una sintetica e gli Shipp non vogliono che tradisca la sua natura. Sembra la gemella di Olivia semplicemente perché è fatta a sua somiglianza: come abbia fatto a crescere insieme alla ragazza, non l’ho capito…

«She’s synthetic. She’s an android

All’inizio l’autrice ha provato ad utilizzare un ottimo termine dell’universo alieno, “sintetico”, ma poi come ogni autore di young adult considera i propri lettori troppo stupidi per capire e quindi deve parlare sempre più in modo grezzo.

«So we leave the robot»

Il cattivo Michel, lo stupido personaggio bidimensionale che incarna tutti gli stupidi con cui le ragazze hanno avuto a che fare, chiama “robot” Viola e già qui andrebbe bene: è un termine neutro e visto che è nato proprio per indicare macchine a forma umana sembra azzeccato. Ma Viola, come ogni sintetico, è puntigliosa:

«I’m an android, technically. There’s a difference. Robots aren’t intelligent, for the most part: they’re built to serve a specific function, not to be individuals. I’m as unique a person as you are. I’m just not organic.»

«Tecnicamente sono un’androide. C’è una differenza. I robot non sono intelligenti, per lo più: sono costruiti per svolgere determinate funzioni, non per essere individui. Io sono una persona unica come lo sei tu. Semplicemente non sono organica.»

Cos’è ora questo razzismo contro i robot? Non è che ci si sta confondendo con i robot da cucina, chiamati così impropriamente? Se lo sapesse Karel Chapek, che per primo ha inventato robot unici addirittura capaci di soffrire…


Commento finale

Onestamente, superata la metà ho proceduto molto velocemente con la lettura: è in tutto e per tutto un romanzetto young adult che parla del turbamento emotivo di una ragazza che sta diventando donna, alle prese con le incertezze della propria sessualità e alla ricerca di un contatto con una società da cui si sente esclusa. Cioè la trama di ogni singolo romanzetto di genere esistente: che c’entrano gli alieni? Davvero poco.

Se il pericolo fosse stato l’arrivo delle cavallette, non sarebbe cambiata una virgola della storia. Dietro l’apparente parallelismo con i personaggi di Aliens – Olivia è Ripley, Kora è Newt (e infatti affronta il pericolo per salvarla) e Viola è Bishop, che sopravvive solo “in parte” – in realtà c’è poco più di un romanzo di formazione che ricrea nello spazio quello che un tempo si ricreava nel tempo, ambientando cioè le vicende in un passato spesso immaginario. Non amando il genere, non so appassionarmi alla vicenda, visto che le tematiche aliene fanno solo da sfondo.

Rimane comunque un ottimo segnale questa “apertura”: c’è speranza che altri vogliano misurarsi con l’universo alieno e magari scrivere una storia fanta-horror invece che di turbamenti adolescenziali su sfondo alieno.

L.

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10 pensieri su “[2019-04] Alien: Echo

      • Per lavoro ho avuto a che fare con la Fox per il marchio L’Era Glaciale e ho visto le loro guide di utilizzo: davvero dettagliatissime, indicano anche che tipo di messaggio è adatto, veramente si comprende che cosa rappresenta un certo “marchio”. Ebbene, non capisco cosa abbia spinto Fox a cedere l’utilizzo del marchio Alien a un prodotto del genere, che ne è lontano almeno quanto LV-426 dalla Terra.

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      • UAU che invidia! Che darei per potere vedere quelle guide ^_^
        Nelle interviste con gli autori ed editori dei fumetti alieni esce fuori che oltre agli elementi cardine del marchio ci sono cose che si possono dire e che NON si possono dire, interstizi in cui si può lavorare di fantasia e zone invece da lasciare inesplorate per vari motivi. Io credevo fosse semplicemente un bignamino del tipo “Il facehugger pianta il seme, che poi esce dal petto a forma di chestburster”, invece questo è proprio il minimo: sembra che le guide siano molto più concettuali che particolari.

        Per il romanzo sono d’accordissimo, e non vorrei che fosse il segno di un drammatico crollo del marchio Alien, ormai pronto a finire nelle mani di chiunque, tanto è screditato. In fondo nessun autore potrà mai rovinarlo come ha fatto Ridley Scott, quindi perché no? 😀
        A questo punto cos’ha la mia fan fiction “Aliens vs Boyka” in meno rispetto ad “Aliens: Echo”? Mi frega solo che non so come contattare la Fox, se no davvero avrei la faccia tosta di chiedere di utilizzare il marchio per una storia inedita 😛

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      • Nel mio caso era per utilizzare alcuni personaggi in un’operazione commerciale. La guida (in inglese) veniva direttamente da Fox USA e si notava la competenza, l’estrema conoscenza e cura nella gestione delle proprietà intellettuali. Nella sua stringatezza e schematicità si evidenziavano anche concetti non espresso esplicitamente dai film, ma evidentemente studiati per essere adatti a una certa fascia d’età (oltre ai bambini). Anche io morirei dalla voglia di vedere qualcosa del genere per Alien e – visto la “carne da macello” che ne stanno facendo – di Predator e Aliens Vs Predator. Sarei davvero curioso di come hanno approvato certe porcherie.
        In merito al romanzo, credo dovresti tradurlo in inglese per avere una minima possibilità. In italiano sappiamo quanto la nostra editoria sia asfittica.

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  1. Insomma, qualcuno ci prova anche ad uscire dall’asfittica e sempre più sterile gabbia “aliena” dell’attuale Fox, ma allo stesso tempo sarebbe meglio farlo evitando di cadere nell’altrettanto asfittica e sterile gabbia “young adult” (l’universo alieno sta passando già abbastanza guai per sobbarcarsi pure il rischio di una deriva adolescenziale)…

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