ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (2)

Dalle mie traduzioni del 2003 ripesco Starbeast (1976), la sceneggiatura originale di Dan O’Bannon, su soggetto suo e di Ronald Shusett, prima delle manomissioni di Walter Hill (avendola comprata con la sua Brandywine) e relativi cambiamenti che avrebbero infine portato anni dopo al film Alien (1979).


Alien
precedentemente noto come
Starbeast (1976)

Sceneggiatura di Dan O’Bannon
Su soggetto di Dan O’Bannon e Ronald Shusett

(seconda parte)


Esterno del pianeta – La nave.

Il tramonto ha trasformato il colore della nebbia in rosso sangue, e man mano che cala lascia spazio all’oscurità.
Si accendono automaticamente le luci interne della nave aliena.
All’interno l’equipaggio è seduto al tavolo delle conferenze e guarda il grande schermo su cui sono proiettate le foto scattate all’interno dell’astronave aliena, mentre Standard commenta.

STANDARD: … E questa è la sala operativa…

Scorrono due o tre foto sullo schermo, mostrando i tre uomini nella stanza.

STANDARD: … Alcuni dettagli della stanza…

Lo scheletro appare sullo schermo, agitando tutti.

STANDARD: … Questo è lo scheletro. Un’altra inquadratura… ed ecco la sorgente trasmettente.

Appare il triangolo che l’alieno ha inciso sulla console.

STANDARD: Particolare del triangolo che abbiamo trovato inciso sulla console davanti allo scheletro.

Lo schermo diventa bianco.

STANDARD: … E questo è tutto.

Spenge l’apparecchiatura ed accende le luci.

HUNTER: Fenomenale!

BROUSSARD: Dobbiamo tornare lì e fare altre foto: dobbiamo documentare tutto.

MELKONIS: E prendere più prove possibili: il resto dello scheletro, qualche macchinario, registrazioni se ce ne sono.

Roby è agitato sulla sua sedia: ancora non ha detto niente.

STANDARD: Martin?

ROBY: Sono d’accordo: questa è la più importante scoperta della storia.

STANDARD: Ma…?

ROBY: … Cosa l’ha ucciso?

BROUSSARD: Diavolo, quella cosa può essere morta magari da cent’anni: l’intero pianeta è morto.

FAUST: Per come la vedo io la nave è atterrata qui per delle riparazioni, ma non sono mai ripartiti. Forse la nebbia ha rovinato le loro apparecchiature. Hanno lanciato un S.O.S. ma non è venuto nessuno, e così sono morti.

ROBY: “È” morto.

FAUST: Cosa?

ROBY: Non “sono”… “è”.

Tutti si girano a guardare Roby, mentre la camera inquadra la testa dell’alieno su un tavolo.

ROBY: C’è solo uno scheletro.

C’è un momento di silenzio.

STANDARD: Jay, come va con le riparazioni?

FAUST: Bene, sto per riattivare le strumentazioni.

STANDARD: E quando sarai pronto per farlo?

FAUST: Non sono ancora pronto.

STANDARD: E allora perché stai qui seduto?

FAUST: Giusto.

Gli uomini si dirigono alla cucina, ma Roby rimane seduto, pensieroso, a guardare il teschio. Melkonis rimane in stanza con lui.

MELKONIS: E qui vediamo il primo contatto umano con un’altra forma di vita intelligente nell’universo.

Esterno della nave illuminata nella notte.

Interno sala macchine.

Faust, con addosso la tuta da lavoro, sta armeggiando davanti ad un macchinario.

FAUST: Siete pronti lassù?

Interno ponte comandi.

Broussard e Melkonis sono seduti alle loro console. Parlano con Faust e controllano gli strumenti.

BROUSSARD: Sì, siamo pronti.

Sala macchine.

FAUST: Okay. Inizio la procedura di decollo.

Sala conferenze.

Roby è da solo nella stanza a guardare le foto sullo schermo. Fissa una foto dello scheletro.
Il teschio dell’essere è davanti a lui sul tavolo. Lo prende e lo studia.
Arriva Standard.

STANDARD: «Povero Yorick…» [citazione dall’“Amleto”. Nota Etrusca]

Roby posa il teschio mentre Standard si siede.

STANDARD (guardando lo schermo): Trovato qualcosa che ci era sfuggito?

ROBY (scuotendo la testa): Non so cosa stia cercando.

STANDARD: Sei ancora nervoso?

ROBY: Oh, be’… sai come sono fatto.

STANDARD: Ho sempre rispettato le tue opinioni, Martin. Se qualcosa ti innervosisce, innervosisce anche me.

Roby cambia la foto sullo schermo, ed ora fissa il triangolo rosso inciso dall’alieno.

ROBY: Quale pensi sia il suo significato?

STANDARD: Be’, è ovviamente intenzionale, una specie di tentativo di comunicare. Forse è un simbolo che ha qualche significato per loro…

ROBY: Ma perché inciderlo sulla console?

Roby spenge il proiettore e si stropiccia gli occhi. Poi va alla macchina del caffè.

ROBY (togliendo un pelo dal caffè): Questa nave è piena di peli di gatto.

STANDARD: Ti dico una cosa, Martin: appena i motori sono a posto…

Un beep interrompe Standard, il quale preme il bottone delle comunicazioni.

STANDARD: Qui Chaz.

BROUSSARD (per radio): Chaz, qui è Dell. Puoi venire su un minuto?

STANDARD: Che succede?

BROUSSARD (per radio): Be’, il sole sta sorgendo e sembra che il vento stia calando. La visibilità ora è ottima, e c’è qualcosa che penso dovresti vedere.

STANDARD: Sto arrivando.

Lui e Roby escono.

Interno ponte comandi.

Broussard è solo ai comandi quando entrano Standard e Roby.

STANDARD: Che c’è?

BROUSSARD: Guarda un po’…

Esterno nave.

La nebbia è svanita ed il giorno sta nascendo fra l’aria fresca e silenziosa.

Interno nave.

BROUSSARD: Stavo controllando l’orizzonte quando ho visto quello sullo schermo…

STANDARD: Che cos’è? Non riesco…

Broussard ingrandisce l’immagine sul monitor, il quale ora mostra una piramide di pietra all’orizzonte.
Tutti guardano l’immagine: la sagoma della piramide richiama chiaramente il triangolo che l’alieno ha inciso nella sua nave.
Standard parla nel comunicatore.

STANDARD: Qui è Chaz: tutti a rapporto sul ponte di comando. Subito!

Tutti arrivano e guardano la piramide.

STANDARD: Non mi sembra ci siano dubbi, no?

MELKONIS: Quell’essere doveva considerarla importante, visto che ha usato le sue ultime forze per disegnarla.

BROUSSARD: Forse l’ha costruita la sua gente.

FAUST: Per farne che?

BROUSSARD: Un avamposto? Tipo stazione di servizio?

HUNTER: O un mausoleo.

BROUSSARD: Forse il resto dell’equipaggio alieno è là dentro, in una sorta di animazione sospesa, aspettando di risvegliarsi.

MELKONIS: Non è detto che sia stata costruita da loro.

Sullo schermo si comincia a vedere la nebbia avanzare.

ROBY: Sta tornando la nebbia.

Esterno nave.

La nebbia torna ad oscurare completamente la zona.

Interno nave.

STANDARD: Bene, c’è qualcun altro che è d’accordo con Martin che non dovremmo andare lì?

Tutti si guardano intorno, ma nessuno si offre volontario.

STANDARD: Allora è meglio che ci muoviamo, e alla svelta!

Esterno del pianeta.

La piramide, un edificio antichissimo di roccia grigia, è circondata dalla nebbia.
Standard, Broussard e Melkonis indossano le tute protettive e si avvicinano alla piramide. Una volta davanti all’edificio si rendono conto che è alto più di mille metri.

STANDARD: Anche se non si vedono disegni o figure, sicuramente non è una formazione naturale.

Interno nave.

Roby ed Hunter stanno ascoltando la voce di Standard alla radio.

STANDARD (per radio): C’è solo una cosa che posso dire con sicurezza…

La voce di Standard svanisce, coperta dai disturbi elettrostatici.

ROBY: Che succede adesso?

HUNTER: Ho perso del tutto il loro segnale.

ROBY: Puoi riprenderlo?

HUNTER: Sto provando.

Esterno piramide.

I tre uomini raggiungono la base della struttura. Il vento e la sabbia hanno formato dei cumuli.

MELKONIS: Sembra roba antica.

STANDARD: Non si può dire: queste condizioni meteorologiche eroderebbero qualsiasi cosa velocemente.

Camminano intorno alla base.

BROUSSARD: Non ci sono entrate.

MELKONIS: Forse ci sono ma sono ostruite: potrebbero trovarsi sotto questa sabbia.

STANDARD: Forse invece non ci sono affatto: potrebbe essere un blocco unico.

Interno nave.

ROBY: Bene, dovrebbero esserci diversi modi per raggiungerli…

L’interfono suona e si sente la voce di Faust.

FAUST (per radio): Scusate se interrompo, ma devo caricare le macchine per un minuto, okay?

ROBY: Va bene, vai pure.

Inizia un rumore assordante che copre tutto il resto. Una luce su un pannello lampeggia: è l’allarme del computer.
Irritato Roby risponde.

ROBY: Sì!

COMPUTER: Ho una sequenza temporanea sul monitor.

ROBY: Attendi, con questo rumore non sento niente.

Si infila una cuffia sulle orecchie per sentire la voce del computer.

ROBY: Vai pure.

C’è una pausa mentre Roby ascolta il computer: i suoi occhi strabuzzano.

ROBY: Vuoi dire… che l’hai tradotto?

Un’altra pausa mentre ascolta nelle cuffie.

ROBY: Andiamo, andiamo: cosa dice?

Un’altra pausa, poi il viso di Roby cambia espressione, spalancando la bocca.
All’improvviso il rumore finisce e torna il silenzio.

HUNTER (guardando Roby): Che c’è?

ROBY: Il computer ha appena tradotto la trasmissione: non è un S.O.S., ma un messaggio di allerta!

Esterno piramide.

BROUSSARD: Forse possiamo entrare dall’alto.

STANDARD: Vuoi provare?

BROUSSARD: Sicuro.

Broussard tira fuori il fucile speciale e lancia un gancio proprio sopra la piramide. Una volta agganciato il cavo alla propria tuta.

BROUSSARD: Voi ragazzi aspettatemi qui finché non do il via libera.

Broussard comincia ad arrampicarsi sulla piramide, e mentre il vento e la nebbia aumentano arriva in cima.

BROUSSARD: C’è un buco qua sopra.

STANDARD: Possiamo salire?

BROUSSARD: No, il buco è largo abbastanza per una persona sola.

STANDARD: Vedi qualcosa dentro?

Broussard si affaccia e guarda nel buco, ma c’è solo oscurità. Afferra la sua torcia ed illumina davanti a sé.

BROUSSARD: Le pareti sono lisce, e vanno giù dritte. Non riesco a vedere fino al pavimento.

Interno nave.

Faust arriva sul ponte, con una domanda stampata sulla faccia.

FAUST: Che succede?

ROBY: Jay, abbiamo un problema. Mi chiedevo se ci fosse il modo per riparare velocemente i motori e lasciare immediatamente questo posto.

FAUST: Perché, qual è il problema?

ROBY: Il computer ha tradotto la trasmissione aliena, ed è un messaggio d’allarme.

FAUST: Cosa intendi?

ROBY: Non ha tradotto tutto, solo tre frasi. Te le leggo come me le ha dette il computer: «Ostile… sopravvivenza… avvertire di non atterrare…». E questo è quanto.

Esterno della piramide.

Broussard comincia a calarsi nel buco.

STANDARD (per radio): Dell, vuoi tornare indietro, per favore?

BROUSSARD: No, voglio scendere dentro.

Standard e Melkonis si scambiano un’occhiata.

STANDARD: Okay, Dell, ma solo per un’occhiata preliminare. Non staccarti dal cavo e non stare più di dieci minuti.

BROUSSARD (per radio): Okay.

Broussard ha allestito un treppiedi sopra il buco, dal quale si cala legandosi alla tuta un cavo.

BROUSSARD: Sono nel buco, e comincio a scendere.

STANDARD (per radio): Stai attento.

Broussard aziona il meccanismo della tuta e comincia a scendere.

Interno piramide.

Mentre penzola nel vuoto, Broussard punta la torcia verso il basso, ma non si vede nulla.

BROUSSARD: Fa parecchio caldo qui, e sembra che l’aria calda venga dal basso.

Il suo respiro si fa più affannoso nel casco, mentre scende. La voce di Standard gli arriva dalle cuffie.

STANDARD (per radio): Stai bene lì?

BROUSSARD (ansimando): Sì, tutto bene. Non ho ancora toccato terra. La corrente d’aria calda tiene lontana la nebbia.

STANDARD (per radio): Cos’hai detto, Dell? Non ti sento, tu mi senti?

BROUSSARD: Sì, ma è dura: non posso parlare ora.

Continua a scendere, e a scendere. Riprende fiato un attimo e controlla gli strumenti.

BROUSSARD: Sono quasi a livello del suolo.

Esterno piramide.

STANDARD: Cos’ha detto?

MELKONIS: Non sono riuscito a sentire, c’è troppa interferenza.

Interno nave.

HUNTER: Non riesco a captare le loro trasmissioni, l’area intorno alla piramide è troppo disturbata: penso che dovremmo raggiungerli.

ROBY: No.

HUNTER: Che vuol dire “no”?

ROBY: Che non andiamo da nessuna parte.

HUNTER: Ma loro non sanno niente del messaggio, e potrebbero essere in pericolo proprio ora.

ROBY: Non possiamo perdere altro personale. Già adesso siamo a malapena sufficienti per partire.

HUNTER: Maledetto bastardo…

ROBY: Basta così! Sono io al comando finché non torna Chaz, e nessuno lascia la nave.

Interno piramide.

Broussard finalmente tocca con il piede il pavimento. Si trova in una stanza gigantesca.

BROUSSARD (ansimando): Sono arrivato in una specie di cava. Sembra di stare ai tropici qui, l’aria è calda ed umida (consulta gli strumenti). Alta percentuale di ossigeno: atmosfera respirabile!

Broussard è in piedi sulla nuda roccia, con una colonna di luce che arriva dal buco sul soffitto.
Muove la torcia intorno a sé e la luce rivela degli strani geroglifici sulle pareti, che sembrano appartenere ad una strana religione antica. I giganteschi affreschi sembrano raccontare una storia epica in una lingua sconosciuta e con simboli religiosi.
Ad intervalli regolari ci sono statue di roccia che raffigurano orribili mostri, metà umani e metà tentacolari.

BROUSSARD: È incredibile! È una specie di tomba appartenente… ad un’antica religione. Ehi, c’è qualcuno? Mi senti, Standard?

Stanco, Broussard si toglie il casco ed il respiratore, e prende una profonda boccata d’aria, calda e umida.

Esterno piramide.

Standard e Melkonis sono nervosi.

STANDARD: Se non riusciamo a comunicare con lui faremo meglio ad andare a prenderlo.

MELKONIS: Il sole tramonterà fra un minuto.

Interno piramide.

Broussard ha raggiunto il centro della stanza, dominato da una gigantesca ara, sulla quale ci sono moltissime urne, o giare, come quella che avevano trovato vuota nella sala comandi dell’alieno, solo che queste sono tutte sigillate.
L’uomo gira intorno all’ara e studia le urne, illuminandole con la torcia e alla fine ponendoci la propria mano sopra.
Si porta poi la radio alla bocca.

BROUSSARD: Non so se riuscite a sentirmi, ma questo posto è pieno di grandi vasi, o giare, come quella che abbiamo trovato nella nave aliena. Sono morbide al tatto.

Si avvicina ancora di più ad un’urna.

BROUSSARD: Un’altra cosa strana: ci ho messo la mano sopra ed ora ci sono delle aree rialzate dov’erano le mie dita.

Esterno piramide.

Il sole cala dietro l’orizzonte, facendo tornare l’oscurità. Standard e Melkonis accendono le proprie torce.

STANDARD: Andiamo.

Attacca il cavo traente alla propria tuta e comincia a salire.

Interno piramide.

Broussard sta scorrendo con la torcia, che funge anche da macchina fotografica, i geroglifici alle pareti, i quali raffigurano delle strane creature stilizzate.
Si ferma per cambiare il rullino della torcia, poi si gira verso l’urna che aveva toccato… e si accorge che questa è aperta e vuota!
Illumina il foro sopra l’urna e poi l’interno. Le pareti sembrano più organiche che artificiali, e la loro superficie è irregolare. Torna ad illuminare l’interno dell’urna… e con una violenza inimmaginabile una piccola cosa con otto zampe, simile ad un polipo, con un balzo gli si attacca alla faccia, stringendogli le sue zampe attorno alla testa.
Con un grido soffocato si lancia all’indietro, cercando di togliersi la cosa da dosso con le mani.

Esterno piramide.

La nebbia torna a farsi invadente quando Standard e Melkonis raggiungono il vertice della piramide.

STANDARD (indicando il treppiede): Questo è il suo cavo: possiamo tirarlo a forza, se servirà.

MELKONIS: Se non se l’aspetta potremmo ferirlo: magari il cavo si è annodato da qualche parte.

STANDARD: Ma cosa possiamo fare allora? Ormai è fuori dal contatto radio.

MELKONIS: Forse potremmo aspettare qualche altro minuto.

Standard esita, affacciandosi dal buco.

STANDARD: No, gli ho detto di uscire nel giro di dieci minuti ed è passato molto di più: tiriamolo fuori.

Standard comincia ad armeggiare con il meccanismo del treppiede.

STANDARD: Il cavo è allentato. Cristo, pensi che quell’idiota si sia sciolto?

Il cavo si arrotola lentamente, ma dopo qualche istante il cavo si tende ed il motore si affatica.

STANDARD: Ecco, l’abbiamo!

MELKONIS: Sta continuando a salire o si è incagliato?

STANDARD: No, sta arrivando.

MELKONIS: Vedi niente?

Standard punta la luce nel buco.

STANDARD: No, non si vede niente. Comunque il cavo sta salendo.

I due uomini attendono pazientemente, poi Standard punta il fascio di luce nella fessura.

STANDARD: Lo vedo: sta arrivando!

Il meccanismo del treppiede fatica sempre di più ad avvolgere il cavo.

STANDARD: Preparati ad afferrarlo.

Broussard appare all’apertura della piramide, penzolando appeso al cavo. Standard lo afferra per poi arretrare improvvisamente.

STANDARD: Attento! Ha qualcosa sulla faccia!

Melknois arriva in soccorso.

MELKONIS: Che c’è?

STANDARD: Non toccarlo: guarda!

Fra il panico e la confusione, i due uomini esitano un momento, per poi ritrovare l’equilibrio. Illuminano allora Broussard, che appare privo di conoscenza, con ancora la specie di polpo attaccata alla faccia, immobile.

MELKONIS: O Dio! O Dio, no!

STANDARD: Aiutami, voglio provare a staccarglielo.

Standard afferra con le mani i tentacoli della cosa e prova a toglierla dal viso di Broussard.

STANDARD: Non viene via, è attaccato.

MELKONIS: Ma che cos’è?

STANDARD: Che diavolo ne so? Andiamo, dammi una mano e tiriamolo fuori!

I due uomini trascinano il corpo di Broussard fuori dal buco.

Interno nave.

Roby ed Hunter sono di malumore e silenziosi. Per un lungo momento nessuno parla.

HUNTER: Eccoli! Ce li ho di nuovo sugli schermi!

ROBY (scattando in piedi): Quanti sono?

HUNTER: Tre segnali, e stanno venendo qui.

Roby afferra un microfono.

ROBY: Ehi, ragazzi, mi sentite?

STANDARD (per radio): Sì, ti sentiamo. Stiamo tornando indietro.

ROBY: Grazie a Dio! Vi avevamo perso. Sentite, ci sono nuovi sviluppi…

STANDARD (per radio): Non ora: Broussard è ferito. Abbiamo bisogno d’aiuto per portarlo a bordo.

Roby si lascia cadere sulla poltrona, d’improvviso preoccupato. Ha sempre temuto una cosa del genere, ed adesso è successo.

ROBY (a se stesso): Oh no.

HUNTER (nel microfono): Jay, qui è Cleave! Incontriamoci all’entrata principale.

Hunter esce dalla sala. Roby invece rimane dov’è, alla console: è stordito e la sua mente corre veloce.

Interno corridoio davanti all’entrata principale.

Hunter arriva correndo e si ferma davanti al portello, premendo il pulsante dell’interfono.

HUNTER (nel microfono): Martin, sono davanti all’entrata: aspetterò qui che loro entrino.

Interno sala comandi.

ROBY (stranamente tranquillo): Va bene.

Interno corridoio davanti all’entrata principale.

Arriva Faust.

FAUST: Che diavolo sta succedendo?

HUNTER: Non lo so, ma Broussard è stato ferito in qualche modo.

FAUST: Ferito! E come?

HUNTER: Non lo so, ma se siamo fortunati si è rotto il collo! Non avremmo dovuto mai atterrare.

Interno sala comandi.

Roby è seduto da solo nella stanza ed ascolta le comunicazioni radio fra Standard e Melkonis.

STANDARD (per radio): Martin, sei lì?

Roby si allunga a parlare nel microfono.

ROBY: Sono qui, Chaz.

STANDARD (per radio): Siamo davanti all’entrata: apri il portello.

ROBY: Chaz… cos’è successo a Broussard?

STANDARD (per radio): Una specie di animale gli si è attaccato al volto. Facci entrare.

Roby non risponde.

STANDARD (per radio): Mi senti, Martin? Apri il portello principale.

ROBY: Chaz, se è un organismo alieno e lo facciamo entrare, la nave sarà contaminata.

STANDARD (per radio): Non possiamo lasciarlo qui, apri il portello.

ROBY (insistente): Chaz, ascoltami. Abbiamo violato ogni regola di quarantena, e se facciamo salire a bordo un organismo alieno non avremo più alcuna scusante.

STANDARD (per radio): Martin, questo è un ordine: apri il portello.

Infastidito Roby si tira indietro e spegne la radio.

Interno corridoio davanti all’entrata principale.
Una luce rossa lampeggia, mentre si sente un forte rumore metallico.

HUNTER: Portello esterno aperto.

Si sente il motore azionarsi, seguito da un altro rumore. Il portello si è richiuso e la luce si smorza.
La porta interna scorre via aprendosi, e Standard e Melkonis entrano trascinando il corpo di Broussard. Una nube di nebbia entra insieme a loro.

STANDARD (togliendosi il casco): State attenti tutti, c’è un parassita.

Hunter e Faust indietreggiano.

HUNTER: O Dio…

FAUST: È vivo?

STANDARD: Non lo so, ma è meglio non toccarlo. Dateci una mano e portiamolo in infermeria.

Hunter e Faust si muovono con cautela aiutando i compagni.

(continua)


L.

– Ultimi post simili:

6 pensieri su “ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (2)

    • Questa sceneggiatura “scartata” deve aver girato parecchio, all’epoca, pensando proprio a quel mitico film che citi 😛
      Rileggendola, mi sono venuti i brividi: perché Ridley Scott ha recuperato idee scartate nel 1979 per fare il remake di un film che NON le ha usate? La risposta forse la sto faticosamente traducendo in questi giorni, cioè un’intervista fiume, una delle rarissime concesse, in cui Scott racconta il SUO Alien, straordinariamente simile alla sceneggiatura originale di O’Bannon, con delle aggiunte così di cattivo gusto che per fortuna la Fox gli ha bocciato. (Quando entra nella piramide, Kane aziona un comando per cui… la sua tuta spaziale si illumina come un albero di Natale! Ridley è dispiaciuto che la Fox non gliel’abbia fatto fare…)

      "Mi piace"

      • La sto preparando per lunedì prossimo, ma dovrò farla a puntate perché è infinita! Non ci avevo fatto caso, quando ho iniziato a tradurla, fomentato dal fatto di aver trovato in pratica l’unica testimonianza dalla bocca di Scott di quel periodo, e non avevo fatto caso che erano quasi venti pagine di rivista! Per fortuna c’erano tantissime foto a ridurre il testo, ma alla fine ci ho messo due settimane a tradurlo…

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.