[Short Film] Alien: Infestation (2016)

Mentre il cinema “canonico” (che canonico non è mai stato) non fa che deludere profondamente, dai fan appassionati arrivano prodotti di una qualità incredibile, che intrigano come il cinema “ufficiale” ormai non è più capace di fare.
In occasione dell’uscita di alcuni cortometraggi alieni per il 40° anniversario di Alien, inizio un viaggio più ampio negli Alien Short Film: piccoli gioielli creati da chi ha il cuore pieno di sangue acido!

L’infestazione arriva dalla Svezia!

Dalla Svezia arriva sempre roba buona, come l’infinito cinema di Ingmar Bergman e la bravura sconfinata di Noomi Rapace: se l’attrice è stata cacciata malamente dall’universo alieno, lo svedese Martin Leon Lindstedt nel dicembre 2014 decide di riportare la Svezia all’attenzione degli xenomorfi.

La lavanderia del mio palazzo è posizionata nel seminterrato, così ogni volta che scendo lì la mia mente si carica di creatività. L’oscurità e i lunghi corridoi con tubi sul soffitto sembrano provenire dal set di un film horror. Quei tubi in particolare mi ricordano gli interni della Nostromo, così ho sentito che dovevo fare qualcosa di quel materia: da qui l’infestazione!

Così scrive Lindstedt nel suo blog nel 2016, come “dietro le quinte” del suo delizioso ed appassionante cortometraggio in due puntate Alien: Infestation.
Grazie ad un modello 3D dello xenomorfo trovato in giro e all’uso disinvolto di marchi registrati di cui non ha copyright – «vi prego, non fatemi causa!», scrive nelle note del suo video! – Lindstedt crea oro puro e ci regala un totale di mezz’ora circa di puro Alien allo stato puro.

Una serata-bucato parecchio movimentata, per Amanda

Nella prima parte seguiamo una normale serata di Amanda – sarà mica una velatissima citazione di Amanda Ripley? – interpretata da una bravissima Martina Bjäre, perfetta nel ruolo di una donna normale in una situazione anormale. Si lava i capelli e scende in lavanderia, scoprendo che c’è qualcosa di strano nel palazzo: per esempio ci sono dei tecnici della Weyland-Yutani parecchio guardinghi…

Dove si comprano questi splendidi giacchetti?

Scesa in lavanderia, in un perfetto ambiente da film horror, Amanda scoprirà la presenza di un mostro e cercherà di sfuggirgli non avendo alcuna arma con sé, né molti posti in cui nascondersi.
Creando una perfetta tensione, l’apice si raggiungerà… con un accendino per fornelli al posto del lanciafiamme!

Un alieno che non ha molto da invidiare agli ultimi lavori cinematografici

La seconda parte si focalizza invece sul marito di Amanda, Simon (Martin Svensson), che torna a casa dal suo lavoro alla Weyland-Yutani e scopre che il tragitto dal garage al suo appartamento sarà più difficile del previsto.

Un logo che non vorreste vedere mai, nel vostro ufficio

Girato con uno stile eccezionale e molto ricercato, siamo lontani da qualsiasi dilettantismo: Lindstedt è un regista completo a tutti gli effetti, con una visione ben precisa di cosa vuole raccontare e la capacità di renderla su schermo.
Le molte inquadrature ravvicinate dell’alieno in bella mostra tradiscono una povertà di effetti speciali del tutto scusabile, visto che parliamo di un cortometraggio amatoriale girato in casa, nel tempo libero, ma lo stesso mi sento di dire che è meglio questo alieno fatto al PC che quella porcata di mostrino albino di Alien: Covenant

Uno xenomorfo più che dignitoso

Attori bravi e credibili, una storia semplice e quindi per questo più difficile da rendere, una tensione ben creata e ben mantenuta… Insomma, Alien: Infestation è una boccata d’aria fresca!

Alien: Infestation batte Ridley Scott su tutta la linea

Un’ultima curiosità. Secondo voi, Amanda e Simon che suoneria hanno sul cellulare? You’re My Lucky Star, deliziosa citazione del brano vagamente canticchiato da Ripley nel finale del primo film, che purtroppo in Italia non si sente

Amanda, la Lucky Star…

Non mi resta che invitarvi a gustare questo gioiello in due puntate:

L.

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4 pensieri su “[Short Film] Alien: Infestation (2016)

  1. Ma chi mai potrebbe essere così stronzo da fare causa a Lindstedt (con il suo ottimo corto)? Ah, già, forse una (ex) grande casa di distribuzione attentissima a non far mai più avvicinare al franchise chiunque sia ancora in possesso di tutte quelle idee fresche che nella (ex) grande casa ormai latitano da anni… 😉

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