[1979-10] ALIEN su “Cinefantastique” (V9) 1 (quarta parte)

Nell’autunno del 1979 (nel titolo ho specificato “ottobre” per mere questioni di ordinamento cronologico) la rivista statunitense “Cinefantastique” (volume 9 numero 1) esce con un numero speciale quasi interamente dedicato ad Alien, con interviste al cast tecnico del film.

Ecco l’intervista al produttore David Giler, che al contrario del suo predecessore Walter Hill non solo ha molto da dire, ma molto veleno da riversare su Dan O’Bannon: l’odio e il disprezzo che traspare dalle sue parole è profondo e ci dà un’idea su quanto sia stata problematica la lavorazione di Alien.


Making Alien 4:
David Giler

di Glenn Lovell

da “Cinefantastique”
volume 9 numero 1 (autunno 1979)

David Giler, che ha scritto sceneggiature per Il caso Myra Breckinridge [1970], Perché un assassinio [The Parallax View, 1974] e Non rubare… se non è strettamente necessario [Fun with Dick and Jane, 1977, che nel 2005 ha visto un remake con Jim Carrey e Téa Leoni], condivide il suo ufficio al pian terreno con Walter Hill, e i due sono diventati amici proprio durante la scrittura di copioni. Hanno un amico in comune, Gordon Carroll, con cui da tempo accarezzavano l’idea di fondare una casa di produzione, che poi è diventata la Brandywine Productions, il cui primo lavoro è Alien. Carroll ha portato alla società la sua considerevole esperienza come line producer, e sia Hill che Giler hanno contribuito con la propria esperienza nello scrivere sceneggiature e nel gestire progetti per il cinema. Hill e Giler hanno collaborato al copione finale di Alien, basato sulla sceneggiatura presentata da Dan O’Bannon.

Giler è arrivato al cinema attraverso la televisione, scrivendo per serie come “The Gallant Men”, “Kraft Theatre”, “Burke’s Law”, “Organizzazione U.N.C.L.E.” e “The Girl from U.N.C.L.E.”, fra gli altri. Nel 1975 ha girato il suo primo film, L’uccello tutto nero [The Black Bird, l’unico film mai diretto. Nota etrusca], scritto da lui stesso.

Cos’ha visto la Brandywine Productions nel copione di “Alien” da spingerla a convincere la Fox a prenderlo in considerazione?

Probabilmente Walter Hill ha avuto più di chiunque altro a che fare con il lancio del copione di O’Bannon. Mark Haggard della Goldwyn Studios gli ha chiesto di leggerlo e Walter ha spinto il progetto sin da quel momento. All’epoca era solo lo scheletro di una storia: davvero pessimo, assolutamente orribile. [Really terrible. Just awful.]. Non si poteva mandare in giro, era scritto in maniera amatoriale, sebbene l’idea centrale fosse buona. Di base, era un mix di film anni Cinquanta [a pastiche of Fifties movies]. Noi – io e Walter Hill – l’abbiamo preso e riscritto completamente, aggiungendo Ash e la sottotrama robotica. Abbiamo aggiunto il gatto, Jones, e abbiamo cambiato qualche personaggio: in pratica gli abbiamo dato vita. Se avessimo dovuto girare il copione originale di O’Bannon, avremmo avuto un remake de Il mostro dell’astronave [It! The Terror from Beyond Space, 1958].

Hai menzionato il fatto che la vostra riscrittura ha cambiato alcuni personaggi: puoi essere più specifico?

Sì, certo. Abbiamo reso i membri dell’equipaggio come appartenenti alla classe lavoratrice; due di loro li abbiamo trasformati in donne così da inserire quegli elementi femministi di cui tutti parlano, e in generale abbiamo dato spessore (ed una mansione) ad ogni personaggio. Nel copione di O’Bannon erano del tutto differenti, più sul modello militare. E tutti uomini. Abbiamo cambiato tutti i dialoghi, ogni parola: non è rimasto nulla del copione di O’Bannon, non una singola parola dei suoi dialoghi è finita nel film.

Nelle interviste prima dell’uscita del film O’Bannon ha detto l’esatto opposto, che voi avete preso un’idea da film a basso budget e l’avete “gonfiata” a tal punto da indebolirla.

Mi aspettavo che dicesse qualcosa del genere: pensa solo a se stesso.

Come mai questa faida tra di voi?

Non c’è alcuna faida. O’Bannon è un tizio che sta cercando di fare il colpaccio: sta facendo di tutto per guadagnare il più possibile dal progetto. Posso capirlo, ma non ci è mai capitato di litigare e discutere così tanto per telefono come in questo progetto. Un paio d’anni fa gli abbiamo comprato il copione, e per me quella è stata la fine di ogni rapporto con lui.

Ci sono voci di O’Bannon sul set che lavora con gli attori, intervenendo a modificare sostanziose parti di dialoghi.

È stato lì per un po’: era nel contratto che potesse girare un po’ in giro durante la produzione. Ecco perché abbiamo potuto comprare il copione a prezzo così b asso: l’abbiamo opzionato da lui per mille dollari [We optioned it from him for $ 1000]. In seguito ha voluto ogni credito possibile: quello di art director, di regista degli effetti speciali, un sacco di roba. Per fortuna le associazioni non permettono questo tipo di cose. Alla fine ha deciso per “visual design consultant“, qualsiasi cosa sia. Ma posso assicurarti che non ha cambiato una sola cosa mentre era sul set.

Quando sono arrivato in Inghilterra, O’Bannon se n’era già andato via per la vergogna. Era finito in un gran casino, avrebbe dovuto fare delle schermate di computer che poi alla fine altri hanno dovuto rifare.

Se i contributi di O’Bannon sono stati così esigui, perché la WGA l’ha premiato con il credito di unico sceneggiatore? Non ha senso.

Hai ragione, non ha senso. Non posso rivelare ciò che è trapelato dalla WGA, non ora almeno: potremmo rimanerci il resto della giornata. Tutto ciò che posso dire è che si tratta di un processo totalmente e ridicolmente arbitrario. Non si può mai dire, con la WGA.

Alla fine, il soggetto dell’Alien di O’Bannon e quello del nostro è lo stesso. Praticamente lo stesso. Eppure sono diversi come il giorno e la notte. È qualcosa di sottile che la WGA non è equipaggiata per cogliere. Sebbene le trame siano praticamente le stesse, ciò che avviene ai personaggi è stato modificato drasticamente: ecco ciò che è stato alterato.

Pensi che “Alien” sia stato influenzato da “Star Wars”?

Alien sta a Star Wars come i Rolling Stones stanno ai Beatles: è uno Star Wars più cattivo. Noi lo vediamo come un film fanta-horror, arricchito dal lavoro di H.R. Giger: dalla 20th Century Fox abbiamo ricevuto un extra di 2,5 milioni solamente sulla base delle sue idee illustrate. Ecco quanto è stato importante nel progetto. I suoi disegni per la nave relitto e per l’alieno erano basati su carne, ossa e macchine: come se le macchine potessero crescere in modo organico. È ciò che lui chiama biomeccanica.

Abbiamo usato un attore della Costa d’Oro alto più di due metri nel costume del mostro creato da Giger; abbiamo usato suoni umani ed animali mixati per la “voce” dell’alieno; il compositore Jerry Goldsmith ha aggiunto un suono particolare; un ristorante locale ha fornito interiora e viscere per l’animale simil-crostaceo analizzato da Ash (Ian Holm); la “nascita dal petto” è stata messa in scena utilizzando interiora d’animali per avere dagli attori maggiori espressioni di sorpresa: ecco perché sembrano così disgustati e l’orrore sembra così reale. Non avevano la minima idea di cosa avrebbero girato quel giorno.

Anche tu hai menzionato il film “Il mostro dell’astronave”…

Solamente alla fine della produzione abbiamo iniziato a sentir parlare de Il mostro dell’astronave [It! The Terror from Beyond Space, 1958]. Io non l’ho mai visto ma lo conosco. Eravamo convinti di star facendo qualcosa di nuovo dal punto di vista stilistico, anche se il soggetto di base era lo stesso. Trovo che l’idea dell’alieno nascosto in una nave sia più che altro una premessa classica per gli scrittori di fantascienza, così come la sparatoria per gli autori western. Ecco perché le somiglianze a cui ti riferisci non ci preoccupano.

Voci di corridoio dicono che i detentori del copyright de “Il mostro dell’astronave” stiano valutando un’azione legale nei confronti della Fox per le somiglianze fra i due film.

Non ho mai sentito niente sulla questione: la prima volta che ho sentito di somiglianze tra i due film è stato quando me ne hai parlato tu. So che alcune delle più esoteriche riviste di fantascienza hanno posto l’accento sulle somiglianze tra Il mostro dell’astronave ed Alien, ma io non leggo quelle riviste. Personalmente penso che sia una questione che dovresti discutere con O’Bannon e Ronald Shusett: se qualcuno è responsabile di aver rubato delle idee, sono loro. Hanno firmato un documento in cui affermavano che si trattava di un’idea originale: se non lo era, ci hanno mentito. Non sarebbe una sorpresa per me scoprire che O’Bannon abbia rubato l’idea, se devo essere onesto.

La scena dei corpi imbozzolati è stata tagliata dal film perché ha ricevuto una pessima risposta dalla proiezione di prova a Dallas, in Texas?

Assolutamente no: quella scena è stata tagliata via prima che il film fosse mostrato ovunque, perciò nessuno ad eccezione di noi l’ha mai vista. È stata rimossa semplicemente perché non funzionava. Interferiva con il ritmo del film, sembrava terribile, pessima. Così invece di rigirarla abbiamo deciso di cancellarla come una cattiva idea.

Prenderete mai in considerazione l’idea di rilasciare un’edizione di “Alien” completa degli undici minuti tagliati?

No, così com’è è la versione che ci piace. Certo, il materiale aggiuntivo potrà riempire i buchi per quelli che leggeranno il romanzo, ma crediamo che rovini il ritmo del film. Guarda, io ho scritto la scena del bozzolo e amerei vederla ripristinata. Di base, mostra Ripley che scopre Dallas e Brett nella tana dell’alieno. Harry Dean Stanton è quasi ridotto a forma d’uovo. Skerritt è ancora vivo ma inizia a cambiare. Lui prega la donna di ucciderlo. Lei spara con il suo lanciafiamme. Non facciamo vedere lui che va a fuoco, ma solo un primo piano di Ripley che preme il grilletto. L’orrore deriva dall’idea di lei che tortura il suo amico più caro.

La rimozione di questa sequenza non vanifica la campagna pubblicitaria del film, rendendola più oscura?

No, non credo. Prima di tutto, i pubblicitari non hanno mai visto il film comprensivo di quella sequenza, anzi hanno lavorato la presente campagna pubblicitaria prima di aver visto il film stesso. Per quel che ci riguarda, quella dell’uovo è solo un’immagine esoterica: non deve avere un significato specifico. L’uovo è una metafora per l’alieno, un simbolo molto generico. Originariamente, avevamo un uovo di Giger che ci piaceva molto come modello pubblicitario, ma quelli della campagna non riuscivano a riprodurlo: alla fine se ne uscirono con la loro versione dell’uovo.

Qualcuno ha mai espresso confusione per non aver trovato l’uomo delle pubblicità nel film?

Nessuno ha mai menzionato la questione… ad eccezione di te.

Senti che il successo di “Alien”, con il suo divieto ai minori, confermi l’idea di una fantascienza “adulta”?

Non saprei, non ne ho idea. Naturalmente mi piace pensare che ci rivolgiamo ad un pubblico con un gusto superiore a quelli che vedevano i film di serie B degli anni Cinquanta, quindi in quest’ottica spero che qualsiasi passo avanti di Alien sarà riflesso nei futuri film di fantascienza.

Per evitare un divieto ai minori avremmo dovuto ammorbidire il film, credo come sia successo a L’Esorcista. Anche quello ha roba forte, e sicuramente Lo squalo doveva essere vietato ai minori, data la sua violenza. Quell’inizio con lo squalo che attacca… C’è più sangue ne Lo Squalo che nel nostro film.

La Fox non era seccata per il divieto? C’è stata pressione da parte loro per ammorbidire la violenza e il sangue?

No, al contrario. Non erano seccati per il divieto, tutti lo sapevano sin dall’inizio che sarebbe andata così, lo si dava per scontato.

Non era previsto che il regista fosse Walter Hill? Ha dei rimpianti, ora?

No, non rimpiange affatto di non essere stato lui il regista. La “versione ufficiale” è che ha dovuto fare un passo indietro per un conflitto di impegni con il film I guerrieri della notte, che alla fine ha diretto. Di nuovo, una notizia sbagliata. Conflitto o non conflitto, la fantascienza proprio non rientra negli interessi di Walter, non ne ha mai provato alcun interesse. Né gli interessa l’orrore. Ovviamente potrei sbagliarmi, magari mi chiama domani e dice “Di che diavolo stai parlando?” Ma questa è la mia impressione.

Qual è stato il reale contributo di Hill alle riprese di “Alien”?

Gran parte del suo contributo è stato nell’aspetto tecnico: montaggio, casting, ecc. Sul set invece non è mai andato, le sue responsabilità si limitavano principalmente alle fasi pre-produttive. Si è dato un gran da fare nel selezionare gli attori, ne abbiamo parlato a lungo. Sebbene non sia stato coinvolto nelle riprese effettive di Alien, secondo me il suo contributo non va sottovalutato.

Quanto sei stato coinvolto tu, invece, nella lavorazione?

Ho preso parte a tutta la pre-produzione, al casting e al resto. Quando hanno iniziato la produzione, li ho raggiunti a Londra, in cui sono rimasto dal tardo agosto [1978] fino a fine riprese, e poi fino al montaggio. Ho lavorato fianco a fianco con [Ridley] Scott ed è andata molto bene.

Lo spettatore alla fine è portato a pensare che il gatto sia stato preso dall’alieno. Il ritorno frenetico di Ripley per salvare Jones e poi l’enfasi nel mostrarcelo al sicuro nel suo trasportino può far nascere questo sospetto. Era previsto un finale del genere?

No, volevamo un finale alla Bella addormentata. Abbiamo pensato sarebbe stato meglio avere un finale lirico, invece di un colpo di scena alla Hitchcock.

E vi siete lasciati la porta aperta per un seguito…

Assolutamente. Proprio in questo momento ne stiamo parlando, ma è ancora presto per dire quando sarà. Io ed Hill ci stiamo lavorando e conosco un sacco di persone che pensano al primo piano del gatto come ad un aggancio per il seguito. Non so, ma probabilmente non avrà nulla a che vedere con il gatto.


L.

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6 pensieri su “[1979-10] ALIEN su “Cinefantastique” (V9) 1 (quarta parte)

  1. Parole davvero al “miele” per O’ Bannon. XD Comunque sempre interessanti queste interviste che ci mostrano il mondo produttivo dell’ epoca. Grazie mille! ^^ La domanda sulla scena tagliata… sappiamo poi come sono cambiati i tempi XD. Effettivamente “Lo squalo” meritava una R grossa come una casa. Mah!
    Un pò troppo severo con il pubblico dei B-movie di 20 anni prima, però interessante come volessero rivolgersi ad un altro tipo di pubblico. Ora è quasi tutto uniformato! Mah!

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  2. Un Giler davvero al vetriolo, questo! E visto che anche questa volta si parla con tanta amabilità di Dan O’Bannon (che, comunque, aveva dovuto ammettere alla fine quanto quei “figli di puttana” fossero riusciti a far funzionare il film), ne approfitto per chiederti se sei mai riuscito a vedere quel piccolo gioiello di Morti e sepolti…

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