Intervista a Dan Abnett (Bounding 2016)

Traduco l’intervista che Daniel Mills ha condotto per il sito Bouding into Comics allo scrittore Dan Abnett. (Ecco l’originale.)


Dan Abnett è uno dei più eclettici scrittori attivi oggi. Dall’oscuro mondo di Warhammer al recente Titans Hunt, l’autore si muove fra i generi come nessun altro. In questo periodo sta portando la sua versatilità ed esperienza nella serie Dark Horse Prometheus: Life and Death.

BIC: Lasciami iniziare dicendo che sono un grande fan del tuo lavoro da più di dieci anni. Sin da ragazzino leggo i romanzi di Warhammer, come “Gaunt’s Ghosts” e la serie di Horus Heresy: grazie per il grande intrattenimento.

Dan Abnett: Grazie a te.

Cosa si prova a passare da un medium all’altro, dai romanzi a fumetti?

Lo trovo molto facile. Scrivo fumetti da più tempo rispetto ai romanzi, quindi la trasizione è più difficile in questo senso. Amo scrivere fumetti e quando sono impegnato in un grande progetto (come per esempio un romanzo), è un grande sollievo creativo metterlo un attimo da parte e scrivere un fumetto, più maneggevole e gestibile. Quindi non solo lo trovo facile, ma addirittura necessario. Scrivere fumetti esercita differenti “muscoli creativi” e aiuta a mantenere la freschezza in entrambi i medium. Il cambio di passo è uno strumento creativo davvero utile.

Riguardo a “Prometheus: Life and Death”, da dove viene l’idea della storia e cosa si prova a raccontare qualcosa proveniente da un universo cinematografico?

Randy Stradley della Dark Horse ha impostato il piano originale per connettere i vari franchise, e l’ha condiviso con me quando mi ha chiesto di scrivere l’intero progetto. Secondo lui, avere un solo scrittore a gestire tutto aiuta per lo sguardo d’insieme. Io ho accettato immediatamente – sono tutti franchise che amo – ed avendo scritto degli xenomorfi per il videogioco Alien: Isolation, sono stato felicissimo di poter giocare con quell’universo in versione a fumetti. Amo “giocare” con gli universi creati da altri, come per esempio Warhammer, Dr. Who e Marvel: credo di aver sviluppato una dipendenza.

Com’è stato lavorare con Andrea [Mutti, disegnatore] e Rain [Beredo, colorista]?

Posso dire che sono entrambi brillanti, sono rimasto deliziato dal loro lavoro.

Ci sono state elementi del film che hai cercato di instillare nella serie a fumetti?

Cover di David Palumbo

Ho voluto catturare il sapore e l’umore [the flavour and the mood] e magari provare a rispondere ad alcune domande, senza però dare risposte concrete che in un eventuale film successivo potrebbero entrare in conflitto. Con l’intera saga “Life and Death” ho cercato di focalizzare l’attenzione sui personaggi umani – la loro reazione in situazioni pericolose – e sulla nostra preoccupazione per loro: credo sia un elemento essenziale. Il cuore umano è ciò che tiene uniti tutti gli altri elementi, pensa al primo film di Alien. Quello che rende dinamica la storia è il nostro immedesimarci con l’equipaggio e preoccuparci per loro.

Sebbene tu sembri padroneggiare bene quest’arte, è difficile scrivere per progetti che abbiano già degli stili preimpostati?

Per niente. Gli artisti sono abituati ad adattarsi al tono e agli stili di un progetto, il che è esattamente ciò che ho provato a fare con queste storie. Non volevo semplicemente scrivere un buon fumetto, volevo creare una buona storia di Prometheus, quindi sia io che il disegnatore abbiamo lavorato sodo per massimizzare questo effetto.

Il mitico relitto alieno disegnato da Andrea Mutti

Hai citato il tuo lavoro con “Alien: Isolation”. Tra quel progetto e “Prometheus: Life and Death” hai passato parecchio tempo nell’universo nato dal film del 1979 di Ridley Scott. Quanto ti hanno influenzato, “Alien” e i suoi seguiti, nel tuo lavoro? Cosa ne pensi del fatto che si continuino a raccontare storie in quell’universo?

Qui devo tradire la mia età, perché ho visto Alien alla sua uscita originaria. È un film straordinario, un classico, ed anche Aliens è molto bello. Avevo l’età giusta anche quando ho visto i primi due Predator. I film di Alien e il relativo universo fanno parte della cultura popolare ed hanno avuto molta influenza, sia nel “realismo” nella fantascienza sia nella “genuinità” della creatura aliena. Il termine “giger-esque” è diventato sinonimo di “lovecraftiano”, suggerendo non solo un legame a questo franchise ma in generale la nozione di orrore cosmico.

Cover di David Palumbo

Che io lo voglia o meno, è inevitabile che abbia influenzato molto anche me. Penso che questo universo – e quello “esteso” in cui è presente anche Predator, una fusione creata in modo geniale dalla Dark Horse – abbia un enorme spazio per nuove storie, con innumerevoli aspetti da esplorare.

Penso che il trucco sia navigare in questo universo senza rispondere a troppe domande. Uno degli ingredienti chiave di Alien alla sua uscita era proprio il non sapere nulla. Se perdi troppo di quel mistero, se spieghi troppo, quell’elemento vitale dell’universo va perduto.

Secondo te quale fra le storie a fumetti, a film o romanzi supererà la prova del tempo?

Ah, sono così tante! E sopravvivranno per ogni tipo di ragioni: perché sono buone storie; perché sono dei classici anche se sono state superate dal progresso; perché sono ancora attuali; perché sono ben scritte; perché subiscono ancora il fascino di quelle storie che abbiamo letto nei momenti chiave delle nostre vite.

Cover di David Palumbo

I primi esempi del genere – come Dracula, Frankenstein e Ventimila leghe sotto i mari – rimangono classici assoluti anche se sono stati superati dal progresso scientifico e dallo stile narrativo, o anche solo dalla cultura popolare. E questo vale per altre saghe. Star Trek, per esempio, va avanti a meraviglia sebbene la tecnologia futuristica degli anni Sessanta sia occhi chiaramente ridicola, così come le idee culturali dell’epoca. Non vedo libri di Dune o Fahrenheit 451 rimanere non letti. Credo sia interessante immaginare quali film o libri da qui a, diciamo, dieci anni manterranno la longevità di un Blade Runner o Destinazione stelle [The Stars My Destination, 1956 di Alfred Bester]. Credo che saranno tanti, ma probabilmente non quanti potremo aspettarci.

Secondo te quali sono gli elementi chiave per una buona narrazione di genere nei differenti medium?

Cover di David Palumbo

Una buona narrazione, punto. Buoni personaggi e una certa “autenticità”. Per quanto siano straordinari ed inusuali le ambientazioni, i temi e i concetti, devi trovare il modo di raccontarli come se fossero assolutamente reali.

Per finire, cosa stai leggendo in questo periodo?

I miei gusti sono eclettici e voraci, ma proprio ora sto leggendo: un vecchio romanzo di John Wyndham, uno studio storico sulla caccia alle streghe del XVI secolo e un resoconto dell’affondamento del Lusitania. E fumetti… tanti fumetti.

Come ho già detto, leggo Dan Abnett da almeno un decennio: è stato un grande onore essere in grado di condurre questa intervista. Grazie di nuovo a Dan per aver messo a disposizione il suo tempo.


L.

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3 pensieri su “Intervista a Dan Abnett (Bounding 2016)

  1. “Se perdi troppo di quel mistero, se spieghi troppo, quell’elemento vitale dell’universo va perduto.”: eh, mai saggezza fu più inascoltata di quella di Dan Abnett. Se solo il cinema alieno avesse approfittato dei suoi “muscoli creativi”… 😦

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  2. Pingback: Storia dei fumetti alieni 9. Fuoco e pietra, Vita e morte | 30 anni di ALIENS

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