[1979-09] Recensioni di ALIEN su “Galileo”

Traduco queste recensioni del film Alien apparse sulla mensile di fantascienza “Galileo Magazine” (volume 2, n. 2) numero 14 (settembre 1979).


ALIEN Reviews

da “Galileo Magazine” (volume 2, n. 2)
numero 14 (settembre 1979)


Recensione di C.B. Kalish

Alien ti trascina, urlante e scalciante, sul bordo della tua poltrona e ti tiene inchiodato lì fino all’ultimo minuto di film. Mentre alcuni critici hanno parlato di apparente povertà della caratterizzazione e della trama derivativa, devo ammettere che ero così intento a tenere gli occhi chiusi e a nascondermi dietro la mia poltrona, e ad essere pietrificato che deve essermi sfuggito ogni difetto del film. Non è una pellicola con un grande messaggio, né un veicolo per far brillare la star di turno: è un film con un unico intento, terrorizzare gli spettatori.

Gli scrittori Dan O’Bannon e Ronald Shusett hanno saggiamente evitato una trama complicata in favore della cara vecchia fantascienza con soggetto “mostro-dagli-occhi-di-insetto-attacca-umani”. Contando sul fatto che il pubblico ha molta familiarità con questi temi, fra alieni rapaci e robot impazziti, e magari si aspettava il solito stupido film horror, il team creativo ha dimostrato che questi concetti, presentati in chiave moderna, hanno ancora la capacità di terrorizzarci, se trattati bene.

Il regista Ridley Scott ha capito che “trattare bene” significa creare personaggi con i quali il pubblico possa facilmente identificarsi, e gli effetti speciali che possano convincere anche lo spettatore più smaliziato che ci sono ancora cose nuove da vedere, a bordo della Nostromo. Sfortunatamente per i cardiopatici, Scott ha incanalato l’immaginazione di H.R. Giger per il design della creatura e di altri oggetti. La creatura di Giger incute orrore in ogni sua manifestazione e crea la sensazione tanto di imprevedibilità quanto di terrificante crudeltà. Applicando la terribile visione di Giger su dei personaggi che in fondo sono “persone ordinarie”, Scott produce un incredibile livello di tensione attraverso un film che racconta gli sforzi dell’equipaggio di identificare e poi arginare la minaccia di ciò che l’ha attaccato, e in seguito distruggerlo prima che sia troppo tardi.

Queste tensioni sarebbero impossibili da mantenere se la recitazione non supportasse l’illusione di gente ordinaria che affronta una minaccia inarrestabile. Per fortuna ogni membro del cast ha provveduto ad arricchire il proprio personaggio tanto di particolarità distintive che di un’aria ordinaria per cui il pubblico possa identificarsi con lui. Sigourney Weaver è molto brava nel ruolo dell’eroina audace. Sebbene non sia mai al centro dell’attenzione, il suo personaggio ha una vasta gamma di espressioni e incanala la maggior parte dell’attenzione del pubblico. Gli sforzi della Weaver contro l’alieno rinforza la sensazione del pubblico che se la creatura può mangiare persone come la Weaver e i suoi amici, allora mangerebbe tranquillamente anche la gente in platea.

Alien non è un film per tutti. Il suo utilizzo di effetti sanguinolenti e il suo deliberato abuso di paure umane lo rendono un film horror potenzialmente troppo potente per molti. Inoltre devi essere una di quelle persone che amano essere spaventate. Allora Alien è il film che fa per voi.


Recensione di David Johns

Di recente avete avuto una scarica di adrenalina? Già vi manca la pelle d’oca che vi ha provocato Halloween? Non cercate oltre: Alien è il film fanta-horror definitivo. Con fauci spalancate cerca la vostra gola e non vi molla per due ore. Quando uscirete vacillando dalla sala, tutto ciò che vorrete è una spalla amica su cui appoggiarvi, qualcosa di forte da bere e almeno tre giorni per recuperare.

Il regista è Ridley Scott de I duellanti. Uno dei produttori è Walter Hill de I guerrieri della notte. L’artista che ha concepito la creatura è H.R. Giger del Necronomicon. Con questa squadra, non stupisce che questo film sia fotografato splendidamente con colori scuri e spaventosi, e con set diversi da tutto ciò che si è visto finora. La visione originale di Giger è un totale cambiamento rispetto alle visioni del futuro a cui siamo abituati, dove l’universo sembra un gigantesco McDonald’s.

Il cast include Tom Skerrit [in realtà Skerritt], Veronica Cartwright, Yaphet Koto [in realtà Kotto], Harry Dean Stanton, John Hurt, Ian Holmes [in realtà Holm], Sigourney Weaver e Johns il gatto. È una squadra impressionante e di puro talento, e tutti hanno dato prove eccellenti di sé, anche prima di questo film. Mostrano paura, rabbia e follia in caratterizzazioni molto convincenti.

Perché allora sono insoddisfatto di questo film? Perché non è molto originale. Dieci anni fa, all’epoca di 2001, la fantascienza ha sfondato. Da allora, abbiamo avuto Guerre stellari, Incontri ravvicinati ed altri film. Avevano gli attori, i registi e gli effetti speciali con budget da serie “A”, e hanno fatto soldi. Questo per dire che la fantascienza non è più nella sua infanzia cinematografica: la bella addormentata è stata baciata e svegliata. Quasi niente, dal punto di vista tecnologico, può essere impossibile ad un regista di un film di questo genere. E il senso della meraviglia [sense of wonder] non include più da tempo animazioni zoppicanti, miniature e tizi in tute di gomma.

Alien, praticamente come tutti i recenti grandi film degli studios, si presenta bene ed è ben recitato, oltre che di intrattenimento: di sicuro farà soldi. Ora magari siamo in una fase del cinema di fantascienza, ma diventando bello e di successo la capacità di sognare sembra essersi ridotta. Per chiunque abbia fatto buone letture, di fantascienza o di letteratura in generale, 2001 era un compendio di filosofia stantia, Guerre stellari era una space opera di vecchio stampo e Incontri ravvicinati erano in pratica solo dei dischi volanti ben confezionati, mentre Alien è semplicemente una storia spaventosa da “cosa-che-esce-fuori-di-notte”.

Questi film sono palesemente derivativi di tutta la fantascienza scritta e filmata negli ultimi cinquant’anni. Dove e quando possiamo aspettarci l’originalità? Dove sono le visioni del futuro che hanno stuzzicato la nostra intelligenza e hanno reso il futuro intrigante, e non un semplice schermo su cui far passare fantasie del passato? La vita futura [Things to Come, 1936] aveva una visione; Ultimatum alla Terra [The Day the Earth Stood Still, 1951] aveva un sogno; Invasione degli ultracorpi [Invasion of the Body Snatchers, 1956] aveva un messaggio. Alien ed altri recenti successi di fantascienza hanno solo antenati.


Recensione di Vincent McCaffrey

Alien è il miglior film di fantascienza mai fatto, al di là di qualsiasi gara per stabilire un titolo migliore di un genere: è un film che risulta migliore in ogni campo.

Mi pongo nei confronti di questo film più come un apprezzamento, piuttosto che una recensione. I suoi difetti sono talmente pochi e di poco conto che non vale la pena sprecare spazio a citarli. I critici che sono alla costante ricerca del “nuovo effetto speciale” storceranno il naso davanti all’uso massicio di uno stile ben consolidato, anche se il risultato è splendido. I deboli di stomaco disapproveranno le scene horror malgrado il contesto classico e un perfetto tempismo della suspense. Chi non capisce i meccanismi del cinema non apprezzerà la creativa ingenuità della fotografia, della scenografia o – elemento tanto semplice quanto cruciale – la perfetta selezione degli attori.

I politicizzati e quelli che cercano un “messaggio” non troveranno occasioni di approfondimento filosofico. Questo non è un film su come uno dovrebbe pensare, sebbene sia una pellicola provocativa a livello di pensiero: una storia di idee che fuoriescono da una buona narrazione e vera arte cinematografica.

La regia di Ridley Scott mi ha riportato indietro all’esperienza del suo primo film, I duellanti, già un film di culto per la sua pura bellezza. Scott è uno sfacciato romantico nel suo uso della cinepresa, un maestro del naturalismo nel suo controllo dei personaggi, un discepolo di Hitchcock nel suo tempismo e un autentico mago nella sala di montaggio. (Adorerei poter spazzare in quella sala, per poter gustare la pellicola che Scott ha lasciato a terra.) Ha trasformato un prodotto di genere fanta-horror in un classico film di fantascienza.

Non do qui molto credito a Dan O’Bannon e Ronald Shusett, che hanno ispirato e guidato il film fino alla sua realizzazione, perché come scoprirete la storia non è ciò che importa. È una buona storia, del genere “uomo incontra mostro nello spazio”. Avrebbe potuto essere tranquillamente un orribile film horror. Una buona narrazione ha bisogno di un soggetto (avete mai sentito del tizio che ha ucciso suo padre e ha sposato sua madre?) ma non è mai il soggetto che fa una grande storia: è come questa viene raccontata.

In un colpo solo Sigourney Weaver diventa una delle più importanti attrici del suo tempo, interpretando un ruolo quasi caricaturale e sviluppandolo davanti ai nostri occhi, dandogli carne e sangue. I suoi colleghi attori la accompagnano alla perfezione in ruoli minori. Ognuno, sotto la regia di Scott, ritrae una persona perfetta. I film di fantascienza spesso mancano di quella piena caratterizzazione troppo ignorata dai fan, considerandola non attinente al genere.

La scenografia brillante è opera di H.R. Giger e Ron Cobb. La differenza nei loro stili offre una specie di contrapposizione fra umano ed alieno, con l’aiuto di luci che comunicano un senso di alterità. L’organico è contrastato dall’artificiale in modo così sottile, e così efficace, che quando alla fine uno si scopre essere l’altro, la sorpresa ci invade pienamente.

Amanti del colpo di scena, attenti: i piccoli passi degli anni recenti hanno portato a grandi passi. Gli effetti speciali sono tornati al posto che compete loro. Questa è una storia di persone nel futuro. Questa è fantascienza fatta come dovrebbe essere sempre fatta.


L.

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