[1992-11] Predator vs Magnus Robot Fighter

Illustrazione di Dave Dorman per la rivista “Insider” (settembre 1992)

Lo splendido romanzo Il sole nudo (The Naked Sun, 1957) di Isaac Asimov ha avuto lo stesso effetto di quelli che hanno messo in guardia dal Grande Fratello: hanno fatto venire l’acquolina in bocca, invece di mettere paura.

Trasportando nel futuro una situazione che vedeva nell’antichità classica, Asimov ha voluto metterci in guardia che una società pigra che lasci fare tutto ai robot porterà problemi: tutto inutile, visto che nel 1963 la Gold Key (specialista nella narrativa di genere) pubblica un fumetto imbarazzante che esalta la civiltà pigra che lascia fare tutto ai robot. Una roba chiamata Magnus, Robot Fighter 4000 A.D.


Il ricordo personale

Anno 1992. Ho 18 anni e sono appena stato contagiato dalla peste aliena, avendo trovato nel mio quartiere una piccola fumetteria d’importazione: ogni mese i suoi scaffali sono inondati di fumetti alieni, perché siamo nell’età dell’oro della Dark Horse Comics, ed ho avuto possibilità di leggere appena uscite storie che ancora oggi in gran parte sono inedite in Italia.
Dietro mio preciso mandato, il gestore mette da parte a mio nome – perché sapeva che passavo ogni giorno dopo scuola e spendevo da lui quasi ogni soldo che avevo in tasca – qualsiasi cosa abbia sopra i marchi Aliens, Predator, Terminator e Robocop. E ovviamente i relativi incroci. Un giorno del novembre 1992 tira fuori Predator vs Magnus Robot Fighter… ma cos’è ’sta roba? L’ho comprato immediatamente, ma ero perplesso.

Ho avuto la fortuna di avere un’ottima insegnante di inglese alle medie e un’ottima insegnante di inglese al ginnasio, quindi il mio inglese scolastico mi permetteva di capire quando la penna fosse sul tavolo e il gatto sotto il tavolo. Lo slang americano e le contrazioni colloquiali non facevano parte del programma scolastico, quindi spinto dalle storie aliene stavo proprio in quel momento imparando a trascodificare l’assurdo inglese usato nei fumetti: che non va letto, va ascoltato. Perché se leggi «c’mon» pensi ad un errore di battitura, mentre se  ascolti «c’mon» capisci che è la resa fonetica di come on, “andiamo”. (L’apoteosi è lo smozzicato dialetto del sud sbiascicato da Jonah Hex, ma questa è un’altra storia.)

Quel novembre 1992 non ho capito una sola singola fottuta parola di questo fumetto, e trovandolo particolarmente ridicolo – ma perché quell’idiota protagonista gira in gonnellino? – non mi sono sforzato tanto: addirittura è uno dei rarissimi fumetti dell’epoca che non ho conservato in cartaceo, anche se ora – pazzo collezionista come sono – un po’ mi spiace…


Magnus gaius

In anni recenti ho scoperto che questo incredibile personaggio ha conosciuto una seconda vita, da quel giorno in cui l’ho letto, sebbene non sia proprio famosissimo, e che negli anni Settanta è entrato nella rosa di eroi le cui avventure sono state tradotte dalla mitica collana “Albi Spada“, della casa editrice Fratelli Spada. Dall’aprile del 1972 e fino almeno al 1976 la casa racconta le dimenticabilissime storie di un eroe così “maschio” da girare in gonnellino e stivaletti bianchi. Il personaggio sarebbe geniale se come compagni d’avventure avesse un poliziotto, un operaio e un pellerossa, invece ha solo compagni meglio vestiti di lui: ogni singolo uomo del futuro gira in pantaloni, tranne Magnus, che affronta i nemici a cosce nude e mutande all’aria…

Siamo nel 4000 e il politicamente corretto è estinto. La serie esalta i ricchi nullafacenti che passano le loro pigre giornate a vestirsi eleganti – per nulla – e a ballare dall’alto dei loro titanici grattacieli, mentre in basso, fra le luride strade piene di detriti che nessuno sposta, sopravvivono a stento i poveracci: che schifo, i poveracci…
Alcuni di questi zozzi diversamente ricchi osano addirittura essere seccati di vivere in mezzo alla spazzatura e si organizzano in una specie di Sindacato del Male i cui membri si chiamano Gophs, ovviamente biechi e malvagi perché poveri. Invece i ricchi che riccheggiano sui grattacieli sono belli e buoni.

Magnus “Mutande al vento” di mestiere mena i robot, o almeno così recita il nome della saga: nelle storie che ho letto le uniche volte in cui prova a fermare un robot ci prende così tante botte che gli si sgualcisce tutto il gonnellino…
Comunque la morale del personaggio è di proteggere i ricchi oziosi e la loro riccanza – anche perché come ogni altro potente anch’essi adorano fare viaggi a vedere come vivono i poveracci, per il solo gusto di spernacchiarli – e allo stesso tempo deve assicurarsi che la poveranza rimanga a morire di fame, possibilmente con dolore.

Come sia potuto esistere un fumetto del genere, e come possa ancora oggi esistere esula dalla mia comprensione.

Eroe maschio, ma con un po’ di rischio e tanto fischio


Rinascita

Negli anni Novanta per motivi ignoti la Valiant riesuma questo cadavere degli anni Sessanta, e addirittura nei Duemila se lo prende la Dark Horse, ripubblicandone gli Archives.
Uno potrebbe pensare che sono intenti “documentaristici”, per riproporre un personaggio d’annata con tutti i suoi pregi e difetti, invece no: la Dark Horse, non paga dei suoi sfaceli alieni, vuole addirittura scrivere nuove storie del Gonnellino Volante!

E addirittura chiama Dio, che altri conoscono con il nome di Raymond Swanland, per curarne le copertine. Almeno ci ha regalato goduria disegnata allo stato puro…

Quel novembre 1992 non sapevo di aver appena assistito al primo vagito della rinascita di un personaggio morto nel ’69, riapparso velocemente negli Ottanta e pronto a conquistare di nuovo un suo spazio dal 1994 in poi.
Prima però… doveva affrontare il Predatore.


Il Predatore e il Gonnellino

10 aprile 3999. Una colonia mineraria terrestre è stata appena distrutta dall’arrivo di un Predator, che però ha vita breve: viene abbattuto dalla squadra Alpha Team. La quale poi entra nella sua astronave e scopre la stanza dei trofei: anche qui, come due anni prima al cinema, campeggia un teschio alieno.

Classica stanza dei trofei anni Novanta

2 giugno 4001. Cos’è successo al Predator che la squadra Alpha Team sa essere scappato prima che la sua astronave esplodesse? Non lo sappiamo, intanto assistiamo all’evoluzione della riccanza: il generale Hartwig e i suoi amici altolocati si divertono a dare la caccia a robot senzienti (freewill robots), più divertenti da ammazzare rispetto ai semplici robot.

Battuta di caccia al robot del 4001

Certe cose disturbano anche gli elitari più elitari, così a sistemare questi cacciatori di robot arriva il “menatore di robot”: il nostro Magnus Gaius e le sue cosce possenti!

Coraggio, fatti cosciare!

L’eroe gonnellato non piace a Trent e al senatore Church, gestori di una specie di Club della Caccia non proprio legale, quindi parte un big game speciale: è aperta la stagione della caccia a Magnus.
Ma una caccia è pronta ad iniziare all’interno di questa caccia, perché ora i cacciatori cominciano a diventare tanti…

Tipica entrata in scena del Predator anni Novanta

Infilati i pantaloni per un appuntamento galante, Magnus non può affrontare il Predator con le cosce coperte: evidentemente il suo potere muscolare deriva dall’areazione inguinale, così prima di lanciare la sua “frase maschia” all’alieno – «Non ho bisogno di un’arma: io sono un’arma!» – si deve mettere il gonnellino.

Tipica uscita di scena del Predator anni Novanta

Jim Shooter (possessore dei diritti del personaggio dal 1991 e desideroso di dargli una nuova vita) e John Ostrander cercano di mettere un po’ di sale su una storia anonima e, nel tentativo disperato di rendere interessante un personaggio che proprio non lo è, danno un “rinforzino” al suo background. Magnus infatti si sente un guerriero pari al Predator e con un similare codice d’onore, quindi ha forti remore ad uccidere l’alieno: una trovata davvero deboluccia che viene sbrigata in un paio di vignette. Sono remore davvero esili.

Che vergogna, per il Predator, affrontare un avversario in gonnellino

Visto che il Predator si ostina a voler combattere, Magnus deve sferrare il suo colpo migliore: uno schiaffetto, stando attento a non rovinarsi la manicure. E il Predator cade a terra come una pera cotta. Tutto qua? Uno schiaffo è il sistema per chiudere la storia?
Almeno assistiamo ad una curiosa variante del finale classico: arrivano i compagni del Predator sconfitto ma prima di portarlo via… lo ammazzano infilzandolo!

Curiosa variante della fine della caccia

Il solito Elder fa il solito regalo al vincitore – l’anello che il Predator indossava, credo per la prima ed ultima volta nell’universo del personaggio – ma Magnus lo disdegna e lo getta via: lui, che gira in gonnellino e stivaletti sempre bianchi, non porta anelli. Per chi l’avete preso?
Scherzo, in realtà dice di non aver bisogno di trofei, perché non è un cacciatore.

Avrei voluto leggere più storie classiche di Magnus e qualcuna delle storie moderne – nel 2017 la Dynamite sembra aver reinterpretato in modo molto intrigante il personaggio – ma non so quando e se lo farò: il livello di ridicolaggine di questo eroe gonnellato mi blocca parecchio…

Chiudo con la cover gallery:

L.

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11 pensieri su “[1992-11] Predator vs Magnus Robot Fighter

  1. Di storie classiche di Magnus ne ho lette un po’, ai tempi, sui vecchi albi Spada, compresa quella della copertina con il robottone verde (ne ricordo perfino la battuta minacciosa “Peso quattro tonnellate e ti stritolerò”): c’era pure un’avventura con tanto di avversario cibernetico creato dagli incantesimi provenienti da Maglev-6, il pianeta robot capace di attingere alle energie del subspazio per sostenere i poteri del “mago” creatore (che nelle formule ci piazzava un bel “Cthulhu” a mo’ di probabile omaggio lovecraftiano). Ah, già, e la sua pittoresca divisa “gonnellata”? Sai quanto me ne poteva fregare, con tutti i supereroi in tuta che leggevo allora 😛
    A dirla tutta, però, io trovavo più interessante nonché meglio realizzato l’altro fumetto di Russ Manning ospite della testata, The Aliens, ambientato mille anni prima (nello stesso universo narrativo, credo) con le sue avventure spaziali guidate dall’intrepido capitano Johner, la sua compagna M’Reema e i loro amici extraterrestri… Tornando a Magnus, conosco qualcosina della sua nuova vita editoriale, compreso quest’incontro con il Predator: diciamo che il tutto si lascia leggere ma, onestamente, non si va molto oltre. Probabile che la Dynamite abbia fatto di meglio…

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    • Sicuramente sono fuori tempo massimo e ormai non riesco a farmi coinvolgere dal personaggio, quindi ho dovuto sospendere la lettura perché alternavo sghignazzi e sbuffi ad ogni vignetta. Però se capita sono curioso di spulciare la reinterpretazione DYnamite…

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  2. Pingback: Fumetti di Alien e Predator in Italia | 30 anni di ALIENS

  3. Russ Manning , amava molto Magnus. Era il classico eroe americano che difende i ricconi.
    Solo la grafica di Russ ha permesso ai lettori di non badare al reale significato di Magnus che non difende i ricchi anche se sembra così…difende la razza umana dalla meccanizzazione androide. Cresciuto in sea lab di 1A ha imparato tutto ma non ha capito nulla del vero mondo. Infatti lui combatte i robot impazziti e ama i poveri e in alcuni episodi scende nei sobborghi della città…chiaro epigono di Metropolis di Lang…ha diversi amici nei poveri spesso vecchi e bambini e robot animali.
    Direi che la debolezza del personaggio con la gonnella dei classici peplum…si salva nel magistrale magico disegno di Russ Manning.

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    • Il disegno è sicuramente ottimo e certi robot sono molto ben concepiti, con nulla da invidiare a quelli cinematografici. Le store degli Albi Spada che ho provato a leggere forse sono quelle dove è meno riuscito l’intento di “mascherare” l’agire del protagonista, e quindi ci sono veri e propri “poveri-tour”, coi ricchi ben vestiti che scendono nei sobborghi in basso a vedere come vivono i morti di fame, e appena scoprono che una bambina avrebbe diritto alla “riccanza”, subito se la portano via, salvandola dalle zozze mani di quegli pseudo-comunisti. Non mi sembrano storie invecchiate bene, ma essendo totalmente digiuno del personaggio può essere un mio pregiudizio 😉
      Ancora non ci sono riuscito, ma mi intriga la reinterpretazione Dynamite del personaggio…

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