ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (4)

Dalle mie traduzioni del 2003 ripesco Starbeast (1976), la sceneggiatura originale di Dan O’Bannon, su soggetto suo e di Ronald Shusett, prima delle manomissioni di Walter Hill (avendola comprata con la sua Brandywine) e relativi cambiamenti che avrebbero infine portato anni dopo al film Alien (1979).


Alien
precedentemente noto come
Starbeast (1976)

Sceneggiatura di Dan O’Bannon
Su soggetto di Dan O’Bannon e Ronald Shusett

(quarta parte)


Esterno nave.

Si apre un boccaporto, ed il corpo fasciato di Broussard viene sparato silenziosamente fuori.

Interno corridoi.

L’equipaggio sta tornando al ponte comandi.

MELKONIS: Non possiamo entrare nell’ipersonno con quella cosa che gira libera per la nave.

ROBY: Ma non possiamo ucciderla, altrimenti spruzza quell’acido che potrebbe forare lo scafo.

FAUST: Merda…

STANDARD: Dobbiamo catturarla ed espellerla dalla nave.

MELKONIS (sospirando): Già, ma questo prevede l’utilizzo di parecchio tempo, cosa che, come sapete, non abbiamo.

STANDARD: Abbiamo circa una settimana, giusto?

HUNTER: E poi finirà il cibo e l’ossigeno.

FAUST: L’acqua però continuerà a riciclarsi.

ROBY: Ma non ne avremo più bisogno.

STANDARD: Va bene, questo è quello che abbiamo: una settimana. È un sacco di tempo.

ROBY: Ma se non lo prendiamo nel giro di una settimana, allora dovremmo andare nell’ipersonno lo stesso.

Entrano nel ponte.

STANDARD: Qualcuno ha qualche consiglio?

FAUST: Potremmo infilarci le tute e buttare tutta l’aria fuori dalla nave. Questo lo ucciderà.

STANDARD: Ma non possiamo togliere tutta l’aria in una volta sola. Dovremo farlo in varie tappe.

MELKONIS: Come?

STANDARD: Stanza per stanza, corridoio per corridoio.

A nessuno piace l’idea.

MELKONIS: E cosa facciamo quando lo troviamo?

STANDARD: Dobbiamo intrappolarlo in qualche modo. Se abbiamo una qualche tipo di rete potremmo legarlo.

FAUST: Potremo usare un pezzo di quella rete metallica: non reggerà all’acido, ma a parte quello è molto resistente.

ROBY: Dobbiamo evitare di ferirlo. Quello che veramente ci serve è un bastone elettrico per animali.

HUNTER: Penso di poterne costruirne qualcuno. Un lungo bastone di metallo con un batteria legata: potrebbe dare una bella botta di corrente.

STANDARD: Bene, fallo. Ma prima devo dare un ordine: da questo momento in poi ognuno di noi deve indossare delle protezioni, compreso il casco. Andiamo a cambiarci.

Tutti escono.

Esterno spazio.

Lo Snark continua sulla sua rotta attraverso l’iperspazio.

Interno corridoi nave.

Standard cammina velocemente per il corridoio, da solo. Indossa una divisa insolita, che lo fa assomigliare ad un poliziotto, compreso l’elmetto.
Con delle contorsioni che solo in assenza di gravità sono possibili, entra nella cupola dell’osservatorio spaziale.
Melkonis è seduto lì dentro, ed anche lui indossa la strana tuta.
Intorno c’è il buio dello spazio interstellare, e l’unica illuminazione viene da delle lampade nella cupola.

STANDARD: Sapevo che ti avrei trovato qui.

MELKONIS: Pensavo a quella vecchia frase: «Acqua, acqua dappertutto, ma neanche un goccio da bere». Tutto quello spazio là fuori e noi siamo intrappolati in questa nave.

STANDARD: È quella poesia sull’albatross, no? [Riferimento a La ballata del vecchio marinaio (1798), di cui Melkonis ha citato due versi. Nota etrusca.]

MELKONIS: Non possiamo usare la radio per chiedere aiuto: le onde arriverebbero a destinazione quando noi saremmo già morti e trasformati in cenere. Siamo completamente soli. Si può veramente comprendere la distanza a cui siamo? A metà strada fra la Creazione…

STANDARD: Siamo arrivati qui e torneremo indietro. Un tempo lunghissimo per l’orologio, ma non per noi.

MELKONIS: Il tempo e lo spazio non hanno senso qui. Viviamo in un’equazione einsteiniana.

STANDARD: Vedo che però usi il tuo tempo rimasto con profitto. (gli dà una pacca sul ginocchio) Lasciami dire una cosa: fissa ancora l’iperspazio e finirai per fissare una parete d’ospedale; è già successo.

MELKONIS (sorridendo): Siamo i nuovi pionieri, Chaz: siamo soggetti a nuove malattie.

STANDARD: Andiamo, torniamo giù e vediamo com’è la situazione.

Interno ponte di comando.

L’intero equipaggio è riunito. Faust sta sbrogliando dei metri di rete metallica. Hunter sta preparando dei lunghi bastoni metallici.

HUNTER: Hanno una batteria portatile dentro. State attenti a non toccare la punta.

Fa una dimostrazione toccando un oggetto metallico, e un lampo blu fuoriesce dal bastone.

FAUST: Dovrebbe incenerire quella fottuta cosa.

STANDARD: Spero proprio di no.

HUNTER: Non preoccuparti, non lo ferirà: gli darà solo un piccolo avvertimento.

STANDARD: Come localizziamo la creatura?

FAUST: Con queste.

Tira fuori un piccolo apparecchietto.

FAUST: Rilevatori di posizione. Si regolano sulla ricerca di oggetti in movimento; non hanno un grande raggio d’azione, ma rilevano tutto ciò che si muove in quel raggio.

Standard ne afferra uno e lo studia.

STANDARD: Ci torneranno molto utili. Almeno non dovremo andare a frugare le stanze di persona. Bene, ecco il piano: ci dividiamo in due gruppi e cominciamo a setacciare sistematicamente la nave. Il primo che trova la creatura la afferra con la rete e la espelle dalla nave dal primo boccaporto. Tutto chiaro?

ROBY: Semplicissimo.

Standard gli lancia un’occhiata, poi continua.

STANDARD: Per cominciare controlliamo se il ponte comandi è sicuro.

Faust prende il rilevatore e comincia ad avanzare, mentre scansiona la stanza.

FAUST: È pulita.

STANDARD: Bene. Roby e Melkonis, andate con Faust. Hunter ed io saremo il secondo gruppo.

Tutti partono.

STANDARD: Staremo in costante contatto radio.

Interno corridoi della nave.

Melkonis e Roby portano la rete mentre Faust cammina dritto davanti a sé con il rilevatore. Scansiona continuamente lo spazio intorno a sé.

FAUST: Ancora niente… niente… potremmo aumentare la velocità finché non c’è un segnale.

Interno altri corridoi.

Standard ed Hunter si muovo silenziosamente. Standard deve fare due cose insieme: portare un bordo della rete ed usare il rilevatore.

Il gruppo di Roby si muove rapidamente, quando:

FAUST: Ce l’ho!

Il rilevatore di Faust lancia un segnale ed un piccola lucetta lampeggia.

FAUST: Rilevo qualcosa.

Immediatamente si guardano in giro in apprensione.

ROBY: Da dove viene?

FAUST (muovendo il rilevatore): Non so, l’apparecchio non è preciso.

MELKONIS: Non funziona?

Faust gira ancora il rilevatore, finché il segnale non si stabilizza.

FAUST: No, è solo impreciso. Il segnale sembra arrivare da sotto di noi.

Tutti guardano a terra.

Interno sala macchine.

Roby, Melkonis e Faust scendono le scale lentamente. I corridoi del livello sono male illuminati.
Si fermano e si mettono in posizione con la rete.

ROBY: Okay.

FAUST (guardando il rilevatore): Da quella parte.

Cominciano a camminare, con un forte rumore quando i piedi passano sul nudo metallo. È molto buio.

ROBY: Che è successo alle luci?

FAUST: Le lampade sono fulminate e nessuno si è curato di ripararle.

Accendono le luci degli elmetti.

FAUST: Ce l’ho!

Si fermano di colpo, quasi cadendo.

FAUST (sussurrando): È qui a quattro metri.

Roby e Melkonis stringono la rete. Faust ha l’ingrato compito di avvicinarsi all’origine del segnale. Si muove con molta cura, mezzo piegato, pronto a scattare all’indietro, con il bastone di metallo proteso e fissando il rilevatore.
Quest’ultimo indica che la sorgente è dietro un portello sulla parete. Faust appoggia il rilevatore a terra e si allunga verso il portello. Lo apre ed infila il bastone metallico all’interno.
Con un grido lancinante una piccola creatura vola via dall’interno, coi denti in mostra. Gli gettano subito la rete, ma:

ROBY (urlando): Preso! Preso!

Aprono la rete e… trovano il gatto, che soffia e scappa via.

MELKONIS: Stiamo diventando pazzi!

La radio di Roby manda un segnale.

ROBY (nella radio): Sì?

STANDARD (per radio): L’abbiamo preso: è in trappola! Venite subito qui.

ROBY: Dove siete?

STANDARD (per radio): Nella dispensa.

ROBY: Arriviamo!

Si precipitano per le scale.

Interno corridoi nave.

Roby, Faust e Melkonis arrivano alla dispensa.
Standard ed Hunter li stanno aspettando, isterici.

HUNTER: L’abbiamo visto entrare ed abbiamo chiuso la porta: è dentro, ora.

Dall’altra parte della porta si sentono dei rumori.

ROBY: Che sta facendo là dentro?

STANDARD: Appena l’abbiamo rinchiuso ha cominciato ad agitarsi.

ROBY: Ed adesso?

STANDARD: Adesso apriamo e lo catturiamo con la rete.

HUNTER: Odio dover aprire quella porta.

Si sentono altri rumori.

STANDARD: È completamente diverso dalla prima creatura, è più simile ad un verme con le zampe… e tentacoli.

FAUST: Sarà meglio fare qualcosa.

HUNTER: Magari invece no: è in trappola adesso. Potremmo lasciarlo lì finché non torniamo su Irth.

STANDARD (sbuffando): Non essere stupido.

FAUST: So cosa possiamo fare. Potremmo mandare del veleno nella stanza ed ucciderlo. Magari attraverso quei ventilatori lì.

Indica alcuni ventilatori ammassati da una parte.

ROBY: Ehi, aspetta un momento! Lì ci sono tutte le nostre provviste di cibo, e quindi non se ne parla di veleno.

STANDARD: Una volta ucciso non avremo più bisogno di cibo: possiamo andarcene dritti nell’ipersonno. Inoltre sembra che quella creaturina stia già facendo un buon lavoro con le nostre provviste: probabilmente le ha già distrutte.

ROBY: Hai vinto.

FAUST: Qualcuno mi dia una mano per prendere il veleno.

Interno corridoio – più tardi.

Gli uomini sono indaffarati coi ventilatori davanti alla porta, mentre infilano dentro un tubo collegato ad una tanica.

STANDARD: Mettete le maschere.

Si infilano le maschere anti-gas.

ROBY: Questa roba è mortale: speriamo di non fare una stupidaggine.

STANDARD: Non pensarci, Jay.

Faust accende la macchina che comincia a pompare il gas attraverso il tubo direttamente nella dispensa.
Subito si sentono delle grida fortissime dall’interno, poi scende il silenzio.

STANDARD: Spengi la macchina.

Faust esegue.

ROBY: Ed ora?

STANDARD: Entriamo, no?

Standard apre la porta, ed una nube di gas ne fuoriesce.

Interno dispensa.

La stanza è piena di gas. Gli uomini sembrano degli insetti con le loro maschere anti-gas. Le scatole di cibo sono tutte a terra o distrutte.

FAUST: Che disastro.

Con attenzione gli uomini scansano le scatole, con le reti pronte all’uso. Poi Hunter indica qualcosa.

HUNTER: Santo Dio!

Tutti guardano dove punta l’uomo: sulla parete di fronte una griglia dell’impianto d’areazione è stata aperta.

HUNTER: È scappato.

Si avvicinano al buco sulla parete e puntano dentro le loro luci.

ROBY: Quanto è lungo?

FAUST: Attraversa tutta la nave, ma dovremmo guardare la piantina per esserne sicuri.

STANDARD: Allora facciamolo.

Escono tutti.

HUNTER: C’è rimasto del cibo nella nave?

Chiudono la porta e la sigillano.

Interno sala comandi.

I monitor mostrano lo schema dell’impianto di condizionamento.

FAUST: Quella parte dell’impianto ha solo due uscite, vedete? La dispensa da una parte…

HUNTER: … E la cella frigorifera dall’altra.

STANDARD: Allora è in trappola. Non ci resta che stanarlo.

FAUST: Il gas…

HUNTER: Non possiamo pompare gas nella cella frigorifera: si propagherà per tutta la nave.

STANDARD: L’unica altra cosa da fare è che qualcuno si infili nel condotto e lo vada a prendere.

ROBY: Ma sei matto?

STANDARD: Ovviamente il prescelto dovrà avere delle armi per difendersi.

FAUST: Che ne dici di un lanciafiamme? Quello almeno non avvelenerà l’aria.

MELKONIS: Quindi uno di noi va nel condotto e spinge la cosa lungo…

STANDARD: Mentre il resto di noi aspetta nella cella frigorifera con la rete.

HUNTER: Non sembra una cosa facile.

STANDARD: Qualche idea migliore?

Hunter scuote la testa.

ROBY: L’unica domanda è: chi va nel condotto?

STANDARD: Siamo democratici.

Tira fuori cinque piccole strisce di carta dal taschino. Su una scrive una X, poi mischia il tutto e lo nasconde nella mano. Poi porge la mano all’uomo più vicino.

STANDARD: Martin, prendine una.

Roby prende una striscia di carta e la apre: è bianca. Melkonis ne prende un’altra ed anche questa è bianca.
Faust e Standard ne prendono una bianca anche loro. Tutti guardano Hunter, che ancora non ha preso niente.

STANDARD: Prendine una, Cleave.

Interno dispensa.

Hunter sta indossando la maschera ad ossigeno e prende un lanciafiamme, mentre Faust lo aiuta, per poi passargli il rilevatore di movimento.

FAUST: Be’… buona fortuna. Spero non avrai bisogno di me, ma in caso contrario… io sono qui.

HUNTER (deglutendo): Va bene.

Hunter si volta e comincia ad arrampicarsi nel condotto. Questo è completamente buio, così che Hunter accende la sua torcia da elmetto. Poi accende la radio.

HUNTER: Ehi, ragazzi, mi sentite laggiù?

Interno cella frigorifera.

Standard, Melkonis e Roby stanno aprendo la rete.

STANDARD: Sì, ci stiamo mettendo in posizione.

Interno condotto.

HUNTER: Okay, comincio ad avanzare.

Comincia a strisciare in avanti nel tunnel, poi gira un angolo. Dopo un’altra curva all’improvviso il rilevatore emette un suono. Hunter sussulta, punta il lanciafiamme ed apre il fuoco nell’oscurità. L’arma emette una grande fiammata che riscalda tutta l’aria nei dintorni, ed alzando un gran fumo. Hunter tossisce.

Interno cella frigorifera.

Roby indica un punto nella parete.

ROBY: Ecco da dove verrà fuori.

Aziona un comando ed un grande pannello si chiude ermeticamente.

MELKONIS: Riesco a vedere Hunter sul rivelatore di movimento… ma c’è anche qualcos’altro davanti a lui.

STANDARD: Sono vicini?

MELKONIS: Sono al livello superiore.

STANDARD: Muoviamoci con questa rete.

Sistemano la rete proprio davanti l’uscita del condotto.

Interno condotto.

Hunter sta strisciando con le mani e le ginocchia, a testa alta, e vede che più avanti il condotto si piega verso il basso.
Una volta davanti alla discesa, spara un’altra fiammata, poi comincia a scendere.
Quando è quasi a testa in giù il condotto ha un’altra curva che lo mette in una posizione impossibile, quasi immobilizzato. Ed il rilevatore di movimento manda un segnale più forte.
Freneticamente agita il lanciafiamme intorno a sé, ma lo spazio è stretto ed è difficile girarsi. Sente un sibilo sopra di lui, e rumore di passi sul metallo.
Appena si trova l’arma in posizione, Hunter spara un altro colpo.

Interno sala frigorifera.

Melkonis fissa lo schermo.

MELKONIS: Sono molto vicini adesso.

STANDARD: Va bene, allora. Appena esce chiudi subito la porta.

MELKONIS: Okay.

STANDARD (a Roby): Tu ed io lo impacchetteremo e lo porteremo subito al boccaporto centrale, capito?

ROBY (molto teso): Uh-huh.

Interno condotto.

Hunter è spinto contro una parete.

HUNTER (bisbigliando): Ehi, ragazzi.

STANDARD (per radio): Sì.

HUNTER (bisbigliando): Non credo che il condotto continui ancora per molto. In compenso qui fa parecchio caldo.

STANDARD (per radio): I nostri rivelatori dicono che sei vicino all’apertura, non ti manca molto.

HUNTER: Bene.

Carica il lanciafiamme.

Interno cella frigorifera.

STANDARD: Okay, pronti.

Lui e Roby si avvicinano con la rete all’apertura per prendere la creatura. Melkonis prepara il suo bastone elettrico.

STANDARD: Apri il portello, Sandy.

Melkonis aziona un comando, ed il grosso portello si apre.
Un mostro di quasi due metri è davanti al portello. Squamoso, coperto di tentacoli, salta giù come un grosso uccello ed afferra Melkonis con un tentacolo.
Melkonis lancia un grido spaventoso, poi il mostro gli afferra la testa con la coda e la tira via come ad un pollo.
Stringendo il cadavere di Melkonis a sé, la cosa si gira e si infila in un altro condotto d’areazione.
Standard e Roby sono sotto shock. Dopo un momento, Hunter esce dal condotto.

HUNTER: Che è successo? Dov’è?

Si smuovono dalla paralisi e cominciano a correre verso il condotto dov’è entrato l’alieno.

STANDARD (allibito): Come ha fatto a diventare così grosso?

ROBY: Mangiandosi le nostre provviste.

HUNTER: Dov’è Melkonis?

Interno dispensa.

Faust sta ancora aspettando.

FAUST (nella radio): Ehi, ragazzi, siete ancora lì? Come va?

STANDARD (per radio): Incontriamoci sul ponte comandi. Attento, la situazione ora è molto pericolosa.

FAUST: Bene.

Faust esce dalla dispensa e si guarda intorno.

Interno corridoi.

Standard, Roby ed Hunter si dirigono vero il ponte comandi.

HUNTER: Volete dire che il suo corpo stava ancora scalciando quando il mostro l’ha portato via?

ROBY: È stato orribile… orribile. Come un pollo…

Interno ponte comandi.

Standard, Roby ed Hunter entrano e si siedono. Faust arriva poco dopo. Tutti sono impauriti.

FAUST: Che è successo? Dov’è Sandy?

ROBY: Morto.

FAUST: Morto!?!

ROBY: È mostruoso… è cresciuto…. Eravamo completamente impreparati.

FAUST: È ancora sulla nave?

STANDARD: Faremo meglio a sigillare il livello inferiore, almeno lo intrappoleremo lì. (aziona dei circuiti)

HUNTER: Almeno non può salire, per adesso.

ROBY: Due a terra… quattro ancora in piedi.

STANDARD (rabbioso): Cosa vorresti dire?

ROBY: Niente.

HUNTER: Ascoltate, è sicuro che non gli piace il lanciafiamme.

STANDARD: Giusto, possiamo ucciderlo sulla nave, ma dobbiamo tirarlo fuori.

HUNTER: Solo che il lanciafiamme è scarico.

FAUST: C’è del combustibile nel magazzino. (si alza) Vado a prenderlo.

STANDARD: No, non voglio che ci separiamo.

FAUST: Avete sigillato il livello, non può salire.

ROBY: Non ci contare.

HUNTER: Di sicuro ci serve il lanciafiamme.

STANDARD: Va bene, ma non scendere ai ponti inferiori.

FAUST: Va bene. (esce)

STANDARD: E torna subito.

Faust esce.

ROBY: Penso che sia il momento di guardare meglio quei geroglifici.

(continua)


L.

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14 pensieri su “ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (4)

  1. Interessante variazione rispetto al film! E il mostro cresce mangiando il cibo dell’equipaggio (come notato anche da Giuseppe qui sopra)!

    Comunque per il resto un sacco di dettagli sono rimasti gli stessi: il lanciafiamme, il bastone elettrificato, i condotti di areazione… :–)

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    • Sarebbe stato molto difficile toglierli, comunque in pratica nel film finito nessuna di queste armi viene mai in realtà utilizzata, per difficoltà d’esecuzione oltre che per costi. Invece dall’origine da cui vengono, lo storico “Il mostro dell’astronave”, i protagonisti usano le stesse identiche armi ma davvero! Dimostrando così l’invincibilità del mostro…

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      • In fondo voleva fare un filmetto alla Roger Corman, cioè un prodottino che pure se copia non gliene frega niente a nessuno. Non a caso “Carnosaur 2” di Corman copierà vergognosamente “Aliens”, ma a chi interessa? E’ divertente e quindi va bene così 😛

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      • Effettivamente! Poi (forse) erano altri tempi, ora mi sa che si fanno le cose un po’ meno a cuor leggero in quanto a sceneggiature/film.

        Oddio, in realtà Life è uno spudorato remake di Alien e nessuno ha fatto polemiche!

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      • Appunto! Ci sono percentuali di scopiazzamento che sono consentite, ed essendo Alien un film archetipico alla fine è difficile dimostrarne l’originalità. Per quanto LIFE sia palesemente una scopiazzata, parla comunque di un alieno in un’astronave, e ci sono mille film del genere, come fai a dire che copia? 😛

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      • Verissimo, però devo ammettere che Life è riuscito ad annoiarmi un po’ data la sua assoluta mancanza di originalità. Non quanto Star Wars VII, che è quasi un shot by shot remake del IV, ma siamo lì! :–D

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      • Non so Star Wars, non l’ho più seguita dagli anni Ottanta, ma concordo su LIFE: è urticante, pieno di crolli di sceneggiatura e mai per un solo momento si tifa per quei beoti decerebrati dei personaggi, che hanno meritato mille volte di morire per come hanno affrontato il problema 😀

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      • Ahahah! Un bell’indice di fallimento se invece che per i protagonisti si tifa per il mostro!

        Su Star Wars secondo me hai fatto bene. Ho visto la seconda trilogia di Lucas solo una volta e mi è bastata, il VII mi ha fatto annoiare al cinema, e dopo Rogue One ho deciso che non ne andrò a vedere più nemmeno uno, mi ci annoio come una bestia!

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      • Quelle poche scene che ho visto della seconda trilogia mi fanno capire che si tratta di un prodotto pensato per l’infanzia, e non essendo io più infante non vedo perché dovrei vederlo. Ho amato alla follia la prima trilogia, ma poi raggiunti i 15 anni sono passato ad altro. Anche perché all’epoca non era un mito per nessuno, prima del 1999 se dicevi che ti piaceva Guerre Stellari ti guardavano come fossi un povero bambinone scemo…

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      • Sono riusciti a fare un’operazione di marketing allucinante, ora puoi praticamente comprare qualsiasi cosa col marchio di Star Wars sopra!

        Sulla seconda trilogia hai probabilmente ragione, e in più è pure realizzata in maniera pessima con effetti speciali digitali che erano orrendi già nei primi 2000. Per non parlare delle trame soporifere… insomma, basta Star Wars!

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