Dove si svolge Predator?

«Stanno arrivando due brutti tipi a cavallo» (A couple of saddle tramps just rode in).

Con questa battuta viene informato lo sceriffo Johnson (George Kennedy) dell’arrivo in paese della banda di Dee Bishop (Dean Martin), ed è la prima frase pronunciata dal film western Bandolero! (1968; rimasterizzato da Golem Video in DVD nel 2017) del grande regista londinese Andrew V. McLaglen.

Anche con la barba incolta, definire Dean Martin “brutto tipo” è un po’ esagerato, ma come al solito siamo di fronte ad un bandito buono: non si può dire lo stesso dei suoi complici, che non esitano ad aprire il fuoco. La rapina di Bishop alla banca gli va male, «l’hai fatta bassa» lo schernisce lo sceriffo in un doppiaggio “ricercato”, e una volta assicurati i banditi nelle celle della prigione è sempre lo sceriffo a parlare:

«Quando scriveranno la tua sporca storia, Bishop, parleranno di Val Verde come del tuo capolinea»
(When they write about you, they’ll call Val Verde your end of the line.)

Val Verde entra nel mito cinematografico

Ebbene sì, siamo a Val Verde, Texas, nel 1867: ben 120 anni prima di Schwarzenegger! C’è solo un piccolo particolare: malgrado quello che dica la Wikipedia italiana ed altre fonti della Rete, Schwarzy è stato a Val Verde solo nel film Commando (1985), e non in Predator (1987) visto che per quest’ultimo titolo non è stato coinvolto Steven E. de Souza, il sommo cantore di Val Verde.

Nel gennaio del 2008 Dave Richards lo intervista per CBR.com in quanto è appena avvenuto un grande stravolgimento nel mondo dei fumetti: la storica Sheena, Queen of the Jungle – creata nel 1937 dal maestro Will Eisner – abbandona la sua storica patria africana e “rinasce” a Val Verde grazie al suo nuovo “padre”. De Souza, appunto.

Da “Sheena”, marzo 2007

«È qualcosa come la Guyana, un paese che comprende località turistiche caraibiche, una foresta pluviale inesplorata e misteriosa oltre che un mix di culture indigene anglo-spagnole-africane e creole. È un paese dell’immaginazione che ho usato in diversi film e serie TV che considero un mio personale inside joke, ma Eric Lichtenfield, l’autore di Actions Speak Louder, recentemente mi ha inviato una pagina di Wikipedia dedicata a Val Verde. La famiglia di mio padre proviene da quella parte di mondo e quindi è qualcosa di cui posso scrivere con una certa familiarità.»

Se dunque Wikipedia come al solito produce fake news a manetta e Val Verde non è affatto la terra dove è ambientato il film Predator… dov’è allora ambientato il film?
In fondo la storia inizia proprio con una mappa inquadrata con su scritto chiaramente “Chapadas das Mangabeiras”.

Vedete? No? L’inquadratura dopo è più zumata

Ecco: Chapadas das Mangabeiras

Quindi siamo nel centro del Brasile, dove si trova la catena montagnosa che porta quel nome? Nel film non viene mai citato alcun nome geografico, cerchiamo dunque di aiutarci nell’indagine con l’universo espanso.


Indagine nell’universo espanso

Assicuratasi lo sfruttamento del marchio Predator a fumetti nel 1989, la Dark Horse dà mandato a Mark Verheiden di replicare il miracolo che ha fatto con Aliens: una trilogia che rilanci il personaggio. L’autore prende il film di John McTiernan e comincia a lavorarci su.
Nasce Schaefer, il fratello di Dutch-Schwarzenegger, che a New York non si dà pace per scoprire cosa sia successo al fratello e che fine abbia fatto: l’idea di Verheiden per Predator: Heat (1989), infatti, è di spostare la storia dalla giungla alla città. Un’idea che piace, visto che la Fox gliela ruba per il film Predator 2 (1990), insieme all’intera sceneggiatura, senza concedergli neanche una citazione nei crediti.

Da Predator: Heat (1989)

Seguendo una pista, Verheiden fa viaggiare Schaefer fino al paesino di Rosucio, in Colombia, dal quale dopo quattro giorni di viaggio si arriva al cratere provocato dalla morte “esplosiva” del Predator del film di McTiernan. Può darsi che Verheiden intendesse Riosucio, con la “i”? Sembra proprio di sì, visto che nel maggio del 1995 Nathan Archer “corregge” il nome del paese quando scrive la novelization del fumetto, Predator: Concrete Jungle.

Ovviamente il razzismo culturale tipico americano fa descrivere il paesino colombiano con capanne «in the traditional palapa style», cioè in stile messicano, e Schaefer si va a sedere in un “saloon”, come fosse ancora nel Frontiera americana.

Cover di John Bolton (Millennium 1995)

Da notare che sia nel fumetto che nel relativo romanzo si parla di un fantomatico border, un “confine” ma non si sa con cosa: se tutto si svolge in Colombia, e Riosucio è in Colombia, quale confine si dovrebbe attraversare? E, cartina alla mano, quale sarebbe questo confine a quattro giorni di viaggio? Non è chiaro.

Al contrario della Trilogia di Aliens, Verheiden è stato più sfortunato con Predator: se l’uscita al cinema di Alien 3 (1992), che fotteva tutto ciò che lui aveva scritto, non ha nuociuto a fumetti già diventati un mito, l’arrivo al cinema di Predator 2 proprio mentre Verheiden stava iniziando la sua seconda avventura è stata un brutto colpo: non era neanche a metà dell’opera e già si ritrovata “fuori canone”.
Non so se questa situazione ha influito la sua creatività, se cioè l’essersi ritrovato plagiato (male) al cinema l’ha spinto a cambiare totalmente direzione, ma con il secondo episodio sbatte il povero Schaefer in Siberia!

Dopo Cold War (1991) qualcosa dev’essere successo: forse in generale Verheiden ha cominciato a sognare il cinema o in particolare la Dark Horse ha voluto prediligere altri tipi di storie di Predator, mettendo in panchina Schaefer e recuperandolo solo quando il povero Verheiden ha capito che il cinema non faceva per lui. (Cioè dopo l’insuccesso di Timecop e The Mask, nati da sue storie, che non avevano “sfondato” come era stato preventivato). Fatto sta che nell’estate del 1996, proprio mentre era in atto da parte della Dark Horse la trasformazione delle sue storie in romanzo, Verheiden riprese il suo Predator e scrive la terza ed ultima parte della sua trilogia, Dark River. Forse troppo tardi, visto che è l’unica a non diventare un romanzo.

da Predator: Dark River, una comparsata di Dutch, anche se di spalle

Fatto tornare a New York, Schaefer riprende le sue indagini sul fratello Dutch e stavolta trova una pista: viene a contatto con il pilota che l’ha recuperato, alla fine della vicenda vista nel film del 1987.
E dov’è successo? Dov’è andato il pilota a recuperare Dutch dopo lo scontro con il Predator? Non ci viene detto, Verheiden ci dice solo che il pilota è stato reclutato in un bar di Cobija… in Bolivia!

Cover di Miran Kim

Ma come Bolivia! Non è stato Verheiden stesso a mostrarci il cratere del Predator a quattro giorni di viaggio da un paesino della Colombia?
Va be’, gli anni passano e magari l’autore ci ha ripensato: in fondo, per gli americani il Sud America è tutto uguale…Proprio mentre Verheiden comincia a buttare giù il suo fumetto Dark River, altrove il chiacchierone seriale Robert Rodriguez si sta gustando il successo del suo El Mariachi (1992) presentando il remake americano, Desperado (1995), e andando in giro con il suo amicone Tarantino.
Nel 2011 la Fox presenta il DVD di Predators (2010) con un commento audio del regista e del produttore, Rodriguez appunto, e qui il texano rivela che nel 1995 ha scritto una sceneggiatura che riprendeva la storia del primo film e ne continuava la vicenda, con tanto di Arnold Schwarzenegger protagonista. (Vi invito all’audiocommento per conoscere le modalità con cui Rodriguez è stato ingaggiato nel progetto, o almeno come le racconta lui nel 2011.)

Courtesy of Twentieth Century Fox

Abortito il fantomatico Predator 3 del 1995, Rodriguez rimane sul pezzo ma deve aspettare fino al 2010 per produrre Predators: a sua detta, la sceneggiatura di fondo è la stessa che scrisse nel 1995 ma ha dovuto farla pesantemente modificare ad Alex Litvak e Michael Finch, che hanno dovuto faticare a togliere le scene con Schwarzenegger. Cioè tutte!

Non sappiamo quindi se sia farina del sacco di Litvak e Finch o risalga al Rodriguez del 1995, comunque ad un certo punto Isabelle (Alice Braga) se ne esce con un flashback a sorpresa:

«Nessuno gli ha mai dato un nome. 1987, Guatemala. Una squadra di corpi speciali andò nella giungla. I migliori. Sei uomini scelti più un agente della CIA. Solo uno ritornò. Nel suo rapporto disse che vennero in contatto con qualcosa: la descrizione era dettagliata.»

dal fumetto-novelization di Predators (2010)

Gli sceneggiatori non si sbilanciano e buttano lì un Guatemala generico, ma poi Paul Tobin ha mandato dalla Dark Horse Comics di scrivere la movie adaptation del film e si diverte ad allargare il discorso, decidendo di raccontare la stessa storia ma vista solo dal punto di vista di Isabelle.
Quindi il fumetto si apre con la cecchina impegnata in una missione nella giungla del Petén, nel Guatemala settentrionale, dove la donna vuole indagare su quanto è successo nel 1987. Così dal Sud America si passa al Centro America…

In fondo Rodriguez, o chi per lui, si stava legando alla tradizione filmica e in Predator 2 l’agente Keyes (Gary Busey) racconta al protagonista che stanno dando la caccia alla stesso tipo di creatura che dieci anni prima ha devastato con un’esplosione l’America Centrale, indicazione geografica vaga che viene riportata anche nella novelization a fumetti. (Purtroppo quella a romanzo di Simon Hawke è così costosa che non so se un giorno riuscirò mai a recuperarla.)

Questo sarebbe compatibile con le location del primo Predator, che in effetti è stato girato a Jalisco e nel Chiapas, entrambi in Messico e quindi sarebbe confermata la zona centro-americana al posto di quella sud-americana. Ma…

«Il tremolante rosso del sole umido pulsava come una febbre lungo la costa di Conta Mana, sul Pacifico. La spiaggia e il piccolo porto di Balancan, immobile nel tardo pomeriggio, nondimeno sembrava immacolato come un manifesto di viaggio con la sua limpida acqua color smeraldo e la sabbia bianca.»

Novelization di Paul Monette

Così Paul Monette fa iniziare il suo romanzo novelization del film PredatorContamana, tutto attaccato, è una città nell’interno del Perù, mentre Balancán è una città del Messico: come fa una cittadina messicana ad essere il porto di una città peruviana? Eppure il romanziere ripete spesso questi due nomi, impegnato com’è a riempire di aggettivi ed inutili descrizioni il romanzo: sapevate che a Costa Mana a settembre fa ancora tanto caldo?
Comunque parla di una costa che si affaccia sul Mar dei Caraibi quindi al di là dei nomi, forse inventati o forse scritti male, potremmo essere nel Messico delle riprese del film tanto quanto nel Guatemala pensato da Rodriguez nel 2010.


Conclusioni

Il film Predator è ambientato in una terra senza nome, perché se gli sceneggiatori avessero ritenuto importante localizzarla l’avrebbero fatto: visto che per l’intera vicenda non viene pronunciato un solo nome geografico, evidentemente non è importante ai fini della storia.
Di sicuro, però, non si svolge nell’immaginaria Val Verde.

Per finire, scegliete voi dove ambientare il film:

Scegliete l’ambientazione del film Predator

L.

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18 pensieri su “Dove si svolge Predator?

  1. La risposta è: Nell’America del Sud. Da qualche parte 😉
    Bellissimo post, che fa chiarezza sul fatto che nessuno ha chiaro niente ma tutti ci hanno messo il becco. Comunque il mio fantasticare da sempre su un film intitolato “Val Verde” dove il tasso di omicidi è altissimo oggi ha nuovo materiale, non ricordavo affatto l’inizio di “ Bandolero!”, hai tirato fuori una vera chicca 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

    • Tutto è nato proprio da aver visto per puro caso il film in TV: all’apparire della scritta “Val Verde” sono cascato dalla sedia! Era ora di tirare le fila!
      Va be’, poi ci ho messo mesi per preparare tutto, ma questo è un altro discorso 😛

      "Mi piace"

  2. Ahahah! Questo post è frutto di una seria ricerca, mi complimento!

    D’altronde pretendere conoscenze geografiche da scrittori e sceneggiatori statunitensi è troppo. A me fa sempre ridere quando in Team Amerika l’azione si sposta a Panama: South of real America. X–D

    Piace a 1 persona

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