ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (3)

Dalle mie traduzioni del 2003 ripesco Starbeast (1976), la sceneggiatura originale di Dan O’Bannon, su soggetto suo e di Ronald Shusett, prima delle manomissioni di Walter Hill (avendola comprata con la sua Brandywine) e relativi cambiamenti che avrebbero infine portato anni dopo al film Alien (1979).


Alien
precedentemente noto come
Starbeast (1976)

Sceneggiatura di Dan O’Bannon
Su soggetto di Dan O’Bannon e Ronald Shusett

(terza parte)


Interno infermeria.

Entrano tutti, trascinando Broussard.

STANDARD: Aiutatemi a metterlo sul lettino.

Adagiano il compagno sul lettino medico.

HUNTER: Santo Dio, non avete provato a togliere quella cosa?

STANDARD: Sì, ma senza riuscirci.

Standard si toglie la tuta.

STANDARD: Infilatevi tutti il camice sterile.

Tirano fuori una tuta di plastica da un armadietto alla parete e se l’infilano, poi lentamente si avvicinano a Broussard.
Standard afferra la creatura che sta pulsando sopra il volto di Broussard, tentando di allargare i tentacoli.

STANDARD: È stretto ermeticamente.

FAUST: Lasciami provare.

Faust prende un paio di pinze dalla sua tuta e delicatamente afferra uno dei tentacoli, il quale si ritrae con un sibilo.

STANDARD (afferrando le mani di Faust): Fermo, gli porterai via la faccia così.

Una goccia di sangue comincia a colare dalla guancia di Broussard.

MELKONIS: Non verrà via, non senza portarsi appresso l’intera faccia.

STANDARD: Lasciamo che siano le macchine a provarci.

Denudano Broussard e, premendo dei pulsanti, fanno rientrare il lettino nella parete trasparente. Lì dentro il macchinario medico sterilizza l’uomo e lo scansiona ai raggi X
Arriva intanto Roby. Standard si gira a guardarlo e per un lungo momento i due si fissano, poi Standard si avvicina e dà uno schiaffo a Roby. Gli altri sono allibiti.

HUNTER: Ehi, ma che fate?

STANDARD: Chiedilo a lui.

ROBY (massaggiandosi la guancia): Capisco perché l’hai fatto.

STANDARD: Bene.

MELKONIS: Non voleva aprirci il portello. Voleva lasciarci là fuori.

HUNTER: Già… be’, forse aveva ragione. Insomma, avete portato a bordo quella dannata cosa. Forse sareste voi che meritereste uno schiaffo.

FAUST (imbarazzato): Scusatemi: ho del lavoro da fare.

Faust esce.

HUNTER: Tengo la bocca chiusa, va bene, ma non mi piace la violenza.

ROBY (a Standard): Penso di essermelo meritato: diciamo che siamo pari.

Dopo un lungo sguardo a Roby, Standard gli dà una pacca sulla spalla e torna a concentrarsi sulla macchina.

ROBY (lentamente): Qualcuno può aggiornarmi?

STANDARD: È sceso da solo nella piramide. Abbiamo perso il contatto radio e quando l’abbiamo tirato fuori aveva quella cosa sulla faccia. Non siamo riusciti a toglierla, non senza ferire Broussard.

HUNTER: Da dove viene?

MELKONIS: Broussard è l’unico che lo sappia.

HUNTER: Ma come fa a respirare?

Studiano i monitor.

MELKONIS: La creatura pompa del sangue ossigenato.

HUNTER: Già, ma come? Il naso e la bocca sono bloccati.

STANDARD: Guardiamo nella testa.

Standard preme dei pulsanti e i raggi X scansionano la testa ed il torso di Broussard.
Il parassita è chiaramente visibile sul volto dell’uomo, ma la cosa scioccante è che la bocca di Broussard risulta essere aperta, mentre la creatura gli ha infilato dentro un lungo tubo che finisce nello stomaco.

ROBY: Guardate là.

HUNTER: Non so che dire… ma che diavolo è?

ROBY: Una specie di organo. Gli ha inserito una specie di tubo nella gola.

HUNTER: O… Dio…

Hunter si volta e vomita.

ROBY: Penso che sia questo il modo che usa per pompare ossigeno.

HUNTER: Non sembra avere senso. Lo paralizza, lo mette in coma… e poi lo mantiene in vita.

MELKONIS: Non possiamo aspettarci di capire una forma di vita del genere. Qui le cose sono differenti.

HUNTER: Bene, come la uccidiamo? Voglio dire, non possiamo lasciargli quella cosa addosso.

MELKONIS: Non sappiamo che cosa succederebbe se provassimo ad ucciderla. Almeno per adesso lo sta tenendo in vita.

HUNTER: Che ne dite di tagliarla via? Magari potremmo lasciare la parte superiore che pompa ossigeno…

STANDARD: Hai ragione, non possiamo stare qui a non far niente.

Standard si infila una mascherina sulla bocca mentre il lettino di Broussard torna al posto di prima.

STANDARD (attraverso la mascherina): Datemi un bisturi.

Melkonis passa un bisturi a Stardard. Impacciato per colpa della tuta, Standard si avvicina alla creatura con lo strumento, mentre gli altri si allontanano innervositi. Roby afferra una grossa lama per sicurezza.
Standard, sopra il parassita, poggia delicatamente il bisturi sull’estremità di un tentacolo, ma appena la lama incide la pelle dell’alieno, un fluido comincia a fuoriuscire dalla ferita.

STANDARD: Ho fatto l’incisione: non ha reagito ma sta fuoriuscendo una specie di liquido giallastro dalla ferita.

Il liquido cola sul lettino vicino alla testa di Broussard. All’improvviso si sente un sibilo ed si vede una piccola nube di fumo.

STANDARD: Attenzione, questa roba fuma!

Gli altri sono sempre più nervosi.
Il liquido ha forato il lettino ed è colato sul pavimento. Il metallo comincia a ribollire ed esce altro fumo.
Gli uomini cominciano a tossire.

MELKONIS: O Dio, quel fumo è velenoso!

HUNTER (puntando il dito): Sta facendo un buco nel pavimento!

Tutti si lanciano fuori della stanza nel corridoio, tossendo.
Standard, che ha la mascherina, rimane. Cerca di bendare la ferita, ma il fluido corrode subito le bende, ed un po’ finisce sulla sua tuta. Tutto comincia a fumare.
Standard si toglie velocemente la tuta, per poi correre fuori togliendosi la mascherina.

Interno corridoio fuori dell’infermeria.

STANDARD: Quella roba mangia il metallo! Passerà per i vari livelli fino a raggiungere lo scafo!

Detto questo comincia a correre per le scale.

Interno corridoi della nave.

Seguito dagli altri, Standard scende velocemente i livelli verso il basso.

STANDARD: Lì, guardate!

Un po’ del liquido ha passato il soffitto e sta colando sul pavimento.

MELKONIS: Gesù, che possiamo metterci sotto?

Standard ed Hunter scendono al livello sottostante.

Interno livello sottostante.

I due uomini si muovono con cautela nel corridoio, guardando il soffitto.

STANDARD (puntando): Lì, dovrebbe colare da lì.

HUNTER: Piano, non metterti sotto.

Interno livello superiore.

MELKONIS: Cristo, quanto puzza.

Roby tira fuori una penna e la infila nel buco.

ROBY: Sembra che abbia smesso di corrodere.

Hunter torna su dal livello inferiore.

HUNTER: Che succede quassù?

ROBY: Penso sia finita.

Hunter si avvicina a guardare a il buco. Roby sta per rimettersi la penna in tasca, ma cambia idea.

MELKONIS: Non ho mai visto niente del genere in vita mia… a parte l’acido molecolare.

HUNTER: Ma queste creature lo usano come sangue.

MELKONIS: Che diavolo di organismo. Non credo che riusciremo ad ucciderlo.

Standard arriva dalle scale.

STANDARD: Si è fermato?

MELKONIS: Sì, grazie al Cielo.

STANDARD: Siamo stati fortunati: poteva raggiungere lo scafo e ci sarebbero volute settimane per ripararlo.

MELKONIS: Mi ricordo di quand’ero piccolo ed il tetto perdeva: tutti che correvano a prendere dei contenitori…

ROBY: Mio Dio, che ne è di Broussard?

Tutti corrono per le scale e tornano in infermeria.

Interno infermeria.

Tutti entrano, mentre Broussard è rimasto come l’avevano lasciato.

ROBY: L’acido l’ha colpito?

Standard si avvicina alla testa di Broussard.

STANDARD: No, grazie a Dio: l’ha mancato.

MELKONIS: Sta ancora perdendo sangue?

STANDARD: Sembra che la ferita si sia cicatrizzata.

HUNTER: Non posso vederlo così…

MELKONIS: Possibile che non ci sia il modo di portargli via quella cosa?

STANDARD: Non ne vedo alcuno, ma faremo il possibile.

Standard preme un pulsante ed il lettino di Broussard torna nella parete in osservazione.

STANDARD: Penso faremo meglio a nutrirlo per endovenosa: Dio solo sa cosa gli sta facendo quel mostro.

Standard armeggia ai controlli e la macchina invade il corpo di Broussard.

ROBY (guardando il monitor): Guardate lì, cos’è quella macchia sul polmone?

I raggi X rivelano una macchia scura nel petto di Broussard.

MELKONIS: Sembra essere un fluido di qualche tipo, che blocca i raggi X.

ROBY: Deve averlo depositato il tubo della creatura.

MELKONIS: Potrebbe essere una specie di veleno…

HUNTER: È terribile.

ROBY: Ehi, che ne è delle foto?

STANDARD: Che foto?

ROBY: Broussard aveva la torcia con funzioni fotografiche, no? Potremmo vedere cos’è successo.

Interno stanza multimediale.

Nella stanza buia gli uomini guardano scorrere sullo schermo le foto che Broussard ha scattato nella tomba della piramide. Si vedono le urne e la creatura che esce da una di queste e si avventa verso l’obiettivo, poi ci sono dei disturbi e tutto è finito.

HUNTER: Dev’essersi spenta la torcia quando è stato attaccato.

ROBY: La stessa cosa dev’essere successa alla creatura nell’astronave aliena. Solo che in quel caso una delle urne era stata portata a bordo ed aperta.

MELKONIS (tornando ad una foto delle urne): Prima pensavo fossero giare, o comunque dei manufatti. Ma non lo sono: sono uova, o spore. Torniamo ai geroglifici.

Melkonis scorre le diapositive, trova quella che cercava e la proietta sulla parete: si vedono i geroglifici sulle pareti della tomba.

STANDARD: Personalmente non ci vedo alcun significato.

Melkonis cambia diapositiva mentre parlano, mostrando differenti angolature.

MELKONIS: È un linguaggio meramente simbolico, quasi primitivo.

HUNTER: Non puoi dirlo: quella roba potrebbe anche rappresentare dei circuiti stampati.

STANDARD: È molto improbabile.

MELKONIS: I linguaggi pittorici primitivi sono basati su semplici oggetti dell’ambiente circostante, e questo potrebbe essere un primo passo per la traduzione.

ROBY: Quali oggetti dell’ambiente?

HUNTER: Ascoltate, qualcuno ha fatto esami approfonditi su Broussard?

STANDARD (alzandosi): Lo farò io, voi continuate pure.

HUNTER (alzandosi): Vengo con te.

Interno corridoio davanti all’infermeria.

Standard ed Hunter arrivano.

STANDARD: È incredibile, la razza umana ha vissuto finora senza incontrare altra razza intelligente, ed ora noi ci ritroviamo in un vero e proprio zoo.

HUNTER: Cosa intendi?

STANDARD: Be’, quelle cose là fuori non sono le stesse dell’astronave aliena. Capisci, sono di culture differenti. L’astronave è semplicemente atterrata qui come abbiamo fatto noi. La piramide e gli esseri all’interno sono invece di qui.

HUNTER: Come possono essere originari di quest’asteroide? È solo una roccia.

STANDARD: Forse non lo è sempre stato.

Interno infermeria.

Appena entrano, Hunter aziona il meccanismo per far uscire il lettino di Broussard.
C’è un momento terribile di silenzio.

HUNTER: Se n’è andato.

Guardano allibiti il corpo di Broussard: il parassita non c’è più. L’uomo è ancora fuori conoscenza, ma respira normalmente ed ha dei segni sulla faccia.

HUNTER: Adesso siamo alla sua mercé.

STANDARD: La porta era chiusa: dev’essere ancora qui.

La tensione sale, e Hunter si dirige verso la porta.

STANDARD: No, non aprire la porta: non dobbiamo farlo scappare.

HUNTER (molto teso): Be’, ma che diavolo facciamo qui? Non possiamo prenderlo e potrebbe saltarci addosso.

STANDARD: Forse possiamo bloccarlo.

Standard afferra una sbarra di ferro.

STANDARD: Dobbiamo stare attenti a non ferirlo…

Standard comincia a muoversi lentamente intorno alla stanza: ci sono molti angoli bui dove nascondersi. Si inchina e guarda sotto il letto. Mentre è giù si vede un tentacolo muoversi proprio sopra di lui; si alza e struscia il tentacolo, ed il parassita cade sul pavimento.

STANDARD (scattando indietro): Merda!

Ma la cosa non si muove: giace a terra raggrinzita fra i tentacoli, ed il suo colore è cambiato in grigio sbiadito.
Senza toglierle gli occhi di dosso, Standard prova a toccare con la sbarra di ferro la creatura, che sembra non reagire.

STANDARD: Credo sia morta.

Con molta cura posa il parassita sul lettino e lo chiude in un recipiente.

Interno laboratorio.

Standard, Roby e Melkonis stanno studiando il parassita, steso sulla schiena sul lettino.
Standard indossa una tuta sterile e si avvicina alla cosa con un strumento.

STANDARD: Guardate queste ventose: non mi stupisce che non siamo riusciti a staccarlo via.

ROBY: È quella la sua bocca?

MELKONIS: Sembra un tubo.

Con un paio di pinze Standard apre le carni ed estrae l’organo a tubo.

ROBY: Ugh.

All’improvviso si affloscia fra le pinze.

STANDARD: È in decomposizione: svelti, portiamolo via di qui.

Infila il parassita nel contenitore ed esce, seguito da tutti gli altri. Corrono per i corridoi, mentre il parassita lascia delle gocce del suo sangue acido sul pavimento.
Arrivano al boccaporto principale. Roby preme il pulsante ed apre le porte e, mentre Standard entra, aziona l’interfono.

ROBY (nell’interfono): Per Dio, apri il boccaporto principale!

Con un rumore assordante si aprono le porte del boccaporto, ed entra un po’ della nebbia arancione esterna. Standard lancia la carcassa del parassita sulla superficie del pianeta, dove questo continua a decomporsi.
Le porte del boccaporto si chiudono.

ROBY: Mio Dio, è letale anche quand’è morto!

Melkonis si mette in ginocchio ed osserva i piccoli buchi nel pavimento, lasciati dal sangue del parassita, mentre Standard corre all’interfono.

HUNTER (nell’interfono): Sì?

STANDARD: Come sta Broussard?

HUNTER (nell’interfono): Gli sta salendo la febbre.

STANDARD: È ancora privo di conoscenza?

HUNTER (nell’interfono): Sì.

STANDARD: Puoi fare qualcosa per lui?

HUNTER (nell’interfono): Il macchinario medico gli abbasserà la temperatura. I suoi flussi vitali sono forti.

STANDARD: Bene.

Chiude l’interfono.

STANDARD (esausto): Ho bisogno di un caffè.

Si gira e se ne va.

Interno sala multimediale.

Il gatto sta trotterellando in giro mentre Roby e Melkonis entrano e si siedono; Standard prende un caffè dal distributore.

MELKONIS: Questi cicli di notte e giorno sono disorientanti. Mi sento come se fossimo qui da giorni, ma da quant’è invece che siamo qui?

ROBY (giocando con il gatto): Circa quattro ore.

STANDARD (fissando il suo caffè): Mi dispiace ammettere che avevi ragione fin dall’inizio, Martin: non avremmo mai dovuto atterrare qui.

ROBY: Non importa adesso; quello che importa è andarcene di qui il più velocemente possibile.

STANDARD: Non posso premere di più su Faust: sta lavorando senza sosta.

ROBY: Se sapessimo esattamente cos’è successo ai membri dell’altra nave…

MELKONIS: Ma lo sappiamo.

ROBY: Davvero?

MELKONIS: Non sono mai riusciti a partire dal pianeta: i parassiti hanno vinto.

Cade un silenzio pesante.

ROBY: Da dove vengono i parassiti?

STANDARD: Sembrano nativi del pianeta, che ha una gravità ed un’atmosfera. Ora è morto, ma magari un tempo è stato fertile.

MELKONIS: No, è troppo piccolo per sostenere una fauna di esseri così grossi. Se c’era un’ecologia qui sarebbe dovuta essere molto piccola.

ROBY: La piramide non potrebbe essere stata costruita da viaggiatori spaziali?

STANDARD: Troppo primitiva: è una costruzione pre-tecnologica. Quella roba è stata concepita da una cultura al massimo dell’età del ferro.

MELKONIS: Vengono da una civiltà morta e sono sepolti in una tomba: chissà da quanto tempo sono lì.

ROBY: Credo che dovremmo dare un’altra occhiata ai geroglifici.

All’improvviso la porta si apre e Faust si affaccia.

FAUST: Ehi, sapete cosa?

STANDARD: Cosa?

FAUST: I motori sono riparati.

Esterno pianeta.

I motori si azionano con un grande rumore, fendendo la nebbia. La nave ondeggia e si muove.

Interno nave.

Tutti sono ai loro posti, mentre Standard lancia i suoi comandi.
Con molto sforzo la nave riesce ad alzarsi da terra, e finalmente prende il volo. Una volta fuori dall’atmosfera Standard fa azionare la gravità artificiale.

STANDARD: Portiamoci in un’orbita di fuga.

Gli uomini azionano dei comandi.

ROBY: Dovremmo iniziare ora al massimo della velocità di fuga.

Si sente un fortissimo rumore.

ROBY E MELKONIS: Che diavolo era quello?

In risposta arriva una chiamata all’interfono.

FAUST (nell’interfono): La nebbia ha intasato di nuovo i motori.

STANDARD: Tieni insieme i pezzi mentre siamo nello spazio, ti chiedo solo questo.

L’interfono si chiude.
Dopo vari sforzi, finalmente la nave esce dall’orbita del pianeta sana e salva. Tutti esultano.

ROBY (puntando il monitor): Ce l’abbiamo fatta… Dannazione, ce l’abbiamo fatta!

STANDARD: Puoi scommetterci, Martin; traccia la rotta per Irth ed accelera.

ROBY: Con molto piacere.

Roby comincia a premere pulsanti.

MELKONIS: Mi sembra di scappare dall’Inferno.

La nave pare in super-accelerazione, facendo tremare tutto.

ROBY: Questa è la parte che mi fa sempre stare peggio.

STANDARD: Terminare accelerazione: siamo nello spazio profondo.

Gli uomini escono dal ponte comandi.

STANDARD: Credo che la cosa migliore da fare sia congelare Broussard così com’è. Questo fermerà l’avanzare della sua malattia e potrà così essere visto dai medici esperti una volta a casa.

ROBY: Saremo messi in quarantena, forse per un bel po’.

STANDARD: Va bene, rimarremo nell’ipersonno finché non ci vorranno accogliere.

Entrano nell’infermeria.

Appena entrati rimangono tutti allibiti nel vedere Broussard seduto sul letto… sveglio.

BROUSSARD (rauco): … Ho la bocca secca… Potrei avere un po’ d’acqua?

Subito Roby gli porge un bicchiere d’acqua. Broussard lo butta giù in un sorso.

BROUSSARD: Un altro.

Roby stavolta gliene porta uno più grosso, che lo beve comunque d’un sol fiato.

STANDARD: Come ti senti, Dell?

BROUSSARD (debole): A pezzi: che mi è successo?

STANDARD: Non ricordi niente?

BROUSSARD: No, niente. A malapena mi ricordo come mi chiamo.

ROBY: Senti dolore?

BROUSSARD: Non esattamente, è come se qualcuno mi avesse picchiato per sei anni di fila.

Melkonis ride e Broussard gli sorride di risposta.

STANDARD: Diavolo, se ti è tornato il senso dell’umorismo allora stai guarendo.

BROUSSARD: Dio, che fame!

ROBY: Dell, qual è l’ultima cosa che ricordi?

BROUSSARD: … Non so…

ROBY: Ricordi la piramide?

BROUSSARD: No… è come un incubo. Dove siamo?

STANDARD: Stiamo tornando a casa: siamo nell’iperspazio.

MELKONIS: Stiamo per metterci nell’ipersonno.

BROUSSARD: Sto morendo di fame: possiamo mangiare qualcosa prima di andare a dormire?

STANDARD (sorridendo): Credo che sia una richiesta ragionevole.

Interno sala multimediale.

L’equipaggio al completo è attorno ad un tavolo, mangiando con avidità. Il gatto mangia nella sua scodella.

HUNTER: Ragazzi, mi sento meglio. Ora dritti alle Colonie, così potremo ritirare la paga. Scommesse sulla paga più alta?

FAUST (masticando): Be’, come minimo dovremmo poterci comprare l’intero pianeta!

Tutti sghignazzano.

MELKONIS: Scriverò un libro su quest’avventura; lo chiamerò The Snark Log.

STANDARD: Di solito è il comandante ad avere i diritti di pubblicazione.

MELKONIS: Allora potremmo scriverlo insieme.

ROBY: La prima cosa che farò al nostro ritorno sarà mangiare un po’ di cibo vero.

MELKONIS: Che vorresti dire: non ti piace questa roba?

ROBY: Sa di qualcosa che viene dato alle galline per fare più uova.

STANDARD: Allora va bene. Ho assaggiato di meglio, ma anche di peggio, se capisci cosa intendo.

FAUST: Una specie.

ROBY: Ti piace questa merda?

FAUST: Cresce dentro di te.

ROBY: Lo sai con che cosa fanno questa roba?

FAUST (annoiato): Sì, lo so, e allora? Adesso è cibo e lo stai mangiando.

ROBY: Non dico che non vada bene, ma solo che non mi piace.

HUNTER: Ma dobbiamo parlare di questo a tavola?

All’improvviso, inaspettatamente, Broussard si accascia e rantola.

STANDARD: Che ti prende?

BROUSSARD (con una voce tenue): Non lo so… ho… dei crampi.

Gli altri lo fissano allarmati. Un altro rantolo e si tiene al tavolo.

STANDARD: Respira a fondo.

BROUSSARD (urlando): O Dio che dolore!

ROBY: Dell, che..

Il viso di Broussard è contratto da dolore ed il suo corpo è scosso dai tremiti.

BROUSSARD: AAAAAAAAAAAHHH!

Un fiotto di sangue gli scoppia dal petto. Gli occhi di tutti sono puntati sulla tuta dell’uomo, aperta sul petto, dalla quale fuoriesce un’orribile piccola testa della dimensione di un pugno umano.
Tutti gridano e si allontanano dal tavolo. La piccola testa disgustosa esce dal petto di Broussard, muovendo il corpo vermiforme e correndo via dagli uomini.
Quando tutti riacquistano il controllo, la cosa è andata via. Broussard giace sulla sua sedia, con un grosso buco in petto, col sangue che cola a fiotti. I piatti sono tutti sporchi di sangue e muco.

HUNTER: O no, o no.

FAUST: Che cos’era? Che Cristo era quello?

MELKONIS: Gli è cresciuto dentro, e non se n’era accorto.

Lentamente circondano il corpo di Broussard.

ROBY: Quella cosa lo ha usato come incubatrice.

(continua)


L.

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6 pensieri su “ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (3)

  1. E qui direi che -a parte fumo tossico e espulsione del parassita dalla nave- siamo in piena zona Alien… bei tempi, comunque, quando ancora i facehugger non potevano essere staccati dall’ospite a meno di letali conseguenze. Mica come in Covenant, dove vengono via come niente 😉

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    • ahaah è che in Alien non avevano tirato con sufficiente determinazione 😀
      L’uso del gas denuncia – semmai ce ne fosse stato bisogno – l’attenzione che O’Bannon ha messo nel ricalcare “Il mostro dell’astronave” (IT!, 1958), per fortuna è stato tolto nel dichiarato tentativo (stando a Giler) di rendere meno “già visto” il film.

      Piace a 1 persona

      • Ho come il sospetto che, avesse avuto carta bianca, O’Bannon avrebbe disseminato il suo Alien di omaggi letterali ai classici sci-fi del passato: se qui abbiamo a modello palese il film di Edward L. Cahn, nel precedente ritrovamento dello scheletro sulla nave aliena era impossibile non pensare a Mario Bava con il suo “Terrore nello spazio”…

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      • Sei un signore e parli di “omaggi” 😀
        Non so le intenzioni di Dan, ma è innegabile che questa sceneggiatura sia un minestrone di strizzate d’occhio, e non mi sento di biasimare Walter Hill per averla aggiustata – come invece il sempre rancoroso O’Bannon ha fatto.
        Nel documentario del 2003 in “Alien Quadrilogy” David Giler dice che si è dovuto per forza mettere mano alla sceneggiatura originale perché era troppo piena di roba già vista, quindi bisognava mascherare un po’, cambiare un po’ le carte in tavola per non apparire davvero un film-antologia del meglio della fantascienza classica 😛

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  2. Eh, infatti ho parlato proprio di omaggi “letterali” 😀 Che in quel film “piccolo” e senza clamorosi effetti o scenografie che lui avrebbe preferito fare potevano ancora avere un senso ma, ovviamente, non era (e mai più lo sarebbe stato) questo il caso…

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