[1979-07] Walter Hill su “Starlog”

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Starlog” numero 24 (luglio 1979).

Anche in questo caso, come spesso è accaduto, l’intervista si svolge mesi prima della sua effettiva pubblicazione. Qui viene specificato che il film di Hill I guerrieri della notte è in sala da quattro mesi quando lui viene intervistato da Bob Martin: visto che il film è uscito in patria americana nel febbraio del 1979, è facile che l’intervista sia avvenuta al massimo a giugno, quando ancora Alien non è arrivato in sala (22 giugno), visto che il giornalista non sa ancora se sarà un successo.


Walter Hill
co-producer of Alien

di Bob Martin

da “Starlog Magazine”
numero 24 (luglio 1979)

Fresco dal suo lavoro su “I guerrieri della notte”,
il produttore Walter Hill racconta il suo ruolo nella creazione di “Alien”

Alien non è certo la prima escursione nel mondo fantastico per il co-produttore Walter Hill. Ha anche sceneggiato e diretto I guerrieri della notte, il controverso film che sta ancora raccogliendo consensi ai botteghini, dopo quattro mesi di distribuzione in sala. Per rispondere ad alcune critiche, secondo le quali il film avrebbe causato una recrudescenza di violenza per bande in America, Hill spiega che non è mai stata sua intenzione fare altro se non un’avventura fantastica d’azione [an action-oriented adventure fantasy]. «La mia unica intenzione nel fare I guerrieri della notte era creare un fumetto a forma di film», dice Hill. «I personaggi e l’azione derivano da quell’idea. La violenza è estremamente stilizzata e priva di sangue, e sono davvero sorpreso che nessuno della stampa abbia posto l’accento sugli elementi di auto-parodia. Il pubblico l’ha capito, ma i nostri solenni pontificatori della stampa [solemn pontificators of the press] l’hanno bollato come “gang movie” e non riescono a vedere altro oltre quello.»

Se la stampa non riesce a vedere gli elementi fantastici ne I guerrieri della notte, Alien dovrebbe dare meno problemi da questo punto di vista, visto che offre un’astronave e lo spazio aperto al posto di metropolitane e New York City. Alien è prodotto da Hill insieme a David Giler e Gordon Carroll, i suoi soci della Brandywine Productions. Dietro il loro impegno come co-produttori, Giler ed Hill hanno dato un aiuto molto più grande nella creazione del film rispetto a quanto indichino i crediti: sebbene al solo Dan O’Bannon sia accreditata la sceneggiatura, Giler ed Hill hanno adattato il suo materiale e creato la stesura definitiva del copione. Come raccontato nello “Starlog” del mese scorso, O’Bannon ha ottenuto i crediti della sceneggiatura grazie all’arbitrato della Writer’s Guild nel tentativo di estromettere i nomi di Giler ed Hill: tentativo riuscito.

Così commenta Hill: «Ho già dichiarato in precedenza che i crediti sullo schermo spesso hanno poco a che vedere con chi ha fatto cosa, durante la lavorazione di un film. Per esempio, in un caso come questo la Writer’s Guild ha avuto un ruolo fondamentale se dimostri che il 70 per cento del materiale era tuo ed originale. Il fatto che io e David abbiano portato la sceneggiatura di O’Bannon attraverso cinque stesure fino al copione finale è una cosa immateriale. E naturalmente questo è difficile da quantificare.»

«Una cosa che merita di essere ricordata è che la sceneggiatura di Dan ha girato per un po’ e nessuno l’ha comprata. La Fox l’ha vista e, con la concezione originale di Dan del film a basso budget, non era minimamente interessata. Io ho letto il copione nell’estate del 1976 e ho visto delle qualità che lo studio non ha colto, in termini di storia. L’ho presentata ai miei soci dicendo che, se fatto in modo sofisticato e non a basso budget – tipo Fluido mortale [The Blob, 1958] – avevamo per le mani un film straordinario.»

«La parte geniale della storia di O’Bannon-Ron Schussett era che avevano lavorato sui dettagli e le svolte di sceneggiatura per questa storia di un mostro spaziale che non poteva essere ucciso senza mettere in pericolo il supporto vitale degli astronauti. Allo stesso tempo, questa bestia terribile li stava facendo fuori uno ad uno, in stile Agatha Christie: roba molto drammatica.»

Hill ammette senza problemi di avere poca esperienza nella fantascienza, sebbene sia stato un appassionato di film di ogni genere durante la sua infanzia a Long Beach, California. Ha iniziato a pianificare una carriera nel cinema già da studente della Michigan State University. Dopo la laurea ha lavorato in altri campi, come il lavoratore di impianti petroliferi e in una squadra di costruzione, mentre metteva a punto la sua prima sceneggiatura. Il copione, sebbene mai prodotto, lo ha portato al suo primo lavoro nel cinema. Come giovane sceneggiatore ha lavorato con grandi nomi come Sam Peckinpah (Getaway, 1972) e John Huston (L’agente speciale Mackintosh, 1973) prima di dirigere il suo primo film, L’eroe della strada (1975), con Charles Bronson. È stato poco dopo quest’ultimo film che il copione di O’Bannon per Alien ha attirato per la prima volta la sua attenzione.

«La Fox era scettica quando glielo abbiamo portato, per la gente di uno studio è molto più difficile vedere il valore di una cosa del genere, piuttosto che per esempio la storia di una casalinga con un crollo di nervi. Dopo che io e David l’abbiamo rilavorato, allora hanno capito le potenzialità del copione, tanto da investirci 10 milioni.»

All’inizio era previsto che Hill stesso dirigesse il film, ma il suo impegno con I guerrieri della notte gliel’ha impedito. David Giler ha raccomandato Ridley Scott come regista dopo aver visto il suo I duellanti. La Paramount Pictures aveva organizzato proiezioni per gli altri soci della Brandywine. È stato il gusto di Scott per la visione drammatica a convincere i produttori che avevano trovato il loro uomo.

«Anche Scott è un artista grafico», dice Hill, «ed ha creato l’intero storyboard per il film. Molte delle idee visive sono nate da lui. Per esempio, nel disegnare le tute speziali è stata un’idea di Scott quella di adattare la forma delle armature dei samurai. Ha dato la sua idea a Jean Giraud che poi ha usato il suo stile personale nell’interpretarla. Naturalmente, H.R. Giger è stata un’altra grande influenza sull’aspetto del film.»

Sia Dan O’Bannon che Ron Cobb hanno rilasciato dichiarazioni per cui i produttori all’inizio si erano opposti all’ingaggio di Giger. Stando a Hill, Giger non è stato contattato perché la Fox non aveva ancora deciso il budget e non c’era ancora un regista. Molto del costoso lavoro di pre-produzione è stato abbandonato quando Scott è arrivato e ha revisionato lo stile del film.

«All’inizio O’Bannon voleva Giger per un aspetto più preciso. Nel suo copione originale l’equipaggio della Nostromo scopre una grande piramide sul pianeta alieno: Dan all’epoca era molto immerso nella “piramidologia” [pyramidology]. Alla base della piramide trovano un’iscrizione ed è lì che Dan sentiva che Giger avrebbe funzionato. All’epoca il mostro era pensato come una creatura a forma di calamaro [squid-like creature]. Le idee visive dell’alieno e del suo pianeta che sono state usate nel film sono state sviluppate da Giger e Ridley.»

Al di là della fonte delle idee creative dietro Alien, una cosa è sicura: persone come O’Bannon e Cobb, che avevano già lavorato insieme a Dark Star, Guerre Stellari e una sfortunata produzione di Dune, conoscono bene la fantascienza e sono fedeli al pubblico del genere, il che è raro ad Hollywood.

Anche se tutti i film possono essere considerati “fantastici” in un modo o nell’altro, per Walter Hill Alien è un’ulteriore incursione in un territorio “alieno”, qualunque sarà il suo successo.


L.

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4 pensieri su “[1979-07] Walter Hill su “Starlog”

  1. “Alien” è stato un capolavoro figlio di tanti papà, ma tutti molto talentuosi, in quel periodo Hill aveva per le mani così tanta roba buona che poteva persino permettersi di rifiutare la regia di “Alien”, bell’articolo grazie per averlo tradotto! 😉 Cheers

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    • Da questi articoli d’annata è uscita fuori una leggerissima tensione fra Walter Hill e Dan O’Bannon, e dagli elementi raccolti esce fuori che quasi sicuramente l’Alien che abbiamo visto, con gli elementi che abbiamo amato, è figlio di Hill. Se Dan fosse stato più malleabile avrebbe fatto altro in carriera, invece di rimanere uno sforna-progetti irrealizati…

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  2. … tenendo conto che quando riusciva a realizzarli di buone idee mostrava di averne eccome, vedasi il suo “The Return of the Living Dead” nel decennio successivo (gli unici morti viventi degni, per le loro differenti caratteristiche, di rivaleggiare con quelli romeriani)). Ecco, se solo avesse condiviso un pizzico della mentalità di Hill a proposito dell’approccio al genere (grandi budget e tecniche adeguate), c’è da scommettere che ci sarebbe stato qualche progetto irrealizzato in meno…

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    • Avendo palate di progetti perennemente in corso, prima o poi Dan doveva riuscire a finirne uno, e per fortuna è stato un filmone che ha fatto epoca, perché arrivato al momento giusto e con idee fresche in un genere già ristagnante. Però se paragonato con le idee che negli anni ha raccontato nelle interviste, è il segno di quanto poco sia riuscito a lavorare: forse i problemi erano lo scontro con i produttori, che mi sa non sarà stato idilliaco, ma sta di fatto che in decenni non è riuscito a fare molto, paragonato a quanto affermava di avere in corso d’opera…

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